martedì 25 marzo 2014

I Fratelli Karamazov – Fedor M. Dostoevskij

I Fratelli Karamazov, Fedor Dostoevskij. 2012, BUR Rizzoli. 1060 pagine.

Come si può descrivere quello che è un capolavoro della letteratura? É da un po'che volevo leggere tutto il leggibile di Dostoevskij e il mio ragazzo mi è venuto in aiuto regalandomi I fratelli Karamazov. Questo libro è arrivato al momento giusto. Sono riuscita a gustarlo a fondo, ogni singola pagina, ogni singola riga, e mi sono resa conto ancora di più della genialità incontrastata dell'autore.
Se cercate una recensione obiettiva, analitica e precisa del romanzo, beh, avete sbagliato pagina; se cercate invece poche righe sviscerate e scritte - forse nemmeno troppo bene - da una persona che ha a dir poco adorato questo libro, siete nel posto giusto.

I fratelli Karamazov è un romanzo, una saga familiare, una metafora della vita. I quattro fratelli rispecchiano una parte presente in ognuno di noi. É un romanzo ricco di simboli, di letture che rimandano ad altro, e la sua forza sta nel fatto che ogni lettore può riflettersi e ritrovarsi in uno dei protagonisti. Il menu comprende: Aleksej il pio, il credente, il mite di cuore, leale, colui che si rimette al volere di Dio per cercare la verità assoluta. Ivàn, lo scettico per eccellenza, l´eretico e nello stesso tempo curioso, curioso di conoscere quell'Altro a cui è tanto devoto il fratello. Dmitrij, il classico esempio di figlio in rapporti turbolenti con il proprio padre; egli è forse il personaggio che maggiormente evolve nel corso del romanzo, prende consapevolezza che la libertà tanto agognata non è da ricercare in atti estremi e turbolenti, ma nel perdono, che diventa il suo riscatto.
Per non farci mancare niente troviamo infine il quarto incomodo, Smerdjakov, l'illegittimo Karamazov, colui che non riuscirà mai a trovare il suo posto all'interno della famiglia, un essere colmo di disperazione che farà di tutto per rivendicare il suo essere un Karamazov, nonostante tutto, nonostante un padre vero e proprio padrone, nonostante la sua malattia; io ho finito per provare pena per lui, non tanto odio.

In questo romanzo l'importante non sta tanto nelle vicende in sé, quanto nelle dinamiche psicologiche e nei tratti caratteristici dei singoli protagonisti. Sono convinta che ogni lettore si ritroverà un poco in ognuno dei fratelli, perché rispecchiano così bene l'umanità che è impossibile non averne riscontri immediati durante la lettura.

Consigliato a: non è sicuramente un libro per tutti, bisogna trovare il momento e l'età giusta per approcciarsi a questo romanzo per gustarlo appieno.

Citazione: 
“Certo, quando era al monastero egli credeva fermamente nei miracoli ma, secondo me, i miracoli non metteranno mai a disagio un realista. Non sono i miracoli a fare propendere il realista verso la fede. Un vero realista, se non è credente, troverà sempre in se stesso la forza e la capacità di non credere neanche nel miracolo, ma se il miracolo diventasse un fatto innegabile lì davanti ai suoi occhi, egli sarebbe disposto a non credere ai propri sensi piuttosto che ammettere il fatto. E se lo ammettesse, lo ammetterebbe come un fatto naturale fino a quel momento a lui ignoto. In un realista non è la fede a nascere dalla fede. E una volta che il realista crede, allora egli dovrà inevitabilmente ammettere, proprio per via del suo realismo, anche il miracolo.”

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