giovedì 18 dicembre 2014

I consigli di Natale della redazione: i 15 migliori libri letti nel 2014

Non avete ancora deciso che regali fare questo Natale? Avete mille sconti accumulati nella vostra libreria preferita e non sapete cosa scegliere? 
Don't panic! I redattori di Mangiapagine vi consigliano i quindici migliori libri letti nel 2014.

I preferiti di Vè

1) I fratelli KaramazovFëdor Dostoevskij (recensione qui)
Uno dei capolavori della letteratura russa. Certamente non per tutti ma da leggere con cognizione di causa. Una saga famigliare e una metafora della vita. Consigliato a chi è già rodato per quanto riguarda letture di un certo peso – fisico e morale.

2) La versione di BarneyMordecai Richler
L'autobiografia di Barney, cinico ebreo canadese. Tre donne diverse. Flashback continui ed eventi raccontati ordinatamente e meno. La malattia. Misteri svelati. Un romanzo che si fa leggere d'un fiato nonostante la mole. Un retrogusto amaro sul finale.

3) Marcovaldo Italo Calvino (recensione qui)
Un gioiello della letteratura italiana. Una famiglia semplice dal sapore un po' vintage. Un luogo non bene specificato – che a me ricorda tanto Milano. Una tragica comicità. Da assaggiare e divorare più volte nella vita.

4) Saga di Percy JacksonRick Riordan (articolo disponibile qui)
Per i più piccoli, ma anche no. Un fantasy diverso dal solito. Gli dei greci esistono e si trovano a New York e gli eroi moderni compiono delle gesta in loro nome. Una saga poco famosa, ma di tutto rispetto.

5) Saga dei Bridgertons di Julia Quinn
Per le amanti dei romanzi d'amore, ma anche di quelli che fanno un po' ridere. Una madre alle prese con un problema: sistemare i suoi otto figli – quattro maschi e quattro femmine. Epoca regency. Ricorda un po' Orgoglio e Pregiudizio ma decisamente più hot. Divertente.

I preferiti di Federico

1) Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
Capolavoro indiscusso della letteratura mondiale ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo. Il culto della bellezza e il viaggio in un'esperienza estetica che scaturisce in uno sfacelo morale. Si legge in un lampo perché cattura. Poi è Wilde, ragazzi!

2) Colpa delle stelle - John Green (recensione qui)
Romanzo tipicamente adolescenziale ma che non può non colpire anche i lettori più scafati e maturi. La storia, nonostante ciò che dicono alcuni critici, è assolutamente plausibile e le psicologie dei personaggi sono perfette. Chi ha a che fare con adolescenti nella vita reale lo sa bene. Si piange, ma è una liberazione.

3) Il vagabondo delle stelle - Jack London (recensione qui)
Che dire? Un romanzo magnifico e seguire i viaggi temporali di Darrell Standing è un'esperienza mistica. London incita a liberarci dalla schiavitù del corpo e dall’idea della morte: solo la materia muore, mentre lo spirito, al contrario, è perenne. La prosa dell'autore non ha bisogno di commenti per quanto è bella.

4) Le uova fatali - Michail Bulgakov
Romanzo di fantascienza breve ma di importanza capitale nella storia della letteratura russa e non. Nel 1925 Bulgakov descrive una Russia ipotetica del 1928 dove gli esperimenti scientifici portano al disastro per l'umanità. La vicenda ha più chiavi di lettura e se conoscete la storia russa capirete anche perché il racconto fu censurato dal regime stalinista.

5) Carrie - Stephen King
Sì, proprio il romanzo d'esordio del Re. In questa sua prima opera c'è già molto del King che leggeremo in futuro, con le sue descrizioni, il suo saper creare la tensione e impaurire il lettore. E' uscita da poco una nuova edizione Bompiani che consiglio caldamente come regalo di Natale.

I preferiti di Và


1) Nemico, amico, amante... - Alice Munro 
Una raccolta di racconti che proviene dal Canada dove le protagoniste indiscusse sono donne che attuano un lavoro estremo su loro stesse. Alcune raggiungono risultati straordinari, altre invece rimangono assalite dalla vita frenetica che incombe, inesorabile, su di loro. Immancabile, per donne forti.

2) Il messaggero dell'alba - Francesca Battistella (recensione qui) Un giallo all'italiana farcito di autori premiati e un po' egocentrici che si "sfidano" a rimanere in vita a Massa Lubrense. Un detective improvvisato e una terzina dantesca sono la ciliegina sulla torta!

3) La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani
La storia di una vita, di un amore, del giornalismo, della povertà, della guerra, della globalizzazione. La storia raccontata prima dell'ultima "buonanotte" di un padre ad un figlio. Lo zen racchiuso in parole ed immagini.

4) Trilogia delle gemme (Red, Blue e Green) - Kerstin Gier
Cosa accade ad una ragazza quando scopre di essere "portatrice sana" del gene dei viaggi nel tempo? E cosa succede quando un cronografo viene trafugato e in esso è racchiusa la salvezza della razza umana, del suo passato, presente e futuro? Una trilogia fantasy "sopra le righe", young adult che si divora in pochi giorni!

5) Le stanze buie - Franscesca Diotallevi (recensione qui)
Un maggiordomo rigido e rigoroso. Un cuore di pietra che inizia a sciogliersi. Una bambina "strana". Una presenza, inquietante, racchiusa in una stanza buia. Un enigmatico passato che non "lascia in pace" il futuro. Uno Jane Eyre moderno e che "fa male". Consigliatissimo.


La redazione di Mangiapagine coglie l'occasione per augurare a tutti i lettori buone feste!

lunedì 15 dicembre 2014

Breaking Bad

Scheda tecnica:


Titolo originale: Breaking Bad
Paese: Stati Uniti d'America
Casa di produzione: High Bridge Entertainment - Gran Via Productions - Sony Pictures Television
Anno: 2008-2013
Genere: drammatico, thriller
Stagioni: 5
Episodi: 62
Durata: 45 min circa (episodio)
Lingua originale: inglese

Interpreti e personaggi principali:

Bryan Cranston: Walter White
Aaron Paul: Jesse Pinkman
Anna Gunn: Skyler White
Dean Norris: Hank Schrader
Bob Odenkirk: Saul Goodman
Betsy Brandt: Marie Schrader
RJ Mitte: Walter White Jr.
Giancarlo Esposito: Gustavo "Gus" Fring
Jonathan Banks: Mike Ehrmantraut

Se qualcuno dovesse mai chiedermi quale sia la serie tv per eccellenza risponderei senza esitazione: Breaking Bad. È LA serie con l'articolo maiuscolo. Dura. Cinica. Cattiva. Violenta. Malvagia. 

La storia è semplice: Walter White, un professore di chimica di mezza età, nonché un po' sfigatello, si ammala di cancro. Dura batosta visto e considerato che ha a carico un una moglie incinta e un figlio adolescente affetto da paresi cerebrale. Come fare quindi a pagare tutte le spese mediche? Come aiutare la propria famiglia a tirare avanti anche senza di lui? La soluzione è semplice: diventare il più bravo cuoco di metanfetamine che si sia mai visto. 
Ma un professoruncolo così onesto e ben visto dalla comunità non può fare tutto da solo, quindi chiede aiuto a un suo ex studente, tossico e cuoco, Jesse Pinkman, che diventerà suo socio/compagno/amico/nemico nel corso della serie.

L'idea, come si nota, è molto originale. Ma la cosa più interessante, è che Breaking Bad è l'unica tra tutte quelle che ho visto ad avere due caratteristiche fondamentali per una serie di successo.

Punto primo: il protagonista si evolve. Quando parlo di una evoluzione intendo dire proprio che Walter White alla fine della serie è completamente diverso dal professore timido e insicuro che troviamo nella prima puntata. Questo è un cambiamento sia caratteriale – abbiamo un uomo onesto che ad un certo punto della sua vita breaks bad, impazzisce e diventa veramente cattivo; sia estetico – da una calvizie incipiente a una testa pelata con baffi e pizzetto per finire poi con capelli e barba incolti di colui che ha sofferto e che si disinteressa di qualcosa di effimero e stupido come può essere il look; ed infine ritroviamo questa metamorfosi anche nel nome – da Walter White a Heisenberg, che gli esperti di chimica riconosceranno di sicuro.

Punto secondo: i personaggi e le loro caratterizzazioni sono fenomenali. Alla fine di tutte le stagioni non ci ricordiamo solo di Heisenberg, ma anche di Pinkman, Hank, Gus, Saul, Mike... perché Breaking Bad non è solo Walter White, ma è l'insieme dei suoi partner, della sua famiglia e dei suoi antagonisti.
A questo proposito devo assolutamente aggiungere una postilla. Per gli amanti della serie, per coloro i quali non si danno pace dopo che è finita e non sanno più cosa guardare perché pensano che tutto ciò che c'è sul mercato non possa eguagliare la cattiva meravigliosità di Breaking Bad, beh, vi svelo un segreto: voci di corridoio dicono che fra breve uscirà uno spin off dedicato interamente a Saul, il simpatico, stupido, egocentrico, sagace avvocato corrotto di cui era impossibile non rimanerne conquistati.

