giovedì 28 febbraio 2013

Top 5 Chuck Palahniuk – a cura di Veronica

Se non si era capito Chuck Palahniuk è uno dei miei scrittori preferiti, il suo stile malato  mi ha conquistata quando ero ancora una pivella liceale e gli sono rimasta fedele per tutti questi anni.
Il buon vecchio Chuck ha scritto di tutto e io, da brava ammiratrice, ho letto il leggibile (a parte “Pigmeo” e “Portland Souvenir” di cui sinceramente non sento la mancanza nella mia libreria) e proprio per questo mi sono detta che poteva essere utile fare una sorta di mia personalissima top 5 tra i suoi libri in modo da consigliare i novelli adepti alla corte di questo scrittore. Si comincia.

5° posto: “Senza veli”
Quando ho letto per la prima volta questo racconto non pensavo fosse stato scritto da Palahniuk perché mancava di suspense, mancava di picchi interessanti che shockavano il lettore, mancava di idee brillanti per tirare avanti la storia; fortuna che da metà libro in poi tutto si è ridimensionato. La storia è piuttosto semplice: la domestica Hazie racconta la storia della sua amica e diva ormai al capolinea Katherine Kenton, che si innamora improvvisamente di un giovane chiamato Webster Carlton Westward III. A prima vista sembra tutto normale, salvo il fatto che Katherine un giorno scopre che il suo giovane amante ha scritto una biografia senza veli che ha come punto di Spannung la morte della diva stessa. Morte fittizia o morte che prima o poi dovrà avvenire?

4° posto: “Fight Club”
Chi non conosce il celeberrimo romanzo con cui il nostro Chuck è diventato famoso? Ormai si è visto in tutte le salse, dal libro, al film quindi non mi dilungo molto. Dico solo che per mia esperienza personale c'è ancora di meglio nel bagaglio delle opere del nostro stravagante autore, quindi siete pregati di scorrere questa classifica.

3° posto: “Rabbia”
Il mondo distorto di Buster "Rant" Casey raccontato attraverso i ricordi dei suoi amici, nemici e conoscenti. Rant è uno psicotico che si diverte a farsi mordere da ogni tipo di insetto, ragno o serpente tanto da diventare immune al virus della rabbia. Ma è solo la storia di un uomo folle o c'è di più? Come è ovvio Palahniuk anche questa volta ha voluto andare oltre al titolo enigmatico del romanzo.

2° posto: “Soffocare”
In questo romanzo Palahniuk sviscera la crisi esistenziale di Victor, malato per il sesso e che per pagare la clinica costosissima in cui è ricoverata la madre ha escogitato un piano geniale: ogni volta che va a cena in un ristorante finge di soffocare cosicché entra in soccorso qualche buona anima, che verrà poi sfruttata dallo stesso Victor per avere i soldi necessari per le cure. Il protagonista cerca in tutto il libro di salvarsi dal suo essere così ossessionato dal sesso e dal fregare le persone di buon cuore. Ce la farà?

1° posto: “Invisible monsters”
Ed ecco il libro che è stato nel mio cuore fino a quando non ho capito che forse dovevo smetterla di pensare in negativo e guardare la bellezza che ho dentro e fuori, ma questo è un altro discorso. Shannon, modella stupenda resta sfigurata a causa di un incidente e ripete come un mantra che ora che non può essere bella vuole essere invisibile. Da qui tutta una serie di peripezie per vendicarsi delle persone subdole e arriviste che aveva intorno prima di diventare un mostro invisibile. Per chi volesse una recensione dettagliata è pregato di cliccare qui .

Piccola consiglio per tutti coloro i quali decidano di immergersi nel mondo insano di questo scrittore: tralasciate il romanzo “Gang Bang” che è assurdamente demenziale e “La scimmia pensa, la scimmia fa”, un insieme di stralci senza senso travestito da saggio.

Per il resto, beh, godetevi la lettura di queste perle del folle Chuck Palahniuk.

martedì 26 febbraio 2013

Il condominio - J. G. Ballard


Il condominio, J.G. Ballard. 2012, Universale Economica Feltrinelli, 189 pagine.

Un paio di settimane fa mi trovavo in uno dei miei classici periodi, ovvero momenti della mia vita letteraria in cui desidero fortemente leggere un genere piuttosto che un altro. Questa volta è capitato alla fantascienza.
Di solito a sentire questo termine tutti mi dicono subito a bruciapelo “leggi Asimov, assolutamente. Oppure anche Douglas Adams”. Io avevo due scelte: fare le pulci alla libreria di papà piena zeppa di Urania, oppure andare prima a rovistare nella mia, di libreria, per vedere se avevo qualcosa del genere.
E mi sono ritrovata tra le mani un classico di cui nessuno mi aveva mai parlato. Il condominio, di Ballard.

La storia è molto semplice, in un ambiente molto moderno.
Il backstage è un grattacielo di ultima generazione nella Londra degli anni '70. E' dotato di tutti i comfort che chiunque potrebbe desiderare: piscine dislocate nei vari piani, ascensori efficientissimi, supermarket all'interno dello stesso stabile, così come bar e ristoranti. Una piccola città in un raccordo di piani.
Nei piani bassi vive la gente che va al lavoro ogni mattina presto e si ritira la sera tardi, le classiche persone che fanno i cosiddetti sacrifici per mantenere la propria famiglia. Gente onesta e di classe meno abbiente.
Man mano che si salgono le rampe di scale lentamente (o velocemente, se si decide di prendere l'ascensore), ci si trovano di fronte personaggi molto più ricchi, di una classe sociale molto più elevata, che spesso trascorrono il loro tempo a bordo piscina o a sorseggiare cocktails, e che ovviamente, tradiscono le loro mogli innumerevoli volte.

