giovedì 28 marzo 2013

Il ballo - Irène Némirovski

Il ballo, Irène Némirovski. 2013, Newton Compton. 124 pagine.

“Oddio oddio un ballo! Un ballo! Cioè, ci verrà tutta la gente che conta! Non vedo l'ora! Sarà bellissimo danzare per tutta la sera con un bel cavaliere senza andare a letto come al solito alle nove!”
“Tesoro caro, frena l'entusiasmo che tanto tu non ci verrai a questo ballo.”

Ecco, la scena che si prospetta alla piccola Antoinette Kampf è pressoché questa.
Provate a pensare all'effetto devastante del rifiuto della madre su una povera quattordicenne che non vede l'ora di entrare in società per potersi divertire tranquillamente tra feste, danze e conoscenze maschili. Peccato però che la madre Rosine trovi tutto ciò poco decoroso per la figlia.

Più andavo avanti con la lettura del racconto, più la madre attentava alla sanità mentale mia e dei miei poveri nervi (sì, mi ha quasi trasformata in una moderna Mrs Bennet). Rosine è un personaggio odioso e la Némirovski è stata dannatamente brava ed efficace nel tratteggiarla, in ogni suo atteggiamento si legge il suo totale disinteresse nei confronti della figlia e la sua voglia inarrestabile di apparire e di scalare nel minor tempo possibile i vertici della società.

Il Signor Kampf invece lo trovo inutile, quasi di sfondo, l'esempio classico dell'uomo che si è arricchito in circostanze misteriose su cui è meglio non indagare, nonché marito che concede qualsiasi cosa alla propria moglie e che le dimostra il suo affetto in tonnellate di oro, diamanti e gioielli vari.
Quanta superficialità.

Ed è proprio la superficialità della coppia che fa nascere l'idea del ballo quale luogo d'incontro tra cari amici, ladri, scrocconi […] conti, marchesi, papponi […].
Un ballo, una semplice festa, un momento che a tutti gli effetti dovrebbe essere divertente e allegro, è ciò che fa scatenare il più primitivo dei sentimenti: la vendetta.
Antoinette, obbligata a non parteciparvi, fa di tutto per mettere il bastone tra le ruote all'organizzazione meticolosa della madre. E vi riesce. Uno scherzo subdolo e consapevole per prendersi gioco della frivolezza, della noncuranza e della cattiveria degli adulti che la circondano per dare sfogo a quei momenti in cui odiava a tal punto gli adulti che avrebbe voluto ucciderli, sfigurarli, o almeno poter gridare: “No, tu mi hai scocciato”, battendo i piedi.

Quanta modernità nei comportamenti di Antoinette, classica quattordicenne che non è più una bambina ma che non è ancora una donna, che si ribella ai propri genitori, soprattutto alla madre con la quale ha un rapporto conflittuale (e quale ragazzina non ce l'ha a quell'età?), iperbolizzando il tutto fino a mandare a rotoli l'integrità di un'intera famiglia.

Consigliato a: tutti coloro che non hanno letto ancora niente della Némirovski, questo breve racconto direi che è l'ideale come inizio, perché nonostante gli anni in cui è stato scritto, è di una modernità disarmante.

Citazione:
“Con fare brusco, afferrò, stringendolo tra le dita, un capello bianco sulla tempia; lo strappò con una smorfia violenta. Ah! La vita era fatta male! … Il suo viso di ventenne … Le guance floride … E le calze rattoppate, la biancheria ricucita … E ora, i gioielli, i vestiti, le prime rughe … Andava tutto di pari passo … Quanto bisognava affrettarsi a vivere, Dio santo! A piacere agli uomini, ad amare … I soldi, i bei vestiti, le macchine di lusso, a che pro tutto ciò se non c'era un uomo nella vita, un bell'uomo, un giovane amante? … L'amante … Quanto l'aveva sospirato. Aveva dato retta e seguito uomini che le parlavano d'amore quando era ancora una ragazza povera, perché erano vestiti bene, con belle mani curate … Che cafoni, tutti … Ma lei non aveva smesso di aspettarlo, quell'amante … E ora era l'ultima occasione, gli ultimi anni prima della vecchiaia, quella vera, senza rimedi, quella irreparabile … Chiuse gli occhi, immaginò labbra giovani, uno sguardo smanioso e tenero, pieno di desiderio ...”

martedì 26 marzo 2013

Il tuttomio - Andrea Camilleri


Il tuttomio, Andrea Camilleri. 2013, Mondadori. 147 pagine.

L'ultimo libro di Camilleri che non abbia come protagonista l'indimenticabile Commissario Montalbano mi ha subito incuriosita in libreria, e no, non per lo stacco di coscia invidiato della graziosa signorina in copertina!

