giovedì 17 gennaio 2013

A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami


A sud del confine, a ovest del sole, Haruki Murakami. 1992, Feltrinelli, 210 pagine.
Attualmente non disponibile. Si vocifera che entro la prima metà del 2013 venga nuovamente ristampato.

Un romanzo scorrevole e che tiene incollato il lettore soprattutto nella seconda parte. Ti fa precipitare nell'abisso tipico e indiscusso di Murakami.
L'elemento onnipresente in quasi tutti i libri di Murakami è la musica jazz. Come se fosse un ingrediente indispensabile che da quel tocco di classe per la buona riuscita di una ricetta.
È un romanzo delicato e infinitamente reale, a volte il destino si prende gioco di noi, ci avvicina e ci allontana con tanta rapidità da non darci il tempo di ottenere le giuste risposte, ma solo confronti.
Non ho potuto fare a meno di notare la fragilità e la paura nell'affrontare alcune tematiche della vita trasmesse nella lettura; sembrerebbe la descrizione di un periodo difficile dell'autore stesso.


Narra la storia principalmente di Hajime e Shimamoto, rispettivamente uomo e donna; dapprima adolescenti che frequentano gli stessi banchi di scuola per poi dividersi le proprie strade e rincontrarsi a distanza di anni. Hajime sembra sentirsi a disagio alcune volte di fronte a Shimamoto che invece è una ragazza attenta e più sveglia di lui; conserva in parte questa caratteristica anche da adulto.
Più volte nel corso della narrazione mi sono domandato se Shimamoto non avesse capito della debolezza del suo amico per approfittarsene in parte.
Hajime a differenza di Shimamoto che ha un ruolo più misterioso e non si intuisce facilmente che vita avesse, gestisce due jazz bar a Tokyo, ottenuti grazie alla ottime risorse economiche del suocero. Il ragazzo colse la palla al balzo sposandosi a trent'anni una donna meravigliosa e ricca.
Hajine è la tipica dimostrazione dell'essere umano che non prende sul serio la vita forse per le troppe volte che è riuscito a farla franca, ma ha un grande nemico che si trascina sulla propria schiena: l'illusione.


Leggere è in parte anche guardarsi allo specchio.
Forse questo è uno dei concetti che Murakami vuole trasmetterci in questo romanzo. Se da una parte ci viene voglia di cedere alla provocazione e "sputare" sentenze sulla vita di Hajine, dall'altra sentiamo un freno inibitore che ci colloca in un punto riflessivo con noi stessi, rimaniamo intrappolati nella fitta ragnatela di Murakami e finiamo per confrontare la nostra esistenza con quella di Hajine.
 

Mi aspettavo decisamente un finale diverso, ma credo che sia stato proprio per il volere dell'autore.
Credo che l'essenza presente in "A sud del confine, a ovest del sole" sia in queste parole prese all'interno del romanzo: "Devi sapere che, per chi si aspetta, l'espressione un po' non da nessuna idea di quanto tempo si intende veramente. Ma a volte è necessario usare un po'. Ci sono casi in cui è l'unica parola possibile. Anche forse è una parola di cui non si può proprio stabilire il valore."
Quella che per noi è la realtà, fino a che punto lo è davvero e fino a che punto è quella che noi percepiamo come tale? Spesso è addirittura impossibile distinguere tra le due.
Consigliato a: coloro che amano Murakami e non sono ancora riusciti a leggere questo testo, vi invito a recarvi in biblioteca! Alle persone pessimiste così potranno sentirsi decisamente meglio. Alle persone ottimiste così apriranno gli occhi e smetteranno di credere che il Principe Azzurro e la Fata Turchina esistono da sempre, come Pegaso il cavallo alato che galoppa per aria per la quale mi sono posto troppe domande...
Recensione a cura di Conte; qui il suo blog: http://pazzoconte.wordpress.com/

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