lunedì 11 febbraio 2013

Sofia si veste sempre di nero - Paolo Cognetti


Sofia si veste sempre di nero, Paolo Cognetti, Minimum Fax, 203 pagine.

Io sono una persona puntuale ma che immancabilmente, a certe cose arriva sempre in ritardo. Arrivo tardi a scoprire l'ultimo disco di una delle band che preferisco. Arrivo tardi a capire una barzelletta. Sono arrivata tardi anche questa volta, a scoprire Paolo Cognetti. E leggo infatti solo il suo ultimo libro. L'ennesimo libro triste del periodo. Ma.

Ma un giorno mi sono guardata allo specchio e ho visto nell'ordine: una ragazza con la testa rapata (si veda: Sofia alla prima comunione); piercing alle orecchie (si veda: Sofia a sedici anni); maglione nero e jeans scuri (si veda: Sofia, sempre). Lo spiegel mi ha fatto capire che quel libro era il più azzeccato per me. Sofia, ero io.

I dieci racconti (o capitoli, io li ho visti così, fuori corrente anche in questo) che lo compongono, scorrono veloci e taglienti, e schietti, e permettono di concludere il romanzo post-moderno in poche ore. Grazie ad essi, alle diverse voci narranti, ai flash-back, e alla corsa a ritroso nel tempo, si conoscono tutti. Si segue la vita di Sofia, una bambina bruttina e rachitica che nasce un po' per caso in un ospedale fatiscente, da una madre depressa e psicolabile e da un padre che non è capace di fare il suo dovere, ma bravissimo ad innamorarsi di una sua collega di lavoro.
Ci si imbatte appunto nei suoi genitori: Rossana, una madre troppo presa dal contrastare la forza di gravità che non la fa alzare dal letto, e un padre, Roberto, incapace di ricoprire il ruolo che assume in famiglia, tenendo molto più in considerazione il suo lavoro.

Le sole ancore di salvezza per Sofia saranno la zia, comunista sfegatata, indipendente, sola, come la protagonista stessa, cinica e abbastanza tenace da tenerle testa; e poi, gli amici. Maschi, quasi sempre. Con i quali scopre anche il sesso, uno dei pochi mezzi per fuggire dalla quotidianità falsa e ipocrita in cui si trova e che a volte la fa portare anche a tentativi di suicidio (come ogni ragazzina problematica che si rispetti).
E poi, per ultimo, c'è il teatro. E il suo maestro, Leo. Che tenta di insegnarle la vita, quella vera, girando in moto per una Milano buia e maestosa e periferica, e girovagando su tetti ancora da costruire di palazzi enormi o abbandonati.

Sofia è l'emblema della tristezza. Della ragazza difficile. Dell'essere umano che, per arrivare a capire di sbagliare, sbatte la testa addosso al muro mille volte, si getta in un burrone diecimila, esagera, ed esaspera la sua vita, ogni rapporto.
Vita per Sofia significa estremismo, marijuana, sesso, maglioni sporchi, un cane cieco, lutti, e vasche da bagno calde e zeppe di schiuma alle due di notte.
E così, cresce; e il lettore la segue fino ai suoi trent'anni di vita. Poi, Paolo Cognetti, lascia spazio all'immaginazione.

Comunque, secondo me Sofia, ha ancora oggi della biancheria nera in fondo ai cassetti nella sua stanza.

Consigliato a: tutte le donne che vengono osservate di sottecchi sull'autobus/treno/tram perchè reputate strane dal resto della massa; ma anche a tutti quelli che necessitano di un po' di tristezza da leggere nella vita altrui, per tornare a guardare sorridenti la propria, e smetterla di lamentarsi di essa.

Citazione:
E' che sembri piccolina”, sta dicendo Leo quando riemersi, “ma io l'ho capito come sei. Sei come un gas, ti espandi appena puoi farlo. E' per questo che ho bisogno di tracciare un confine, lo capisci? Uno lo impara, a stare da solo. E' una cosa che si può imparare, e si riesce perfino a stare bene. Ma se adesso ti lascio entrare tu invadi tutto lo spazio che c'è”.


1 commento:

  1. Che bella che sei. Proprio bella. Riconosco in te un modo di scrivere e pensare le recensioni che ci accomuna, ossia la necessita di farsi penetrare dalla storia e dai personaggi per farsi dire qualcosa di proprio. In me c'è tanta Caterina, al punto che mi sono commossa in certe frasi dell'episodio riguardante loro 3 coinquiline. Ho visto sofia come un turbine nero che risucchia tutti coloro che la sfiorano, diventandone l'ossessione. A volte capita anche a me, mi faccio ossessionare dalle persone misteriose, sfuggenti, poco chiare e tormentate. Secondo me Sofia ha ancora una valigia in mano, si rifugia in una vasca dalla quale sente il mondo ovattato e viaggia tormentata in attesa di un perchè. Luisa

    RispondiElimina