giovedì 27 ottobre 2016

Ottobre e il suo "autunno letterario" | Rassegna Letteraria di Vigevano | 13-22.10.2016

Ottobre è stato il mese della letteratura.
Ottobre è stato il mese degli incontri, delle strette di mano, delle risate, degli abbracci, della condivisione di passioni.
Nella mia lista troneggia la vincitrice del Premio Campiello e del premio letterario Città di Vigevano, Simona Vinci con “La prima verità”, con il finalista Andrea Tarabbia e la storia romanzata del “mostro” Andrej Čicatilo ne “Il giardino delle mosche”
La bellezza e la diversità di questi due autori è indescrivibile.
L’una eterea, diafana, quasi angelicata, in una dimensione di personaggi veri, particolari, conosciuti la prima volta da me nell’angosciante e terribile storia narrata ne “Dei bambini non si sa niente”.
Il secondo, professore universitario, dopo un primo incontro avvenuto un anno fa in occasione di Bookcity 2015, casualmente, sorprendentemente e ironicamente in compagnia di Luca Crovi, lo ritrovo nella “mia” libreria vigevanese “Le notti bianche”, con Herman Melville di sfondo, comparsa teatrale delle nostre chiacchierate.

Ottobre è stato il mese degli scrittori italiani, “eroi letterari” per me.
Con una capacità quasi unica e rara, fanaticamente ho abbracciato e monopolizzato il “papà” dei vecchietti del BarLume, Marco Malvaldi, e da lui ho scoperto che il detto “tutto il mondo è paese” ha un suo fondamento di verità. Ho scoperto che il barista scontroso che non serve ai suoi avventori il cappuccino alle due del pomeriggio, esiste davvero. Ho scoperto che essere padri è davvero meraviglioso, soprattutto quando i giochi con il proprio figlio si rivelano i titoli perfetti per i propri romanzi. Ho scoperto che l’Artusi è stato il più grande scrittore italiano di fine Ottocento.

Ottobre è stato il mese del Lupo.
Stefano Benni mi ha infuso la voglia di riscoprire Alice e il suo paese delle meraviglie e mi ha convinto a non scoraggiarmi di fronte all’italiano poetico (e difficile!) di Collodi e del suo burattino bambino. La “bottiglia magica” di Benni è riuscita ad approdare fino a me, ad aprirsi, e a srotolare il suo messaggio di benvenuto.

Ottobre è stato il mese delle rivalutazioni letterarie.
Complice una nonnina un po’ acciaccata ma determinata, ho imparato che i limoni davvero hanno un profumo sublime, e che Clara Sanchez è capace di infonderlo attraverso le pagine dei libri che scrive.

Ottobre e la sua cultura è riuscito a scalare la classifica personale dei mesi migliori dell’anno.

martedì 4 ottobre 2016

Breve lettera ad Ivano Porpora | 30.09.2016 | Le Notti Bianche, Vigevano

Caro Ivano,

io non sono molto avvezza alla poesia; possiamo tranquillamente affermare anzi che proprio ho delle serie difficoltà a definire un verso tale, ad appassionarmi o a fare mia qualsiasi parola disposta in uno strano elenco da persone perlopiù morte suicide o dalla vita stravagante. 
Quando ho scoperto però che alle Notti Bianche venerdì 30 settembre ci saresti stato tu, non ho pensato due volte a saltare l’appuntamento, io insieme alla mia combriccola: ci piace tanto ascoltarti. Anche se avresti parlato di poesia, pensavo, non avrebbe fatto la differenza. Forse anzi, avrei iniziato a capirci qualcosa di più.
Sei stato piacevolmente devastante.

Hai parlato di Bellezza. Quella con la “B” maiuscola. Quella che si nasconde nel corpo di una donna anziana che pratica il massaggio tantra; quella che si specchia in una vetrina nel Corso più famoso di Viadana e impara a camminare, a far funzionare gli ingranaggi perfetti e la coordinazione braccia-gambe; quella che descrivi a pagina ventitré del tuo “Parole d'amore che moriranno quando morirai” e alla quale pensavi, mentre declamavi quei versi, e che sicuramente non era quella seduta in prima fila quella sera, ma tant'è. 
Ho capito che la bellezza della poesia sta proprio nel lasciarsi guidare dall'istinto di afferrarne una raccolta, aprirla senza aspettative e ritrovarsi in mezzo a linee e punti e a capo.
Ho capito che la bellezza, in generale, è sentir parlare della stessa, a piedi nudi su un tappeto.
Ho capito che l'amore, in generale, è come un dente di leone maturo, che soffiato, sprigiona vita.

