martedì 10 novembre 2015

Da rospo a principe. Minimo diario di quindici anni vissuti faticosamente al limite, alla ricerca di sé – Stefano Borzumato

Da rospo a principe. Minimo diario di quindici anni vissuti faticosamente al limite, alla ricerca di sé, Stefano Borzumato. 2012, ArtEventBook. 14,00 euro.

Voto: 7 ½

Qualche tempo fa sono stata contattata direttamente dall'autore di questo romanzo, semplicemente per leggerlo e cito “per ricevere un giudizio critico serrato, sferzante, deciso, cattivo... Un giudizio steso da una persona che legge molto e che sia una professionista del settore che non mi conosce; un giudizio tecnico che mi consenta di migliorare”. 
Io mi sono buttata subito a capofitto nella lettura, perché la cosa più bella è leggere senza volere niente in cambio, se non uno scambio di opinioni in merito, scevri da qualsiasi tipo di obbligo. E forse è stato proprio il non sentirmi obbligata a stare entro certi tempi, a farmi godere appieno di ogni singolo punto di forza e, nello stesso tempo, di debolezza, del libro.

L'autore mi ha descritto il suo lavoro come una sorta di giovane Werther in forma non epistolare e condito con molta ironia e tanti giochi di parole. E così è stato, senza però, fortunatamente, la petulanza e la pesantezza di Goethe.

Il libro racconta essenzialmente la vita del giovane autore, che va dalla sua infanzia, fino alle scuole superiori, il tutto frammentato qua e là da riferimenti comici, divertenti, ma anche colti. 
Stefano Borzumato è riuscito a rendersi molto simpatico (contando che il protagonista è lui stesso), tanto che una volta arrivati alla fine dispiace un po' chiudere il libro, perché ci si era affezionati al ragazzino con gli occhiali che ci raccontava la sua rocambolesca vita in giro per l'Italia.

Le uniche pecche che ho trovato sono state l'uso frequente di un linguaggio aulico che ogni tanto smorza lo stile semplice e scorrevole della storia e la presenza quasi disturbante di glosse e spiegazioni fra parentesi dei vari giochi di parole; sarebbe stato bello lasciare al lettore il compito di dedurre le varie connessioni comiche e dotte tra le parti del discorso. Ma voglio spezzare una lancia in favore dell'autore, il quale, privatamente, mi ha spiegato che queste caratteristiche, da me reputate un tantino fastidiose, sono frutto di decisioni esterne a lui.

Una delle cose che ho più apprezzato di tutto il romanzo è il coraggio con cui l'autore espone le proprie idee riguardo temi molto pruriginosi. Un esempio:

“Gay, negri, ebrei...che dire? Si parla di razzismo, di comportamenti non politicamente corretti. In realtà sono loro che finiscono col ghettizzarsi isolandosi dagli altri: si rinchiudono in quartieri (come già anche a Little Italy in New York) hanno le loro feste, i loro luoghi di ritrovo e poi si lamentano della mancata accettazione! Credo che la vita sia giusta: ci restituisce sempre ciò che diamo. Da una chiusura non verrà mai nulla di buono: solo nel confronto possono prender vita integrazione e crescita”.

E ancora:

“Credo che vada respinta la donna che si appella all'emancipazione in materia d'abbigliamento così giustificando ardite trasparenze, decolleté da capogiro, spacchi vertiginosi ed orli delle gonne finalizzati a renderle macromutande: e la esclude con sdegno quando si tratta di pagare il conto, di portare pacchi, di transitare da porte: si agli onori ma non agli oneri. Troppo comodo”.

Che dire, ci troviamo davanti ad un giovane autore che, secondo me, dopo questo primo esperimento, ha e può dire ancora molto nel panorama letterario italiano. Resto piacevolmente in attesa dei suoi prossimi lavori.

Consigliato a: tutti i lettori che sono alla ricerca di qualcosa di nuovo, di leggibile in breve tempo, di godibile. Tutti coloro che hanno perso un po' la fiducia nella letteratura contemporanea italiana. Si ricrederanno.

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