Certo, non è una serie per tutti, chi è debole di cuore, o chi è troppo buono per vedere spargimenti di sangue, sparatorie, milioni di dollari guadagnati illegalmente, direi che forse è bene che non la guardi. Per tutti gli altri un consiglio: sedetevi sul vostro divano preferito, copritevi con una bella coperta ché incomincia a far freddo, tenetevi vicino una tazza di tea caldo o una fetta di pizza o dei popcorn o qualsiasi altra cosa vogliate sgranocchiare, oppure in mancanza di cibo potete sempre ripiegare su un fidanzato con cui commentare le scene e per ultima cosa, la più importante, godetevi lo spettacolo.

mercoledì 10 dicembre 2014

Un giorno questo dolore ti sarà utile - Peter Cameron

Un giorno questo dolore ti sarà utile, Peter Cameron. 2007, Adelphi. 206 pagine.

Ho pescato Un giorno questo dolore ti sarà utile in uno dei mercatini romani dell’usato che frequento, pagato la miseria di 2 euro. Un affare. Conoscevo il titolo per fama, ma non la trama né tanto meno ho mai visto il film tratto dal libro. E’ stata quindi una piacevole scoperta per il sottoscritto. Da questa premessa avrete senz’altro capito che il racconto mi è piaciuto e ve lo consiglio caldamente.

La trama, in breve. James Sveck, 18 anni, è un disadattato totale e narra in prima persona la sua storia. E’ figlio di genitori divorziati con una madre reduce da tre successivi fallimentari matrimoni e un padre affarista che pensa alla chirurgia estetica per non invecchiare. Quando James annuncia di non voler frequentare l’università, con l’intenzione invece di acquistare una vecchia casa nel Midwest dove poter leggere libri e lavorare il legno per il resto della sua vita, i genitori, con la collaborazione della sorella di James, Gillian, tentano in tutti i modi di convincerlo a continuare gli studi, ricorrendo anche a una psicoterapeuta. Ma James non accetta compromessi e segue solo i consigli della nonna, Nanette, l’unico essere umano con il quale lega.

Dico immediatamente che il protagonista di Un giorno questo dolore ti sarà utile, James, l’ho amato dalla prima all’ultima pagina. Il suo modo di ragionare e di pensare è simile al mio, benché io, per forza di cose e vista la mia età ormai intorno agli anta, debba per forza di cose rapportarmi col prossimo e accettare certi compromessi che quando si hanno 18 anni sono difficili da ipotizzare o prevedere. Ma vorrei essere lui, rifiutare ciò che la vita ci impone e essere coerente, senza più finzioni. James ha il coraggio di attuare tutto questo a costo di sembrare un eremita scontroso: è anarchico, odia la politica, la religione, il cellulare, il mondo dei grandi e i coetanei, così sempliciotti e noiosi e senza mai nulla di interessante da dire.

L’autore, Peter Cameron, con una scrittura semplice e scorrevole, ci fa entrare nella testa di James e viviamo letteralmente attraverso gli occhi e la mente del protagonista. Una dote mica da poco. Quando uno scrittore riesce ad attuare questo, il più è fatto. Il romanzo si legge velocemente, ma rimane stampato nel cervello. James Sveck, anche se non esisti, sappi che ti amo.

Consigliato a: ragazzi e adulti. Al di là delle preferenze di genere letterario, l’opera di Cameron va letta. E’ ribellione, è dire basta, è vita vera.

Citazione: “Le persone, almeno per quel che ho visto fino ad adesso, non si dicono granché di interessante. Parlano delle loro vite, e le loro vite non sono interessanti. Quindi mi secco. Secondo me bisognerebbe parlare solo se si ha da dire qualcosa di interessante o di necessario”.

martedì 2 dicembre 2014

Agnes - Peter Stamm

Agnes, Peter Stamm. 2014, BEAT. 155 pagine.

La pausa caffè di una giornata come tante, in un giorno come tanti, prima di incominciare il lavoro, mi ha portata in una libreria che io chiamo “secondo domicilio” e complice un’amica speciale, mi sono ritrovata tra le mani questo piccolo volume. Tutto mi ha colpito. Il violoncello in copertina, i brevi capitoli di cui mi sono accorta dandogli una rapida sfogliata, la patria dell’autore, e il suo nome. Mai letto. Mai sentito. Sconosciuto. E alla fine mi sono resa conto di avere tra le mani una prima possibilità notevole di Peter Stamm.

Del protagonista le informazioni di base, da carta d’identità, ci vengono celate. Di lui sappiamo solo che è uno svizzero e che scrive libri su qualsiasi argomento gli capita; in particolare, una mattina nella biblioteca civica di Chicago, quando si sente attratto da una ragazza seduta di fronte a lui, si sta occupando di un libro su treni di lusso americani.
Ma parlavamo di una ragazza. E in effetti davanti ai suoi occhi si presenta questa giovane donna, Agnes, venticinquenne americana, studentessa di fisica, che è impegnata a scrivere la sua tesi. E’ una universitaria come tutte le altre, forse anche più anonima delle altre. È una ragazza particolare: lavora part-time come assistente all’Istituto di Matematica di Chicago; suona il violoncello e fa parte di un quartetto d’archi tutto femminile, soffre di claustrofobia, detesta gli ascensori e gli appartamenti ai piani alti.

Lo scrittore proprio da questa semplicità e particolarità si sente sedotto: inizia a passare del tempo con lei, discutendo su qualsiasi argomento, politica e scienza in primis, fino a quando l’amore non si accende tra loro. Lo scatto verso una vita insieme è repentino e un giorno Agnes pone una domanda strana e sorprendente al tempo stesso: “non potresti scrivere un racconto su di me?”. E da questo interrogativo tutto precipita.

Sì, perché si sa, i rapporti di coppia sono complicati già normalmente. Se si aggiunge uno scrittore che pianifica preventivamente su carta stampata la vita a due, il legame inizia ad allentarsi. Agnes, leggendo le parole del suo compagno, la sua storia, si sente quasi un personaggio della stessa, costretta dall’obbligo di seguirla nelle minime battute, come se fosse un copione teatrale.
Questo logora il rapporto dei protagonisti. La fragilità, l’insicurezza, la debolezza di Agnes sono l’emblema delle stesse che appartengono a tutti così come veri e disarmanti sono i terrori di lui e il desiderio d’amore misto all’ansia che ogni storia sentimentale porta con sé.

Alla fine, quel racconto lungo, quella partitura teatrale, sarà solo ciò che rimarrà.

Se qualcuno ha letto Ieri di Agotha Kristof, sa cosa intendo quando parlo di stile semplice, di scrittura pacata, essenziale, e nonostante ciò, una scrittura che è come una spada, che taglia e penetra la carne come se fosse originata solo per fare quello. 
Questo è anche lo stile di Peter Stamm; personalmente lo apprezzo molto. Una tecnica limpida, asciutta. Capace di immergere il lettore in una vita di tutti i giorni che potrebbe essere proprio la sua, rendendo possibile quasi una personificazione.
Una trama perfetta. La scelta di un racconto lungo poi è azzeccata per attirare il lettore a scoprire questo nuovo scrittore.

Consigliato a: chi non ha mai amato le storie d’amore a lieto fine o melense; chi è affascinato dalla malinconia e dalla vita semplice, vera, e proprio per questo non sempre felice.

Citazione: “Se adesso vado da Agnes, pensai, è per sempre. E’ difficile da spiegare; sebbene l’amassi e fossi stato felice con lei, solo senza di lei avevo la sensazione di essere libero. E per me la libertà era sempre stata più importante della felicità. Forse era questo che le mie compagne avevano chiamato egoismo.”

lunedì 24 novembre 2014

Saghe fantasy focus on: "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" – Rick Riordan

Bene, per chi non lo sapesse, è tornato il mio periodo fantasy, si perché nell'ultimo mese mi sono divorata un sacco di libri di questo genere, ed era da molto che non lo facevo. 
Oggi sono qui per parlarvi di una serie che, purtroppo, è sottovalutata – ingiustamente oserei dire – soprattutto in Italia, ma che in realtà è qualcosa di fantastico e molto apprezzata all'estero.
Sto parlando della saga di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, scritta da Rick Riordan e in Italia pubblicata da Mondadori. La serie è composta da cinque libri: “Il ladro di fulmini”, “Il mare dei mostri”, “La maledizione del Titano”, “La battaglia del labirinto” e “Lo scontro finale”.
Già dai titoli è chiaro che non siamo di fronte ai soliti romanzi fantasy young adult, riempiti dai classici mostri come vampiri, licantropi, mutaforma o quant'altro, con sdolcinate storie d'amore tra i protagonisti solitamente adolescenti bellissimi o stupendamente goffi. 
Niente di tutto questo. Qui la protagonista è la mitologia greca. 
Percy Jackson, un dodicenne affetto da dislessia, scopre di essere un semidio e  capisce che gli dei greci esistono e si sono trasferiti negli Stati Uniti, in particolare al seicentesimo piano dell'Empire State Building, la nuova sede moderna dell'Olimpo. 
Nel corso dei cinque libri Percy verrà catapultato in questo mondo fatto di scontri tra dei e risvegli di creature mitologiche buone – come fauni, ninfe, driadi, centauri – e crudeli – come i titani, minotauri e mostri che si credevano dimenticati.
Percy è l'eroe moderno che, insieme ad Annabeth e Grover, due suoi amici particolari, parteciperà a diverse imprese, tutte volte a difendere l'Olimpo dall'ascesa di Crono, il re dei titani.