A causa di piccoli, innocenti guasti però, quel palazzone fatiscente e confortevole, diventerà il campo di battaglia di tutti i condomini; in particolare, tre sono i personaggi che primeggeranno in questa lotta (di classe?). L'architetto dell'edificio stesso, Anthony Royal che ha ribrezzo nell'avere a che fare e anche solo nell'avvicinarsi alle classi inferiori; Robert Laing, che dovrebbe essere un medico e professore universitario, ma che in realtà si trova in una posizione un po' centrale, non si schiera da nessuna parte, non entra nel vivo della partita; per ultimo, Richar Wilder, giornalista che abita ai piani bassi e che un giorno decide di arrivare fino in cima, sul tetto del grattacielo, per far valere la sua condizione.

Insieme a quei guasti, subiranno delle mutazioni i condomini stessi, lasceranno andare allo sfacelo l'edificio, inizieranno a vivere nella propria immondizia e diventeranno nemici l'uno dell'altro. E' la fine della civiltà umana. E' un regredire verso una natura sempre più animale, fino a quando anche le parole ritorneranno ad essere semplici gemiti e grugniti, dove la forza bruta prevarrà sull'intelligenza; il lettore sarà il testimone della dissoluzione, del crollo della società modernamente intesa. Gli istinti primordiali invece faranno da motore per agire senza coscienza e senza pensiero. Una de-crescita al limite del possibile.

Consigliato a: chi ama la fantascienza intesa come una realtà diversa da quella in cui vive, senza alieni però. E anche a chi ha amato George Orwell e le sue opere. Ci ho visto molto di lui ne “Il condominio”.

Citazione: Già si vedevano i raggi luminosi delle torce elettriche che scrutavano il buio, e gli inquilini facevano i primi, confusi tentativi di capire dove si trovavano. Laing li guardava soddisfatto, pronto a dargli il benvenuto nel loro nuovo mondo.

venerdì 22 febbraio 2013

La collezionista di voci - Kimberly Derting

La collezionista di voci, Kimberly Derting. 2010, Mondadori. 321 pagine.

Dopo averlo vinto mesi fa con un piccolo contest su Twitter, negli ultimi giorni ho letto con molta curiosità La collezionista di voci. E' uno young-adult, genere paranormale-thriller, libro d'esordio dell'autrice amercana Kimberly Derting e primo volume della saga The body finder (tre libri pubblicati finora e uno in arrivo sul mercato Usa ad aprile 2013). Si tratta una lettura di puro intrattenimento, senza troppe pretese, e così va presa. A intrigarmi è stata la trama che prende spunto da un’idea abbastanza originale e che mi è subito piaciuta molto.

Violet è un’adolescente con un potere particolare: sente l’eco della morte. Fin da bambina riesce a rintracciare animali ormai privi di vita nel bosco vicino a dove abita e per loro costruisce un piccolo cimitero. Solo quando gli animali sono sepolti, Violet non li “sente” più. L’eco nella ragazza può manifestarsi sotto diverse forme: odori, voci, luci. Purtroppo, all’età di 8 anni, Violet trova anche il corpo di una ragazza, e ne rimane inevitabilmente traumatizzata. Il libro vede all’opera un serial killer che ama rapire giovani donne per poi ammazzarle. Violet, anni dopo la terribile esperienza fatta a 8 anni, troverà un altro corpo, stavolta una delle vittime del serial killer, e senza volerlo sarà costretta a fare i conti con questa tremenda vicenda. Ad aiutarla ci sarà Jay, amico fin dall’infanzia, e per il quale adesso Violet prova qualcosa di diverso dall’amicizia.

Come potete leggere, la trama è invitante. La Derting scrive bene, in modo semplice e pulito. C’è anche un bel colpo di scena finale. Quello che indebolisce un po' il libro è la storia d’amore tra Violet e Jay. Storia d’amore verosimile, ci mancherebbe. Ma che prende troppo spazio nella storia rompendo a volte la tensione che ci deve essere in un giallo-thriller. L’autrice poteva inoltre evitare di trasformare Jay in un vip superstar della scuola che frequenta, dove ogni benedetta ragazza è inevitabilmente innamorata di lui, manco fosse un cantante degli One Direction. Sì, in pratica è il classico figo con tante groupies attorno.

Tolta la vicenda sentimentale, La collezionista di voci è un libro discreto se paragonato a tanti volumi young-adult usciti recentemente. Molto belle le parti riguardanti i pensieri del serial killer: in quei capitoli si nota il talento della scrittrice. Un’autrice da tenere d’occhio soprattutto se proverà a cimentarsi in thriller puri e crudi.


Consigliato a
: adolescenti, sicuramente di sesso femminile. Loro sapranno apprezzare anche la storia d’amore e la bellezza infinita di Jay. Ma è una lettura consigliata anche a chi ha voglia di staccare da letture troppe impegnative, per passare un paio di giorni sereni.


Citazione: "Dopo la promessa, le liscò dolcemente i capelli con la mano, prima di sbattere giù il portellone. Fischiettò fra sé e tornò in strada. Era stata una buona serata."

mercoledì 20 febbraio 2013

Le sorelle fatali - Eleanor Brown

Le sorelle fatali, Eleanor Brown. 2011, Beat, 363 pagine.

Avete presente quella sensazione di quando, appena finito un grande classico, lungo, mentalmente pesante, ma dannatamente piacevole, avete voglia di un libro leggero, che si legga facilmente e in scioltezza, per staccare da letture e momenti impegnativi? Ecco, questo è stato ciò che ho pensato quando ho preso in mano “Le sorelle fatali” della Brown, ma mi sbagliavo.

Non è un grande romanzo, non è un libro impegnato né tanto meno impegnativo, è un libro deprimente e soffocante, ma bisogna ammettere che è scritto bene, che c'è un sacco di Shakespeare tra le righe, che i personaggi sono stati gestiti e caratterizzati non dico in modo magistrale, perché sarebbe un'esagerazione, ma quanto meno in modo interessante tale da ricordarsi ogni piccolo dettaglio caratteriale delle tre sorelle e delle altre persone che ruotano attorno ad esse.

La storia è semplice: tre sorelle – Rosalinda, Bianca e Cordelia – figlie di un professore universitario amante di Shakespeare ed educate a leggere centinaia di libri all'anno a scapito della televisione e di altri passatempi futili, sono state richiamate a casa per aiutare la madre malata di cancro. 

