mercoledì 26 aprile 2017

Tempo di libri - pagella di Mangiapagine

Tanti sono stati i pareri riguardo alla prima edizione della fiera milanese letteraria, Tempo di libri, che si è tenuta tra il 19 e il 23 aprile presso il padiglione fieristico di Rho Fiera.
Tante soprattutto sono state le critiche rivolte a tale manifestazione. 
Mangiapagine ha detto “basta!” e finalmente è pronto ad esprimere il proprio giudizio.

La sensazione provata è stata decisamente positiva, al di là di qualsivoglia aspettativa. 
I punti di forza sono stati numerosi: la location (ogni tanto qualche inglesismo può far breccia e scardina l’italiano) è stata azzeccata. Gli spazi erano parecchio ampi, suddivisi in due padiglioni, attraverso i quali le “passeggiate” libresche sono risultate semplici e senza affanno. E soprattutto, senza la folla che in altre situazioni poteva essere presente, tra gomitate e ginocchiate noncuranti e fastidiose.
Ma lo stupore maggiore è stato quello di incontrare, come in un bar per un caffè o una colazione mattutina, autori, scrittori, registi in mezzo a noi, assai disponibili alle chiacchiere e ad un abbraccio, cosa che difficilmente si verificava in altre manifestazioni letterarie di egual calibro.

La prima vera bellezza (anche se tale ordine è puramente indicativo) è stata rimanere a bocca aperta nell’attimo in cui Stefano Turconi disegnava la “nostra” Rebecca sulla copia de “Il porto proibito”, mentre Teresa Radice raccontava alle giovani e promettenti lettrici di cosa parlasse quel capolavoro illustrato che i due autori hanno inventato. La maestria di vedere un disegnatore all’opera è una meraviglia che bisogna provare almeno una volta nella vita. Credeteci. Anche solo per assuefarsi di penne, matite colorate e temperini che escono come telecomandati dall’astuccio magico e da Mary Poppins che si portano dietro gli artisti di questo calibro.

La seconda bellezza è stata lasciarsi trasportare negli stand al limite di addetti ai lavori dal giornalista Luca Crovi: è sempre una magia buttarsi a capofitto nel dietro le quinte
Come lo è stato ritrovare Matteo Strukul in compagnia di Marcello Simoni, scrittori ma in primis uomini dalla capacità di far amare la storia (e addirittura Umberto Eco e Alessandro Manzoni!) che non abbiamo mai visto prima d’ora. 

La terza bellezza è stata aver stalkerato benignamente Nicolai Lilin, perché il destino crudele ha sempre intessuto le fila furbamente contro un eventuale incontro tra Mangiapagine e questo uomo a tutto tondo. E invece, questa volta, quel fato è stato beffato!

La quarta bellezza è stata aver ascoltato con gli occhi e con il cuore Giacomo Gensini e Federico Zampaglione; insieme sono riusciti a raccontare musica e parole in un oggetto tanto piccolo quanto prezioso come un libro. I sorrisi e la commozione in quella occasione hanno fatto da padroni di casa.

La quinta bellezza è stata accompagnare un papà di due gemelle ormai grandi a chiacchierare con un altrettanto papà di figlie femmine ancora bambine, esilaranti, che hanno addolcito la vita di Matteo Bussola. E allo stesso tempo, accompagnare una mamma ad ascoltare le peripezie di Elasti, una mamma-supereroe che ha dell’Incredibile!

La sesta bellezza, e forse quella più grande e inspiegabile, è dedicata agli incontri casuali (ma non troppo!) girovagando per i padiglioni fieristici. Un grazie va indubbiamente ad Andrea G. Pinketts, per aver brindato con noi ad un incontro futuro nel suo luogo sacro in cui scrive. Un altro grazie a Federico Baccomo; a lui sono riservati i sorrisi più caldi dell’intera “famiglia Mangiapagine”; a lui, alla sua gentilezza, alla sua disponibilità, e alla sua pazienza per aver sopportato i continui criteri organizzativi di uno dei membri del blog. 
Gli abbracci invece li abbiamo riservati ad Ivano (Porpora). Quanta roba c’è, in un abbraccio, eh?

Tre incontri estemporanei poi sono stati quelli con il thrillerista dal ciuffo biondo Wulf Dorn, che ancora una volta ringraziamo, per la pazienza e per aver dedicato un pomeriggio intero a rispondere a domande intense dedicate al suo ultimo romanzo, “Gli eredi” (ed. Corbaccio). 
A seguire quello con “l’ex avvocato” napoletano Lorenzo Marone, che ha scritto della vita di una praticante legale che ben conosciamo, senza nemmeno rendersene conto!
E da ultimo, Alessandro Barbaglia ha fatto riscoprire al suo pubblico quanto è bello incontrarsi tra solitudini.

E ora, dopo tutto questo peregrinare tra le parole scritte, diteci un po’, se questo Tempo di libri non è stato pazzesco e perfetto, se avete il coraggio.
Perché è vero, non si accenna in questa sede a tutta quella serie di criteri editoriali o commerciali.
E’ vero. Ma è giusto non farlo. 
Perché manifestazioni di questo tenore devono essere osservate in qualità di pubblico lettore, e così, noi, abbiamo fatto. E così, noi, abbiamo deciso di valutarla. 
E un 10 e lode non glielo toglie nessuno!

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