La saga di Riordan si fa leggere tutta d'un fiato e la trovo adatta per lettori di qualsiasi età, dai più piccoli agli adulti. Consigliata soprattutto agli amanti della mitologia greca e a chi vuole leggere una serie fantasy diversa dal solito.

Piccola curiosità: sono stati tratti due film dai primi due libri. Volete un consiglio spassionato? Non guardateli! Sono mediocri. Gli attori sono completamente diversi da come vengono descritti dai libri. Le scene importanti sono praticamente scomparse. Le pellicole vantano solo un cast famoso come Uma Thurman – nei panni di Medusa – , Pierce Brosnan – credibile nel ruolo del centauro Chirone – e Sean Bean – vogliamo parlare di Eddard Stark che impersona Zeus?!. Quindi leggete i libri ma tralasciate i film.

E siate all'erta, perché magari fra un po' tempo, quando meno ve lo aspettate, un qualche dio verrà a reclamarvi come suo figlio e andremo tutti insieme allegramente al Campo Mezzosangue.

lunedì 17 novembre 2014

Mr. Mercedes - Stephen King

Mr. Mercedes, Stephen King. 2014, Sperling&Kupfer. 470 pagine.

La nuova fatica dell’instancabile (grazie al cielo!) Stephen King si chiama Mr. Mercedes. Stavolta si tratta di un thriller puro e semplice, senza ricorsi al paranormale o allo splatter. Non mi sento di escludere invece la parola “orrore” perché il Re riesce a mostrarci come le persone apparentemente più semplici e innocue, possano dimostrarsi peggio di qualsiasi vampiro o strega.

La trama in breve. King ci parla come autore che tutto sa e tutto vede. L’introduzione ci vede testimoni di una strage compiuta da uno squilibrato che con una Mercedes SL 500 investe un nutrito gruppo di persone in fila nella notte per trovare un posto di lavoro. Ne ammazza otto. L’assassino si chiama Brady Hartsfield  (lo scopriamo subito, dopo una cinquantina di pagine) e un anno dopo la strage scrive una lettera a Bill Hodges, detective (ora in pensione) che si occupò del pluri-omicidio senza riuscire a risolverlo. Hodges, stuzzicato e provocato da Brady anche attraverso un sito per incontri chiamato “Sotto l'Ombrello Blu di Debbie”, tornerà sul caso da privato cittadino. E con l’aiuto di Jerome Robinson, uno studente che gli fa alcuni lavori di casa, di Jannelle Patterson, sorella della suicida Olivia Trelawney (la proprietaria della Mercedes rubata) e di Holly Gibne, cugina di Jannelle, tenterà di fermare Brady, intenzionato a fare un eclatante bis.

Come anticipato, King scrive da un punto di vista onnisciente, lui sa già tutto della trama e passa dalla psicologia di un personaggio a un'altra, da un punto di vista a un altro, anticipandoci anche mosse e pensieri dei protagonisti. E' uno stile particolare che forse a tutti non piacerà, ma il Re riesce nell’intento di non allontanare il lettore che vuole a tutti i costi sapere come andrà a finire. E’ un King molto diverso da quello che conosciamo: vengono accantonati il paranormale ma anche l’amore, tema al quale l’autore ci aveva abituato nelle sue ultime opere. A dirla tutta il thriller non è incredibile. Voglio dire: se ne leggono di storie simili e forse io avrei preferito rileggere il King dell’amore o dell’horror, ma questi sono gusti personali.

Mr. Mercedes vale comunque la pena di essere letto. E’ un buon libro di intrattenimento senza pretese e che ci parla dell’orrore che possiamo trovare nel quotidiano, dove meno te lo aspetti. I personaggi sono come al solito ottimamente caratterizzati e la vicenda scorre senza incongruenze. Non mancano le chicche per gli amanti del Re con le classiche e gustose auto-citazioni che lascio a voi il piacere di scoprire.
Mr. Mercedes avrà due seguiti, come già annunciato dal romanziere del Maine. Ovviamente non mancheremo di leggerli, sperando mantengano le aspettative e soprattutto che ci regalino sorprese e colpi di scena.

Consigliato a: gli amanti di King e del thriller, senza però aspettarci chissà quali rivoluzioni del genere. Perché non ce ne sono. Ma è curioso vedere un autore come King cimentarsi in questa nuova avventura editoriale. Se invece cercate un giallo, lasciate perdere: qui l’assassino si scopre subito.

Citazione: “Tutti amano l’omino dei gelati”.

mercoledì 12 novembre 2014

Bookcity 2014: cosa, dove, come e quando?


Il countdown è quasi concluso: domani Milano finalmente riaprirà le porte per il terzo anno di fila alla grande manifestazione dedicata alla lettura, Bookcity. Per i più tecnologici, l’hashtag con cui si comunicano notizie e informazioni immediate e rapide a riguardo è #BCM14. Per i neofiti però è meglio spiegare tutto dall’inizio. Cerchiamo di rispondere alle domande più pressanti.

Cos’è #BCM2014 e quali sono le sue origini? Bookcity è una iniziativa che nasce dalla comunione di idee tra il Comune di Milano e il Comitato Promotore, insieme alla Camera di Commercio di Milano, all’AIE (Associazione Italiana Editori), l’AIB (Associazione Italiana Biblioteche) e l’ALI (Associazione Librai Italiani). Il fulcro che ha mosso gli enti è stata lo scopo comune di attribuire al libro il ruolo da protagonista di questo spettacolo. Una serie di eventi distribuiti per tutto il capoluogo milanese sono stati infatti creati per promuovere la lettura in ogni sua forma ed espressione. Interessante è notare quale sia un secondario scopo della manifestazione, ovvero quello di far sposare la tradizione e l’innovazione che hanno reso evolutivo il modo di leggere e i prodotti atti a quello che per molti è uno svago e una passione.

Quando suonerà il campanello di “start” di #BCM2014? La manifestazione ha inizio domani, giovedì 13 novembre e proseguirà per quattro giorni fino a concludersi domenica 16 novembre.

Dove è possibile assistere ai vari eventi e presentazioni? Grazie a Bookcity finalmente tutta la città di Milano è presa d’assalto da iniziative quali presentazioni libresche, spettacoli, letture singole e condivise, eventi tematici. Principalmente i vari momenti di incontro si terranno al Castello Sforzesco (qualche indicazione pratica: la sede è facilmente raggiungibile dalla metropolitana, linea rossa, fermata Cairoli) ma l’intero capoluogo milanese è iniziatore culturale. Ricordiamo altri luoghi di incontri come Palazzo Reale (situato adiacente al Duomo), l’Università degli Studi di Milano, la Biblioteca Braidense, per citarne alcuni.

Perché si dovrebbe partecipare ad una manifestazione di questa portata? E anzi! A chi è consigliato di partecipare? La risposta corretta è solo una. Sei un lettore? Ami il profumo della carta stampata oppure segui l’evoluzione tecnologica e gli ebooks non hanno più segreti per te? Sogni da anni di incontrare proprio quel tuo scrittore preferito, quello per cui hai creato una sezione apposita in libreria, rigorosamente separata da tutto il resto, i cui libri sono intonsi nonostante letti e straletti (ovviamente indossando i guanti bianchi)? Oppure sei solamente curioso di ricevere sorprese e informazioni e consigli riguardo ad una delle tue passioni più grandi, cioè la lettura? Ecco. Se rispondi sì a tutte queste domande, Bookcity fa per te. Se sei un lettore o di accingi ad esserlo, non farti scappare questa occasione!

Avete parlato di incontri con autori: c’è qualcuno di cui avete già presentato i romanzi qui sul sito o in altre collaborazioni che possiamo finalmente conoscere ed ascoltare “dal vivo”? Eccome no! Due sono i personaggi di cui consigliamo fortemente di assistere alla loro presentazione. Una è Francesca Battistella (ne abbiamo parlato qui) di cui Vanessa aveva presentato tempo fa il suo giallo “Il messaggero dell’alba” grazie ad una collaborazione con “Il libro del martedì” (qui se volete dare un'occhiata); potete trovarla presso il Castello Sforzesco, Sala della Balla, alle 18.30 durante l’evento “Il giro d’Italia in 30 noir”, dove Luca Crovi insieme ad un trio di disturbatori e ad una miss condurrà i lettori attraverso 30 noir ambientati in Italia, in una vera e propria maratona che inizierà alle 10 e si protrarrà per circa dieci ore. Chi accetta la sfida? (ndr. Vanessa spera di essere presente all’’incontro per incontrare Francesca. Giusto per rimarcare la storia degli autori per cui si costruiscono altarini in libreria..).
Il secondo personaggio che noi consigliamo di vedere e soprattutto di ascoltare almeno una volta nella vita è Donato Carrisi (ne abbiamo parlato qui, qui e anche qui!); il 15 novembre alle ore 15 potete trovarlo al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo Da Vinci (presso l’Auditorium via San Vittore 22). Partendo dal suo ultimo romanzo, “Il cacciatore del buio”, attraverso un viaggio tortuoso e “criminale”, l’autore vi condurrà presso quelle certe “anomalie” di cui alcuni crimini sono pregni. Quei piccoli particolari fuori posto che si decide sempre di ignorare. Errando. Donato Carrisi è un narratore fenomenale, prima di essere uno scrittore. Se volete provare realmente paura, andate a seguirlo.

