mercoledì 17 gennaio 2018

“Cartoline dalla fine del mondo” | 16.01.2018 incontro con Paolo Roversi

Ore diciotto di un martedì sera come tanti, la Milano dabbene nei negozi caldi e rumorosi, e noi in un vicoletto nascosto nei pressi di Corso Buenos Aires, ci avviciniamo verso El paso de los toros, un locale argentino lontano dalla vita frenetica dei maniaci di saldi. 
Entriamo e ci dirigiamo in una saletta con un tavolo imbandito da libri e un ragazzo gioviale con gli occhialoni neri e la barba ci dà il benvenuto. È l'autore, Paolo Roversi che, insieme alla casa editrice Marsilio, ci hanno invitato a prendere parte a questo evento.

Non è molto chiara la piega che potrà prendere la serata perché nessuno di noi si è mai trovato in una location del genere per ascoltare la presentazione di un libro, quindi siamo un po' incuriositi da tutta questa atmosfera.

Mentre tutti ordinano i loro drink alcolicamente colorati, noi sorbiamo con tranquilla nonchalance un buonissimo bicchiere di acqua e, dopo i convenevoli e il brindisi di rito, ci immergiamo nella chiacchierata con l'autore.

Il punto focale ovviamente è l'ultimo libro di Roversi, ovvero “Cartoline dalla fine del mondo”-  dal titolo volutamente e fortemente richiamante Sepúlveda, come ci spiega l'autore stesso – che segna il ritorno del giornalista ed hacker Enrico Radeschi, il quale, dopo anni vissuti da fuggiasco torna nella sua Milano, un po' per nostalgia e soprattutto perché ha tra le mani un nuovo caso che lo stuzzica: un omicidio all'interno del Palazzo dell'Arengario. 

Lo sfondo è la nostra Milano, una città cara a Roversi e ad altri che, prima di lui – ogni riferimento a Scerbanenco è scontato ma doveroso – l'hanno scelta come cornice per i loro racconti.

Anche il tema centrale non è nuovo, ossia il deep web, tanto è vero che autori come Donato Carrisi col suo ultimo lavoro “L'uomo del labirinto” e la Agatha Christie dei nostri tempi nonché amica Francesca Battistella con “La bellezza non ti salverà” hanno creato le loro trame proprio attorno a questo argomento pruriginoso ed accattivante.

Purtroppo complici le bollicine e il locale, forse poco adatto alla presentazione di un libro, diciamo che gli spunti da parte dei presenti sono stati un pochino scarsi, ma fortunatamente Paolo è stato capace di intrattenerci nel migliore dei modi, perché si è dimostrato molto socievole e simpatico.
Bello soprattutto quando ci parla dei suoi modelli, all'interno dei quali ci sono certamente autori del genere thriller e giallo come Carlotto, Scerbanenco, Ellroy e Vásquez Montalbán, ma stupisce tutti quando cita Bukowski come colui che gli ha fatto venire voglia di scrivere.

E dopo le foto e le dediche di rito ci salutiamo, sperando di rivederci e risentirci in un posto magari più intimo in cui poter parlare tranquillamente di libri e di progetti per il futuro.

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