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mercoledì 17 gennaio 2018

“Cartoline dalla fine del mondo” | 16.01.2018 incontro con Paolo Roversi

Ore diciotto di un martedì sera come tanti, la Milano dabbene nei negozi caldi e rumorosi, e noi in un vicoletto nascosto nei pressi di Corso Buenos Aires, ci avviciniamo verso El paso de los toros, un locale argentino lontano dalla vita frenetica dei maniaci di saldi. 
Entriamo e ci dirigiamo in una saletta con un tavolo imbandito da libri e un ragazzo gioviale con gli occhialoni neri e la barba ci dà il benvenuto. È l'autore, Paolo Roversi che, insieme alla casa editrice Marsilio, ci hanno invitato a prendere parte a questo evento.

Non è molto chiara la piega che potrà prendere la serata perché nessuno di noi si è mai trovato in una location del genere per ascoltare la presentazione di un libro, quindi siamo un po' incuriositi da tutta questa atmosfera.

Mentre tutti ordinano i loro drink alcolicamente colorati, noi sorbiamo con tranquilla nonchalance un buonissimo bicchiere di acqua e, dopo i convenevoli e il brindisi di rito, ci immergiamo nella chiacchierata con l'autore.

Il punto focale ovviamente è l'ultimo libro di Roversi, ovvero “Cartoline dalla fine del mondo”-  dal titolo volutamente e fortemente richiamante Sepúlveda, come ci spiega l'autore stesso – che segna il ritorno del giornalista ed hacker Enrico Radeschi, il quale, dopo anni vissuti da fuggiasco torna nella sua Milano, un po' per nostalgia e soprattutto perché ha tra le mani un nuovo caso che lo stuzzica: un omicidio all'interno del Palazzo dell'Arengario. 

Lo sfondo è la nostra Milano, una città cara a Roversi e ad altri che, prima di lui – ogni riferimento a Scerbanenco è scontato ma doveroso – l'hanno scelta come cornice per i loro racconti.

Anche il tema centrale non è nuovo, ossia il deep web, tanto è vero che autori come Donato Carrisi col suo ultimo lavoro “L'uomo del labirinto” e la Agatha Christie dei nostri tempi nonché amica Francesca Battistella con “La bellezza non ti salverà” hanno creato le loro trame proprio attorno a questo argomento pruriginoso ed accattivante.

Purtroppo complici le bollicine e il locale, forse poco adatto alla presentazione di un libro, diciamo che gli spunti da parte dei presenti sono stati un pochino scarsi, ma fortunatamente Paolo è stato capace di intrattenerci nel migliore dei modi, perché si è dimostrato molto socievole e simpatico.
Bello soprattutto quando ci parla dei suoi modelli, all'interno dei quali ci sono certamente autori del genere thriller e giallo come Carlotto, Scerbanenco, Ellroy e Vásquez Montalbán, ma stupisce tutti quando cita Bukowski come colui che gli ha fatto venire voglia di scrivere.

E dopo le foto e le dediche di rito ci salutiamo, sperando di rivederci e risentirci in un posto magari più intimo in cui poter parlare tranquillamente di libri e di progetti per il futuro.

sabato 2 settembre 2017

Le sorelle - Claire Douglas

Qualcuno diceva che ci sono due cose nella vita a cui non saremo mai preparati: i gemelli. Ed è realmente così. Solo chi condivide il grembo materno in maniera così perfetta, così simbiotica, così speculare, sa a cosa potrebbe andare incontro. E quando viene a mancare quella metà di dna, il mondo, crolla.

Abi è una trentenne che ha appena vissuto quel momento. Preda dei sensi di colpa per la perdita improvvisa della gemella, una morte che non doveva accadere, non doveva travolgere la loro vita così improvvisamente e soprattutto, non doveva essere Abi a tirare le fila del destino di Lucy. 
Ma è stato davvero così?

Nel thriller psicologico di Claire Douglas, “Le sorelle”, tutto sembra il contrario di tutto, o il coronamento della perfezione, proprio come lo sono in realtà tutti i fratelli gemelli. Di coppie identiche qui ne ritroviamo due: Abi e Lucy, Bea e Ben. Diametralmente in sintonia, provano l’uno per l’altro quel tipo di legame che nessuno, a parte loro, potrebbe mai provare in tutta la propria esistenza.