Ultima piccola informazione utile: se decidete di partecipare a questa manifestazione e sul momento avete qualche dubbio, oppure volete semplicemente fare due chiacchiere, potete trovare due dei fondatori di questo sito, Vanessa e Veronica, presso l’info-point situato al Castello Sforzesco nei giorni di sabato 15 e domenica 16 tra le 15 e le 19.30. Su, non siate timidi! Un saluto, due parole, un sorriso e qualche consiglio letterario lo troverete sicuramente e a noi farebbe piacere incontrare altri lettori maniacali come noi!

lunedì 20 ottobre 2014

Incontro con l'autore: Donato Carrisi presenta "Il cacciatore del buio"

Domenica 19 ottobre avevo un impegno importantissimo. Improrogabile.
Donato Carrisi presentava il suo romanzo, “Il cacciatore del buio” (ed. Longanesi; prezzo 18,60€).
Il luogo dell'incontro è stato lo Spazio Ipazia, ad Abbiategrasso; devo ringraziare come di consueto per questi eventi straordinari, L'Altra Libreria, e in particolare “la signora Angela” (mia “consigliera di libri” da quando avevo cinque anni, insieme al marito Augusto) e Ivan Donati per aver coordinato l'incontro.

Appena arrivata trovo il mio solito posto in prima fila e vedo appoggiato su ciascuna sedia un foglio; una frase cattura l'attenzione. “Colis eum?”, ovvero, “Lo adori?”. E queste due sole parole hanno dato il via a Donato Carrisi per raccontarci la storia più ignota, misteriosa, arcana che potessi mai immaginare.

Quelle poche lettere compongono la parola d'ordine che i satanisti dall'anno 1000 pronunciano tra loro per riconoscersi. Sì, avete capito bene. Donato Carrisi, proseguendo sul filone de “Il tribunale delle anime” suo secondo romanzo, affronta questa volta la parte ancora più oscura, più macabra e celata del mondo.
Il Male.
La componente negativa antagonista a Dio; l'altra faccia della medaglia che è nata solamente nel Medioevo, per “giustificare” in una qualche maniera tutto ciò che di tragico avveniva. Il Male, appunto.

(Una piccola chicca. Provate a riflettere sul suono di quella parola-chiave. Non vi ricorda nulla? Non vi ricorda un luogo di malvagità gratuita, dove gli uomini morivano per il divertimento di altri uomini? Ecco, quel luogo potrebbe definirsi facilmente il “simbolo” dei Satanisti. Il Colosseo a Roma).

“Il cacciatore del buio” nasce da una storia realmente accaduta, che l'autore ha avuto modo di ascoltare un giorno “al calar del sole, presso la Piazza delle Cinque Lune” dalla bocca di Padre Johnatan, un penitenziere (il quale ispirerà uno dei protagonisti del romanzo, Marcus).
I penitenzieri sono i “criminologi del Vaticano”, perchè a Roma appunto si trova il più grande archivio criminale del mondo, quello della Penitenzieria Apostolica (che viene comunemente chiamato “Tribunale delle anime”). Esso contiene un archivio di testi di peccati mortali grazie ai quali alcuni preti, analizzandoli, possono così affiancare la polizia nello studio e nella ricerca di criminali.
Criminali che a volte, dicono, siano “comandati” da una mano malvagia, dal Diavolo.

I penitenzieri, invece, non credono nel Diavolo. Essi credono che ciò che tutti chiamano “Demonio” nel momento in cui commettono un crimine efferato, in realtà non sia altro che una maschera, indossata dall'uomo, ancora una volta capro espiatorio del Male posto in essere.

Ancora una volta Donato Carrisi ci regala un thriller dove nulla è come sembra, dove anche l'idea di essere giunti allo sbroglio totale delle matassa è sbagliata, dove un libro “non finisce nemmeno dopo l'ultima pagina”, dove il Bene e il Male si scontrano all'ennesima potenza, dove entrambi si identificano nello stesso essere, forse e dove anche il “credere” è “solo l'inizio”.


Pronti a dare una risposta a “Colis eum?”.

(Articolo: Và // Foto: Gerardo Cassoli)

lunedì 6 ottobre 2014

Adam Wild: "Gli schiavi di Zanzibar" - Berardi & Nespolino

Adam Wild, numero 1. Di Berardi e Nespolino. 98 pagine, Sergio Bonelli Editore.

Torna l’Avventura con la “A” maiuscola in casa Sergio Bonelli. La stessa casa editrice milanese ha introdotto così la nuova serie mensile in bianco e nero Adam Wild. E, dopo la lettura del numero 1 intitolato Gli schiavi di Zanzibar, non posso che confermarlo: l’Avventura è tornata. E ha come ambientazione l'affascinante e misteriosa Africa di fine Ottocento.

Adam Wild è uno scozzese e membro della Royal Geographical Society, ma a modo suo: anarchico ed esuberante. Gode di una certa fama in Patria, ma lui se ne frega. Ama l’esplorazione, il pericolo e lotta contro lo schiavismo e il commercio dell’avorio. E odia quando gli si dà dell’”inglese”. Un conte italiano, Narciso Molfetta, intende assumerlo per seguire le piste che furono battute da David Livingstone, ma ben presto si intuisce che sarà Adam a condurre il conte (grottesco nei suoi modi da mondo “civilizzato”) e non viceversa. Questo primo numero è ambientato a Zanzibar e Adam libera un gruppo di schiavi neri mettendo fine a loschi traffici da parte di arabi. In questo numero 1 non compaiono ancora i nemici storici annunciati dalla Bonelli, ma esordisce invece Amina, una giovane principessa bantu che Adam libera. E che diverrà la sua amata.

Che dire della nuova serie Adam Wild? Che ricorda Mister No, in primo luogo. Quel personaggio esotico, istintivo e anarchico che se c’è da fare a botte non si tira indietro e quando c’è da bere è il primo a iniziare il giro di bicchieri. Un protagonista che mancava da tempo in casa Bonelli e apprezzo la scelta dell’autore Gianfranco Manfredi di riportare alla luce questo tipo di storie ambientate stavolta nell’Africa che Manfredi conosce molto bene. Indimenticabile la sua miniserie Volto Nascosto (e io amavo anche Magico Vento). I disegni di Alessandro Nespolino ben si adattano alla storia col loro stile semplice e pulito. Quindi il mio parere riguardo il primo numero della serie è ampiamente positivo e ben vengano queste trame e vicende che si distaccano completamente da altre più recenti della stessa casa editrice, come a esempio Orfani (che comunque adoro). Viva la varietà e la possibilità di scelta.

Consigliato a: gli amanti delle serie classiche Bonelli, Mister No in primis. Adam Wild è un boccata d’aria fresca per noi nostalgici.

Citazione: “Odio i trafficanti di schiavi, ma non mi vanno a genio neppure quelli di avorio.”

venerdì 8 agosto 2014

L'inventore dei sogni – Ian McEwan

L'inventore dei sogni, Ian McEwan. 2002, Einaudi. 124 pagine.

Questo libro è il frutto di mesi di appostamenti al Libraccio e finalmente, dopo un luculliano pranzo al giapponese di fiducia, mi sono accaparrata una vecchia versione di questo romanzo che tanto agognavo. È stato messo su un piatto ed è stato divorato e amato in due giorni.

Di questo autore ho letto solo “Cortesie per gli ospiti” (tragicamente e angosciosamente consigliato) e mi aveva talmente colpito che per mesi ho cercato qualcos'altro di suo a buon prezzo (perché, diciamocelo, l'Einaudi ha un catalogo da fare invidia a tutte le altre case editrici, ma i prezzi sono un tantino fuori dalla portata di uno studente). 
Detto ciò, era da un po' che facevo il filo a questo libro perché la trama mi ha da subito incuriosita. L'unica cosa che mi frenava era il fatto che il romanzo fosse un insieme di racconti e io, onestamente, non sono una amante delle short stories. Ma mi sono dovuta ricredere.

Lo stile di McEwan è sempre accattivante e scorrevole, i suoi libri si leggono sempre con una facilità disarmante, indipendentemente dal genere. In questo caso ha aiutato molto la lettura anche il fatto che, protagonista delle varie vicende narrate è un bambino di dieci anni, chiamato Peter Fortune, e quindi la narrazione rispecchia quello che può essere il pensiero e le parole di un ragazzino di quell'età.

Il libro consta di otto capitoli e di altrettanti racconti il cui protagonista è Peter e i suoi sogni ad occhi aperti. Ho amato questo strano ragazzino perché è un po' come ero io alla sua età (e forse lo sono ancora). “La gente lo considerava difficile perché se ne stava sempre zitto. E a quanto pare questo dava fastidio. L'altro problema era che gli piaceva starsene da solo. Non sempre naturalmente. Nemmeno tutti i giorni. Ma per lo più gli piaceva prendersi un'ora per stare tranquillo in qualche posto, che so nella sua stanza, oppure al parco. Gli piaceva stare da solo, e pensare i suoi pensieri”.
I suoi sogni seguono una sorta di evoluzione: dall'infanzia fatta di stanze da condividere con la sorellina e giochi con gli amichetti delle vacanze, fino ad un'onirica adolescenza in cui sbocciano i primi amori.

