lunedì 29 luglio 2013

La casa degli spiriti - Isabel Allende

La casa degli spiriti, Isabel Allende. 1993, Feltrinelli. 364 pagine.

Signori della corte, ahimè lo ammetto e me ne scuso. Oggi affermo non senza vergogna che, dopo secoli lasciato a marcire e a impolverarsi tra gli scaffali della mia fagocitante libreria, il libro “La casa degli spiriti” della scrittrice Isabel Allende è stato preso in mano, spolverato, letto, o meglio divorato, dalla sottoscritta che ne è tra l'altro rimasta decisamente affascinata, dopo aver denigrato la suddetta scrittrice per anni divorata da falsi pregiudizi in merito.
A questo punto sono pronta a ricevere la sentenza.

La corte ha deliberato l'accusa di rea confessa nonché colpevole del reato di attesa esageratamente lunga prima della lettura dell'anzidetto libro con attenuante di preconcetti falsi e tendenziosi. La pena sarà scrivere una recensione obiettiva per dar modo a neofiti lettori di conoscere questo capolavoro della letteratura sudamericana. Così deciso la corte si ritira.

Ecco spiegato perché sono qui ora a tessere le lodi di questo fantastico romanzo.

Ammetto di aver sempre guardato con un certo snobismo la letteratura sudamericana, ma dopo aver letto la Allende la mia opinione in merito è cambiata radicalmente. 
“La casa degli spiriti” è una saga familiare descritta magistralmente, a sfondo storico e geografico definito, ma la cosa che mi ha piacevolmente colpito è stato il grande peso dato ai personaggi femminili.
Gli spiriti non ci sarebbero se non ci fosse stata Clara – una donna forte e dal carattere gustoso e semplice che l'ha resa il mio personaggio preferito; così come la storia non sarebbe stata altrettanto interessante senza personaggi come Rosa la bella, Blanca, Alba.
Per quanto riguarda i personaggi maschili è bene citare lo zio Marcos, un precursore matto e incompreso – e proprio per questo simpatico e accattivante – e Esteban Trueba, l'uomo da cui tutta la vicenda si muoverà.

É impossibile poi non confrontare il capolavoro della Allende con “Cent'anni di solitudine” di Márquez, poiché entrambi sono saghe familiari magistralmente raccontate dai due autori. Vero è che in Márquez è più difficile seguire il corso della storia per via di nomi sempre uguali e ripetuti di generazione in generazione e una quantità spropositata di personaggi, mentre in “La casa degli spiriti” seguire le vicende è più semplice perché si svolgono in un arco temporale non troppo lungo, i personaggi sono pochi e facilmente riconoscibile per nome e caratterizzazione. 
Resta comunque il fatto che a livello di letteratura sudamericana i due romanzi sono assolutamente consigliati perché due perle a livello di questo particolare tipo di scrittura e di temi.

Consigliato a: tutti coloro desiderosi di leggere un romanzo accattivante, a metà tra la realtà e la fantasia, con una forte carica esoterica e in cui le donne escono trionfatrici.

Citazione: “Così come quando si viene al mondo, morendo abbiamo paura dell’ignoto. Ma la paura è qualcosa d’interiore che non ha nulla a che vedere con la realtà. Morire è come nascere: solo un cambiamento.”

giovedì 25 luglio 2013

Shadowhunters. Città di ossa - Cassandra Clare


Shadowhunters – Città di ossa, Cassandra Clare, 2007. Mondadori, collana Chrysalide. 525 pagine



Ultimamente sono in fissa coi libri dai quali sono stati tratti o lo saranno i film. E’ stato il caso di Divergent, romanzo che precede l’omonima pellicola in uscita nel 2014. Questa volta ho letto Shadowhunters – Città di ossa di Cassandra Clare e il film uscirà nel prossimo agosto, quindi è imminente. Si tratta di una saga fantasy, denominata The Mortal Instruments (che poi è il titolo originale del libro), ma il primo romanzo è fruibile tranquillamente avendo comunque un finale.



