giovedì 6 dicembre 2018

giovedì 15 novembre 2018

Basta manuali per la cucina, ora arrivano quelli per diventare perfetti Fascisti!

Ho letto dei libri.
Fin qui tutto normale.
Ho letto dei libri e una rivista.
Anche qui niente di strano.
Ho letto dei libri, una rivista ed entrambi parlavano di Fascismo.
Ahia.

Leggere di un argomento così contro a ciò che sono io come persona, a ciò che penso, a ciò che mi contraddistingue come donna e cittadina non è stato semplice.
Sono passata tra diversi stati d'animo. Mi sono arrabbiata, indignata, ho sogghignato e in certi momenti avrei buttato via tutto dallo schifo che avevo.
Ma poi ho pensato che sono proprio libri come quelli che ho letto, e riviste come quella che compro, i mezzi e gli strumenti per andare oltre. Per capire e cercare di diventare qualcosa di diverso dal classico italiano medio. Lo dobbiamo a noi e alle generazioni future.

Ma cosa ho letto?
Ho letto “Il Fascismo eterno” di Umberto Eco, seguito dal numero 44 del settimanale LEFT, e ho concluso la serie delle mie letture con “Istruzioni per diventare fascisti” di Michela Murgia.

Sarebbero necessarie pagine su pagine per parlare di ogni singolo testo, cosa che ovviamente non ho a disposizione. Cercherò solo di fare il punto della situazione.

Il concetto principale che salta agli occhi, dopo un'attenta lettura, è il fatto che sia i libri che la rivista puntano il dito sul conoscere e capire gli errori fatti in precedenza per non commetterli di nuovo. Secondo Eco il fascismo non è un periodo storico concluso, ma riguarda il mondo, i popoli, la politica e se non prendiamo i dovuti accorgimenti potrà ritornare.

L'Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno di affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, coglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L'Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l'indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.


Come fare dunque a smascherarlo? Eco stesso ci viene in aiuto stilando nella sua breve opera (tratta da una conferenza che lo scrittore fece nel '95 alla Columbia University) una lista di caratteristiche del Fascismo Eterno. Lista che va dal culto per la tradizione, al rifiuto del pensiero critico, fino a toccare temi quali maschilismo, eroicità e neolingua alla Orwell.

Anche la Murgia (in)consapevolmente fa la stessa cosa nel suo manuale per diventare fascisti.
L'italiano medio, figura che tanto aborro ma che ahimè esiste, ci vedrebbe davvero una lista di principi da seguire per diventare il perfetto fascista – tipologia di cittadino e di uomo a cui ai giorni nostri purtroppo sempre più persone vengono ispirate ad essere, vuoi per lo stravolgimento politico che stiamo vivendo, vuoi, più probabilmente per ignoranza.
La scrittrice, sull'onda di Eco, avverte:

Manipolando gli strumenti democratici si può rendere fascista un intero paese senza nemmeno pronunciare mai la parola “fascismo” […] ma facendo in modo che il linguaggio fascista sia accettato socialmente in tutti i discorsi, buono per tutti i temi, come fosse una scatola senza etichette – né di destra né di sinistra – che può passare di mano in mano senza avere a che fare direttamente con il suo contenuto.

Nel complesso tragico che porta in luce il manuale dell'autrice sarda abbiamo anche modo di farci due risate con il fascistometro a chiusura del saggio: una sorta di test per vedere se il lettore è più o meno fascista.

Passare poi all'editoriale di Simona Maggiorelli su LEFT – in cui si rivangano i motti dannunziani e il culto di Dio, della patria e della famiglia, da parte del nostro Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell'Interno – e all'idea, secondo Checchino Antonini, che noi italiani siamo culturalmente poveri di anticorpi contro il razzismo – dottrina che va a braccetto col fascismo – è molto semplice e purtroppo drammatico.

Potrei riempire pagine e pagine con tutto quello che ho imparato da queste letture, ma purtroppo il mio spazio è limitato. Vi invito però a leggere questi testi, a informarvi su quanto sta accadendo e su quanto accadrà, se non torniamo indietro, ai giganti errori commessi un secolo fa, e li guardiamo con un occhio critico, rinchiudiamo dottrine atroci in modo da non sbagliare più.

giovedì 18 ottobre 2018

Grazie Arto

Un paio di giorni fa me ne stavo tranquilla a rilassarmi dopo una bella doccia, quando mi arriva un messaggio. Sarà sicuramente l'ennesima stupidata.
Non lo è.
Arto Paasilinna è morto.

Non realizzo subito. Ma poi capisco. Capisco che se ne è andato uno degli autori che ha arricchito la mia vita di umile lettrice nell'ultimo anno.
Ma non sono triste. Non bisogna mai esserlo, anche se lo so, è difficile. Pensate a quante risate si faranno là dove se n'è andato Arto. 
Sì, lo so, gli do del “tu” e non mi conosceva neanche, ma per quanto mi riguarda è come se lo conoscessi da sempre. È stato il mio migliore amico negli ultimi tempi, e questo è il mio unico rimpianto, quello di averlo scoperto troppo tardi.

Lo ammetto, ho sempre storto il naso verso gli autori nordici perché non ho mai avuto delle belle esperienze a riguardo, ho sempre trovato il loro stile di scrittura molto lento e flemmatico - sarà colpa della neve e del freddo? Me lo sono sempre chiesto, ma tant'è.
Poi un giorno ho preso in mano “Piccoli suicidi tra amici” ed è stata l'illuminazione. Da quel giorno in poi non ho più smesso di leggerlo e, fortunatamente, ho ancora molta della sua produzione da scoprire e divorare.

I suoi libri hanno rischiarato le mie giornate, mi hanno fatto ridere, sorridere, divertire e incazzare. Il pregio di Paasilinna come autore è stato il fatto di saper descrivere e presentare personaggi sfigati, comuni, credibili, i cosiddetti antieroi. Nei suoi libri che fino ad ora ho letto non ho mai trovato un protagonista che fosse un figo atomico, di successo, con una vita amorosa e lavorativa degna di nota.
Per questo lo adoro. Paasilinna è riuscito a dar voce a uomini e donne che sono (quasi) sempre stati messi da parte nel mondo letterario.

E poi, vogliamo parlare degli animali? In molti dei suoi libri i protagonisti sono animali, che, insieme alla natura, danno voce a quel mondo, di cui purtroppo si parla poco, un mondo un po' dimenticato, ma assolutamente fantastico.

Lo so che queste poche righe sono inutili e non riusciranno mai a dar voce a tutto quello che ho dentro, a tutto quello che penso di questo autore, delle sue opere, di quello che tutto questo è stato per me.
Ma credo fosse doveroso da parte mia ringraziare quest'uomo per avermi fatta diventare la lettrice e la persona che sono ora.

Grazie per tutte le risate, per i tuoi personaggi un po' sfigati, per gli animali e per avermi fatto ricredere sulla letteratura nordica.

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