Una lettura semplice ma ricca di quel profumo di infanzia e di sogni ad occhi aperti che rilassa e ci fa tornare tutti un po' bambini.

Consigliato a: bambini, adulti, bambini dentro, agli amanti delle short stories e a chi per un giorno vorrebbe tornare ad avere dieci anni.

Citazione: “Il guaio è che i grandi si illudono di sapere che cosa succede dentro la testa di un bambino di dieci anni. Ed è impossibile sapere di una persona che cosa pensa, se quella persona non lo dice.”

mercoledì 30 luglio 2014

Ragazzi, a rapporto! Abbiamo bisogno di voi!

Lo staff di Mangiapagine apre un bando per nuovi recensori. I candidati devono possedere i seguenti requisiti:

- Essere volenterosi e disposti a trasferte tra le pagine di centinaia di libri diversi.

- Pretendere solo pagamenti di tipo "pacca sulla spalla"/"congratulazioni"/"continua così" o muffin invisibili mandati per posta. Insomma è un progetto fatto senza scopo di lucro, per hobby e piacere personale.

- Essere amanti di libri, film e serie tv.

- Avere voglia di impegnarsi in un progetto in crescita.

- Avere passione e predisposizione alla scrittura.

Chiunque fosse interessato può contattare privatamente lo staff a uno dei seguenti indirizzi:

* Veronica: voglioessereinvisibile@gmail.com
* Vanessa: EllaEmergevasempre@gmail.com
* Federico: fsala72@gmail.com

indicando cortesemente le proprie generalità e inviando una recensione di prova su modello di quelle pubblicate sul blog (quindi con le sezioni "consigliato a" e "citazione") così da poterne valutare le capacità.

Ringraziamo tutti per l'attenzione e speriamo in risposte numerose.

lunedì 28 luglio 2014

Novella degli scacchi - Stefan Zweig

Novella degli scacchi, Stefan Zweig. 1941, Newton Compton Editori, 126 pagine.

Gli scacchi non sono un gioco, sono una guerra. Così mi diceva mio padre quando io, ancora piccolo, guardavo con occhi curiosi la sua scacchiera bramoso di apprendere le regole di quell'oscuro ‘passatempo’  che aveva portato al mio vecchio anche una coppa, premio conquistato in un non precisato circolo scacchistico di Bergamo.

Novella degli scacchi di Stefan Zweig parla proprio di questo, di scacchi e guerra. Il narratore è in viaggio su una nave passeggeri partita da New York e diretta a Buenos Aires. Tra gli ospiti dell’imbarcazione c’è anche un famoso maestro di scacchi, Mirko Czentovic, un analfabeta che nella vita non ha mai combinato nulla ma che possiede un’innata dote per la scacchiera. Restio a ogni forma di socializzazione, accetta la sfida di un facoltoso scozzese che paga volentieri 250 dollari per avere l’onore di disputare una partita col maestro. Contro Czentovic giocano lo scozzese, il narratore e altri appassionati, tutti uniti nel vano tentativo di sconfiggerlo. Infatti perdono, ma inaspettatamente riescono a pareggiare il secondo match grazie all’intervento di un nuovo ospite misterioso. In una conversazione privata tra quest’ultimo e il narratore, si scoprirà la storia dell'uomo misterioso, chiamato Dr. B., e di come sia diventato un esperto negli scacchi. La Novella si conclude con la sfida finale, un testa a testa tra Czentovic e Dr. B.

Zweig morì suicida nel 1942 lontano dalla sua patria, l’Austria, ormai da tempo sotto il giogo di Hitler, e i suoi libri furono tutti bruciati dai nazisti nel 1933. Ai suoi tempi fu un romanziere molto famoso e apprezzato dal pubblico, e le sue opere furono quasi tutte dei bestseller. Proprio per questo i critici non lo amarono, nemmeno quelli successivi alla Seconda Guerra Mondiale e quindi postumi rispetto alla morte dello scrittore. Puzza sotto il naso, io la chiamo. O invidia. Perché Zweig narra bene, molto bene. Si fa capire dal lettore con uno stile chiaro, pulito, senza fronzoli, scrivendo in modo semplice ma non semplicistico. La sua narrazione fila via che è un piacere e questo basta per apprezzarlo. Non fa ardue similitudini e non si dilunga troppo in inutili descrizioni, ma questi sono difetti? A mio modesto parere no.

Novella degli scacchi non è un capolavoro della letteratura mondiale, ma è e resta una piacevolissima lettura che mi sento di consigliare a tutti. Zweig utilizza la scusa degli scacchi per parlare soprattutto delle nefandezze del nazismo. Inoltre riesce a spiegare come la passione per la scacchiera possa diventare una battaglia psicologica non solo contro l’avversario di turno, ma soprattutto contro se stessi. E credetemi e passatemi i termini, i veri maestri di scacchi sono così: geniali, ma come minimo particolari, se non addirittura disturbati. La storia, quella reale, è piena di esempi. Ed è logico: gli scacchi non sono un gioco, sono una guerra.

Consigliato a: chi ama gli scacchi, ma anche a chi non ne conosce le regole. Il racconto di Zweig parla soprattutto di uomini e di esperienze di vita. E poi l’edizione Newton costa solo 1,90 euro, suvvia.

Citazione: “Potevo pensare solo agli scacchi, solo in termini di mosse di scacchi, problemi di scacchi; qualche volta mi svegliavo con la fronte madida e capivo d'aver inconsciamente continuato a giocare anche nel sonno, e quando sognavo esseri umani, me li raffiguravo soltanto nei movimenti dell'Alfiere, della Torre, nell'avanti e indietro della mossa del Cavallo.”

giovedì 24 luglio 2014

Sazio di giorni – Yoram Kaniuk

Sazio di giorni, Yoram Kaniuk. 2014, Giuntina. 96 pagine.

Prima collaborazione con la casa editrice La Giuntina che ringrazio ancora per avermi inviato questo volume. 

Di primo impatto mi ha colpito moltissimo sia la trama che la copertina di questo libro. Onestamente bisogna ammettere che le scelte grafiche di questa casa editrice sono fatte per sedurre  il lettore. La copertina di “Sazio di giorni” è oggettivamente stupenda, ha un sapore vintage e racchiude benissimo il tema centrale dell'opera (l'arte). Così come i caratteri utilizzati sia per il titolo che per la quarta di copertina, sono diversi dal solito e danno quasi l'idea di uno stile battuto a macchina. 
Sono dettagli che un vero lettore nota, statene certi.

In secondo luogo la trama è decisamente accattivante: Orlov, un vecchio pittore incompreso, si mette a dipingere i morti su commissione. Dal suo lavoro di messa su tela dell'anima dei defunti scaturisce tutta una serie di argomentazioni e riflessioni sull'arte e sulla morte stessa.

Il tema centrale del racconto infatti, è essenzialmente l'arte connessa allo scopo che essa ha nella storia dell'uomo e con la morte. “La fotografia è un istante di ghiaccio che si scioglie e gela a un tempo, è lo scioglimento dell'attimo per una durata limitata. Il dipinto deve rigenerare il soggetto dipinto per poi ucciderlo, affinché resti vivo e morto. I defunti ritratti continuano a vivere e morire”. Ecco così che l'arte si mette al servizio della morte, per cercare di creare qualcosa di infinito, che vada oltre alla vita e alla fine della vita stessa, in un cerchio senza fine.

Ma perché Orlov ha scelto di dipingere proprio i morti? “[...] perché è l'unico posto in cui mi hanno accettato. Anche Leonardo e Rembrandt hanno imparato a dipingere i morti per sapere di cosa è composta la vita; la morte devi conoscerla mentre sei ancora vivo, non quando è ormai troppo tardi”. Il protagonista dipinge i defunti per capire come è davvero fatta la vita e, per ultimo, perché ovviamente non potendo vedere il lavoro finito, questi non se ne lamentano.

Questo racconto lungo/romanzo breve ha la particolarità di dare voce all'importante questione sull'utilità dell'arte, quesito tutt'ora posto, a cui l'autore ha cercato di dare una risposta. “L'arte non appartiene a chi ne fruisce. È opera di coloro che amano creare, o sentono il bisogno di farlo. […] L'arte non è spirito o cultura, è la produzione di un ordine, di una magia, nella materia". 
L'unica critica forse che posso muovere a riguardo, sta proprio nella scelta di porre queste tematiche all'interno di un genere (romanzo) non propriamente adatto a tale scopo. Sarebbe stato meglio, a mio parere, gestire il tutto attraverso la scrittura di un breve saggio, piuttosto che creare una storia attorno ad hoc per rendere più accattivanti questi argomenti, formando così un saggio travestito da romanzo.

Resta il fatto che comunque i temi sono trattati in modo esauriente nonostante la piccola mole del volume e lo stile è semplice e capibile anche dai non esperti in materia.