Shadowhunters - Città di ossa narra la storia di Clary, sedicenne americana che vive una vita apparentemente comune a New York con la madre e che non ha più un padre. La vita della ragazza cambia e viene sconvolta quando in un locale, accompagnata dall’amico Simon, vede dei tizi ricoperti di rune tatuate che nessun altro riesce a vedere. Questi uccidono un altro ragazzo. Si scopre presto che i tre sono dei Cacciatori di demoni, shadowhunters appunto, e Jace Wayland in particolare è incuriosito dalla giovane mondana (così sono chiamati gli umani) che riesce a vedere come loro persone e edifici nascosti alla mente degli uomini. Gli eventi precipitano quando la madre di Clary scompare e la ragazza insieme all'amico Simon, a Jace e agli altri Cacciatori, Alec e Isabelle, iniziano a indagare.



Non racconto oltre per non fare spoiler, ma il romanzo è una catena di eventi che si susseguono senza pausa, catapultando il lettore nel nuovo mondo creato dalla Clare. L’autrice americana nativa di Teheran riempie il romanzo di essere soprannaturali: angeli, demoni, vampiri, licantopri, fate, troll. Ci sono tutti, insomma. Ma la trama è ben costruita e la storia, scritta al passato in terza persona, è scorrevole, con molti dialoghi al suo interno. Il cattivo di turno, il Cacciatore esiliato Valentine, è crudele e affascinante, e i colpi di scena sono potenti, anche se alcuni prevedibili per lettori e cinefili (vedi Star Wars) un po’ sgamati. Non sarà un capolavoro della letteratura mondiale, ma è un bel libro di intrattenimento e di avventura.



Il ciclo The Mortal Instruments , oltre a Città di ossa, comprende i romanzi Città di cenere (2008), Città di vetro (2009), Città degli angeli caduti (2011), Città delle anime perdute (2012) e l’imminente City of Heavenly Fire (2014). Ci sono poi i prequel Shadowhunters – Le origini con L'angelo (2010), Il principe (2011)  e Clockwork Princess (2013). Come si può notare è una saga piuttosto lunga. Ma merita di essere letta e il periodo estivo lo trovo perfetto per farlo. Nulla di impegnativo, ma una trama e colpi di scena che intrattengono il lettore fino all’ultima pagina.



Consigliato a: gli amanti delle saghe fantasy. Qui le razze soprannaturali ci sono tutte. Quindi è un romanzo adatto ad adolescenti ma anche a quegli adulti che cercano una lettura non impegnativa e divertente.



Citazione: “Sentiva come se la sua vita fosse stata costruita su una lastra di ghiaccio sottile come un foglio di carta e ora quel ghiaccio stava iniziando a creparsi, minacciando di gettarla nel buio gelido sotto di lei. Nell’acqua scura, pensò, dove tutti i segreti di sua madre galleggiavano nella corrente, i relitti mai dimenticati di una vita naufragata.”

lunedì 22 luglio 2013

Il Re dei Ladri - Cornelia Funke

Il Re dei Ladri, Cornelia Funke. 2004, Mondadori. 370 pagine.

Ho da poco finito la sessione di esami estiva in modo più che dignitoso e quando porto a termine ogni mio piccolo traguardo sono solita regalarmi un libro, così ecco spiegato come ha fatto “Il Re dei Ladri” a ritrovarsi magicamente tra gli scaffali della mia ormai straripante libreria.

Molto spesso si giudicano i libri anche dalla copertina, ecco, in questo caso se avessi dovuto farmi influenzare dalla copertina questo libro sarebbe rimasto in libreria a prendere polvere, perché dai, obiettivamente le scelte estetiche per il layout di questo volume sono alquanto opinabili. Però il titolo era accattivante, così come l'autrice, che è riuscita a farmi innamorare del suo stile con la trilogia di Mondo d'Inchiostro, così l'ho preso e l'ho divorato in neanche due giorni!

Il libro è un fantasy godibile sia dai più piccoli che da bambini molto più cresciuti come me.
L'avventura si svolge a Venezia e i protagonisti sono dei ragazzini costretti ad essere ladruncoli per vivere che sottostanno al loro capo, il misterioso Re dei Ladri. Tra le vicende di questi bambini si interseca anche la storia di due fratelli orfani che per tutto il libro cercano di non farsi acciuffare dalla temibile zia Esther, loro tutrice legale.

