mercoledì 19 aprile 2017

L'uomo di casa – Romano De Marco

Conversazione tra amiche lettrici.

Atto I
Scena I

- Allora com'è?
- Non ci sono parole.
- Non l'accetto come risposta. Ora ti metti qui e mi racconti come hai trovato questo libro.
- Ok ok non ti scaldare. 
- Mio padre continua a dirmi che è fantastico, favoloso, ti lascia col fiato sospeso fino all'ultima pagina e blablabla, ma sai com'è, io di mio padre mi fido poco..
- Ah ah ah, ti capisco, i padri hanno spesso gusti diversi.
- Già. Allora quanto ci hai messo?
- A fare cosa?
- A leggerlo!
- Due giorni, poco meno.
- Allora merita davvero!
- È quello che sto cercando di dirti se mi lasciassi parlare..
- Scusa..
- Allora, dicevo. "L'uomo di casa" è essenzialmente un thriller..
- Uh amo i thriller!
- Si, anche io. Siamo in America e, su, dai, uno scenario che non può non piacere! E poi quella cosa che se arriva un vicino nuovo si fa una festa e gli si portano torte di benvenuto..
- Cioè come da noi proprio.
- Seh seh..
- Ma la storia?
- In realtà sono due.
- Come due?
- Sì, o meglio, la principale si intreccia con un vecchio caso. Tutto ha inizio verso la fine degli anni Settanta, in cui una donna, la Lilith di Richmond..
- Lilith?
- Sì, c'è tutta una sorta di mitologia dietro a questa figura..cercatela su Wikipedia e fammi continuare.
- (…)
- Allora, la Lilith di Richmond non è mai stata trovata né incriminata per aver ucciso diversi bambini. È stato ritrovato solo un bimbo, vivo, legato a un termosifone e mandato poi in adozione. Il caso viene archiviato fino a quando un uomo, Alan, viene trovato morto in circostanze sospette.
- Come come come?
- Con le braghe calate, ecco. All'inizio sembra un appuntamento con una prostituta finito male, ma in realtà, grazie alla moglie Sandra, si scopre che Alan stava indagando proprio sul vecchio caso della Lilith.
- Oddio, sembra pazzesco!
- E lo è, davvero. Soprattutto per il tombolino finale.
- Tombolino?
- Leggi il libro e capirai..
- Sei criptica, lo sai?
- È che non voglio rovinarti la sorpresa! De Marco è stato bravissimo a tessere i fili di questo thriller pazzesco. E alla fine ha chiuso e unito in maniera magistrale tutti i pezzi del puzzle. Dai retta a tuo padre, questo libro ti lascerà incollata fino alle ultime pagine!
- Ok mi fido! Corro a leggerlo!
- Brava la mia amica.

Le amiche se ne vanno.
Cala sipario.

venerdì 14 aprile 2017

"L'uomo di casa" | 13.04.2017 incontro con Romano De Marco e Raul Montanari

Fino a giovedì sera io non conoscevo Romano De Marco. O meglio, lo conoscevo per vie traverse, erano giorni che sbirciavo il comodino di mio padre sul quale troneggiava “L'uomo di casa” (e mi sembra anche ovvio) e mi chiedevo come potesse essere quel libro.
Finché un giorno mio padre mi dice tutto elettrizzato che ha appena finito di leggere un thriller fantastico, proprio il libro di De Marco e, ancora più elettrizzato, mi invita ad accompagnarlo all'evento presso la libreria “La scatola lilla” di Cristina di Canio.
All'inizio ho provato sentimenti contrastanti: curiosità per un nuovo autore e, nello stesso tempo un po' di insicurezza su come sarebbe stato assistere alla presentazione di un libro e di uno scrittore che non conoscevo. E se non mi avesse interessato? E se mi avesse annoiato?

Però ci siamo andati. Con i nostri fedeli zainetti, il libro e una scorta di acqua per far fronte allo stranissimo caldo anticipato milanese.

E da lì in poi è stato solo un crescendo di sorprese.
La prima è stato scoprire che l'autore sarebbe stato introdotto da Raul Montanari
Io ho un rapporto particolare con Raul Montanari. È stato il primo scrittore “da grandi” che io abbia mai letto e, quindici anni fa, era stato ospite nel mio liceo per presentare il suo libro “Il buio divora la strada”. Ricordo quell'esperienza con molta gioia. 
E il bello è che se la ricorda anche lui molto bene, particolari strani annessi. 