Consigliato a: agli amanti dell'arte, quelli veri, quelli inesperti, quelli che nonostante secoli di grandi pittori e filosofi continuano a chiedersi che senso abbia dipingere nel ventunesimo secolo.

Citazione: “Ho risposto che non amo i funerali, ho la sensazione che si mandi il morto a fare un viaggio nell'eternità, tutti si radunano con aria mesta intorno alla tomba ma intanto bisbigliano fra loro parlando d'altro.”

lunedì 21 luglio 2014

Noi - Evgenij Zamjatin

Noi, Evgenij Zamjatin. 1924, Lupetti editore. 191 pagine.

Avete presente romanzi come 1984, Il mondo nuovo o il più recente The Giver? Il papà di tutti questi libri distopici è Noi, del russo Evgenij Zamjatin. Noi, lo premetto, è di difficile reperibilità. L’edizione Feltrinelli, quella che ho letto io, è molto vecchia e non è stata più riproposta in tempi recenti dalla casa editrice. Esiste invece una edizione Lupetti, disponibile soprattutto negli store online. E una edizione Voland, anch’essa però non sempre di facile accesso. Situazione francamente assurda che nelle librerie fisiche non si trovi il romanzo di Zamjatin in lingua italiana.

Detto ciò vediamo la trama in breve. In un ipotetico futuro, lo Stato Unico, con a capo il Benefattore, comanda gli esseri umani e, per la loro felicità, ha cancellato amore, emozioni e fantasie, allontanando in tal modo malattie, guerre e infelicità. Affinché regni l’armonia e la pace, tutto è organizzato e programmato: per esempio nessuno può avere segreti per nessuno. Le abitazioni infatti sono costruite con vetro trasparente in modo che si veda tutto, sempre. Anzi: quasi sempre. E capirete il 'quasi' leggendo il romanzo. Il protagonista si chiama D-503, un ingegnere, e il romanzo che leggiamo è il diario che sta scrivendo per presentare la bellezza e l’efficienza dello Stato Unico alle civiltà extraterrestri che la nave spaziale alla cui costruzione sovrintende, l'Integrale, incontrerà nel suo viaggio spaziale. A mettere in crisi D-503 sarà una ribelle, I-330, che gli svelerà scomode verità e scomode realtà, nascoste a tutti dallo Stato Unico.

La lettura, lo dico subito, non è facile. Soprattutto all’inizio, il protagonista parla da ingegnere e sono tante le pause, i puntini di sospensione e le frasi lasciate a metà con sovrapposizioni di pensieri e situazioni. Così come i ragionamenti di D-503 che sono puramente razionali, schematici e spiazzanti. Ma è comprensibile visto che lui è uno scienziato ed è plagiato, come quasi tutti, dal mondo in cui vive. E tenete anche conto che il suo diario, in teoria, è pubblico e lo Stato Unico, volendo, potrebbe leggerlo in qualsiasi momento. Qualcosa cambierà quando un 'virus' entrerà nella vita di D-503: I-330 e l’amore. E da questo momento anche noi lettori procederemo senza più problemi fino alla fine del romanzo, abituati finalmente allo stile di Zamjatin che, lasciatemelo dire, ha scritto un romanzo cinico, duro, spietato, praticamente senza speranze, ma bellissimo.

L’importanza storica di Noi è fuori discussione: Zamjatin lo scrisse tra il 1919 e il 1921 del secolo scorso per poi pubblicarlo nel 1924. E lo fece dopo la Rivoluzione russa: nel libro il totalitarismo dell'Unione Sovietica viene portato agli estremi, il paragone StatoUnico-Urss è lampante. E naturalmente la satira di Noi venne censurata dal regime sovietico. Pensate che il romanzo uscì solo in lingua inglese e all’estero, mentre in lingua russa venne pubblicato per la prima volta nel 1988. Insomma, una vita editoriale non facile. Proprio come quella che il libro sta vivendo in Italia, oggi. Qualcuno faccia qualcosa.

Consigliato a: gli amanti della fantascienza e dei romanzi distopici. Se avete amato 1984 o altri libri simili, non potete non leggere Noi. Tutto è iniziato con Zamjatin.

Citazione: “Mi è capitato di leggere o ascoltare molte cose inverosimili sui tempi in cui gli uomini vivevano in uno stato selvaggio, libero, cioè non organizzato. Ma proprio questo m’è sembrato il più inverosimile, come mai il potere di allora, fosse pure un potere embrionale, poteva ammettere che gli uomini vivessero senza nulla di simile alle nostre Tavole della legge, senza passeggiate obbligatorie, senza un preciso regolamento delle ore dei pasti e si alzassero e andassero a dormire come passava loro per la testa; alcuni storici dicono perfino che a quei tempi nelle strade per tutta la notte c’erano lampioni accesi e tutta la notte la gente camminava e passavano i veicoli. Io questo non posso concepirlo in nessun modo”.

lunedì 14 luglio 2014

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine - Ransom Riggs

La casa per bambini speciali di Miss Peregrine, Ransom Riggs. 2011, Rizzoli. 383 pagine.

Devo fare una dovuta premessa: mi trovo nel mood della sessione estiva universitaria; ho necessariamente bisogno tra uno studio e l'altro, di letture piacevoli e meno impegnative rispetto ai manuali che obbligatoriamente devo preparare.
Ho ritrovato nascosto nella terza fila della mia libreria questo librone, "La casa per bambini speciali di Miss Peregrine"; ne ho sentito parlare in modo parecchio contrastante negli ultimi anni, quando è diventato un romanzo talmente commerciale che l'ho abbandonato a se stesso.
Ma questa volta la curiosità ha avuto il sopravvento.

Sul retro di copertina lo descrivono in molti come il “figlio illegittimo” di Harry Potter, con un pizzico di Tim Burton.
Ora, io non vorrei essere la persona che esce sempre dagli schemi ma... del maghetto occhialuto con la cicatrice a saetta sulla fronte non ha nulla questo romanzo; qualcosa del grande regista fantasy nascosto qua e la' c'è (e a quanto pare a maggior ragione! Visto che si è accaparrato i diritti per la trasposizione cinematografica del libro); ma la cosa fondamentale che mi ha fatto amare questo romanzo è la sua singolarità rispetto ad altri scritti di cui siamo ultimamente abituati ad avere a che fare.

Ransom Riggs racconta una favola nera, dai contorni lugubri e con piccoli accenni romantici, di Jacob, un ragazzino rimasto affascinato dalle storie raccapriccianti, spaventose e curiose del nonno, e colpito irrimediabilmente dalla morte dello stesso in circostanze strane e al limite del credibile. Decide così di dare ascolto alle ultime parole del vecchio per incamminarsi in un'avventura al di la' dell'oceano per andare alla ricerca della verità; chi sono i bambini speciali di cui il nonno gli ha da sempre mostrato le foto in bianco e nero? Chi è l'Uccello? Chi sono i mostri dai quali deve fare attenzione? E cosa nasconde quella casa ormai diroccata nascosta da un bosco impenetrabile? 

A questi interrogativi giungiamo noi lettori insieme a Jacob, grazie alla scrittura semplice, concisa, ma nonostante ciò ricca di particolari dello stesso Riggs, capace di mescolare lettere ad immagini; foto anticate, particolari e a tratti inquietanti, infatti, accompagnano la lettura e l'immaginazione.

Il finale è quasi aperto; in effetti, è appena stato pubblicato il volume che prosegue le avventure e le peripezie del piccolo Jabob, “Hollow City, il ritorno dei bambini speciali di Miss Peregrine”, sicuramente da non perdere!


Consigliato a: chiunque ami l'ambientazione delle vecchie favole raccontate davanti al caminetto accesso, dai toni lugubri e terrorizzanti.

Citazione: “E tu?”
“Io?” Si strinse nelle spalle. “ Da un bel pezzo non mi sforzo più di capire mio padre.”
“E' una cosa triste. Non ti interessava?”
“All'inizio sì, poi non più.”
Non mi piaceva la piega che stava prendendo la conversazione, ma proseguii lo stesso. “Perchè no?”
“Quando qualcuno si rifiuta di farti entrare, a un certo punto smetti di bussare. Capisci il senso?”

lunedì 7 luglio 2014

Silicon Valley

Scheda tecnica:


Titolo originale: Silicon Valley
Paese: Stati Uniti d'America
Casa di produzione: Judgmental Films, Altschuler Krinsky Works, 3 Arts Entertainment
Anno: 2014 - in produzione
Genere: commedia
Stagioni: 1
Episodi: 8
Durata: 30 min (episodio)
Lingua originale: inglese
Ideatore: Mike Judge, John Altschuler, Dave Krinsky

Interpreti e personaggi principali:

Thomas Middleditch: Richard Hendricks
T. J. Miller: Erlich Bachman
Josh Brener: Nelson Bighetti
Martin Starr: Bertram Gilfoyle
Kumail Nanjiani: Dinesh Chugtai
Christopher Evan Welch: Peter Gregory
Amanda Crew: Monica
Zach Woods: Donald "Jared" Dunn

La conoscete tutti la storia del Pifferaio Magico? E se vi dicessi che da oggi non è più il protagonista di una favola ma è una nuova piattaforma che permette la compressione di file musicali nel modo più efficiente e veloce di quanto si sia mai visto fino ad ora? 
Ringraziamo Richard Hendricks, programmatore dell'icubatore gestito da Erlich Bachman, che ha creato il nuovo Pied Piper!

