lunedì 21 luglio 2014

Noi - Evgenij Zamjatin

Noi, Evgenij Zamjatin. 1924, Lupetti editore. 191 pagine.

Avete presente romanzi come 1984, Il mondo nuovo o il più recente The Giver? Il papà di tutti questi libri distopici è Noi, del russo Evgenij Zamjatin. Noi, lo premetto, è di difficile reperibilità. L’edizione Feltrinelli, quella che ho letto io, è molto vecchia e non è stata più riproposta in tempi recenti dalla casa editrice. Esiste invece una edizione Lupetti, disponibile soprattutto negli store online. E una edizione Voland, anch’essa però non sempre di facile accesso. Situazione francamente assurda che nelle librerie fisiche non si trovi il romanzo di Zamjatin in lingua italiana.

Detto ciò vediamo la trama in breve. In un ipotetico futuro, lo Stato Unico, con a capo il Benefattore, comanda gli esseri umani e, per la loro felicità, ha cancellato amore, emozioni e fantasie, allontanando in tal modo malattie, guerre e infelicità. Affinché regni l’armonia e la pace, tutto è organizzato e programmato: per esempio nessuno può avere segreti per nessuno. Le abitazioni infatti sono costruite con vetro trasparente in modo che si veda tutto, sempre. Anzi: quasi sempre. E capirete il 'quasi' leggendo il romanzo. Il protagonista si chiama D-503, un ingegnere, e il romanzo che leggiamo è il diario che sta scrivendo per presentare la bellezza e l’efficienza dello Stato Unico alle civiltà extraterrestri che la nave spaziale alla cui costruzione sovrintende, l'Integrale, incontrerà nel suo viaggio spaziale. A mettere in crisi D-503 sarà una ribelle, I-330, che gli svelerà scomode verità e scomode realtà, nascoste a tutti dallo Stato Unico.

La lettura, lo dico subito, non è facile. Soprattutto all’inizio, il protagonista parla da ingegnere e sono tante le pause, i puntini di sospensione e le frasi lasciate a metà con sovrapposizioni di pensieri e situazioni. Così come i ragionamenti di D-503 che sono puramente razionali, schematici e spiazzanti. Ma è comprensibile visto che lui è uno scienziato ed è plagiato, come quasi tutti, dal mondo in cui vive. E tenete anche conto che il suo diario, in teoria, è pubblico e lo Stato Unico, volendo, potrebbe leggerlo in qualsiasi momento. Qualcosa cambierà quando un 'virus' entrerà nella vita di D-503: I-330 e l’amore. E da questo momento anche noi lettori procederemo senza più problemi fino alla fine del romanzo, abituati finalmente allo stile di Zamjatin che, lasciatemelo dire, ha scritto un romanzo cinico, duro, spietato, praticamente senza speranze, ma bellissimo.

L’importanza storica di Noi è fuori discussione: Zamjatin lo scrisse tra il 1919 e il 1921 del secolo scorso per poi pubblicarlo nel 1924. E lo fece dopo la Rivoluzione russa: nel libro il totalitarismo dell'Unione Sovietica viene portato agli estremi, il paragone StatoUnico-Urss è lampante. E naturalmente la satira di Noi venne censurata dal regime sovietico. Pensate che il romanzo uscì solo in lingua inglese e all’estero, mentre in lingua russa venne pubblicato per la prima volta nel 1988. Insomma, una vita editoriale non facile. Proprio come quella che il libro sta vivendo in Italia, oggi. Qualcuno faccia qualcosa.

Consigliato a: gli amanti della fantascienza e dei romanzi distopici. Se avete amato 1984 o altri libri simili, non potete non leggere Noi. Tutto è iniziato con Zamjatin.

Citazione: “Mi è capitato di leggere o ascoltare molte cose inverosimili sui tempi in cui gli uomini vivevano in uno stato selvaggio, libero, cioè non organizzato. Ma proprio questo m’è sembrato il più inverosimile, come mai il potere di allora, fosse pure un potere embrionale, poteva ammettere che gli uomini vivessero senza nulla di simile alle nostre Tavole della legge, senza passeggiate obbligatorie, senza un preciso regolamento delle ore dei pasti e si alzassero e andassero a dormire come passava loro per la testa; alcuni storici dicono perfino che a quei tempi nelle strade per tutta la notte c’erano lampioni accesi e tutta la notte la gente camminava e passavano i veicoli. Io questo non posso concepirlo in nessun modo”.

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