Come spiegare cosa significa per la nostra famiglia leggere, quale valore hanno per noi i libri, le pagine, le biblioteche?

Le tre raccolgono l'appello del padre e tornano nella loro piccola città natale per aiutare i genitori in questo momento di difficoltà, tutto sembra normale ma così non è, perché le sorelle nascondono segreti e vite problematiche e disastrate. 

Rosalinda, la più grande, sente sopra di sé il peso di essere la sorella più saggia, quella che dovrebbe fungere da modello per le minori, e va in crisi perché caratterialmente deve e vuole avere sempre tutto sotto controllo, ma man mano che il tempo passa scoprirà che non è possibile ed è necessario prendere la vita così come viene cogliendo al volo le occasioni migliori che bussano soltanto una volta alla nostra porta.

Bianca è la sorella di mezzo che ha sempre usato la sua bellezza come arma per destreggiarsi nella società e nel lavoro, insicura e debole scoprirà che i soldi e andare a letto con quanti più uomini possibili non sono le cose fondamentali nella vita e soprattutto non aiutano a placare le proprie insicurezze.

Cordelia è la più piccola nonché la cocca di papà ha sempre vissuto la sua vita in giro per il mondo, come una hippie mancata, senza una dimora fissa e con uomini diversi che le tenevano compagnia; un giorno scopre di essere incinta e il suo modo di pensare e di vivere sarà stravolto e rivoluzionato.

Cosa hanno imparato le tre sorelle? Che non si può tenere tutto sotto controllo, che la vita va vissuta in ogni suo istante, che per stare bene con gli altri bisogna stare prima bene con se stessi, che il sesso e i soldi non sono la risposta ai problemi, che la vita regala sorprese inaspettate.
Cosa ho imparato io da questo libro? Che bisogna farsi meno problemi, vivere la vita al meglio, preoccupandosi per se stessi ma anche per gli altri, cercando di farsi meno pippe mentali e possibilmente senza regalare in giro la propria virtù perché: a) si potrebbe rimanere incinte di completi sconosciuti e un bambino a carico di questi tempi non è proprio una cosa simpatica b) è inutile e non risolve i problemi, al massimo li complica.

Consigliato a: chi vuole una lettura piacevole ma non banale.

Citazione:
Una volta un fidanzato le aveva casualmente domandato quanti libri leggesse in un anno. “Qualche centinaio” aveva risposto lei. 
“E dove lo trovi il tempo?” aveva replicato lui sbalordito.
Lei aveva aggrottato la fronte riflettendo sul ventaglio di possibili risposte. Perché non passo ore davanti alla tv a lamentarmi che non c'è mai niente di interessante. Perché non spreco la domenica tra i discorsi prepartita, le partite e le diatribe postpartita. Perché non mi gioco le serate a bere birre che costano quanto una bottiglia di whiskey e a fare il deficiente insieme ai miei colleghi del mondo della finanza. Perché quando sono in fila, o in palestra, o sul treno, o a pranzo, non mi lamento dell'attesa, non fisso nel vuoto, non cerco di specchiarmi in qualsiasi superficie vagamente riflettente mi trovi intorno. Perché … leggo!

lunedì 18 febbraio 2013

Top five libri di Stefano Benni - a cura di Và


Oggi commetterò quasi un'eresia: farò una classifica dei 5 libri di uno scrittore nostrano che amo da parecchi anni. Che poi, amare è una parola troppo debole in questo caso. Venerare sarebbe più azzeccata. Sì, perchè se fosse possibile (e in un qualche modo sto cercando di costruirlo) comporrei un altarino nella mia libreria per...

...Stefano Benni. Bolognese doc, è un purpurì: scrittore, sceneggiatore, poeta. Tre sono i suoi tratti caratteristici: la sagacia, l'umorismo e la spropositata fantasia. Le sue parole per me sono manna ma... forse è meglio che la smetta qui (tanto tutti hanno capito che sono fedele al Santo Benni no?) e incominci la classifica.

Quinto posto: “L'ultima lacrima”
E' una raccolta di storielle ciniche e pazze, irriverenti con un personaggio sorprendente e particolare: la società moderna. Benni attraverso questi racconti ci delinea un futuro “mostruoso” di come potrebbe immaginarsi, con l'avvento della tecnologia portata all'esasperazione, il mondo di tutti i giorni.
Letto in mezzo ai campi di pannocchie, la prima volta, quasi una decina di estati fa. Il primo che ha dato l'avvio alla mia fame di Benni.




Quarto posto: “Saltatempo”
Insieme a Lupetto ripercorriamo l'evoluzione dell'Italia, tra città e ruspe che si fanno spazio in una campagna via via troppo stretta, tra il comunismo e la lotta al potere, tra i giovani del piccolo villaggio del protagonista che mutano all'insorgere del consumismo. Lupetto grazie ad un “giratempo” un po' speciale, vivrà rivelazioni in anticipo sulla sua vita, sul Paese e sui suoi amici.
Uno degli ultimi Benni in ordine di lettura, e appena concluso mi ha fatto perfino affermare: “ma perchè ho aspettato così tanto a leggerlo?”.



Terzo posto: “Achille piè veloce”
Un Omero italiano riscrive l'Odissea in chiave moderna: Achille, ragazzo malato e bloccato su una sedia a rotelle, che la madre ha immerso nella vasca sbagliata lasciandogli invulnerabile solo il tallone verrà in aiuto ad Ulisse, uno scrittore che ha perso la sua vocazione.
Insieme scriveranno il romanzo che rivaluterà le sorti del giovane scrittore.
In Achille mi ci sono rispecchiata: cinismo allo stato puro nonostante la sua menomazione. E il primo Benni che mi ha fatta commuovere, lo ammetto.


Secondo posto: “Terra!”Trovato per caso su una bancarella dell'usato a pochissimi euro (e una volta letto, ho inveito contro chi l'aveva rivenduto: un piccolo gioiello cartaceo del genere non è possibile che venga abbandonato così!). E' un Benni fantascientifico, dove la storia si snoda tra un pianeta e un'astronave. E dove al centro c'è l'uomo, con la sua dissacralità dei valori, il suo smembramento. E sullo sfondo, dei topini alquanto intelligenti!





