mercoledì 20 febbraio 2013

Le sorelle fatali - Eleanor Brown

Le sorelle fatali, Eleanor Brown. 2011, Beat, 363 pagine.

Avete presente quella sensazione di quando, appena finito un grande classico, lungo, mentalmente pesante, ma dannatamente piacevole, avete voglia di un libro leggero, che si legga facilmente e in scioltezza, per staccare da letture e momenti impegnativi? Ecco, questo è stato ciò che ho pensato quando ho preso in mano “Le sorelle fatali” della Brown, ma mi sbagliavo.

Non è un grande romanzo, non è un libro impegnato né tanto meno impegnativo, è un libro deprimente e soffocante, ma bisogna ammettere che è scritto bene, che c'è un sacco di Shakespeare tra le righe, che i personaggi sono stati gestiti e caratterizzati non dico in modo magistrale, perché sarebbe un'esagerazione, ma quanto meno in modo interessante tale da ricordarsi ogni piccolo dettaglio caratteriale delle tre sorelle e delle altre persone che ruotano attorno ad esse.

La storia è semplice: tre sorelle – Rosalinda, Bianca e Cordelia – figlie di un professore universitario amante di Shakespeare ed educate a leggere centinaia di libri all'anno a scapito della televisione e di altri passatempi futili, sono state richiamate a casa per aiutare la madre malata di cancro. 

Come spiegare cosa significa per la nostra famiglia leggere, quale valore hanno per noi i libri, le pagine, le biblioteche?

Le tre raccolgono l'appello del padre e tornano nella loro piccola città natale per aiutare i genitori in questo momento di difficoltà, tutto sembra normale ma così non è, perché le sorelle nascondono segreti e vite problematiche e disastrate. 

Rosalinda, la più grande, sente sopra di sé il peso di essere la sorella più saggia, quella che dovrebbe fungere da modello per le minori, e va in crisi perché caratterialmente deve e vuole avere sempre tutto sotto controllo, ma man mano che il tempo passa scoprirà che non è possibile ed è necessario prendere la vita così come viene cogliendo al volo le occasioni migliori che bussano soltanto una volta alla nostra porta.

Bianca è la sorella di mezzo che ha sempre usato la sua bellezza come arma per destreggiarsi nella società e nel lavoro, insicura e debole scoprirà che i soldi e andare a letto con quanti più uomini possibili non sono le cose fondamentali nella vita e soprattutto non aiutano a placare le proprie insicurezze.

Cordelia è la più piccola nonché la cocca di papà ha sempre vissuto la sua vita in giro per il mondo, come una hippie mancata, senza una dimora fissa e con uomini diversi che le tenevano compagnia; un giorno scopre di essere incinta e il suo modo di pensare e di vivere sarà stravolto e rivoluzionato.

Cosa hanno imparato le tre sorelle? Che non si può tenere tutto sotto controllo, che la vita va vissuta in ogni suo istante, che per stare bene con gli altri bisogna stare prima bene con se stessi, che il sesso e i soldi non sono la risposta ai problemi, che la vita regala sorprese inaspettate.
Cosa ho imparato io da questo libro? Che bisogna farsi meno problemi, vivere la vita al meglio, preoccupandosi per se stessi ma anche per gli altri, cercando di farsi meno pippe mentali e possibilmente senza regalare in giro la propria virtù perché: a) si potrebbe rimanere incinte di completi sconosciuti e un bambino a carico di questi tempi non è proprio una cosa simpatica b) è inutile e non risolve i problemi, al massimo li complica.

Consigliato a: chi vuole una lettura piacevole ma non banale.

Citazione:
Una volta un fidanzato le aveva casualmente domandato quanti libri leggesse in un anno. “Qualche centinaio” aveva risposto lei. 
“E dove lo trovi il tempo?” aveva replicato lui sbalordito.
Lei aveva aggrottato la fronte riflettendo sul ventaglio di possibili risposte. Perché non passo ore davanti alla tv a lamentarmi che non c'è mai niente di interessante. Perché non spreco la domenica tra i discorsi prepartita, le partite e le diatribe postpartita. Perché non mi gioco le serate a bere birre che costano quanto una bottiglia di whiskey e a fare il deficiente insieme ai miei colleghi del mondo della finanza. Perché quando sono in fila, o in palestra, o sul treno, o a pranzo, non mi lamento dell'attesa, non fisso nel vuoto, non cerco di specchiarmi in qualsiasi superficie vagamente riflettente mi trovi intorno. Perché … leggo!

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