La storia ti invade da subito: Arianna è una trentenne che per un grande dispiacere e casualmente incontra in un cimitero Giulio, sessantenne appena rimasto vedovo. Ultimamente si sa, l'amore non ha età, e Giulio si invaghisce da subito di questa ragazza bellissima, ancora fanciulla e molto sola. Complice proprio questa solitudine, inizieranno a convivere assieme fino a quando una fatidica notte non si accorgono entrambi di essere innamorati e si giurano fedeltà eterna.
A loro modo.

Fino a questo punto, potrebbe sembrare un classico romanzo rosa, ma Camilleri si fa riconoscere col suo estro misterioso. Giulio e Arianna sono custodi entrambi di un segreto. La differenza sta nel fatto che il primo lo svelerà subito alla sua nuova moglie: a causa di un incidente, non potrà mai essere per lei un “vero uomo”. Nonostante ciò, improvvisa per la sua felicità un'idea: ogni giovedì avranno un appuntamento con un ragazzo scelto “sul luogo”; Giulio osserverà la dolce moglie mentre si prenderà ciò che lui stesso non ha la possibilità di offrirle. Gli incontri con i ragazzi non possono essere più di due. Dopo, si cambia. Nessun legame, nessun affetto, solo mero atto carnale, piacere che dura quell'attimo.

Il segreto invece di Arianna è duplice: uno è il tuttomio, un antro della soffitta della loro casa, nascosto agli occhi di tutti tranne ai suoi; una piccola grotta dove Arianna può ritornare bambina, giocare con le sue bambole preferite e immaginare anche di parlare con loro.
Il secondo segreto è l'infatuazione che la donna incomincia a provare per Mario, un ragazzetto che ha già vissuto i suoi due “incontri tassativamente previsti” con lei, ma non si da' per vinto, e inizia a corteggiarla fino a quando riesce a trascorrere momenti interminabili con lei.
La conseguenza sarà che Arianna finalmente decide di svelare a qualcuno per la prima volta (non l'aveva mai fatto nemmeno a Giulio) l'esistenza del suo piccolo e misterioso tuttomio. Il filo però che lega Arianna al mondo reale con quello della sua immaginazione fanciullesca è assai sottile. E la porterà a compiere gesti drammatici.

Consigliato a: tutti gli amanti del buon vecchio Camilleri che hanno la curiosità di leggere qualcosa di diverso, senza abbandonare comunque il background giallistico dell'autore.

Citazione: “Guarda che all'inizio la storia non era per niente complicata, è stato proprio colui che ora appare come vittima a rendersela complicata. Ha omesso di rispondere a una lettera e si è tirato addosso il diluvio. E' un po' come te.”
“Vuoi dire che mi vado a cercare le complicazioni?” aveva domandato piccata.
Non te le vai a cercare, sei tu che hai una natura complicata”.

venerdì 22 marzo 2013

Le streghe - Roald Dahl

Le streghe, Roald Dahl. 1983, Salani. 200 pagine

La letteratura per ragazzi non può prescindere da Roald Dahl. Lo scrittore britannico di origini norvegesi, scomparso nel 1990, ha sfornato veri e propri capolavori come La Fabbrica di cioccolato, Matilde, Il GGG. Qui parliamo de Le streghe, romanzo scritto nel 1983 e ormai un classico per letture scolastiche di scuola media.

Le streghe
è una sorta di romanzo autobiografico: il protagonista è un bambino orfano di 8 anni, di origini norvegesi che trascorre le vacanze tra i fiordi. Ma naturalmente il libro è di genere fantastico e narra la vicenda del protagonista che va a vivere dalla nonna dopo aver perso entrambi i genitori. Per frequentare la scuola i due sono costretti a trasferirsi in Inghilterra dalla Norvegia. La nonna svela al nipote l’esistenza delle streghe, sparse in tutto il mondo e guidate dalla Strega Suprema. Le streghe mirano all’eliminazione dei bambini somministrando loro pozioni malefiche attraverso cioccolatini o comunque dolci avvelenati. Le streghe però sono brave a nascondersi: indossano lunghi guanti per celare gli artigli, parrucche per nascondere la calvizie, e altro ancora. La vicenda si complica quando, a causa della salute della nonna, lei e il nipote devono rinunciare a una vacanza in Norvegia per ripiegare sull’Hotel Magnificent di Bournemouth. Fatalità vuole che proprio in questa struttura sia in corso un congresso speciale presieduto dalla terribile e cattivissima Strega Suprema. Nonna e nipote dovranno fermarle prima che esse trasformino tutti i bambini inglesi in topolini.
Le streghe racchiude tutte le paure e gli incubi che sicuramente Dahl ha avuto durante l’infanzia, segnata da leggende fatte di troll, streghe e tutto quello che la tradizione popolare nordica propone. Tutto questo si traduce in un romanzo sì fantastico, sì per ragazzi, ma anche pauroso, drammatico e a tratti profondo. C’è la tragica perdita dei genitori in un incidente stradale, un orfano che si ritrova solo con la nonna, la cattiveria delle streghe, misteriose e astutissime nel camuffarsi, e sempre pronte a eliminare bambini. La forza di volontà del piccolo protagonista e il superamento delle paure sarà la chiave per sopravvivere.