Primo posto: “Di tutte le ricchezze”
Ultimo libro che ho letto di Benni. Al momento più azzeccato. Io lo definisco quasi un testamento dell'autore. Racchiuso in Martin, un professore universitario in pensione, eremita in mezzo ai boschi di un piccolo paese, c'è l'autore stesso. Che fa i conti con la sua vita, con ciò che ha dato e ciò che ha ricevuto. Il professore fa un bilancio dei suoi compagni, del suo passato (a volte magari non proprio limpidissimo) e tiene testa al presente, che si mostra a lui sottoforma di una bionda ragazza con la metà dei suoi anni dal nome Michelle. E la sua vita (e il suo cuore) da quel momento, incomincia ad accelerare.

sabato 16 febbraio 2013

La paura di soffrire

"La paura di soffrire è assai peggiore della stessa sofferenza."

(L'Alchimista - Paulo Coelho)

venerdì 15 febbraio 2013

Ninna Nanna - Chuck Palahniuk

Ninna Nanna, Chuck Palahniuk. 2002, Mondadori, 273 pagine.

Per la prima volta nella mia vita (mea culpa) sono entrato nella dimensione letteraria di Chuck Palahniuk; merito della mia amica e collega Và che ha deciso di regalarmi Ninna Nanna e la ringrazio ancora anche qui, pubblicamente.

Ninna Nanna
è un romanzo che mi ha coinvolto subito: il protagonista mi assomiglia molto almeno per quel che riguarda l’anagrafe e la professione svolta.
La trama in breve. Carl Streator è un quarantenne, vedovo, fa il giornalista e viene incaricato dal suo caporedattore di scrivere un articolo sul fenomeno delle morti in culla. Indagando Carl scopre che nelle abitazioni delle vittime è sempre presente un libro, aperto alla pagina 27. Il testo si intitola Poesie e filastrocche da tutto il mondo e la pagina 27 contiene una nenia africana che, se recitata a voce alta o anche solo mentalmente, dà la “dolce morte”. Carl non si controlla e presto diventerà suo malgrado un serial killer esoterico. Conoscerà la sua nuova “famiglia” composta da un’agente immobiliare di nome Helen Boyle, dalla segretaria di lei, Mona, e dal fidanzato di Mona, Ostrica. Un famiglia grottesca, alle prese con la magia nera e la brama di potere. L’obiettivo finale di Carl è rintracciare tutte le copie di Poesie e filastrocche da tutto il mondo e distruggerle per evitare un’apocalisse di parole.

Ho amato Ninna Nanna fin dalle prime pagine che parlano dello ‘sporco’ e ‘cinico’ lavoro del giornalista. Conoscendo un poco quel mondo ho trovato alcune frasi di una schiettezza disarmante. Per non parlare delle descrizioni: così particolareggiate e crude che sembra di sentire il tanfo dell’alito o degli abiti di questo o di quel personaggio.

Palahniuk è un nichilista divertente, visionario, spiazzante, cinico, e crea una black comedy che tiene incollato il lettore al libro dal principio alla fine. La trama è inverosimile, direi da fantascienza. Ma la prosa di Chuck ci convince che è tutto vero, più che possibile, e che recitando mentalmente una frase potremmo ammazzare quel vecchio rompicoglioni del nostro vicino che tiene lo stereo a palla o quella stronza che ci ha mollati per mettersi col nostro migliore amico. Sì, il potere ci corrompe, e dà assuefazione: ci fa sentire come Dio. Un Dio vendicativo come quello che annientò Sodoma e Gomorra.

Si dice sempre che le parole sono importanti. Ed è verissimo: leggete Ninna Nanna se avete dubbi in merito.

Consigliato a
: chi non conosce ancora Palahniuk. E a tanti "colleghi" giornalisti. Avvicinatevi a questo romanzo senza paura, senza pregiudizi, e lasciatevi travolgere dal delirio dell’autore. Un delirio che, alla fine, in realtà mette a nudo il lato oscuro dell’uomo, quello che proviamo sempre a nascondere. Ed è questo che terrorizza.

Citazione
:
"In un mondo in cui le promesse non hanno valore. In cui giurare non significa niente. In cui si promette solo per poi non mantenere, non sarebbe male veder rinascere il potere della parola."

giovedì 14 febbraio 2013

365 modi per dire: ti amo

Dopo 365 racconti per un anno, 365 racconti horror per un anno e 365 racconti sulla fine del mondo, Delos Books propone per il 2013 365 storie d’amore, a cura di Franco Forte. Lo segnaliamo proprio nel giorno degli innamorati, San Valentino.

Ok, lo ammettiamo: lo segnaliamo anche perché la raccolta contiene un racconto di Federico Sala, uno dei nostri blogger. Un racconto particolare che Federico considera la sua risposta a quella "spazzatura chiamata 50 sfumature di grigio". Lo trovate nel giorno del 23 maggio.

A parte il racconto citato, la raccolta è un libro ottimamente curato con autori selezionati per mesi della Delos attraverso un apposito Forum.

Si parla, naturalmente, di amore. Il romance è il genere letterario principale che può poi spaziare nel giallo, nel fantasy, nella fantascienza, nel thriller, nello storico, nell’erotico, e così via.

Il
libro può essere un regalo ideale da fare per ogni anniversario e ricorrenza legata a una coppia: come l’anniversario di fidanzamento o quello di matrimonio. O semplicemente per scoprire qualche piccola perla letteraria.

In attesa della grande distribuzione nelle librerie, per il momento la raccolta è in vendita esclusivamente sul sito ufficiale di Delos Books al prezzo di 14,90 euro, per un totale di 370 pagine, a questo indirizzo Internet: http://www.delosstore.it/delosbooks/scheda.php?id=42338

Buon San Valentino a tutti. Anzi, buone storie d'amore.

mercoledì 13 febbraio 2013

I Miserabili - Victor Hugo

I Miserabili, Victor Hugo. 1862, Newton Compton, 960 pagine.

