venerdì 15 marzo 2013

Cloud Atlas, L'Atlante delle nuvole - David Mitchell


Cloud Atlas, L’Atlante delle nuvole. David Mitchell, 2004. Sperling & Kupfer per Frassinelli. 597 pagine

Un romanzo può essere bello, brutto, scorrevole, illeggibile e tanto altro. Ma raramente un romanzo è sorprendente soprattutto agli occhi di quei forti lettori che ne hanno lette di ogni. Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole non solo è un libro scritto molto bene, ma è esattamente quello: sorprendente. E per svariate ragioni. Non ho visto il film dei fratelli Wachowski ma ho letto critiche in merito che parlano di una pellicola molto diversa dal romanzo, come spesso capita. E molto spesso il cinema perde il fascino e il vero significato che il romanziere intendeva dare alla storia.

Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole è strutturato in sei storie apparentemente distinte; sei racconti ambientati in sei diverse epoche temporali e narrati secondo un ordine cronologico. Si va dall’Ottocento del XIX secolo de Il diario dal Pacifico di Adam Ewing agli anni Trenta del Novecento delle Lettere da Zedelghem; dagli anni Settanta di Mezze vite: Il primo caso di Luisa Rey ai giorni nostri de La tremenda ordalia di Timothy Cavendish. Per finire con due ipotetici futuri in Il Verbo di Sonmi-451 e in Sloosha Crossing e tutto il resto.
I primi cinque racconti sono anche i primi cinque capitoli dell’opera e si interrompono tutti a metà nella trama. Il racconto centrale, il sesto, viene invece sviluppato interamente; quindi si riprende a ritroso concludendo la quinta storia, la quarta e così via. Ma ogni racconto è legato all’altro in qualche modo: i personaggi sono connessi tra loro da particolari e gli stessi capitoli lo sono. Quale storia mi è piaciuta maggiormente? Non è facile dare una risposta. Ogni trama è coinvolgente e ci si affeziona a tutti i protagonisti. Quindi risponderei: tutte. E il merito va a una sola persona: l’autore. David Mitchell è un maestro e si vede. Usa sei stili di scrittura diversi, tutti piacevoli e scorrevoli, per ogni storia narrata: un diario, un racconto epistolare, un racconto thriller, un’autobiografia comica-ironica, un’intervista e un racconto in prima persona molto colloquiale e primitivo.
Ma Mitchell riesce soprattutto a coinvolgere il lettore che quando arriva all’interruzione di una trama non vede l’ora di arrivare alla seconda parte della stessa e, per farlo, c’è solo un modo: continuare a leggere, magari velocemente.

Non c’è una vera trama globale per questo libro; c’è invece un’idea di fondo: l’uomo è destinato all’autodistruzione. Siamo senza speranza per colpa della nostra innata brutalità; nella storia dell’homo sapiens regnano l'avidità e la brama di potere. Mitchell affronta il tema ambientalista e antiliberale in modo netto, condannando i Poteri forti e lo sviluppo e il progresso scientifico che avvicinano l’uomo alla catastrofe. Per evitare la fine servono uomini di buona volontà perché se è vero che siamo solo gocce in un oceano sconfinato, è anche vero che l’oceano è proprio una moltitudine di gocce.

Consigliato a: chi ha visto il film per rendersi davvero conto di cosa Mitchell volesse dire. Ma soprattutto a chi ama la bella e grande letteratura inglese. Non rimarrete delusi dallo stile dell’autore e dalla sua capacità di narrare. In Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole si riflette, si sorride e ci si indigna.

Citazione: “Un bel giorno, questo mondo dominato interamente da predatori andrà incontro all’autodistruzione. Sì, il diavolo farà sì che il primo sia l’ultimo. Nel singolo, l’egoismo abbruttisce l’anima; nella specie umana, egoismo significa estinzione.”

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