Consigliato a
: tutti i ragazzi, dalle scuole medie in su. Ma anche agli adulti che si sono persi questo capolavoro. Se avete figli in età adolescenziale o comunque dai 10 anni in su, comprate loro Le streghe.

Citazione
: «Sicurissimo» dissi. «Non importa chi sei né che aspetto hai. Basta che qualcuno ti ami.»

giovedì 21 marzo 2013

Newsletter da minimum fax - Jim entra nel campo da basket

Salve a tutti! Oggi la redazione di mangiapagine vi propone una lettura "innovativa".
Stiamo parlando di "Jim entra nel campo da basket" di Jim Carroll.

Jim - qualcuno appassionato lo saprà - è stato un poeta e un autore che ha supportato e aiutato artisti come Patti Smith e Andy Warhol; questo memoir è nato da stralci di un suo vecchio diario, e dallo stesso è stato poi tratto un film (Ritorno dal nulla, 1995).

La casa editrice ci regala una trama accattivante:
"È il racconto di un’adolescenza newyorkese fra l’autunno del 1963 e l’estate del 1966, fatta in minima parte della normalità delle aule scolastiche e dei campetti di basket, ma nutrita soprattutto di scorribande per le strade, sperimentazioni con l’eroina e l’LSD, scoperta del sesso, contatti di volta in volta illuminanti o violenti con l’umanità più varia: preti, spacciatori, poliziotti, tossici, pervertiti, attivisti marxisti e piccoli campioni di pallacanestro – il tutto raccontato con la vitalità trascinante e l’ironia sferzante del miglior punk."

Non vi resta che andare a visitare il sito da cui potrete leggere gratuitamente alcune pagine del romanzo. E affrettatevi! Gli anni sessanta americani vi aspettano!

martedì 19 marzo 2013

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij

Le notti bianche, Fëdor Dostoevskij. 2013, Newton Compton. 124 pagine.

Sognatore è chi si abbandona spesso alle fantasticherie e alle illusioni, perdendo di vista la realtà.
Sognatore è il protagonista di questo breve romanzo di Dostoevskij.

Io sono sempre stata una persona molto pratica, poco propensa a sognare e a costruirmi mondi e vite parallele nella mia testa, proprio per questo una volta finito questo libro sono rimasta un po' confusa non sapendo dire se mi fosse piaciuto o meno, e ora vi spiego il perché.

“Le notti bianche” narra la storia di un incontro tra un giovane impiegato – di cui non si conoscerà mai il nome – e di una ragazza chiamata Nasten'ka.
I due si incontrano la prima volta durante una delle usuali passeggiate notturne del giovane. La scena è tra le più classiche: lui vede lei piangente e alle prese con un uomo molesto e allora subito si fa prendere dalla “sindrome del principe azzurro salvatore di giovani donzelle in pericolo”; scusa vecchia ma risultato assicurato.
I due protagonisti diventano subito amici e iniziano a raccontarsi la propria vita: Nasten'ka quella di una ragazza in preda alla disperazione dopo la fine di un amore e il giovane con la sua vita da sognatore incallito.
Il dialogo fra i due dura quattro notti e il loro rapporto è sancito dalla promessa del giovane di non innamorarsi mai di Nasten'ka, nonostante i due rivelino a poco a poco il desiderio di trascorrere la vita insieme perché si scoprono due anime affini.
L'illusione però si spezza all'improvviso per colpa del passato che ritorna cosicché il giovane impiegato si ritrova di nuovo solo, sognatore e intrappolato in una vita che è tutto fuorché la realtà vera.

Io in sogno creo interi romanzi. […] Sono un sognatore; ho una vita reale talmente limitata […]

Per quanto mi riguarda ho amato lo stile di  Dostoevskij che in questo caso è molto scorrevole e accattivante, però ammetto che i protagonisti si fanno odiare dalla prima pagina, soprattutto il giovane sognatore di cui non condivido assolutamente il modo di vivere una vita al di fuori della realtà.
Resta il fatto che proprio per questo “Le notti bianche” ha una trama accattivante e i protagonisti sono tratteggiati in modo esemplare, tanto che il lettore può totalmente ritrovarsi o può prendere le distanze in modo da disprezzarli profondamente.
Come si dice, questo libro o lo si ama o lo si odia.
Per quanto mi riguarda il confine tra le due posizioni è troppo labile.

Consigliato a: tutti coloro che vogliono cimentarsi con qualcosa dello scrittore russo ma non sono così intrepidi da leggere romanzi decisamente più lunghi e impegnati.