Se state cercando una recensione obiettiva, esaustiva ed esauriente sul capolavoro di Hugo, bhe, cliccate sulla “x” in alto a destra perché questa non lo sarà. E volete sapere il perché di questa premessa? Bene, sarò tremendamente di parte nel cercare di descrivere la grandiosità di quest'opera perché semplicemente mi è rimasta nel cuore e ammetto di esserne gelosa, sono gelosa di esternare quello che ho provato leggendo questo libro, sono gelosa perché questo libro non è per tutti, ma è solo per i coraggiosi che vorranno intraprendere un viaggio bellissimo e, obiettivamente, lunghissimo fatto di personaggi indimenticabili e altri odiosi, fatto di amore, di perdono, di rivalsa sociale.

Ma chi sono questi miserabili?
Miserabile è Jean Valjean, quantomeno all'inizio, che da forzato ed evaso cresce e si evolve nell'arco della storia, fino a diventare l'immagine stessa della bontà, del perdono e dell'umanità.
Miserabile è Fantine che, senza un uomo e con una figlia a carico, si svende e cade nelle mani di persone avide pur di consentire alla piccola una vita quantomeno decente.
Miserabile è Javert, ispettore ligio al dovere di tutore della legge, a prima vista antipatico, ma per capirlo meglio è necessario mettersi nei suoi panni.
Miserabili sono i Thénardier, subdoli e bramosi di denaro faranno di tutto per avere una rivalsa sociale.
Miserabile è Marius che abbandona la sua famiglia e le idee monarchiche del nonno per vivere da povero rivoluzionario.
Miserabile è Cosette, nei suoi primi anni di vita, che, abbandonata dalla madre è costretta a vivere in condizioni infelici presso la famiglia Thénardier.

Le vicende di questi personaggi si intrecciano sullo sfondo di una Parigi dell'Ottocento, il tutto condito da parecchie e lunghissime digressioni di Hugo riguardo le cose più disparate, dalla battaglia di Waterloo – a mio dire la migliore digressione temporale mai scritta – alla vita nel convento, alle posizioni politiche e alle ideologie del tempo.

Proprio per questo, l'opera di Hugo fa pensare, tremendamente. Fa pensare a quanto possa servire vendicarsi o meno delle persone, fa pensare a quando da vite misere possano nascere persone buone e di cuore puro.
“I Miserabili” è il libro del perdono e della rivalsa non tanto sociale, quanto piuttosto morale e di cuore; è il libro in cui il buono non nasce subito come tale, ma lo diventa nel corso della propria vita, fatta di sofferenze, di atti eroici, ma anche di tante piccole gioie.

Come si fa a restare indifferenti a cotanto splendore? Come si fa a restare indifferenti davanti a uno stile magico capace di catapultare il lettore nel bel mezzo di battaglie, inseguimenti, incontri furtivi tra innamorati? Come si fa a restare indifferenti a personaggi come Jean, Marius, Javert, tratteggiati con maestria?
Io sono rimasta sbalordita, incatenata, innamorata, frastornata, illuminata da quest'opera, per questo motivo la mia recensione è così dannatamente di parte. Perché io “I Miserabili” l'ho proprio divorato, fagocitato, fatto mio e sono sicura che non mi lascerà più.

Consigliato a: tutte le persone amanti dei classici – soprattutto francesi – che non si lasciano spaventare dalla mole di questo libro ma che, anzi, non vedono l'ora di immergersi in un'avventura tenera, eroica, consolatrice descritta magistralmente dalla penna di Hugo.

Citazione:
Incontrarsi fu trovarsi. Nel momento misterioso in cui le loro mani si toccarono, esse si saldarono. Quando quelle due anime si scorsero, si riconobbero come necessità reciproca e si abbracciarono indissolubilmente.

martedì 12 febbraio 2013

Il prezzo del peccato

"Se il peccato è il prezzo del legame tra noi, vita dopo vita, allora peccherò con gioia per ritornare sempre a te, mia amata!"

(Le Nebbie di Avalon - Marion Zimmer Bradley)

lunedì 11 febbraio 2013

Sofia si veste sempre di nero - Paolo Cognetti


Sofia si veste sempre di nero, Paolo Cognetti, Minimum Fax, 203 pagine.

Io sono una persona puntuale ma che immancabilmente, a certe cose arriva sempre in ritardo. Arrivo tardi a scoprire l'ultimo disco di una delle band che preferisco. Arrivo tardi a capire una barzelletta. Sono arrivata tardi anche questa volta, a scoprire Paolo Cognetti. E leggo infatti solo il suo ultimo libro. L'ennesimo libro triste del periodo. Ma.

Ma un giorno mi sono guardata allo specchio e ho visto nell'ordine: una ragazza con la testa rapata (si veda: Sofia alla prima comunione); piercing alle orecchie (si veda: Sofia a sedici anni); maglione nero e jeans scuri (si veda: Sofia, sempre). Lo spiegel mi ha fatto capire che quel libro era il più azzeccato per me. Sofia, ero io.

I dieci racconti (o capitoli, io li ho visti così, fuori corrente anche in questo) che lo compongono, scorrono veloci e taglienti, e schietti, e permettono di concludere il romanzo post-moderno in poche ore. Grazie ad essi, alle diverse voci narranti, ai flash-back, e alla corsa a ritroso nel tempo, si conoscono tutti. Si segue la vita di Sofia, una bambina bruttina e rachitica che nasce un po' per caso in un ospedale fatiscente, da una madre depressa e psicolabile e da un padre che non è capace di fare il suo dovere, ma bravissimo ad innamorarsi di una sua collega di lavoro.
Ci si imbatte appunto nei suoi genitori: Rossana, una madre troppo presa dal contrastare la forza di gravità che non la fa alzare dal letto, e un padre, Roberto, incapace di ricoprire il ruolo che assume in famiglia, tenendo molto più in considerazione il suo lavoro.