Abi rivede la sorella defunta ovunque. Quel caschetto biondo la perseguita, come iniziano a prendersi gioco di lei messaggi lasciati sul profilo facebook della stessa o un mazzo di fiori firmati dalla sua metà perduta. E nemmeno la nuova vita nella casa extralusso dei due fratelli B. riesce a rimetterla in piedi. Le coincidenze e i misteri sono troppi, per cui venirne a capo. E se non ci si può fidare nemmeno di un’amica, una nuova, straordinaria amica, pazzescamente simile alla sorella, come si può sopravvivere?

Abi si sente scoppiare. Non può esistere una vita senza la sorella. E si ripete come un mantra le solite, identiche parole:

“Non so come fare a essere me, senza te.”

E allora forse l’unica appiglio è scoprire cosa è successo veramente a Lucy quella tragica notte; e cosa in realtà nascondono i suoi nuovi amici-ospiti, troppo perfetti, troppo felici, per essere reali. Solo allora Abi potrà trovare la consapevolezza giusta per seguire davvero il consiglio migliore mai datole:

“Devi smetterla di cercare qualcuno che ti salvi. È una cosa che soltanto tu puoi fare.”

Due metà della mela separate, distrutte, ma forse, solo alla fine, capaci di ricongiungersi per non abbandonarsi mai. Nemmeno dopo la morte.

mercoledì 19 aprile 2017

L'uomo di casa – Romano De Marco

Conversazione tra amiche lettrici.

Atto I
Scena I

- Allora com'è?
- Non ci sono parole.
- Non l'accetto come risposta. Ora ti metti qui e mi racconti come hai trovato questo libro.
- Ok ok non ti scaldare. 
- Mio padre continua a dirmi che è fantastico, favoloso, ti lascia col fiato sospeso fino all'ultima pagina e blablabla, ma sai com'è, io di mio padre mi fido poco..
- Ah ah ah, ti capisco, i padri hanno spesso gusti diversi.
- Già. Allora quanto ci hai messo?
- A fare cosa?
- A leggerlo!
- Due giorni, poco meno.
- Allora merita davvero!
- È quello che sto cercando di dirti se mi lasciassi parlare..
- Scusa..
- Allora, dicevo. "L'uomo di casa" è essenzialmente un thriller..
- Uh amo i thriller!
- Si, anche io. Siamo in America e, su, dai, uno scenario che non può non piacere! E poi quella cosa che se arriva un vicino nuovo si fa una festa e gli si portano torte di benvenuto..
- Cioè come da noi proprio.
- Seh seh..
- Ma la storia?
- In realtà sono due.
- Come due?
- Sì, o meglio, la principale si intreccia con un vecchio caso. Tutto ha inizio verso la fine degli anni Settanta, in cui una donna, la Lilith di Richmond..
- Lilith?
- Sì, c'è tutta una sorta di mitologia dietro a questa figura..cercatela su Wikipedia e fammi continuare.
- (…)
- Allora, la Lilith di Richmond non è mai stata trovata né incriminata per aver ucciso diversi bambini. È stato ritrovato solo un bimbo, vivo, legato a un termosifone e mandato poi in adozione. Il caso viene archiviato fino a quando un uomo, Alan, viene trovato morto in circostanze sospette.
- Come come come?
- Con le braghe calate, ecco. All'inizio sembra un appuntamento con una prostituta finito male, ma in realtà, grazie alla moglie Sandra, si scopre che Alan stava indagando proprio sul vecchio caso della Lilith.
- Oddio, sembra pazzesco!
- E lo è, davvero. Soprattutto per il tombolino finale.
- Tombolino?
- Leggi il libro e capirai..
- Sei criptica, lo sai?
- È che non voglio rovinarti la sorpresa! De Marco è stato bravissimo a tessere i fili di questo thriller pazzesco. E alla fine ha chiuso e unito in maniera magistrale tutti i pezzi del puzzle. Dai retta a tuo padre, questo libro ti lascerà incollata fino alle ultime pagine!
- Ok mi fido! Corro a leggerlo!
- Brava la mia amica.

Le amiche se ne vanno.
Cala sipario.

martedì 26 luglio 2016

La ragazza del treno – Paula Hawkins

La ragazza del treno, Paula Hawkins. Piemme. 306 pagine. 19,50 euro.
Voto: 8

Sono anni che passo la mia vita sui treni, da piccola per andare a scuola, poi in università, e ora per ricongiungermi alla mia parte di cuore lontana.
E ora ho paura.
Ho paura che da un momento all'altro, i miei tranquilli viaggi fatti di libri da leggere, vengano turbati da un evento simile a quello che è capitato a Rachel.
Ma cosa è successo?