Citazione:
“Come ferve un cuore innamorato! Sembra che tu voglia riversare tutto il tuo cuore in un altro cuore, vuoi che tutto sia allegro, che tutto rida. E quanto è contagiosa questa gioia!”

venerdì 15 marzo 2013

Cloud Atlas, L'Atlante delle nuvole - David Mitchell


Cloud Atlas, L’Atlante delle nuvole. David Mitchell, 2004. Sperling & Kupfer per Frassinelli. 597 pagine

Un romanzo può essere bello, brutto, scorrevole, illeggibile e tanto altro. Ma raramente un romanzo è sorprendente soprattutto agli occhi di quei forti lettori che ne hanno lette di ogni. Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole non solo è un libro scritto molto bene, ma è esattamente quello: sorprendente. E per svariate ragioni. Non ho visto il film dei fratelli Wachowski ma ho letto critiche in merito che parlano di una pellicola molto diversa dal romanzo, come spesso capita. E molto spesso il cinema perde il fascino e il vero significato che il romanziere intendeva dare alla storia.

Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole è strutturato in sei storie apparentemente distinte; sei racconti ambientati in sei diverse epoche temporali e narrati secondo un ordine cronologico. Si va dall’Ottocento del XIX secolo de Il diario dal Pacifico di Adam Ewing agli anni Trenta del Novecento delle Lettere da Zedelghem; dagli anni Settanta di Mezze vite: Il primo caso di Luisa Rey ai giorni nostri de La tremenda ordalia di Timothy Cavendish. Per finire con due ipotetici futuri in Il Verbo di Sonmi-451 e in Sloosha Crossing e tutto il resto.
I primi cinque racconti sono anche i primi cinque capitoli dell’opera e si interrompono tutti a metà nella trama. Il racconto centrale, il sesto, viene invece sviluppato interamente; quindi si riprende a ritroso concludendo la quinta storia, la quarta e così via. Ma ogni racconto è legato all’altro in qualche modo: i personaggi sono connessi tra loro da particolari e gli stessi capitoli lo sono. Quale storia mi è piaciuta maggiormente? Non è facile dare una risposta. Ogni trama è coinvolgente e ci si affeziona a tutti i protagonisti. Quindi risponderei: tutte. E il merito va a una sola persona: l’autore. David Mitchell è un maestro e si vede. Usa sei stili di scrittura diversi, tutti piacevoli e scorrevoli, per ogni storia narrata: un diario, un racconto epistolare, un racconto thriller, un’autobiografia comica-ironica, un’intervista e un racconto in prima persona molto colloquiale e primitivo.
Ma Mitchell riesce soprattutto a coinvolgere il lettore che quando arriva all’interruzione di una trama non vede l’ora di arrivare alla seconda parte della stessa e, per farlo, c’è solo un modo: continuare a leggere, magari velocemente.

Non c’è una vera trama globale per questo libro; c’è invece un’idea di fondo: l’uomo è destinato all’autodistruzione. Siamo senza speranza per colpa della nostra innata brutalità; nella storia dell’homo sapiens regnano l'avidità e la brama di potere. Mitchell affronta il tema ambientalista e antiliberale in modo netto, condannando i Poteri forti e lo sviluppo e il progresso scientifico che avvicinano l’uomo alla catastrofe. Per evitare la fine servono uomini di buona volontà perché se è vero che siamo solo gocce in un oceano sconfinato, è anche vero che l’oceano è proprio una moltitudine di gocce.

Consigliato a: chi ha visto il film per rendersi davvero conto di cosa Mitchell volesse dire. Ma soprattutto a chi ama la bella e grande letteratura inglese. Non rimarrete delusi dallo stile dell’autore e dalla sua capacità di narrare. In Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole si riflette, si sorride e ci si indigna.

Citazione: “Un bel giorno, questo mondo dominato interamente da predatori andrà incontro all’autodistruzione. Sì, il diavolo farà sì che il primo sia l’ultimo. Nel singolo, l’egoismo abbruttisce l’anima; nella specie umana, egoismo significa estinzione.”

mercoledì 13 marzo 2013

Focus su: “Una serie di sfortunati eventi” di Lemony Snicket – a cura di Veronica

Scheda tecnica
Titolo: Una serie di sfortunati eventi
Autore: Lemony Snicket
Numero volumi: 13
Titolo volumi:
1. Un infausto inizio
2. La stanza delle serpi
3. La funesta finestra
4. La sinistra segheria
5. L'atroce accademia
6. L'ascensore ansiogeno
7. Il vile villaggio
8. L'ostile ospedale
9. Il carosello carnivoro
10. La scivolosa scarpata
11. L'atro antro
12. Il penultimo pericolo
13. La fine
Casa editrice: Salani
Remake cinematrografico: Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi (2004)

Erano eoni che sentivo parlare di questa serie di romanzi per ragazzi e finalmente mi sono decisa a incominciare la lettura sul mio compagno di giochi Kindle ribattezzato Jean Valjean grazie al suggerimento di una persona speciale, ma visto che questa cosa non interesserà a nessuno direi che è il caso di blaterare meno e di entrare nel vivo della saga.

