mercoledì 6 febbraio 2013

Focus su "La trilogia di Bartimeus" - a cura di Veronica

Chi ha detto che certi libri sono solo per bambini? Chi ha detto che il mondo dei maghi inizia e si conclude con Harry Potter? Chi ha detto che i demoni sono creature mostruose, repellenti e cattive? 
Ecco, chi afferma tutte queste ovvietà è pregato di seguire queste semplici istruzioni: andare a prendere una boccata d'aria nella prima libreria/biblioteca, afferrare “La trilogia di Bartimeus”, prepararsi un tea con biscotti, sedersi comodo, divorare le avventure del sagace Bartimeus e del suo padrone Nathaniel.

La trilogia scritta da Jonathan Stroud ha per protagonisti il jinn (per carità non chiamatelo demone!) Bartimeus e il mago John Mandrake, i quali evolvono e crescono caratterialmente nel corso dei tre libri. Vediamoli brevemente con ordine.

Il primo volume della saga si intitola “L'amuleto di Samarcanda”; siamo in una Londra governata dai maghi, i quali scelgono ogni anno dei comuni mortali a cui insegnare i segreti della magia, e questo è quanto è successo a Nathaniel, strappato dalla sua famiglia a dodici anni. Ovviamente il ragazzo risulta essere piuttosto sveglio tanto che riesce ad evocare Bartimeus, un jinn potentissimo di cinquemila anni. La relazione fra i due è piuttosto burrascosa, visto il carattere irascibile e sfrontato di entrambi, ma riusciranno ad unire le forze a collaborare per rubare l'Amuleto di Samarcanda al malvagio Simon Lovelace e di conseguenza sventare un attacco al Parlamento.



Ne “L'occhio del Golem” sono passati tre anni e Nathaniel – che da questo momento in poi sceglie il nome da mago John Mandrake – diventa uno dei maghi più coraggiosi e intraprendenti del Ministero e la sua audacia gli fa guadagnare un compito molto rischioso: andare a caccia di un gigante mostruoso che sta terrorizzando Londra e la comunità magica. Quale migliore occasione per richiamare il suo aiutante fidato Bartimeus?
Questo secondo capitolo della trilogia si rivela più maturo, ricco di intrighi e fruibile ad un pubblico più adulto rispetto al precedente.



A conclusione della storia troviamo “La porta di Tolomeo”, libro commovente e tragico che come un anello riunisce tutti i capitoli precedenti in un finale in cui Nathaniel risulta eroico e meno indisponente del solito e Bartimeus nei panni del migliore amico che tutti desidererebbero avere.



Sono rimasta folgorata da questa trilogia perché pur avendo dei maghi come protagonisti, è condita da ingredienti nuovi dal sapore orientale, che hanno reso la saga decisamente molto godibile.
Jonathan Stroud è riuscito con quest'opera a tenere incollato alle pagine un ampio target di lettori che va dal bambino amante delle avventure che si ritrova in Nathaniel, all'adulto – che un po' bambino lo è ancora – appassionato di intrighi e di sotterfugi.
Inoltre trovo che sia una storia dannatamente moderna, soprattutto per quanto riguarda il panorama politico, la cui protagonista è una Londra soggetta e soggiogata dalla dittatura dei maghi, esseri che si credono superiori ma che alla fine non sono poi così diversi dal cittadino qualunque.

Tutto questo per dirvi che no, tutta la sbrodolata che avete letto fino ad adesso non è una vera e propria recensione, me ne rendo conto, ma è semplicemente un consiglio spassionato da parte di un'avida lettrice di qualunque genere letterario che invita bambini e adulti con la sindrome di Peter Pan, a tornare alle prime righe e seguire dettagliatamente le istruzioni per l'uso, prometto che non ve ne pentirete.

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