Rachel è la protagonista del libro della Hawkins e, ovviamente, da come si può dedurre dal titolo, è una pendolare che tutte le mattine parte dalla periferia di Londra verso la città per andare al lavoro.
I suoi viaggi sono sempre tutti uguali, monotoni, tanto che ormai Rachel ha imparato a conoscere le case che vede dal finestrino del treno e a dare un nome ai loro abitanti. Così immagina la vita della coppia che vive nella bella casetta vicino ai binari, inventa i loro nomi, Jess e Jason, e pensa alla loro splendida quotidianità fatta di colazioni in veranda e baci al tramonto.

Ma un giorno Rachel vede qualcosa che non dovrebbe vedere.
Un uomo, che non è il suo Jason.
E il giorno dopo Jess scompare.

Da qui parte un thriller psicologico condito da colpi di scena e rivelazioni che tolgono il fiato.
Chi è davvero la coppia dalla vita perfetta che tanto invidia Rachel? Quali sono i loro veri nomi? Che fine ha fatto Jess? E come mai questa vicenda, in apparenza estemporanea, risulta in realtà così legata alla nostra protagonista?

Tutti questi misteri potranno essere risolti solo leggendo “La ragazza del treno”, un giallo perfetto per far rabbrividire in questa estate calda.

Ho apprezzato moltissimo la costruzione del romanzo gestita attraverso i punti di vista e continui rimandi a flashback. I personaggi sono ben caratterizzati, tanto che l'autrice ha saputo prendere in giro la mia povera mente di lettrice mostrandomi antipatiche persone che in realtà alla fine si riscatteranno.
L'unico punto un pochino più debole è la soluzione del giallo in sé, il classico movente, diciamo che l'ho trovato un tantino stereotipato; ma nonostante tutto “La ragazza del treno” resta comunque un buonissimo romanzo psicologico, accattivante, ben costruito, che non lascia niente di non detto  e risolve tutti i quesiti che ci si pone durante la lettura.

Cosa aspettate allora? Passate da www.goodbook.it prenotate la vostra copia e ritiratela presso la vostra libreria preferita.

lunedì 21 dicembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: "Una brava ragazza" - Mary Kubica

Una brava ragazza, Mary Kubica. Newton Compton Editori, 2015. 317 pagine, 9,90 euro.

Voto: 8

Nebbia che avvolge la mia Milano. Io costretta a rientrare in treno. Due occhi azzurri che mi guardano e mi chiamano. Prendo il romanzo, mi farà compagnia per quella mezz'ora, mi dico. 
E’ stato il mio amante per due notti intere.

Mia Dennett, figlia ribelle e anticonvenzionale di un giudice corrotto della Chicago dabbene, viene rapita una sera di inverno all'uscita di un pub.
Tutto per colpa di un fidanzato che le regala l’ennesimo bidone e che la scambia per qualche centinaio di dollari.
Lei, invece, scambia lui per un paio di bicchieri di birra.

Un capanno freddo, acqua ghiacciata nelle condutture, un bosco sconfinato dalle migliaia qualità di vegetazione che solo Mia conosce.
E Canoa. Un gatto, unico amante per lei.
Un’altra bocca da sfamare per Owen, il rapitore.

Non c’è futuro; e quei pochi programmi che il carceriere della ragazza riesce a predisporre, sono nebulosi e insensati.
Fino a quando una particolare sindrome di Stoccolma – chiamata amore -  non si insinua in Mia.

"Il gatto le cammina sulla schiena finchè non la caccio via. Allora si rifugia dietro il divano.
Nessuno mi ha mai amato tanto."

La storia viene presentata in capitoli delineati da voci sempre diverse: prima la madre della ragazza, poi l’ispettore a cui il caso della scomparsa è stato affidato e per ultimo l’aguzzino, il cattivo della storia. E’ un racconto che si dipana attraverso punti di vista sempre differenti, e questo incentiva notevolmente lo stile incalzante della Kubica. 
Ecco. In mezzo a queste parole, io, vi ho detto una bugia.
Sta a voi scoprire quale, portandovi a letto una brava ragazza.

giovedì 26 novembre 2015

L'ombra del bosco scarno - Massimo Rossi

L’ombra del bosco scarno, Massimo Rossi, Scrittura & Scritture editore, 2012, 365 pagine, 15,50 euro.