Le sole ancore di salvezza per Sofia saranno la zia, comunista sfegatata, indipendente, sola, come la protagonista stessa, cinica e abbastanza tenace da tenerle testa; e poi, gli amici. Maschi, quasi sempre. Con i quali scopre anche il sesso, uno dei pochi mezzi per fuggire dalla quotidianità falsa e ipocrita in cui si trova e che a volte la fa portare anche a tentativi di suicidio (come ogni ragazzina problematica che si rispetti).
E poi, per ultimo, c'è il teatro. E il suo maestro, Leo. Che tenta di insegnarle la vita, quella vera, girando in moto per una Milano buia e maestosa e periferica, e girovagando su tetti ancora da costruire di palazzi enormi o abbandonati.

Sofia è l'emblema della tristezza. Della ragazza difficile. Dell'essere umano che, per arrivare a capire di sbagliare, sbatte la testa addosso al muro mille volte, si getta in un burrone diecimila, esagera, ed esaspera la sua vita, ogni rapporto.
Vita per Sofia significa estremismo, marijuana, sesso, maglioni sporchi, un cane cieco, lutti, e vasche da bagno calde e zeppe di schiuma alle due di notte.
E così, cresce; e il lettore la segue fino ai suoi trent'anni di vita. Poi, Paolo Cognetti, lascia spazio all'immaginazione.

Comunque, secondo me Sofia, ha ancora oggi della biancheria nera in fondo ai cassetti nella sua stanza.

Consigliato a: tutte le donne che vengono osservate di sottecchi sull'autobus/treno/tram perchè reputate strane dal resto della massa; ma anche a tutti quelli che necessitano di un po' di tristezza da leggere nella vita altrui, per tornare a guardare sorridenti la propria, e smetterla di lamentarsi di essa.

Citazione:
E' che sembri piccolina”, sta dicendo Leo quando riemersi, “ma io l'ho capito come sei. Sei come un gas, ti espandi appena puoi farlo. E' per questo che ho bisogno di tracciare un confine, lo capisci? Uno lo impara, a stare da solo. E' una cosa che si può imparare, e si riesce perfino a stare bene. Ma se adesso ti lascio entrare tu invadi tutto lo spazio che c'è”.


sabato 9 febbraio 2013

Mancanze

"È buffo. Non raccontate mai niente a nessuno. Se lo fate, finisce che sentite la mancanza di tutti." 

(Il giovane Holden - J.D. Salinger)

venerdì 8 febbraio 2013

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury


Fahrenheit 451, Ray Bradbury. 1951, Mondadori. 198 pagine.


Capita raramente, ma quando succede è magia. Finire un libro o, meglio, anche solo un capitolo di un libro ed esclamare: “Wow!”

Con Fahrenheit 451 mi è capitato, e più di una volta. Il romanzo scritto nel 1951 dal compianto Ray Bradbury (1920 – 2012) è un capolavoro, senza se e senza ma. Non solo della fantascienza mondiale, ma dell’intera letteratura del globo.

Questa, in breve, la trama. In un ipotetico futuro, il protagonista Guy Montag lavora nel corpo dei vigili del fuoco, che ha il compito di rintracciare chi ancora si ostina a leggere libri e quindi di bruciare ogni copia rinvenuta. Questi pompieri infatti non spengono incendi, ma li appiccano. Questo perché la lettura crea solo complicazioni: meglio che il cittadino sia felicemente rincoglionito da programmi tv e istruito direttamente dal governo tramite quel mezzo di comunicazione. E non che abbia invece pensieri propri o che ragioni su determinati concetti: ne conseguirebbe l'infelicità.

La vita di Guy cambia quando conosce la giovane Clarisse che con ragionamenti semplici e innocenti gli fa capire come la sua vita sia una finzione, priva di scopo. Guy inizia a sbirciare i temuti libri e prende coscienza di sé. Tenta di coinvolgere la moglie Mildred che però, ormai definitivamente corrotta dal sistema, non capisce il marito e anzi lo denuncia per poi scappare. Guy affronterà il suo capo Beatty rifugiandosi infine, ricercato dall’esercito, lungo il fiume dove vivono persone, fuori dalla società, che costituiscono la memoria letteraria dell’umanità.

Fahrenheit 451 è un romanzo attualissimo, ancora di più nell’era Internet che viviamo. Sappiamo bene come la televisione abbia intaccato il libero pensiero di molti cittadini e gli esempi sono ancora sotto gli occhi di tutti. Ma anche la Rete può essere una trappola: la maggioranza della popolazione mondiale che ha accesso al Web, lo utilizza per distrarsi, per non pensare ai reali problemi del mondo. Spesso la vita virtuale rimpiazza quella reale.
Leggendo il romanzo di Bradbury ho pensato spesso alla nostra attuale realtà ed è soprattutto questo parallelismo che mi ha fatto esclamare a più riprese “wow”.

Fahrenheit 451 è un romanzo che va letto almeno una volta nella vita. E’ fantascienza sociologica dispotica, che affronta questioni attuali e mette in guardia la società cosiddetta civile e industrializzata dai pericoli che quotidianamente corre. A proposito: ora chiudete la connessione, spegnete il pc e andate a leggere un buon libro. Prima che sia troppo tardi.


Consigliato a
: tutti, indistintamente. Amanti della fantascienza dispotica o no, il romanzo di Bradbury vi coinvolgerà e vi farà pensare come pochi testi riescono a fare.

Citazione:
“I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano.”

giovedì 7 febbraio 2013

"Nell’ora di un caldo tramonto primaverile

apparvero presso gli stagni Patriaršie due cittadini. Il primo - Sulla quarantina, con un completo grigio estivo - era di bassa statura, scuro di capelli, ben nutrito, calvo; teneva in mano una dignitosa lobbietta, e il suo volto, rasato con cura, era adorno di un paio di occhiali smisurati con una montatura nera di corno. Il secondo - un giovanotto dalle spalle larghe, coi capelli rossicci a ciuffi disordinati e un berretto a quadri buttato sulla nuca - indossava una camicia scozzese, pantaloni bianchi spiegazzati e un paio di mocassini neri."