Ma chi è davvero il Re dei Ladri? Ce la faranno i fratelli Prosper e Bo a scappare dalle grinfie della loro crudele zia? Quali segreti si nascondono tra le calli della Serenissima? Per rispondere a queste domande non c'è nient'altro da fare che immergersi nelle pagine di questo libro, che traboccano di amicizia, misteri, famiglia e avventure mozzafiato.

Consigliato a: bambini e ragazzi che desiderano immergersi in un'avventura fatta di amicizia e famiglia; consigliato anche a chi è più grande perché ogni adulto sogna di tornare bambino in fondo al cuore.

Citazione: “I bambini e gli adulti sono come i bruchi e le farfalle. Nessuna farfalla si ricorda di quando era un bruco”.

sabato 20 luglio 2013

Il Corsaro Nero - Emilio Salgari

Il Corsaro Nero, Emilio Salgari. 2012, Newton Compton editori (collana: grandi tascabili economici newton narrativa). 309 pagine.

Ho trovato questo libro un po' per caso, durante l'ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino, mentre spulciavo nello stand della Newton Compton editori e, visto che ultimamente i pirati stanno entrando per forza di cose nella mia vita universitaria, un jolly roger in copertina non poteva che attirarmi tanto da accaparrarmi più in fretta che potevo questo romanzo!

“Il Corsaro Nero” fa parte di un ciclo, “I corsari delle Antille”, composto da cinque romanzi distinti riguardanti la pirateria caraibica; questo, in particolare, narra le vicende di Emilio di Roccabruna, signore di Ventimiglia (noto a tutti come, appunto, il Corsaro Nero).
Egli si distingue da tutti gli altri filibustieri per i modi gentili, d'altri tempi, rigorosi, docili, cosa che infatti non collima solitamente con l'idea del pirata grezzo, volgare e razziatore della storia della letteratura.
Ha solo uno scopo, nella sua vita: dopo aver giurato vendetta sul mare, dio testimone e persino l'inferno, decide di perseguire fino alla morte il duca fiammingo Wan Guld, reo di aver assassinato e impiccato i fratelli dello stesso pirata, il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso.

Per raggiungere il suo obiettivo, il vascello, Folgore, e i suoi marinai, saranno sempre accanto a lui; le avventure che vivranno saranno molteplici, nel mare in tempesta, tra abbordaggi perfettamente riusciti e immersioni nella fitta vegetazione delle foreste caraibiche; risparmiando la vita agli spagnoli nemici (perchè sì, il signore di Ventimiglia ha l'animo gentile e ammira il coraggio, anche se proviene dal suo avversario) e innamorandosi perdutamente di una donna, una duchessa, di cui conosce poco e nulla della sua vita, fino a quando una tragica profezia non si avvera, e forse segnerà il termine (oppure no?) di quell'amore tanto profondo e mai provato dallo stesso Corsaro, che piangerà, alla fine, tristi lacrime.

Lo stile di Salgari è rapido, incalzante, come deve essere quello di ogni romanzo d'avventura che si rispetti; ogni capitolo si conclude aprendo le porte al successivo, costringendo il lettore quasi a non fermare la lettura per la curiosità di scoprire che cosa viene dopo. E' da divorare!

Consigliato a: chi ama i romanzi di avventura, i pirati, i mari in burrasca, la sete di vendetta e perchè no? Anche a chi ha il cuore di pietra (perchè tanto, non esiste nessuno così glaciale; nemmeno il Corsaro Nero).

Citazione: “Continuò così alcuni minuti, poi fermandosi improvvisamente dinanzi a Morgan, gli chiese a brucia-pelo:
- Credete voi che certe donne siano fatali?...
- Che cosa volete dire?... - chiese il luogotenente con stupore.
- Sareste voi capace d'amare una donna senza paura?
- E perchè no?
- Non credete che sia più pericolosa una bella fanciulla che un sanguinoso abbordaggio?
- Talvolta sì, ma sapete, comandante, che cosa dicono i filibustieri ed i bucanieri della tortue, prima di scegliersi una compagna tra le donne, che i governi di Francia e d'Inghilterra mandano qui per procurare loro un marito?
- Non mi sono mai occupato di matrimoni dei nostri filibustieri, né di quelli dei bucanieri.
- Dicono loro queste precise parole: “Di ciò che hai fatto fin qui, o donna, non ti domando conto e te ne assolvo, ma dovrai rendermi ragione di quello che farai d'ora innanzi”, e battono sulla canna del loro fucile, aggiungendo: “Ecco chi mi vendicherà e se fallirai tu, non potrà fallire questo”.

mercoledì 17 luglio 2013

Memorie dal sottosuolo - Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Memorie dal sottosuolo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij. 2013, Garzanti. 130 pagine.