È anche solo per la condivisione di un momento del genere che io leggo.

Raul ha introdotto Romano in modo semplicemente perfetto. Ha presentato la trama del suo libro senza dare troppe anticipazioni e De Marco ha risposto a tutte le sue domande in modo curato, simpatico e puntuale. 
È stato un dialogo molto interessante, divertente e soprattutto educativo.
Montanari quando parla ha il potere di ipnotizzare le persone. De Marco, di rimando riesce con la sua veracità a dimostrarsi credibile e umilmente molto in gamba nel suo lavoro di scrittore.

Si conclude la giornata con le foto di rito, insieme agli abbracci, alle chiacchierate.
Posso dire con certezza che questo evento è stato uno dei migliori a cui abbia partecipato, nonostante fosse senza pretese, senza fronzoli, di una semplicità disarmante. 
Ma è questo il bello. 
Il bello di una piccola libreria capace di creare quel clima di intimità tra il lettore e lo scrittore.

Continuerò a leggere, anche solo per avere la possibilità di altri piccoli grandi regali come questa giornata.

Magari domani resto - Lorenzo Marone

Magari domani resto. Lorenzo Marone. Feltrinelli. 315 pagine. 16,50 euro.

“Ballo anche con la vita, che a volte sa essere signora e si mette lì ad aspettare paziente che tu la smetta di fare ammuina prima di invitarti, infine, a danzare con lei.”

Luce.
Luce Di Notte è il riflesso che osservo allo specchio ogni mattina prima di andare a prendere il treno che mi porta nel mio mondo, fatto di avvocati (quelli veri e seri), di pile interminabili di carta e di volumi di diritto di cui non sopporto più la vista quando arriva il venerdì. E poi rientro il lunedì mattina e li accarezzo, perché alla fine, questo lavoro un po’ diverso dal solito, mi piace. E mi manca. Anche se ancora non ho trovato il mio posto nel mondo. Come Luce.
Dicevo, Luce è un avvocato o praticante tale, come me.
Ha i capelli cortissimi e sembra un uomo.
Sembra un uomo non solo per quello, però.
Ma perché ha le palle.
E vive a Napoli; e secondo me, lì, ti crescono necessariamente.

Ha svelato ogni segreto che poteva essere nascosto in cancellerie e tribunali, e si è stancata di andare in giro con la sua vespa a rispondere a quegli incombenti che tutti i giovani avvocati devono attraversare, prima o poi.
E si ritrova immersa in uno studio dove il maschilismo e il francesismo volgare cresce in maniera smisurata, con l’avvocato Geronimo marpione e senza morale, purché si lavori. Anche con i camorristi.
Ed è proprio questo suo capo a regalarle una famiglia, a sua insaputa.
Il caso dell’affidamento del piccolo Kevìn (come Costner, ma alla napoletana) le scombussolerà la vita. E le farà sciogliere quel fastidio che si ritrova nello stomaco, quel groppo in gola che le ha bloccato persino le lacrime, per tutto questo tempo.

Luce ha vissuto l’infanzia dura.
Con una madre che le fa pesare appena può il fatto che lei e suo fratello Antonio le abbiano resa la vita difficile. Anche se poi li ama a dismisura.
Con l’assenza del padre, pazzo e virale. E vitale, per Luce, fino a quando è rimasto.
Con l’assenza di un uomo al suo fianco, perché anche l’ultimo Peter Pan è partito, lasciandola sola.
Non rimane mai nessuno (mi ripetevo sempre anche io).
Eppure.

Eppure basta attendere. A volte l’attesa è sacra e miracolosa.
Anche quando non ci fai più caso.
Può arrivare la felicità.
A volte nella coda soffice e scodinzolante di un cane trovato nel cassonetto, Alleria.
A volte in un vecchio che ha girato il mondo su una nave da crociera, e che ha avuto un solo amore, e nemmeno un bacio.
A volte in una statua fasulla e francese, dai capelli biondi, che si esibisce nel centro di Napoli.
A volte, in un bambino. Che ti fa sentire mamma anche se mamma non lo sei.
E ricominci a piangere. Di felicità. E di sorrisi.

Lorenzo Marone ha rubato parte della mia vita e delle mie lacrime.
Le ha messe inconsciamente su carta.
Leggersi è difficile, alcune volte.
Ma che soddisfazione ritrovarsi e capire che a volte, qualcuno, resta davvero, anche domani…