(Il Maestro e Margherita - M. Bulgakov)

mercoledì 6 febbraio 2013

Focus su "La trilogia di Bartimeus" - a cura di Veronica

Chi ha detto che certi libri sono solo per bambini? Chi ha detto che il mondo dei maghi inizia e si conclude con Harry Potter? Chi ha detto che i demoni sono creature mostruose, repellenti e cattive? 
Ecco, chi afferma tutte queste ovvietà è pregato di seguire queste semplici istruzioni: andare a prendere una boccata d'aria nella prima libreria/biblioteca, afferrare “La trilogia di Bartimeus”, prepararsi un tea con biscotti, sedersi comodo, divorare le avventure del sagace Bartimeus e del suo padrone Nathaniel.

La trilogia scritta da Jonathan Stroud ha per protagonisti il jinn (per carità non chiamatelo demone!) Bartimeus e il mago John Mandrake, i quali evolvono e crescono caratterialmente nel corso dei tre libri. Vediamoli brevemente con ordine.

Il primo volume della saga si intitola “L'amuleto di Samarcanda”; siamo in una Londra governata dai maghi, i quali scelgono ogni anno dei comuni mortali a cui insegnare i segreti della magia, e questo è quanto è successo a Nathaniel, strappato dalla sua famiglia a dodici anni. Ovviamente il ragazzo risulta essere piuttosto sveglio tanto che riesce ad evocare Bartimeus, un jinn potentissimo di cinquemila anni. La relazione fra i due è piuttosto burrascosa, visto il carattere irascibile e sfrontato di entrambi, ma riusciranno ad unire le forze a collaborare per rubare l'Amuleto di Samarcanda al malvagio Simon Lovelace e di conseguenza sventare un attacco al Parlamento.



Ne “L'occhio del Golem” sono passati tre anni e Nathaniel – che da questo momento in poi sceglie il nome da mago John Mandrake – diventa uno dei maghi più coraggiosi e intraprendenti del Ministero e la sua audacia gli fa guadagnare un compito molto rischioso: andare a caccia di un gigante mostruoso che sta terrorizzando Londra e la comunità magica. Quale migliore occasione per richiamare il suo aiutante fidato Bartimeus?
Questo secondo capitolo della trilogia si rivela più maturo, ricco di intrighi e fruibile ad un pubblico più adulto rispetto al precedente.



A conclusione della storia troviamo “La porta di Tolomeo”, libro commovente e tragico che come un anello riunisce tutti i capitoli precedenti in un finale in cui Nathaniel risulta eroico e meno indisponente del solito e Bartimeus nei panni del migliore amico che tutti desidererebbero avere.



Sono rimasta folgorata da questa trilogia perché pur avendo dei maghi come protagonisti, è condita da ingredienti nuovi dal sapore orientale, che hanno reso la saga decisamente molto godibile.
Jonathan Stroud è riuscito con quest'opera a tenere incollato alle pagine un ampio target di lettori che va dal bambino amante delle avventure che si ritrova in Nathaniel, all'adulto – che un po' bambino lo è ancora – appassionato di intrighi e di sotterfugi.
Inoltre trovo che sia una storia dannatamente moderna, soprattutto per quanto riguarda il panorama politico, la cui protagonista è una Londra soggetta e soggiogata dalla dittatura dei maghi, esseri che si credono superiori ma che alla fine non sono poi così diversi dal cittadino qualunque.

Tutto questo per dirvi che no, tutta la sbrodolata che avete letto fino ad adesso non è una vera e propria recensione, me ne rendo conto, ma è semplicemente un consiglio spassionato da parte di un'avida lettrice di qualunque genere letterario che invita bambini e adulti con la sindrome di Peter Pan, a tornare alle prime righe e seguire dettagliatamente le istruzioni per l'uso, prometto che non ve ne pentirete.

martedì 5 febbraio 2013

Legame

"Non si può misurare l'affetto che lega due esseri umani dalla quantità di parole che si scambiano."

(L'Identità - Milan Kundera)

lunedì 4 febbraio 2013

Top five i classici da leggere “almeno una volta nella vita” – a cura di Và


Al mondo dei cosidetti “classici” mi sono avvicinata solo in tarda età: dopo gli studi liceali ho sempre considerato questo tipo di letteratura non troppo di piacere ma piuttosto di studio (e a volte anche un po' pesante, devo ammetterlo!) .

Ultimamente ho ricevuto parecchie sorprese e sono stata piacevolmente colpita: spesso mi sono innamorata; colpi di fulmini pungenti e devastanti mi hanno fatto battere il cuore per tantissimi scritti che prima avrei considerato noiosi (che brutta cosa i pregiudizi!).

Qui di seguito provo a elencare in una specie di classifica i cinque classici che meritano di essere letti almeno una volta nella vita, e che, per la mia, hanno assunto un ruolo importantissimo: ognuno di essi è associato ad un particolare momento della mia vita.
Iniziamo!

Quinto posto: “Il Maestro e Margherita” di Michael Bulgakov.
In casa ho due copie, una sopravvissuta al lauto banchetto delle stesse pagine che ho fatto l'inverno scorso sul tram, ogni giorno, prima di recarmi in università. Un gatto, il diavolo, scherzi del “cattivo” e l'amore tra i buoni. E' un romanzo ricchissimo. Che ti apre il cuore e che fa tanto sorridere.

Quarto posto: “Jane Eyre” di Charlotte Bronte.
Incominciato un po' per caso nel mese di luglio di due anni fa, ho trovato in lui una dolce e struggente compagnia capace di eliminare le ansie più pesanti che provavo per un esame universitario imminente. E' una storia d'amore lunga e travagliata, condita da un pizzico di ambientazione gotica, angosciante, che non guasta mai.

Terzo posto: “Tenera è la notte” di Francis Scott Fitzgerald.
E' quello segnato da centinaia di post-it, sottolineato, sviscerato, quello che ha accompagnato ogni mio viaggio in treno nell'ultimo periodo dello scorso anno. Il romanzo moderno, a mio dire. Amo Fitzgerald per il suo stile “semplice”, lui ti dice tutto con poche parole, di quelle più usate. Ma ti trafigge, con le stesse. E' la storia d'amore che prima arriva e poi passa, tra uno psichiatra e la sua paziente. Lusso e bella vita anche qui si sprecano, come ogni romanzo di questo autore.