“Una serie di sfortunati eventi” è un ciclo di tredici romanzi per ragazzi scritti da Lemony Snicket (pseudonimo di Daniel Handler, un paffuto scrittore, sceneggiatore e fisarmonicista statunitense) che ha per protagonisti i fratelli Baudelaire: Violet – la maggiore dei fratelli, ragazzina sveglia e aspirante inventrice; Klaus – dodicenne appassionato di lettura; e Sunny – la più piccola dei fratelli, ha solo quattro denti ma assolutamente taglienti che usa per rosicchiare qualsiasi cosa le capiti sotto mano.
La storia prende avvio da un fatto tragico: i tre fratelli rimangono orfani dei genitori a causa di un incendio e nel corso dei libri vengono sballottati da un tutore all'altro cercando di non cadere nelle grinfie del terribile Conte Olaf che farà di tutto per impadronirsi dell'enorme patrimonio lasciato in eredità ai fratelli Baudelaire.

È un ciclo di romanzi che ricorda un po' per tematiche e scrittura Roald Dahl, pur ovviamente non essendo la stessa cosa.
La cosa che mi ha sorpresa in modo molto positivo è la descrizione dei personaggi, tutti tratteggiati in maniera molto credibile, senza esagerazioni, ogni protagonista ha delle caratteristiche particolari che lo identificano e lo fanno risaltare in mezzo agli altri, il tutto è gestito molto bene in modo tale che ciascun personaggio mantenga la propria autonomia all'interno dei romanzi.
Il Conte Olaf è l'antagonista per eccellenza, è sadico, malvagio, cattivo, oltre che un assassino. I fratelli Baudelaire sono intelligenti, quasi geniali per la loro giovane età, e con la storia sembra che cresca anche il loro coraggio per fronteggiare il loro acerrimo nemico.

Altra cosa interessante sono gli ambienti in cui si svolge l'azione, in ogni libro si trova uno sfondo diverso: dalla casa sospesa sopra il Lago Lacrimoso, alla casa di un esperto di serpenti, a una segheria.. Insomma, Lemony Snicket riesce sempre a tenere il lettore incollato alle pagine grazie anche ai frequenti cambi di scenari che concorrono a rendere la narrazione più dinamica e accattivante.

Per concludere, consiglio la lettura di questa saga non solo ai ragazzini – soprattutto a quelli svegli – ma anche e soprattutto agli adulti perché talvolta le tematiche sono spinose e ammetto che il Conte Olaf può risultare parecchio inquietante e sadico come personaggio.
È ovviamente una lettura leggera e scorrevole che però vi farà passare qualche ora nel binomio relax e tensione e vi accorgerete che non riuscirete più a staccarvi dalle peripezie obiettivamente un po' troppo scalognate degli orfani Baudelaire.

lunedì 11 marzo 2013

Post office - Charles Bukowski


Post office, Charles Bukowski. 2009, TEA. 155 pagine.

Dopo uno scambio di mail “letterarie”, settimana scorsa un amico mi consiglia un Bukowski che io non avevo ancora avuto il piacere di leggere. “Post office” entra a far parte della mia lista di lettura due giorni dopo, complice la Feltrinelli Express della Centrale che è il diavolo tentatore per quanto mi riguarda.
Questo suo ennesimo libro, letto a poca distanza da altri due, consacra Charles come l'autore più formidabile che la mia libreria rossa e verde possa constare.

E' un romanzo quasi autobiografico: Henry Chinaski, soprannominato Hank dagli amici, è il protagonista, che rappresenta l'autore stesso; un giorno decide di dare un senso alla sua vita e di guadagnare qualche soldo da poter poi spendere alle corse. Viene assunto quindi dalle poste americane. Purtroppo la sua idea – lavorare poco, spendere molto – non si realizza. Infatti, l'attività di postino lo porterà in giro per vie lastricate e quartieri poco fini, tra le più svariate intemperie, incontrando via via personaggi sempre più strani (tra cui un uomo che non vuole che gli venga recapitata la posta nella sua cassetta adibita a quello, e una donna, piacevolmente dedita a far impazzire di rabbia i postini, con lo scopo finale di fare piccole, corroboranti sveltine con loro, appoggiata al muro).

Co-protagoniste del romanzo sono, come spesso si trovano nei libri di Bukowski, le donne. Sembra quasi che l'autore non possa prescindere da loro. E così è stato in effetti, anche nella sua vita. Hank è circondato prima da Betty, l'unica donna che abbia mai amato davvero il protagonista, e che è costretta ad abbandonare per orgoglio (?) dopo che lo stesso decide di licenziarsi e di tradirla. Ma le loro strade si incroceranno di nuovo, in una situazione non particolarmente piacevole, purtroppo.