Voto: 7,5/10

Che dire, scrivendo questa mia seconda recensione mi trovo davanti a un’impresa complicata. Questo libro può essere letto in due modi: o come un libro giallo, oppure come un manifesto contro ogni discriminazione, contro ogni pregiudizio.

giovedì 22 ottobre 2015

Una spiaggia troppo bianca – Stefania Divertito con Serena Davide

Una spiaggia troppo bianca, Stefania Divertito con Serena Davide. Enne Enne editore, 2015. 252 pagine, 15,00 euro.

Voto: 10/10

Da accanito lettore nella mia adolescenza, per una serie di impegni lavorativi mi stavo appiattendo su libri che, pur avendo un loro indiscutibile fascino, non ti fanno vibrare.
Ho finito il libro questa notte, e, grazie a Vanessa che me lo ha fatto scoprire, la corda della mia anima ha vibrato eccome. Dedico questa mia prima recensione ad un amico che non c’è più, e che è andato ad allungare l’impersonale lista delle vittime di un modo di fare impresa sconsiderato e inaccettabile.

martedì 29 settembre 2015

Personaggi: Miss Marple, l'investigatrice zitella e impicciona.

Ho appena concluso i dodici romanzi di Agatha Christie con Miss Marple come protagonista, quindi quale migliore momento per parlarvi un po' di questa investigatrice diversa dal solito?

Carta d'identità:
nome: Jane Marple
professione: sferruzzare
hobby: investigare, birdwatching e giardinaggio
nata il: 1930
primo romanzo: "La morte nel villaggio"
totale romanzi/ raccolte di racconti da protagonista: 16
filmografia: 45 pellicole girate tra il 1956 e il 2013
attrici interpreti: 11

lunedì 31 agosto 2015

La pietà dell'acqua - Antonio Fusco

La pietà dell'acqua, Antonio Fusco. Giunti, 2015. 400 pagine.

Il bisogno di verità. Della verità celata dalla menzogna storica. E' questo quello che il commissario Casabona tenta di svelare nella nuova indagine firmata Antonio Fusco, "La pietà dell'acqua". 
La scenografia di questo noir italiano è presto svelata: sulle colline toscane limitrofe a Valdenza, in un ferragosto dove il caldo è infuocato e non lascia pace a nessuno, viene trovato il corpo di un uomo ucciso con una revolverata alla nuca. 
Forse un'esecuzione?

lunedì 6 luglio 2015

Bella era bella, morta era morta - Rosa Magliasso

Bella era bella, morta era morta, Rosa Mogliasso. NNEditore, 2015. 144 pagine.

Io ad un titolo simile non mi ci ero mai approcciata.
Certo che NNEditore pubblica stuzzichini niente male per far venire fame!
Bella era bella, morta era morta è il classico racconto che si sceglierebbe in estate, sicuramente verrebbe da pensare al classico giallo: una donna splendida, elegante, scarpe rosse ai piedi, adagiata sull'argine di un fiume in una zona nordica dell'Italia. Chi è stato? Come è accaduto? Ma soprattutto: chi ha trovato il corpo?
Ed è proprio per rispondere a quest'ultima domanda, che viene il bello!

Sì, perchè i moderni scopritori del cadavere assumono sfaccettature diverse e curiose dell'umanità; c'è Carlotta Bitonti, ex modella prossima al matrimonio, quasi legata a quel suocero appartenente alla categoria “ricco-ma-piovra”; non ha tempo da perdere, lei, ha già i suoi pensieri.
Poi arrivano Valentina e Jacopo, adolescenti dagli ormoni impazziti che alla vista del cadavere si spaventano e schiodano.
Un uomo dall'identità ignota ruba una scarpa alla povera Cenerentola abbandonata, urla contro tutti di essere vivo, e se ne va, anche lui.
L'ultimo esemplare di uomo curioso e meschino è Alfonso Petrucchetti, massaggiatore pranoterapeuta alla ricerca dell'energia vitale universale, e di come salvare il compagno dal carcere. Indifferente, guarda e passa e non si cura di ella.

L'egoismo, la meschinità personale, sono le tematiche trattate in maniera umoristica e divertente dall'autrice Rosa Mogliasso in questo romanzo dal finale stupefacente; l'ironia è alla base del suo stile; l'idea del forse si potrebbe fare qualcosa ma anche no è il punto cardine della storia. I dubbi dei protagonisti sono molteplici, le preoccupazioni anche, l'indecisione di fronte ad una situazione improbabile attanaglia gli stessi spettatori di quella morte bella e sorprendente.

Ma nonostante ciò, l'indifferenza vince.

Consigliato a: chi vuole farsi un paio di risate (amare) di fronte ad un giallo ben architettato; consigliato anche a chi non ha paura di farsi prendere in giro!

