giovedì 28 marzo 2013

Il ballo - Irène Némirovski

Il ballo, Irène Némirovski. 2013, Newton Compton. 124 pagine.

“Oddio oddio un ballo! Un ballo! Cioè, ci verrà tutta la gente che conta! Non vedo l'ora! Sarà bellissimo danzare per tutta la sera con un bel cavaliere senza andare a letto come al solito alle nove!”
“Tesoro caro, frena l'entusiasmo che tanto tu non ci verrai a questo ballo.”

Ecco, la scena che si prospetta alla piccola Antoinette Kampf è pressoché questa.
Provate a pensare all'effetto devastante del rifiuto della madre su una povera quattordicenne che non vede l'ora di entrare in società per potersi divertire tranquillamente tra feste, danze e conoscenze maschili. Peccato però che la madre Rosine trovi tutto ciò poco decoroso per la figlia.

Più andavo avanti con la lettura del racconto, più la madre attentava alla sanità mentale mia e dei miei poveri nervi (sì, mi ha quasi trasformata in una moderna Mrs Bennet). Rosine è un personaggio odioso e la Némirovski è stata dannatamente brava ed efficace nel tratteggiarla, in ogni suo atteggiamento si legge il suo totale disinteresse nei confronti della figlia e la sua voglia inarrestabile di apparire e di scalare nel minor tempo possibile i vertici della società.

Il Signor Kampf invece lo trovo inutile, quasi di sfondo, l'esempio classico dell'uomo che si è arricchito in circostanze misteriose su cui è meglio non indagare, nonché marito che concede qualsiasi cosa alla propria moglie e che le dimostra il suo affetto in tonnellate di oro, diamanti e gioielli vari.
Quanta superficialità.

Ed è proprio la superficialità della coppia che fa nascere l'idea del ballo quale luogo d'incontro tra cari amici, ladri, scrocconi […] conti, marchesi, papponi […].
Un ballo, una semplice festa, un momento che a tutti gli effetti dovrebbe essere divertente e allegro, è ciò che fa scatenare il più primitivo dei sentimenti: la vendetta.
Antoinette, obbligata a non parteciparvi, fa di tutto per mettere il bastone tra le ruote all'organizzazione meticolosa della madre. E vi riesce. Uno scherzo subdolo e consapevole per prendersi gioco della frivolezza, della noncuranza e della cattiveria degli adulti che la circondano per dare sfogo a quei momenti in cui odiava a tal punto gli adulti che avrebbe voluto ucciderli, sfigurarli, o almeno poter gridare: “No, tu mi hai scocciato”, battendo i piedi.

Quanta modernità nei comportamenti di Antoinette, classica quattordicenne che non è più una bambina ma che non è ancora una donna, che si ribella ai propri genitori, soprattutto alla madre con la quale ha un rapporto conflittuale (e quale ragazzina non ce l'ha a quell'età?), iperbolizzando il tutto fino a mandare a rotoli l'integrità di un'intera famiglia.

Consigliato a: tutti coloro che non hanno letto ancora niente della Némirovski, questo breve racconto direi che è l'ideale come inizio, perché nonostante gli anni in cui è stato scritto, è di una modernità disarmante.

Citazione:
“Con fare brusco, afferrò, stringendolo tra le dita, un capello bianco sulla tempia; lo strappò con una smorfia violenta. Ah! La vita era fatta male! … Il suo viso di ventenne … Le guance floride … E le calze rattoppate, la biancheria ricucita … E ora, i gioielli, i vestiti, le prime rughe … Andava tutto di pari passo … Quanto bisognava affrettarsi a vivere, Dio santo! A piacere agli uomini, ad amare … I soldi, i bei vestiti, le macchine di lusso, a che pro tutto ciò se non c'era un uomo nella vita, un bell'uomo, un giovane amante? … L'amante … Quanto l'aveva sospirato. Aveva dato retta e seguito uomini che le parlavano d'amore quando era ancora una ragazza povera, perché erano vestiti bene, con belle mani curate … Che cafoni, tutti … Ma lei non aveva smesso di aspettarlo, quell'amante … E ora era l'ultima occasione, gli ultimi anni prima della vecchiaia, quella vera, senza rimedi, quella irreparabile … Chiuse gli occhi, immaginò labbra giovani, uno sguardo smanioso e tenero, pieno di desiderio ...”

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