Nello scorrere della sua storia, Chinaski avrà a che fare anche con una ninfomane ricca sfondata, Joyce, che sposerà e con la quale si trasferirà nel Texas a spendere il suo tempo assai laboriosamente: ovvero, non facendo nulla se non stare immerso nelle lenzuola, e non solo per dormire ovviamente. La conclusione della loro storia? Divorzio assicurato, ma stavolta a tradire è stata lei. Un punto per Chinaski.

L'ultima donna che Hank incontra è una hippy, Fay, la quale darà a lui anche una figlia, prima di scappare definitivamente dalla sua vita, lasciandolo solo, in compagnia di una bottiglia di whisky e di cavalli.

Le storie di Bukowski sono così: nude e crude, spassose, ironiche, tristi e ubriache. Come è stata d'altronde anche la sua vita. I personaggi sono l'emblema dello stesso autore, di corsa sempre verso un nuovo lavoro, precario, perchè alla fine non è quello ciò che desidera fare tutti i giorni. L'amore per il divertimento, per l'ippodromo e i soldi che lì girano, per le donne che pare amare ognuna a modo suo, per il bel far niente con un po' d'alcool in corpo. Charles Bukowski o lo si ama o lo si odia.
Io ho scelto la prima opzione, mi pare ovvio.

Consigliato a: chi è più giovane, perchè ha tutta la vita davanti per fare le cose seriamente. Ma anche a chi invece è già maturo, perchè ha tutta la vita per rimpiangere il divertimento mai avuto.

Citazione:Una delle migliori scopate della mia vita. Sentivo l'acqua, sentivo la risacca che andava e veniva. Era come se stessi venendo con tutto l'oceano. E venivo, venivo, non finiva mai. Alle fine rotolai giù.
«Oh Gesù Cristo», dissi «Oh, Gesù Cristo».
Non so come mai Gesù Cristo finisse sempre col mischiarsi a faccende del genere.”

domenica 10 marzo 2013

Verso le nove del mattino di una giornata di fine novembre,

in tempo di disgelo, il treno della linea ferroviaria Pietroburgo-Varsavia marciava a tutto vapore verso Pietroburgo. Il tempo era così umido e nebbioso che il giorno faticava a mostrarsi; già a una decina di passi di distanza dalla strada ferrata, sia a destra che a sinistra, era difficile scorgere qualcosa dai finestrini del vagone. Tra i passeggeri ve n'erano alcuni che tornavano in patria dall'estero, ma i piú pieni di tutti erano gli scompartimenti di terza classe, affollati di gente abbastanza misera che viaggiava per le proprie faccende e non veniva da molto lontano. Tutti, com'è naturale, erano stanchi, infreddoliti, con gli occhi cerchiati per la notte passata in bianco, e i loro volti apparivano giallastri in quella luce filtrata dalla nebbia.
In uno dei vagoni di terza classe fin dall'alba si erano ritrovati seduti, l'uno di fronte all'altro, accanto al finestrino, due passeggeri entrambi giovani, entrambi quasi senza bagaglio, vestiti senza eleganza, con delle fisionomie piuttosto notevoli ed entrambi, infine, desiderosi di attaccar discorso. Se ognuno dei due avesse saputo che cosa proprio in quel momento li rendeva reciprocamente interessanti, certo si sarebbero entrambi meravigliati dello strano caso che li aveva fatti incontrare, seduti l'uno di fronte all'altro, in un vagone del treno Varsavia-Pietroburgo.

sabato 9 marzo 2013

Ritrovarsi

E di colpo è come se al mondo non ci fosse nessuno tranne loro due, che si aprono un varco nello spazio per raggiungersi. Si scontrano, si abbracciano, perdono l'equilibrio, vanno a sbattere contro un muro, e lì rimangono. Stretti in un unico essere. Indivisibili.

("Il Canto della Rivolta" di Suzanne Collins)

mercoledì 6 marzo 2013

Febbre a 90' - Nick Hornby

Febbre a 90’, Nick Horny. 1992, Guanda. 244 pagine.


Se esiste un libro perfetto per capire il calcio, quello è Febbre a 90’ di Nick Hornby. Il concetto vale sia per tifosi sfegatati sia per chi non sopporta e soprattutto non comprende il senso di questo sport e tutto quello che ci gira intorno.