Citazione: “A volte il corso della tua vita si decide in pochi secondi, ragionò Carlotta Bitonti, mentre legava il povero Oscar a un albero perchè non interferisse con il suo lavoro di messa in scena.
A volte un gesto inconsapevole, automatico, quotidiano può scaraventarti in chissà quale galassia, si disse, mentre, ben determinata cominciava a spogliarsi.
La prudenza non aiuta, non serve, concluse, calibrando attenta la distanza del telefonino in modo che l'obbiettivo non coinvolgesse nello scatto il suo volto.
Il destino è sempre il più forte, stabilì, afferrandosi entrambi i seni con una mano, portando i capezzoli quasi a toccarsi, mentre il rumore simulato di un otturatore fotografico le confermava l'avvenuto scatto.
Sliding doors.

martedì 30 giugno 2015

L'ultimo Catone – Matilde Asensi

L'ultimo Catone, Matilde Asensi. BUR Rizzoli, 2008. 483 pagine.

Complice il mondo di Internet e la voglia di leggere qualcosa di rapido e accattivante – aka un giallothriller – mi capita tra le mani questo titolo che, onestamente non conoscevo fino ad oggi. 
La scelta grafica per quanto riguarda la copertina, devo ammettere che è decisamente intrigante: sfondo rosso, bordi e rilievi delle lettere in oro, e una chimera dal ruggito potente. Ha tutta l'aria di essere un libro avventuroso. Così, mi fiondo a capofitto nella lettura e devo dire che ne sono rimasta incantata, non in in toto, comunque è stata una bella scoperta. Ma andiamo con ordine.

La trama attrae da subito, poiché la protagonista è Ottavia Salina, una suora che lavora come storica per l'Archivio segreto del Vaticano.

Dite la verità che alla parola “Vaticano” avete fatto tutti in coro un bel “ooooooooooh”. È quello che ho fatto io. Quando c'è di mezzo la Chiesa in un libro, state sicuri che non resterete delusi a livello di intrighi e giochi di potere. E così è stato anche in questo caso. Ma torniamo a noi.

Ottavia viene convocata per decifrare degli strani simboli sul cadavere di un etiope. Da qui parte tutta una vicenda che metterà in crisi la Chiesa e l'animo stesso della protagonista.

Questo romanzo è partito un po' in sordina, ho trovato infatti che per arrivare al dunque e quindi all'azione vera e propria, l'autrice abbia sbrodolato per troppe pagine, ma dalla parte centrale in poi è un crescendo di emozioni e soprattutto di evoluzione dei personaggi.
Forse il nucleo del libro sta proprio in questo, nel vedere come le vicende riescono a far cambiare completamente le persone, in meglio o in peggio, indifferentemente.

Nonostante la pecca iniziale è un romanzo che si lascia leggere, in cui ci si affeziona decisamente ai personaggi (ottima tra l'altro anche la scelta di non inserirne migliaia inutili, ma di focalizzarsi su tre o quattro principali), e non si vede l'ora di scoprire chi è e se esiste davvero il fantomatico ultimo Catone.

Consigliato a: gli amanti dei gialli storici, i nostalgici di Dan Brown, gli atei, gli agnostici, gli ultracredenti, coloro che si fanno beffe della Chiesa e di qualsiasi istituzione religiosa e a chi non crede se non vede.

Citazione: “[...] Quella era la mia autentica vocazione, ma la mia famiglia aveva altri progetti per me e non sempre è facile sfuggire a quello che ci inculcano fin da piccoli”. Rimasi in silenzio per qualche minuto, guardando fuori dal finestrino e pensando alle sue parole. “Perché crediamo di vivere le nostre vite”, dissi poi, “quando sono le nostre vite a vivere noi?”.

venerdì 30 gennaio 2015

Nel limbo - Rosamund Lupton

Nel limbo, Rosamund Lupton. BEAT, 2015. 462 pagine

Se i vostri thriller preferiti fanno parte di quelle categorie che vedono bambini come protagonisti, una tipica famiglia benestante, misteri e anche un po' di paranormale, “Nel limbo” della Lupton è perfetto per voi.
Riedito dalla BEAT edizioni, questo romanzo in versione tascabile segna un connubio ancora poco sperimentato in ambito letterario: le emozioni, la drammaticità, l'estetica femminile accoppiata con la potenza di un classico thriller.
Sì perchè questo è un romanzo capace di togliere il fiato, e quel poco che resta arriva a fare a pugni con le lacrime che scorrono copiose sulle pagini struggenti, dove la penna femminile è prepotentemente presente.