Pied Piper è una nuova piattaforma, nata in principio come aiuto per i musicisti a capire se le loro nuove canzoni potessero essere inedite oppure plagi. A chi poteva servire un'applicazione del genere?! In apparenza brutta e inutile, ignorata e presa in giro da tutti, ma dietro di sé nasconde un algoritmo che permette la compressione di file musicali ultra veloce e senza perdite. 
Una volta scoperta l'utilità del novello pifferaio magico, i nuovi Jobs e Wozniak sono stati catapultati in un mondo fatto di decisioni ponderate, milioni di dollari e ansie da prestazione.

Richard accetterà 10 milioni di dollari per la sua creazione oppure proseguirà nella sua strada fondando una sua società con un finanziamento di 200 mila dollari per il 5% sul suo progetto?

Una serie divertente, ironica, comica, ma solo per gli esperti ed appassionati del settore e di questo tipo di serie, perché talvolta posso assicurare che certi meccanismi possono sembrare complicati. 

Consigliata a: decisamente a tutti i geek del mondo, gli appassionati di tecnologia e di informatica; la sconsiglio ai non addetti ai lavori, nel senso che, come già accennato, è una serie che può risultare un po' ostica soprattutto ai non appassionati del genere.

martedì 1 luglio 2014

Colpa delle stelle - John Green

Colpa delle stelle, John Green. 2012, Rizzoli. 356 pagine

Parliamoci chiaro. Se io finisco un libro in due sere e durante la lettura mi commuovo, non c’è “ma” che tenga: in una scala da uno a cinque, il libro merita cinque stelle. Punto.

La mia recensione di Colpa delle stelle potrebbe finire qua, con l’invito finale a leggerlo. Ma il mio ruolo mi impone di continuare e ci provo, anche se qualsiasi cosa scriverò sarà quasi certamente riduttiva.

La trama in breve. Hazel Grace, 16 anni, ha un cancro alla tiroide e sopravvive grazie all’assunzione di un farmaco sperimentale. Durante un incontro a un gruppo di supporto, conosce il diciassettenne Augustus Water, ex giocatore di basket ma che ha perso una gamba per un tumore. La ragazza è attratta da lui e convince il ragazzo a leggere il suo romanzo preferito, "Un'imperiale afflizione", scritto da Peter Van Houten, un autore che si è ritirato a vita privata. Hazel vorrebbe sapere dallo scrittore il futuro di alcuni personaggi del libro, ma lui non risponde mai alle sue lettere. Ci penserà Augustus a contattarlo e a organizzare addirittura una trasferta insieme ad Hazel ad Amsterdam, dove Van Houten vive. Di più non vi dirò tranne che assisterete a una delle storie d’amore più intense che vi sia mai capitato di leggere.

Nonostante il romanzo parli di cancro, non dovete assolutamente spaventarvi. Green è un maestro a trattare l’argomento, non dico con leggerezza, ma in modo sereno e non pesante. E anzi i protagonisti sono irresistibili quando fanno battute umoristiche sulla loro difficile condizione, senza retorica e senza mai scadere nel cattivo gusto. Io sapevo, per aver letto in giro, che Colpa delle stelle potesse colpire a livello emotivo e, vi giuro, ho provato in tutti i modi a leggerlo in modo distaccato, senza farmi coinvolgere. Ma ho fallito. E’ impossibile non commuoversi per i protagonisti del romanzo o per Isaac, l’amico di Hazel e Gus, che perde tutto, ma non molla mai. John Green, senza che ve ne rendiate conto, vi immerge nella storia e ogni via di scampo è preclusa.

Colpa delle stelle è un magnifico romanzo, scritto bene; è Hazel in prima persona a raccontarci la storia e il libro è un mix di emozioni: è divertente, sarcastico, drammatico, commovente, spiazzante. Negli Stati Uniti è da poco uscito il film e io sarei anche tentato di andarlo a vedere quando raggiungerà l’Italia, ma detto sinceramente: non so se ce la farò se ha la stessa intensità del libro. Sì, ho pianto già fin troppo, okay? Okay.

Consigliato a: chiunque sappia leggere. Non scherzo.

Citazione: “Non puoi scegliere di essere ferito in questo mondo, vecchio mio, ma hai qualche possibilità di scegliere da chi farti ferire. A me piacciono le mie scelte.”

giovedì 26 giugno 2014

Che tu sia per me il coltello - David Grossman

Che tu sia per me il coltello, David Grossman. 1999, Mondadori. 330 pagine

Ho scovato Che tu sia per me il coltello in uno dei tanti mercatini dell’usato che frequento a Roma. Conoscevo di fama titolo e autore, anche se confesso di non essere mai stato tanto interessato alla lettura di questa opera. Ma voi avreste lasciato sugli scaffali Grossman al costo di un euro, in ottime condizioni? Ecco.


Di cosa parla Che tu sia per me il coltello? Si tratta di un romanzo epistolare. Yair a una festa vede una donna, della quale non sa nulla. Colpito dal suo volersi isolare dal resto della gente e commosso da questa visione, decide di scriverle una lettera per invitarla a intraprendere con lui una relazione aperta, sincera e puramente epistolare. La donna, Myriam, gli risponde e si scatenano così passioni, forti sentimenti, ricordi e misteri mai rivelati a nessuno. E amore, naturalmente. Lei vorrebbe anzi portare la relazione alla realtà, mentre Yair no. Ma le lettere di Myriam colpiscono l’uomo, creano ferite profonde e fanno emergere la necessità di una svolta nella sua vita.

Confesso di essere stato sconcertato dall’inizio di questo romanzo. Yair mi ha dato come prima impressione quella di essere uno stalker. Non per le lettere che spedisce, che vengono anzi ricambiate da Myriam. Ma da come si comporta nelle prime fasi di questo rapporto, soprattutto dopo un episodio specifico di cui non dirò nulla per non rovinarvi la lettura. Ma non spaventatevi, Yair non è uno stalker. E’ solo un uomo fondamentalmente solo che deve essere redento e salvato. La lettura poi procede più scorrevole ed è una gioia scavare nell’infanzia del protagonista, con episodi e avvenimenti che vi resteranno dentro.

Che tu sia per me il coltello è stato scritto nel 1999, ma è più che mai attuale. Personalmente mi ha ricordato i rapporti umani odierni, quelli dell’era delle chat di Internet, gli scambi epistolari che adesso si fanno via email. Quanti di voi hanno vissuto in pieno l’era del Web degli Anni Zero, avranno sicuramente intrapreso un rapporto di amicizia virtuale che magari si è trasformato in qualcosa d'altro senza mai aver incontrato fisicamente l’amico/a o amante. Si scatenano sentimenti forti, spesso molto più potenti di quelli di un classico rapporto amoroso, proprio perché manca il contatto fisico e la visione. Il romanzo di Grossman ci parla di questo e l’autore israeliano lo fa con uno stile impegnato ma chiaro, limpido e scorrevole. Ho detto scorrevole, sì. Ma attenzione: la vostra lettura sarà spesso interrotta da frasi così belle e forti che dovrete fermarvi, respirare e rileggervele per forza. Non a caso Che tu sia per me il coltello è uno dei romanzi da cui sono tratte innumerevoli citazioni d'amore.

Consigliato a: è stato il mio primo Grossman, e molti consigliano di non iniziare da questo romanzo. Posso essere d’accordo. Ma io non ho trovato difficoltà e anzi sono stato piacevolmente travolto dalla storia di Yair e Myriam. Se siete dei romantici temerari, questo libro fa per voi.

Citazione: Solo una? Ok. “Guardo ogni cosa bella due volte. Ho deciso così. Una volta per me e una per te. Per risarcirti un po', con tutti i miei limiti, della bellezza di cui non puoi circondarti in casa tua, perché so che ne hai bisogno come dell'aria per respirare.”

mercoledì 11 giugno 2014

Mundial letterario

Mancano poche ore ormai all’inizio del campionato mondiale di calcio, Brasile 2014. Volenti o nolenti, saremo coinvolti nella manifestazione iridata, facendo il tifo per gli azzurri. In questa sede vorrei consigliarvi qualche libro sul calcio che vale la pena leggere o che comunque attira la mia curiosità di lettore. Li dividerò in tre categorie principali: romanzi, biografie o autobiografie, e saggi. E per ognuna consiglierò cinque titoli.