Secondo posto: “I tre moschettieri” di Alexandre Dumas.
E' il romanzo che mi ha fatta tornare bambina. Ho sempre sentito parlare della storia di D' Artagnan ma non avevo mai letto nulla. Sono entrata nella mia seconda libreria, ho fatto due chiacchiere con una commessa-topo da biblioteca peggio di me, e sono uscita con questo volumone. L'ho divorato in pochissimi giorni. Ho odiato Milady e mi sono follemente innamorata di Athos, modello di uomo ideale per me!

Primo posto: “Orgoglio e pregiudizio” di Jane Austen.
Non è stato difficile scegliere il romanzo che avrebbe occupato il primo posto in classifica. E' quello che leggo almeno una volta l'anno. E' una copia consunta, che è passata di mano in mano nella mia famiglia e che poi è tornata a me. E' un romanzo leggero, spiritoso, adorabile, che fa sorridere dall'inizio alla fine, nonostante i sentimenti profondi e seri che lo pervadono.
La mia sfida è quella di farlo amare anche a mio padre, che per ora si è solo fatto influenzare dalla ultima trasposizione cinematografica.

domenica 3 febbraio 2013

"Ha dimenticato qualcosa.

Appena si sveglia lo sa con sicurezza. Qualcosa che ha sognato durante la notte. Qualcosa che dovrebbe ricordare.
Si sforza di ricordare. Ma il sonno è come un buco nero. Un pozzo che non rivela niente di ciò che contiene.
Eppure non ho sognato i tori, pensa. Se fosse stato così sarei fradicio di sudore, come se mi fossi svegliato per la febbre nel pieno della notte. E questa notte, i tori mi hanno lasciato in pace.
Rimane disteso al buio e ascolta. Il respiro di sua moglie è appena percettibile e deve sforzarsi per captarne il suono.
"

(Assassino senza volto - Henning Mankell)

sabato 2 febbraio 2013

Così parlò Bilbo Baggins

"Conosco la metà di voi soltanto a metà; e nutro, per meno della metà di voi, metà dell'affetto che meritate."  

(Il signore degli anelli - J.R.R. Tolkien)

venerdì 1 febbraio 2013

Mattatoio N. 5 - Kurt Vonnegut


Mattatoio N. 5 o La Crociata dei Bambini, Kurt Vonnegut. 1969, Feltrinelli, 196 pagine.

Quando la guerra è talmente violenta e brutale c’è un solo modo per raccontarla:  attraverso una storia fantastica, paradossale, assurda, tragicomica, che parla di soldati come fossero bambini, ingenui e lasciati soli contro le crudeltà del mondo.

Kurt Vonnegut, l’autore di Mattatio N. 5 o la Crociata dei bambini, sa bene cosa sia la guerra: nel febbraio del 1945 si trovava a Dresda, città tedesca che venne bombardata dagli alleati tra il 13 e il 14 febbraio di quell’anno. Un attacco che causò 135.000 morti, quasi il doppio delle persone perite a Hiroshima dopo la caduta della bomba atomica. Vonnegut, prigioniero americano in città al momento della tragedia, vide tutto e si salvò grazie a un osservatorio molto speciale: una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni. Quando il bombardamento ebbe fine, in superficie, al posto di una splendida città, restò solo un paesaggio deserto, lunare, con macerie e soprattutto morti, tanti morti.

Mattatoio N. 5 narra la storia di Billy Pilgrim, un americano qualunque, uomo medio un po’ idiota e sfigato. Ma Billy ha una dote speciale: viaggia nel tempo. O, per meglio dire, all’improvviso può passare da una dimensione spaziale e temporale a un’altra, semplicemente addormentandosi. Il primo viaggio mentale per Billy avviene nel dicembre del 1944, dopo che il suo reggimento viene sconfitto nella battaglia delle Ardenne. Lui e altri pochi sopravvivono per essere presto catturati dai nazisti che li portano in un campo di concentramento e, di lì a poco, a Dresda.

Ma Billy Pilgrim è anche protagonista di un incredibile rapimento avvenuto nel 1967: un disco volante proveniente dal pianeta Tralfamadore lo preleva dalla Terra per esporlo in uno zoo alieno dove presto a fargli compagnia arriva una terrestre, una famosa attrice, con la quale si accoppia. I tralfamadoriani vivono in 4 dimensioni, compatiscono i poveri terrestri che invece ne hanno solo tre, e secondo loro non ha alcun senso temere la morte perché si muore solo in apparenza: la persona deceduta, è ancora viva nel passato ed è sciocco quindi disperarsi per la sua dipartita. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e esistono in contemporanea. Questi alieni possono guardare i diversi momenti come noi guardiamo un panorama.

Il libro è un susseguirsi di viaggi nel tempo: la linea temporale principale si svolge durante la seconda guerra mondiale quando Billy è prigioniero dei tedeschi e con lui ci sono personaggi strambi, disperati, tra i quali lo stesso Vonnegut. La realtà è troppo cruda e il “bambino” Pilgrim la evade tornando indietro e avanti nel tempo con il pensiero. Vede tutto, perfino la sua morte, e naturalmente vede l’esperienza su Tralfamadore.

Il romanzo è un netto atto di accusa contro tutte le guerre: l’autore, stanco di questa immane tragedia, ci mostra quanto possa essere terribile viverla sulla propria pelle. Ed è in questa ottica che il libro va letto, tenendo bene in mente che Vonnegut ci è stato, è un sopravvissuto, e raccontare quello che ha visto non è stato facile. La trama è assurda proprio come la guerra. Forse anche troppo assurda per apprezzare in pieno i tanti temi trattati: questa è l’unica critica che possiamo muovere al romanzo. Ma “così va la vita”.

Consigliato a
: agli studenti, dalle medie in su. Per scoprire un altro tragico episodio della seconda guerra mondiale e quali conseguenze può avere sull’uomo, ma raccontato in un modo che raramente si legge in un libro. Ma può essere apprezzato anche da chi pensa di sapere già tutto della storia del mondo. Mattatoio N. 5 è un libro per ricordare e non dimenticare.

Citazione
:
"Prenda la vita momento per momento e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra.”