Gracie è una mamma trentanovenne alle prese con una normale famiglia: ha un marito famoso, Mike, che gira per il mondo a caccia di documentari; un bambino di otto anni di nome Adam, dolce e coccoloso, che ama leggere di cavalieri buoni; poi viene Jenny, la figlia adolescente che non ha per la testa il suo futuro scolastico, non lotta con i denti per entrare in college prestigioso, ma si accontenta di prestare assistenza nella scuola elementare frequentata dal fratellino. Ah, e con il fisico mozzafiato che si ritrova, la sedicenne fa girare la testa a metà città.
Durante una manifestazione sportiva, scoppia un incendio nella scuola; il piccolo Adam riesce a salvarsi. Ma quando Gracie non scorge vicino a lui il caschetto biondo della figlia, pensa di essere ancora in tempo. Si getta tra le fiamme e il fumo dell'edificio e tenta di salvarla. Non sa che quell'attimo di profondo amore materno segnerà un'interruzione della sua vita e di quella della figlia.
Entrambe le donne vengono portate in salvo dai pompieri; ma è ormai troppo tardi.
Si ritrovano in ospedale insieme, si vedono dall'alto, distanti, su quei lettini, intubate e con il corpo segnato da profonde cicatrici ed ustioni; sono in un altro piano dimensionale; come due fantasmi, fluttuano nel reparto di terapia intensiva e guardano la loro vita scorrere davanti ai propri occhi. Ed insieme, si fanno forza.
Si fanno forza soprattutto quando vedono arrivare Mike, accompagnato dalla sorella poliziotto, che inizierà ad indagare sull'accaduto. Perchè purtroppo quell'incendio non è stato un caso fortuito: qualcuno lo ha appiccato per provocare la morte di Jenny. Ma la domanda fondamentale è: chi? Le ipotesi da vagliare sono molteplici. Come i personaggi che entrano in questa macabra vicenda, come il maniaco che per mesi ha perseguitato la sedicenne con lettere e regali osceni; o come il maestro del piccolo Adam che a causa di un incidente scolastico è stato licenziato.
Entrambe le donne assistono al travolgente e sorprendente esito della loro storia, dove mistero, crimine, amore e morte si accompagnano a braccetto, creando una trama notevole per un thriller quasi psicologico.
E in questo, Rosamund Lupton, ne è la regina. Il suo stile diretto, come un dardo, centra e penetra il cuore di ogni lettore, regalandogli paura e angoscia, come per ogni thriller che si rispetti, insieme a profondi sentimenti, grazie al rapporto in crescita tra la madre e la figlia. Indimenticabile.

Consigliato a: chi è curioso di leggere un thriller diverso dal solito, dove l'intreccio non è fatto solamente da sgomento e terrore, ma anche da profonde riflessioni ed emozioni famigliari.

Citazione: “Non siamo come gli uccelli, che buttano giù dal nido i piccoli perché imparino a volare. Fra gli umani sono i genitori a essere cacciati dal nido dai figli adolescenti, a vedersi costretti dai figli a ritrovare una loro indipendenza. E, se non riusciamo a volare, ci tocca fare un atterraggio di emergenza.”

giovedì 18 dicembre 2014

I consigli di Natale della redazione: i 15 migliori libri letti nel 2014

Non avete ancora deciso che regali fare questo Natale? Avete mille sconti accumulati nella vostra libreria preferita e non sapete cosa scegliere? 
Don't panic! I redattori di Mangiapagine vi consigliano i quindici migliori libri letti nel 2014.

I preferiti di Vè

1) I fratelli Karamazov – Fëdor Dostoevskij (recensione qui)
Uno dei capolavori della letteratura russa. Certamente non per tutti ma da leggere con cognizione di causa. Una saga famigliare e una metafora della vita. Consigliato a chi è già rodato per quanto riguarda letture di un certo peso – fisico e morale.

2) La versione di Barney – Mordecai Richler
L'autobiografia di Barney, cinico ebreo canadese. Tre donne diverse. Flashback continui ed eventi raccontati ordinatamente e meno. La malattia. Misteri svelati. Un romanzo che si fa leggere d'un fiato nonostante la mole. Un retrogusto amaro sul finale.

3) Marcovaldo – Italo Calvino (recensione qui)
Un gioiello della letteratura italiana. Una famiglia semplice dal sapore un po' vintage. Un luogo non bene specificato – che a me ricorda tanto Milano. Una tragica comicità. Da assaggiare e divorare più volte nella vita.