Avere un fidanzato patito di classici e di letture culturalmente impegnate dà i suoi frutti e travia la qui presente fidanzata che si è lasciata coinvolgere nella lettura di questo libercolo e che n'è rimasta piacevolmente stupita. 

È un libro breve, che è stato letto tutto d'un fiato tra una domenica all'aperto e un viaggio in treno. Credo che sia un buon punto di partenza per ingranare con la lettura degli altri romanzi di  Dostoevskij che necessitano di una concentrazione maggiore.

Il romanzo, nonostante la sua brevità, è ricco di interessanti spunti di approfondimento. Lo si può dividere in due parti ben distinte. 

Nella prima parte si ha una sorta di monologo dove il protagonista critica l'uomo in quanto desideroso di sofferenza, e a questa sofferenza non c'è rimedio. L'individuo che desidera la sofferenza diventa indolente, inattivo e si ritira dalla vita sociale per rifugiarsi nel sottosuolo.
La seconda parte invece è intitolata “A proposito della neve bagnata” ed è sostanzialmente il racconto fatto dal protagonista di alcuni fatti della sua vita che lo riconducono a quell'individuo abietto, indolente e desideroso di sofferenza, da lui stesso tanto criticato nella prima parte del romanzo.

Ammetto che la prima parte del libro mi ha incuriosita molto di più, poiché più interessante culturalmente e filosoficamente, mentre la seconda parte mi ha ricordato moltissimo la lettura de “Le notti bianche”, altro breve romanzo dello scrittore russo.

Volete sapere quale è stato l'insegnamento che ho tratto da tutto ciò? Che devo sempre dare ascolto al mio fidanzato e seguire i suoi consigli di lettura.

Consigliato a: tutti i lettori che non si sentono ancora pronti ad intraprendere la lettura dei grandi – fisicamente e non – romanzi dello scrittore russo e vogliono qualcosa di più accessibile, breve ma non meno interessante.

Citazione: “Se avessi avuto una famiglia fin dall'infanzia, non sarei quello che sono adesso. Ci penso spesso. Perché per quanto si stia male in famiglia, sono pur sempre il padre e la madre, e non dei nemici, non degli estranei. Almeno una volta all'anno ti dimostreranno affetto. Saprai pur sempre che sei in casa tua.”

sabato 13 luglio 2013

Le braci - Sándor Márai

Le braci, Sándor Márai. 2008, Adelphi, 181 pagine.

Come ci si sente a incontrare il proprio migliore amico dopo quarantuno anni d'assenza? Dopo quarantuno anni di silenzio? Come ci si sente a rivedere dopo così tanto tempo una persona che si credeva amica e che si è rivelata pusillanime nell'animo?

Chiedetelo a Henrik, generale che un giorno, dopo quarantun anni, prepara meticolosamente la propria dimora ai piedi dei Carpazi, per ospitare a cena il suo vecchio amico Konrad.
Konrad dopo una giovinezza passata con Henrik decide misteriosamente un giorno di sparire senza dare notizie ad alcuna persona, men che meno al suo migliore amico.

Questa rimpatriata ha quasi il sapore dell'ultima cena in cui Konrad è messo al muro dai continui interrogatori del suo vecchio amico. Henrik ha bisogno di vomitare addosso al suo vecchio compagno di vita tutta la tristezza, la vergogna e la rabbia accumulata in quegli anni dopo che è stato abbandonato da Konrad prima e in seguito da sua moglie Krisztina deceduta.

Henrik sputa fuori tutto il risentimento nei confronti dell'amico in un monologo magistralmente gestito dall'autore, in un ritmo incalzante, in un susseguirsi di misteri che poco alla volta verranno svelati e che lasceranno il lettore a bocca aperta e con il fiato sospeso fino all'ultima pagina. 