Romanzi
Il primo libro che mi viene in mente quando si parla di calcio è Febbre a 90 (Guanda) di Nick Horby di cui trovate anche una recensione sul sito Mangiapagine. Penso sia tra i migliori romanzi sul calcio in assoluto. Dello stesso autore anche Il mio anno preferito (Guanda), una bella raccolta di storie sul tema. Il maledetto United (Il Saggiatore) di David Peace narra la storia vera, ma romanzata, dell’ex calciatore Brian Clough che nel 1974 accettò il difficile incarico di allenatore del Leeds United. Un affresco di un calcio che non esiste più. Per chi vuole farsi due risate, Atletico Minaccia Football Club (Einaudi) di Marco Marsullo, caso editoriale del 2013. Lettura scorrevole e piacevole, senza pretese, ma consigliata sotto l’ombrellone. Tra le proposte più originali c’è sicuramente La partita (Feltrinelli) di Stefano Ferrio. Una partita tra ragazzini viene interrotta quando il pallone finisce nei campi. Si decide allora di riprendere la gara, ma dopo 33 anni, quando quei bambini sono ormai adulti. Romanzo di vita vissuta. Infine una piccola perla: Italia-Brasile 3 a 2 (Sellerio) di Davide Enia, un monologo che narra della famosa partita del Mundial 1982, con molte frasi in dialetto palermitano, comunque comprensibili.

Biografie
Non sono amante dell’autobiografie dei calciatori che poi alla fine sono in realtà scritte da altri, giornalisti soprattutto. Quindi preferisco sempre chiamarle: biografie. Ma esse sono comunque un modo per conoscere determinati campioni, cosa pensano e come vivono. Le più recenti e più interessanti del genere sono Giocare da uomo. La mia vita raccontata a Gianni Riotta (Mondadori) di Javier Zanetti, storico capitano dell’Inter ritiratosi proprio alla fine del campionato 2013/14. Qui si racconta al giornalista Gianni Riotta. Penso quindi gioco (Mondadori) è invece il libro che parla di Andrea Pirlo, scritto in collaborazione con il giornalista Sky Alessandro Alciato. Se invece vi piace Zlatan Ibrahimovic ecco Io, Ibra (Bur), scritto dallo svedese con David Lagercrantz: un racconto di vita, anche duro. Siete amanti del calcio inglese? Imperdibile è La mia vita (Bompiani) di Alex Ferguson: lo storico manager del Manchester United, il più grande allenatore della storia del calcio inglese, che qui si racconta per la prima volta. Restando in tema col calcio britannico, The Best (Baldini & Castoldi), scritto da George Best, la prima pop star del football, con la sua vita di eccessi che lo ha portato alla bancarotta e alla cirrosi epatica che causerà la sua morte. In questo caso Best scrive autonomamente, senza aiuti giornalistici.

Saggi
Per i saggi, vista la vastità presente in libreria, magari restiamo in tema Mondiali di calcio. Il primo, davvero consigliato, è Il romanzo del vecio (Baldini&Castoldi) di Gigi Garanzini. Una dichiarazione d’amore del giornalista al leggendario ct azzurro Enzo Bearzot che vinse contro tutto e contro tutti i Mondiali di Spagna del 1982. Una recente e interessante uscita è l’Atlante dei mondiali di calcio 1930-2014. Ventidue autori raccontano venti coppe del mondo (Isbn) a cura di M. Coppola. Come dice il titolo, si tratta di un tomo al quale hanno partecipato ben 22 scrittori, un esperimento della Isbn che va premiato. Altra novità letteraria fresca, fresca, è Storia dei mondiali di calcio (SEI) di Sandro Bocchio e Giovanni Tosco: un’analisi dettagliata di ogni edizione disputata dei Mondiali. Consiglio poi Un secolo azzurro (Longanesi) di Alfio Caruso. Qui vengono narrati cent’anni di nazionale italiana tra passioni, affari, scandali e complotti. Un bell’intreccio tra pallone e storia d’Italia. Infine il simpatico Passione mondiali 1930-2014. Storia illustrata dei mondiali di calcio (LSWR) di German Aczel, un libro che racconta la storia dei Mondiali di calcio attraverso centinaia di illustrazioni originali.

Buone letture e buon Mundial!

lunedì 9 giugno 2014

L'Atlante delle isole remote - Judith Schalanslcy

L'Atlante delle isole remote, Judith Schalanslcy. 2013, Bompiani. 143 pagine.

Mi piace viaggiare, ma essendo stata fino a quindici giorni fa una stu(pi)dente universitaria squattrinata, mi sono sempre potuta permettere solo viaggi fantastici tra le pagine dei libri, considerati ovviamente i migliori che abbia mai fatto. Dato il mio amore per la lettura, per i viaggi concreti e meno, complice la laurea e una amica fantastica, mi sono accaparrata questo gioiellino.

A prima vista sembra un libro vecchio, uno di quelli tenuti nelle librerie dei nostri nonni, ingiallito e profumato di sapere, uno di quei libri che vengono sfogliati indolentemente una volta nella vita. Ma una volta aperto c'è un mondo fantastico. Ho viaggiato sull'Isola di Pasqua; sono stata a Pingelap, in Micronesia, dove un decimo degli abitanti è daltonico e io mi ci trovavo come se fossi a casa mia; ho esalato l'ultimo respiro con Napoleone sull'Isola di Sant'Elena.

Grazie alla Schalanslcy ho viaggiato virtualmente in quelle isole relegate negli angoli più remoti delle carte geografiche, lontane e sconosciute, ma ricche di storie, racconti, tradizioni, leggende, assurdità, utopie, tragedie umane e animali.

Una lettura piacevolissima, che scorre rapida tra gli occhi rapiti di chi si immerge pienamente tra le pagine volutamente ingiallite. Una vacanza fatta comodamente sdraiata a letto nelle zone più sperdute nel mondo ma ricche di curiosità e di energia.

Consigliato a: i vecchi dentro e fuori, tutte le persone ancorate al passato, amanti delle enciclopedie e atlanti cartacei, amanti delle ricerche fatte ancora manualmente tra gli scaffali impolverati di una vecchia e piccola biblioteca di paese, ai novelli Robinson Crusoe, agli amanti delle avventure, agli esploratori del mondo, e a chi non può permetterselo.

Citazione: “Le rivoluzioni sono proclamate sulle navi, le utopie sono vissute sulle isole.”

giovedì 5 giugno 2014

Lo schiaffo - Christos Tsiolkas

Lo schiaffo, Christos Tsiolkas. 2013, BEAT, 535 pagine.
Ancora una volta la BEAT mi ha regalato un piccolo gioiello di letteratura contemporanea. Era già successo in passato con "La cena" di H. Koch; oggi è la volta invece di "Lo schiaffo", firmato Christos Tsiolkas.
Questo romanzo è arrivato in mano mia grazie al pensiero splendido di un'amica che adora fare regali azzeccati nei momenti azzeccati.
Sfogliato appena arrivato, lasciato sul comodino, parte incosciente della pila infinita in attesa di essere letto. In due giorni, poi, divorato.
Perchè sì, è il caso di dirlo: Tsiolkas dalla prima riga riesce ad accattivare il lettore e a non mollarlo fino all'ultima pagina.

Siamo in Australia, a Melbourne, l'estate sta per volgere al termine e per festeggiare le ultime giornate di sole Aisha, veterinaria indiana dal fascino imparagonabile, e Hector, suo marito, amante della compagnia e delle belle donne (non necessariamente in questo ordine), decidono di dare una piccola festa in giardino. Un barbeque, appunto.
I protagonisti, che non perdono tempo per ridere o per stappare bottiglie rinfrescanti di birre, sono Connie, l'aiutante di Aisha per cui Hector ha preso una sbandata; Harry, il cugino che ha fatto fortuna, che ha tutto: lavoro perfetto, un figlio adorabile e una moglie, Sandi, serba, che potrebbe dilettarsi a fare la fotomodella per quanto è bella.
Per ultimi arrivano Rosie, una delle migliori amiche della padrona di casa, che porta sempre attaccato al seno il figlioletto Hugo di tre anni, piccolo diavolo, impertinente, viziato, e Gary, marito chiacchierone di Rosie, che immancabilmente rientra ogni sera a casa ubriaco.

Tutto procede per il meglio, gli ospiti si divertono, i bambini scherzano, finchè Hugo ancora una volta non rovina tutto con il suo essere pestifero: durante un gioco, sferra un calcio a Harry che per punirlo, lo colpisce con uno schiaffo.
Il punto focale, l'apice, l'apoteosi, l'apocalisse si riversa tutta in quell'unico gesto, che sarà fonte di ribaltamenti e cambiamenti generali delle storie dei singoli protagonisti. Sarà la chiave di lettura delle loro vite.

Christos Tsiolkas è riuscito magistralmente a far affezionare il lettore ad ogni personaggio: il suo linguaggio schietto (a tratti anche "volgare", ma perfettamente adeguato ad alcune situazioni) sembra narrare la vita di tutti i giorni, quella del proprio vicino di casa, che si nasconde dietro a sorrisi e a saluti esagerati con le mani sollevate, quella di famiglie che all'apparenza sembrano perfette e che si rivelano invece al limite dello psicopatico.
Uno spaccato di vita vera, finalmente, in un romanzo moderno.

Consigliato a: chi vorrebbe trasformarsi in una mosca per sbirciare nella casa di una famiglia per bene. Perchè si sa, tutti nascondono qualche segreto...


Citazione: "E' una cosa terribile, semplicemente terribile morire così giovane. Manolis sbirciò al di sopra degli occhiali e guarda il cielo, lì dove sostenevano che fosse il paradiso. Se Dio esiste, allora è un idiota. Non c'è logica o giustizia nel mondo che hai creato, come fai a considerarti l'Essere Supremo?".