E allora mi scopro anche io, Ivano, verbo d’amore. Di quell'amore pieno che si incontra finalmente in mezzo alla nebbia, perché è proprio l’atmosfera adatta questa, come dici tu, perché è lì in mezzo che puoi e devi aggrapparti a qualsiasi cosa. 
E io l’ho fatto. E ho incominciato a vivere.

Con calma, assaporo i tuoi versi e inizio ad apprezzare la poesia.

lunedì 19 settembre 2016

INTIMOGRAFIE e altre scritture | mostra personale di GIUSE IANNELLO | 18.09.2016 - Vigevano

Donne veramente forti e coraggiose, la vita le centellina; sulla terra devi andarle a scovare, ma devi essere abile, perchè loro non si fanno notare, ti passano accanto, quasi invisibili, non ti accorgi di loro, se non per una predisposizione nei loro riguardi, oppure perchè sei arrivato nel momento più opportuno per farne la conoscenza.

Giuse Iannello è quel tipo di donna.
E ieri ho avuto, di nuovo, il piacere di incontrarla presso AR.CO., in Via Saporiti n. 6 a Vigevano, in occasione della sua mostra personale che temporaneamente si può ammirare fino al 25 settembre.
Mangiapagine si è sempre contraddistinto nel mostrare parole e copertine. Ma esse stesse non sono forse un'ulteriore forma d'arte? E se quelle parole questa volta si trasformassero in pennellate di colore, radiografie od orologi incorporati in tele? E' quello che ha strabiliato i miei occhi, nel momento stesso in cui ho messo piede in AR.CO..
“INTIMOGRAFIE e altre scritture” non potrebbe descrivere diversamente la vena artistica di Giuse, artista completa quale è.
Tutto parte da porzioni di sé, da quello che nel tempo, nella sua vita, ha raccolto, mai buttato o dimenticato, ma semplicemente trattenuto con sè per scoprire che no, da quella pagina di diario o da quelle fotografie dei propri genitori, lei non è poi cambiata. 
Scherzando mi dice che alle elementari era una bambina matura, oggi molto meno. E io non lo credo, invece.
Credo che abbia decisamente coraggio nel mostrare l'intimità che c'è in lei.

Le sue intimografie parlano di pelle, quella sottile membrana di cui spesso dimentichiamo l'esistenza, e subito ho pensato alla pelle di Enea e di Ana, sfruttata fino all'osso in maniera differente.
Le sue intimografie parlano di ossa, di quadri avvicinati con stupore a Dorian Gray ma che, grazie al cielo!, non si trasformano; perchè forse, ciò che cambia è il corpo, quello vero.
In quelle quattro mura c'è tutto: c'è bellezza, diversa a seconda degli occhi che la osservano; c'è il tempo, che scorre inesorabile, unità di misura costante per tutti, ma anche qui, che gran differenza fa nelle vite di ciascuno!
E c'è la famiglia, di Giuse, rappresentata stoicamente con una bambola fanciullesca, chiusa in gabbia. Ma felice: quelle prigioni che forse un po' tutti ci scegliamo e in cui comunque, nonostante tutto, ci stiamo bene.

L'intimografia di Giuse – e quindi, la sua bellezza - è la capacità di far incontrare persone davanti ai suoi quadri.
Persone che hanno una loro idea di arte, non addette ai lavori.
Giuse suscita in loro emozioni, dialogo e soprattutto, sorrisi.
Che penso sia la forma artistica più bella che esista.


“Le lettere dell'alfabeto sono elementi imprescindibili del mio modo di essere. A volte si concretizzano in romanzi, racconti, riflessioni sul blog; altre in quelle che io chiamo quasipoesie, e altre ancora entrando a far parte delle immagini che creo. La pittura e la scrittura si influenzano a vicenda: spesso l'una anticipa l'altra, e viceversa.”