Sì, il lettore non riuscirà a tirare un sospiro di sollievo perché non riuscirà mai a capire come realmente sono andate le cose, non riuscirà mai a capire la decisione di sparire di Konrad, non riuscirà mai a capire l'odio e il rancore di Henrik, non riuscirà mai a capire il ruolo svolto da Krisztina.

Così come Henrik non riuscirà ad avere le risposte dall'amico alle sue tanto agognate domande: Krisztina era al corrente del fatto che mi volevi uccidere? E ancora si può e soprattutto si deve restare fedeli alla passione che ci possiede, anche se questo significa distruggere la propria felicità e quella degli altri?

Un romanzo di amicizia, di amore, di tradimento, di domande filosofiche, di rancore, di mistero, in cui lettore e personaggi non riescono a dare e ricevere risposte soddisfacenti.
Ma che meravigliosa lettura.

Consigliato a: chi è curioso di leggere un libro in apparenza semplice e rilassante, ma che in fondo si rivela così tragico e enigmatico da incuriosire moltissimo la mente del lettore.

Citazione: “L'amico, così come l'innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti. Non esige contropartite per i suoi servizi, non considera la persona eletta come una creatura fantastica, conosce i suoi difetti e l'accetta così com'è, con tutto ciò che ne consegue. Questo sarebbe l'ideale. E in effetti: vale forse la pena di vivere, di essere uomini, senza un ideale come questo?”

mercoledì 10 luglio 2013

Il diavolo, certamente - Andrea Camilleri

Il diavolo, certamente, Andrea Camilleri. 2012, Mondadori (collana Libellule). 169 pagine.

L'appassionato del Commissario Montalbano, e indirettamente di Andrea Camilleri, in famiglia, è mio papà; io ho letto pochissimo dello scrittore, e perlopiù tutto fuorchè i classici gialli. Ho trovato nella biblioteca di casa questo libercolo, ricordo di un regalo dell'epifania fatto proprio al mio babbo. L'ho sfogliato distrattamente e sono arrivata alla fine, al racconto 33esimo, e l'ho letto. Mi sono domandata come Camilleri abbia fatto a concentrare in così poco spazio, tutta quella suspence.
Ho deciso di leggere tutti i racconti, allora. Dall'inizio.

C'è una sorta di mantra che usa citare l'autore per parlare di questo libro e si riferisce proprio al diavolo; dice che “è meglio avere a che fare con mezzo diavolo, che con uno tutto intero”; per questo, appunto, pubblica una raccolta di 33 racconti ognuno dei quali costituito da un numero di battute tali da formare 3 pagine dattiloscritte (333; 666 come narra la leggenda è il numero diabolico). Se non è mezzo demoniaco questo!

L'idea è quella di presentare uno spaccato di natura umana della più varia: si passa da probabili premi nobel per la filosofia che litigano tra loro, per attraversare racconti di segretarie forse un po' troppo zelanti con il proprio capo, per finire in un racconto di un omicidio impossibile da credere (forse perchè mai avvenuto?). Credo che i personaggi chiave, quelli che si ripetono nei vari racconti, con le dovute differenze e sfaccettature come è giusto che sia, siano le donne; le donne più diverse che possano esistere ma con una caratteristica comune: le donne che amano troppo. Che sia il marito o l'amante di turno, questo è aspetto secondario.

Camilleri riesce a delineare personaggi strani, vicende improbabili quasi al limite dell'impossibile, perchè quando il diavolo ci mette lo zampino, non si sa mai che cosa può succedere; basta un tacco spezzato in mezzo alla strada per far incontrare l'uomo della propria vita, o forse un neo posticcio può cambiare le sorti della visione letteraria di un grande autore, o magari la dolcezza e i compromessi di una moglie innamorata possono aiutare il proprio marito a farlo tornare alla ribalta. Insomma, Lucifero si nasconde e si mostra ai personaggi dei racconti nelle forme più varie, nella situazioni più strambe, per mescolare le carte della loro partita che è la vita.
E alla fine porta il lettore a pensare che forse, nonostante tutto, ogni vita è degna di essere vissuta fino in fondo, senza risparmio.

Consigliato a: chi vuole passare un paio d'ore con un ironico Camilleri un po' diverso dal solito. E per chi, ovviamente, non teme il diavolo.


