giovedì 24 luglio 2014

Sazio di giorni – Yoram Kaniuk

Sazio di giorni, Yoram Kaniuk. 2014, Giuntina. 96 pagine.

Prima collaborazione con la casa editrice La Giuntina che ringrazio ancora per avermi inviato questo volume. 

Di primo impatto mi ha colpito moltissimo sia la trama che la copertina di questo libro. Onestamente bisogna ammettere che le scelte grafiche di questa casa editrice sono fatte per sedurre  il lettore. La copertina di “Sazio di giorni” è oggettivamente stupenda, ha un sapore vintage e racchiude benissimo il tema centrale dell'opera (l'arte). Così come i caratteri utilizzati sia per il titolo che per la quarta di copertina, sono diversi dal solito e danno quasi l'idea di uno stile battuto a macchina. 
Sono dettagli che un vero lettore nota, statene certi.

In secondo luogo la trama è decisamente accattivante: Orlov, un vecchio pittore incompreso, si mette a dipingere i morti su commissione. Dal suo lavoro di messa su tela dell'anima dei defunti scaturisce tutta una serie di argomentazioni e riflessioni sull'arte e sulla morte stessa.

Il tema centrale del racconto infatti, è essenzialmente l'arte connessa allo scopo che essa ha nella storia dell'uomo e con la morte. “La fotografia è un istante di ghiaccio che si scioglie e gela a un tempo, è lo scioglimento dell'attimo per una durata limitata. Il dipinto deve rigenerare il soggetto dipinto per poi ucciderlo, affinché resti vivo e morto. I defunti ritratti continuano a vivere e morire”. Ecco così che l'arte si mette al servizio della morte, per cercare di creare qualcosa di infinito, che vada oltre alla vita e alla fine della vita stessa, in un cerchio senza fine.

Ma perché Orlov ha scelto di dipingere proprio i morti? “[...] perché è l'unico posto in cui mi hanno accettato. Anche Leonardo e Rembrandt hanno imparato a dipingere i morti per sapere di cosa è composta la vita; la morte devi conoscerla mentre sei ancora vivo, non quando è ormai troppo tardi”. Il protagonista dipinge i defunti per capire come è davvero fatta la vita e, per ultimo, perché ovviamente non potendo vedere il lavoro finito, questi non se ne lamentano.

Questo racconto lungo/romanzo breve ha la particolarità di dare voce all'importante questione sull'utilità dell'arte, quesito tutt'ora posto, a cui l'autore ha cercato di dare una risposta. “L'arte non appartiene a chi ne fruisce. È opera di coloro che amano creare, o sentono il bisogno di farlo. […] L'arte non è spirito o cultura, è la produzione di un ordine, di una magia, nella materia". 
L'unica critica forse che posso muovere a riguardo, sta proprio nella scelta di porre queste tematiche all'interno di un genere (romanzo) non propriamente adatto a tale scopo. Sarebbe stato meglio, a mio parere, gestire il tutto attraverso la scrittura di un breve saggio, piuttosto che creare una storia attorno ad hoc per rendere più accattivanti questi argomenti, formando così un saggio travestito da romanzo.

Resta il fatto che comunque i temi sono trattati in modo esauriente nonostante la piccola mole del volume e lo stile è semplice e capibile anche dai non esperti in materia.

Consigliato a: agli amanti dell'arte, quelli veri, quelli inesperti, quelli che nonostante secoli di grandi pittori e filosofi continuano a chiedersi che senso abbia dipingere nel ventunesimo secolo.

Citazione: “Ho risposto che non amo i funerali, ho la sensazione che si mandi il morto a fare un viaggio nell'eternità, tutti si radunano con aria mesta intorno alla tomba ma intanto bisbigliano fra loro parlando d'altro.”

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