4) Saga di Percy Jackson – Rick Riordan (articolo disponibile qui)
Per i più piccoli, ma anche no. Un fantasy diverso dal solito. Gli dei greci esistono e si trovano a New York e gli eroi moderni compiono delle gesta in loro nome. Una saga poco famosa, ma di tutto rispetto.

5) Saga dei Bridgertons di Julia Quinn
Per le amanti dei romanzi d'amore, ma anche di quelli che fanno un po' ridere. Una madre alle prese con un problema: sistemare i suoi otto figli – quattro maschi e quattro femmine. Epoca regency. Ricorda un po' Orgoglio e Pregiudizio ma decisamente più hot. Divertente.

I preferiti di Federico

1) Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
Capolavoro indiscusso della letteratura mondiale ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo. Il culto della bellezza e il viaggio in un'esperienza estetica che scaturisce in uno sfacelo morale. Si legge in un lampo perché cattura. Poi è Wilde, ragazzi!

2) Colpa delle stelle - John Green (recensione qui)
Romanzo tipicamente adolescenziale ma che non può non colpire anche i lettori più scafati e maturi. La storia, nonostante ciò che dicono alcuni critici, è assolutamente plausibile e le psicologie dei personaggi sono perfette. Chi ha a che fare con adolescenti nella vita reale lo sa bene. Si piange, ma è una liberazione.

3) Il vagabondo delle stelle - Jack London (recensione qui)
Che dire? Un romanzo magnifico e seguire i viaggi temporali di Darrell Standing è un'esperienza mistica. London incita a liberarci dalla schiavitù del corpo e dall’idea della morte: solo la materia muore, mentre lo spirito, al contrario, è perenne. La prosa dell'autore non ha bisogno di commenti per quanto è bella.

4) Le uova fatali - Michail Bulgakov
Romanzo di fantascienza breve ma di importanza capitale nella storia della letteratura russa e non. Nel 1925 Bulgakov descrive una Russia ipotetica del 1928 dove gli esperimenti scientifici portano al disastro per l'umanità. La vicenda ha più chiavi di lettura e se conoscete la storia russa capirete anche perché il racconto fu censurato dal regime stalinista.

5) Carrie - Stephen King
Sì, proprio il romanzo d'esordio del Re. In questa sua prima opera c'è già molto del King che leggeremo in futuro, con le sue descrizioni, il suo saper creare la tensione e impaurire il lettore. E' uscita da poco una nuova edizione Bompiani che consiglio caldamente come regalo di Natale.

I preferiti di Và


1) Nemico, amico, amante... - Alice Munro 
Una raccolta di racconti che proviene dal Canada dove le protagoniste indiscusse sono donne che attuano un lavoro estremo su loro stesse. Alcune raggiungono risultati straordinari, altre invece rimangono assalite dalla vita frenetica che incombe, inesorabile, su di loro. Immancabile, per donne forti.

2) Il messaggero dell'alba - Francesca Battistella (recensione qui) Un giallo all'italiana farcito di autori premiati e un po' egocentrici che si "sfidano" a rimanere in vita a Massa Lubrense. Un detective improvvisato e una terzina dantesca sono la ciliegina sulla torta!

3) La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani
La storia di una vita, di un amore, del giornalismo, della povertà, della guerra, della globalizzazione. La storia raccontata prima dell'ultima "buonanotte" di un padre ad un figlio. Lo zen racchiuso in parole ed immagini.

4) Trilogia delle gemme (Red, Blue e Green) - Kerstin Gier
Cosa accade ad una ragazza quando scopre di essere "portatrice sana" del gene dei viaggi nel tempo? E cosa succede quando un cronografo viene trafugato e in esso è racchiusa la salvezza della razza umana, del suo passato, presente e futuro? Una trilogia fantasy "sopra le righe", young adult che si divora in pochi giorni!

5) Le stanze buie - Franscesca Diotallevi (recensione qui)
Un maggiordomo rigido e rigoroso. Un cuore di pietra che inizia a sciogliersi. Una bambina "strana". Una presenza, inquietante, racchiusa in una stanza buia. Un enigmatico passato che non "lascia in pace" il futuro. Uno Jane Eyre moderno e che "fa male". Consigliatissimo.


La redazione di Mangiapagine coglie l'occasione per augurare a tutti i lettori buone feste!

lunedì 17 novembre 2014

Mr. Mercedes - Stephen King

Mr. Mercedes, Stephen King. 2014, Sperling&Kupfer. 470 pagine.