Citazione: Un caso. Qualcosa d'incredibile, d'irreale. Una probabilità su miliardi e miliardi. Ma era accaduto. E se era accaduto, doveva ben significare qualcosa. “Sono spaventata” disse Anna ansante, come sull'orlo di un abisso. “Anch'io”.

giovedì 4 luglio 2013

Appuntamento in un non luogo - Alfredo Carosella

Appuntamento in un non luogo, Alfredo Carosella. 2013, La bottega delle parole. 149 pagine.

La casa editrice “La bottega delle parole” ci ha gentilmente inviato l'ultimo romanzo di Alfredo Carosella, “Appuntamento in un non luogo”. Io mi sono offerta subito di leggerlo appena sbirciata la trama, nonostante avessi mille altri libri impilati sulla scrivania, non mi sono tirata indietro (è vero, l'attesa è stata molta, però come per ogni libro che si rispetti, attendere che esso ci chiami è il minimo).
E' stata una sorpresa, lo ammetto.
Sono una persona che, come si suol dire, non manda a dire agli altri ciò che pensa. Quindi, appena arrivato questo libricino, la prima cosa di getto che è passata nella mia testa è stata: “Mamma mia, ma com'è breve!”; mi aspettavo un bel librone che mi accompagnasse per parecchi giorni e invece... l'ho divorato in una giornata! Trascinante al punto giusto da farmi quasi perdere la mia fermata in metropolitana. E quando un libro mi fa questo effetto, allora è un signor libro.

La trama è facilmente raggiungibile dal sito internet della casa editrice che presenta il manoscritto: il protagonista è un architetto napoletano, Maurizio Miceli, e all'apertura del romanzo lo troviamo in un gigantesco e spaesato parcheggio di un centro commerciale, in attesa di un misterioso cliente per un appuntamento di lavoro.
I minuti scorrono veloci, e si trasformano in ore. Dopo una breve telefonata che lo informa del ritardo del suo cliente, la sua mente con un click quasi impercettibile si accende.
Deve mettersi l'anima in pace no? Quindi, tanto vale ripensare a tutto il tempo trascorso fino a quel momento, con del sano rock di sottofondo (di cui, personalmente, ho apprezzato le scelte dell'autore, in particolare per Red Hot Chili Peppers e The Cure).
E' il tempo, per l'architetto, di fare un bilancio della sua vita.

Quasi come in un romanzo di Nick Hornby, si apre la scena sull'adolescenza e gli anni universitari di Maurizio, le aule gremite di ragazzi alle prime lezioni del suo professore (e futuro datore di lavoro) Onirici, le uscite con gli amici di sempre nella cooperativa gestita da Magma, ragazza tanto bella quanto inavvicinabile, e l'amore.
L'amore che nasce sui banchi universitari, l'amore per la ragazza perfetta che non sbaglia un esame, quella ragazza un po' ricca e un po' altezzosa. Che si finisce, alla fine, per passarci la vita assieme.
E ancora, il fuggi-fuggi della sua vita: Maurizio inizia a correre, sempre più veloce, tra i primi lavori e stage in America, al matrimonio, alle delusioni per l'assenza e la partenza dei suoi amici più cari, alla comprensione che forse, nonostante tutto, qualcosa alla fine manca, nella sua vita.
Ed è su questa strada, che l'autore ci fa viaggiare, insieme al protagonista. Un viaggio tra allegre compagnie, tra sbronze del sabato sera e tra delusioni inimmaginabili. Per arrivare al punto nodale, al bivio: lasciare che tutto proceda in quella direzione oppure cambiare, finché si è ancora in tempo?

Ed è la domanda che in modo trasversale l'autore pone a tutti i lettori. In uno stile sapientemente ricercato, ma anche secco, distaccato, rapido, seguiamo le vicende del protagonista e non possiamo fare a meno di immedesimarci in lui e chiederci se davvero non sia ora anche per noi di fare un resoconto, della nostra vita.

Consigliato a: tutti coloro che hanno raggiunto una “maturità” e un “completamento” nella propria vita. Forse questo romanzo è capace di aprire dubbi a tutti coloro che si sentono già “realizzati”. Forse è capace anche di sconvolgere la vita.

Citazione: “Ci vogliono “le palle” o una buona dose di follia per lasciare la mandria e affrontare in assoluta solitudine la vita, e io sono privo di entrambe le doti necessarie per farlo.”