Febbre a 90’ è una sorta di diario del tifoso dell’Arsenal, Nick Hornby, suddiviso in tre parti corrispondenti a tre diversi periodi della vita dell’autore: 1968-1975, 1976-1986 e 1986-1992. I capitoletti hanno un titolo e sono associati a una determinata partita dell’Arsenal (ma non solo, comunque a una partita), sia essa di campionato o di coppa. Si comincia dal 1968 con Nick undicenne che vive l’anno più difficile della sua esistenza: i suoi genitori si separano, cambia casa e si ammala di itterizia. Ma è anche l’anno del debutto, accompagnato dal padre, a Highbury (lo stadio dell’Arsenal, a Londra) per assistere ad Arsenal-Stoke City. Un 1-0 che condannerà per sempre l’autore a essere un tifoso dei Gunners. Tra umorismo e filosofia di vita, tra frasi spiazzanti e spiegazioni lucide e disarmanti (guardiamo per esempio l’incipit: “Mi innamorai del calcio come mi sarei poi innamorato delle donne: improvvisamente, inesplicabilmente, acriticamente, senza pensare al dolore o allo sconvolgimento che avrebbe portato con sé”), Hornby ci conduce fino al 1992.

Saranno tre i titoli vinti in Premier League dall’Arsenal nell’arco temporale narrato dall’autore.  Il più emozionante è quello del 1989 con la gara contro il Liverpool vinta 2-0 all’ultimo minuto (un 1-0 non sarebbe bastato a vincere la Premier League) e seguita da Nick in televisione. Nemmeno un orgasmo può essere paragonato alla gioia provata al momento del 2-0 perché l’orgasmo comunque te lo aspetti: fai l’amore sapendo come andrà a finire. Un gol improvviso no, non ha paragoni nelle altre cose della vita.
Hornby sa spiegare ogni emozione che il calcio (che non è uno spettacolo: un tifoso esulta se il campione della squadra avversaria è infortunato e non gioca. Paga comunque il biglietto anche se l’attore principale non è in campo. Oppure esulta quando la star gioca male) regala: il non-tifoso può quindi capire la psiche di chi è ammaliato dal football. Altro concetto chiaro nel libro è il calcio inteso come ritardante: si torna bambini, a istinti primordiali. Gli anni poi si contano come fossero stagioni: non 1972, bensì 1971-72 o 1972-73. E i mesi di giugno e luglio (quelli senza calcio) sono i più insignificanti di tutti. E perché non istituire una festa di Capodanno a maggio, quando la stagione finisce?

Hornby ci fa rivivere anche due terribili tragedie e le conseguenze che hanno avuto sul calcio inglese: quella dell’Heysel, finale di Coppa dei Campioni tra Juventus e Liverpool, prima della quale morirono 38 persone. E quella di Hillsborough, in occasione della semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest, quando 98 persone morirono schiacciate dalla calca dei tifosi che entravano alla stadio. Stragi che hanno chiare spiegazioni nelle stagioni precedenti, ottimamente spiegate da Nick: tragedie inevitabili “come il Natale”.

Consigliato a
: chi ama il calcio, ma anche a chi non lo capisce. Penso soprattutto a tante fidanzate costrette a convivere con la passione sfrenata verso il football dei loro uomini. Leggendo Febbre a 90’ tutto sarà molto più chiaro.

Citazione
: “Le squadre di calcio sono incredibilmente fantasiose nel trovare nuovi modi per far soffrire i loro supporter”.

lunedì 4 marzo 2013

Live: libri a 0,99 centesimi

In tempo di crisi ogni offerta è buona. E se l'offerta prevede libri in vendita a 0,99 centesimi, l'offerta è più che buona.

Newton Compton Editori, a distanza di più di vent’anni dai mitici Centopaginemillelire (per i più giovani: volumetti brossurati di 100 pagine in vendita all'equivalente di circa 0,50 centesimi attuali, di piccolo formato. Ricordiamo con piacere i tanti gialli e fantasy acquistati all'epoca), ripropone i libri di piccolo formato (128 pagine) a 0,99 euro. La nuova collana si chiama LIVE.


Sono previsti classici della letteratura mondiale, ma anche romanzi contemporanei di autori stranieri di grande successo, e infine romanzi inediti di autori bestseller italiani. Una ghiotta opportunità per rimediare letture di spessore a un prezzo irrisorio.

Elenchiamo di seguito le prime 12 uscite ricordando che la prima gioiosa invasione nelle librerie avverrà giovedì 7 marzo:

1) "Il sogno e la sua interpretazione" di Sigmund Freud

2) "Il grande Gatsby" di Francis Scott Fitzgerald
3) "L'arte di essere felici" di Lucio Anneo Seneca
4) "Le notti bianche" di Fëdor M. Dostoevskij
5) "Il ballo" di Irène Némirovsky
6) "L'arte della guerra" di Sun Tzu
7) "Il tiranno di Roma" di Andrea Frediani
8) "Racconti del terrore" di Edgar Allan Poe 
9) "Amleto" di William Shakespeare
10) "I sotterranei della cattedrale" di Marcello Simoni
11) "Il diario del vampiro. Il risveglio" di Lisa Jane Smith
12) "Lady Susan" di Jane Austen

sabato 2 marzo 2013

"La madre di Garp, Jenny Fields,

fu arrestata a Boston nel 1942 per aver ferito un uomo, in un cinema. Ciò avvenne poco dopo l'attacco giapponese contro Pearl Harbor e la gente era, allora, molto tollerante nei confronti dei militari – poiché tutti, d'un tratto, eran andati soldati – ma Jenny Fields, dal canto suo, era decisa di non tollerare il comportamento degli uomini in genere e in specie dei soldati. In quel cinema le era toccato cambiar posto tre volte, ma il soldato si spostava anche lui, standole sempre più addosso. Quando Jenny venne a trovarsi dietro una stupida colonna che quasi le impediva di vedere lo schermo, decise che non ci sarebbe mossa una quarta volta. Il soldato si spostò di nuovo e venne a sederle accanto.

Jenny aveva ventidue anni. Aveva piantato l'università senza neanche finire il primo anno, però aveva portato a termine la scuola da infermiera, e far questo mestiere le piaceva. Era una giovane donna di corporatura atletica, dalle guance sempre colorite; aveva i capelli bruni, lucenti, e una camminata che sua madre diceva mascolina: faceva oscillare le braccia; fianchi e sedere erano tanto snelli che, da dietro, sembrava un giovanotto. I seni – secondo lei – erano troppo grossi; Jenny pensava che, ostentando un tal petto, poteva passare per "una donna facile e dappoco."

venerdì 1 marzo 2013

Shining - Stephen King


Shining, Stephen King, 1977. Bompiani, 429 pagine.

Shining
è il terzo romanzo in ordine cronologico scritto da Stephen King e viene dopo Carrie e Le Notti di Salem. Parliamo un libro di culto la cui fama è stata accresciuta dal film omonimo diretto da Stanley Kubrick nel 1980. E entrambi, romanzo e pellicola, sono capolavori; anche se i finali delle due opere sono molto diversi. King rimase contrariato quando vide per la prima volta il film, affermando che non era molto coerente con il suo romanzo.

Ma noi oggi siamo qui per parlare esclusivamente del romanzo. La trama vede Jack Torrance, scrittore fallito ed ex alcolizzato, trasferirsi con la bionda (sì, è bionda) moglie Wendy e il figlio Danny di cinque anni all’Overlook Hotel, tra le montagne del Colorado: il suo compito è fare il guardiano durante la chiusura invernale. Danny ha una dote particolare extrasensoriale, lo shine, e tra le mura dell’hotel si materializzano tutti gli orrori accaduti in quel posto in quasi un secolo di storia. L’hotel è il male, è vivo e vuole Danny. Per ottenerlo corrompe il più debole della famiglia, Jack. Mi fermo qui per non fare spoiler. Sappiate però che il finale mi è piaciuto parecchio, sicuramente più di quello del film.

Lo stile di King è ancora acerbo, ma già in Shining prende forma la sua capacità di fare paura, incutere timore e fare perdere per lunghi tratti la concezione dello spazio e del tempo. L’Overlook è malvagio e lo si avverte a livello fisico; volenti o nolenti l’hotel diventerà la nostra casa per tutta la durata del romanzo. Merito dell’autore che descrive alla perfezione la topologia dell’ambiente, facendo scoprire man mano tutti gli orrori. Fate particolarmente attenzione alla camera 217. La narrazione è onnisciente: significa che King descrive la storia dall’alto, sapendo già tutto di tutti. In breve: l’americano in questo libro se ne frega della regola del Punto di Vista, lasciando le seghe mentali sull’argomento ad altri. Certo, per farlo bisogna essere molto bravi. E l’autore dimostra come si possa scrivere un grande romanzo guardandolo da una prospettiva alta e raccontando la storia come fosse un film. Il lettore resta comunque coinvolto, non perde nulla e, di volta in volta, sa sempre quale personaggio pensa o quello che vede.

A parte il finale, sono tante altre le differenze sostanziali rispetto al film. Per esempio i personaggi, nel libro più numerosi e tratteggiati con più particolari. E Jack impazzisce perché “posseduto” dalle forze del male dell’hotel: questo è molto chiaro nel libro. Quindi, se già avete visto il film, non conoscete affatto il romanzo: fidatevi.

Consigliato a
:  chi ama l’horror e le belle ambientazioni. Consigliato anche a chi ha già visto il film per godersi un finale completamente diverso e affascinante.

Citazione
: “Capiva un sacco di cose riguardo ai suoi genitori. Sapeva benissimo che spesso non gradivano affatto la sua capacità di capire, e altrettanto sovente si rifiutavano di credere che lui capisse davvero. Ma un giorno o l’altro avrebbero dovuto crederci. Per il momento Danny si accontentava di aspettare.”