La nuova fatica dell’instancabile (grazie al cielo!) Stephen King si chiama Mr. Mercedes. Stavolta si tratta di un thriller puro e semplice, senza ricorsi al paranormale o allo splatter. Non mi sento di escludere invece la parola “orrore” perché il Re riesce a mostrarci come le persone apparentemente più semplici e innocue, possano dimostrarsi peggio di qualsiasi vampiro o strega.

La trama in breve. King ci parla come autore che tutto sa e tutto vede. L’introduzione ci vede testimoni di una strage compiuta da uno squilibrato che con una Mercedes SL 500 investe un nutrito gruppo di persone in fila nella notte per trovare un posto di lavoro. Ne ammazza otto. L’assassino si chiama Brady Hartsfield  (lo scopriamo subito, dopo una cinquantina di pagine) e un anno dopo la strage scrive una lettera a Bill Hodges, detective (ora in pensione) che si occupò del pluri-omicidio senza riuscire a risolverlo. Hodges, stuzzicato e provocato da Brady anche attraverso un sito per incontri chiamato “Sotto l'Ombrello Blu di Debbie”, tornerà sul caso da privato cittadino. E con l’aiuto di Jerome Robinson, uno studente che gli fa alcuni lavori di casa, di Jannelle Patterson, sorella della suicida Olivia Trelawney (la proprietaria della Mercedes rubata) e di Holly Gibne, cugina di Jannelle, tenterà di fermare Brady, intenzionato a fare un eclatante bis.

Come anticipato, King scrive da un punto di vista onnisciente, lui sa già tutto della trama e passa dalla psicologia di un personaggio a un'altra, da un punto di vista a un altro, anticipandoci anche mosse e pensieri dei protagonisti. E' uno stile particolare che forse a tutti non piacerà, ma il Re riesce nell’intento di non allontanare il lettore che vuole a tutti i costi sapere come andrà a finire. E’ un King molto diverso da quello che conosciamo: vengono accantonati il paranormale ma anche l’amore, tema al quale l’autore ci aveva abituato nelle sue ultime opere. A dirla tutta il thriller non è incredibile. Voglio dire: se ne leggono di storie simili e forse io avrei preferito rileggere il King dell’amore o dell’horror, ma questi sono gusti personali.

Mr. Mercedes vale comunque la pena di essere letto. E’ un buon libro di intrattenimento senza pretese e che ci parla dell’orrore che possiamo trovare nel quotidiano, dove meno te lo aspetti. I personaggi sono come al solito ottimamente caratterizzati e la vicenda scorre senza incongruenze. Non mancano le chicche per gli amanti del Re con le classiche e gustose auto-citazioni che lascio a voi il piacere di scoprire.
Mr. Mercedes avrà due seguiti, come già annunciato dal romanziere del Maine. Ovviamente non mancheremo di leggerli, sperando mantengano le aspettative e soprattutto che ci regalino sorprese e colpi di scena.

Consigliato a: gli amanti di King e del thriller, senza però aspettarci chissà quali rivoluzioni del genere. Perché non ce ne sono. Ma è curioso vedere un autore come King cimentarsi in questa nuova avventura editoriale. Se invece cercate un giallo, lasciate perdere: qui l’assassino si scopre subito.

Citazione: “Tutti amano l’omino dei gelati”.

lunedì 20 ottobre 2014

Incontro con l'autore: Donato Carrisi presenta "Il cacciatore del buio"

Domenica 19 ottobre avevo un impegno importantissimo. Improrogabile.
Donato Carrisi presentava il suo romanzo, “Il cacciatore del buio” (ed. Longanesi; prezzo 18,60€).
Il luogo dell'incontro è stato lo “Spazio Ipazia”, ad Abbiategrasso; devo ringraziare come di consueto per questi eventi straordinari, L'Altra Libreria, e in particolare “la signora Angela” (mia “consigliera di libri” da quando avevo cinque anni, insieme al marito Augusto) e Ivan Donati per aver coordinato l'incontro.

Appena arrivata trovo il mio solito posto in prima fila e vedo appoggiato su ciascuna sedia un foglio; una frase cattura l'attenzione. “Colis eum?”, ovvero, “Lo adori?”. E queste due sole parole hanno dato il via a Donato Carrisi per raccontarci la storia più ignota, misteriosa, arcana che potessi mai immaginare.

Quelle poche lettere compongono la parola d'ordine che i satanisti dall'anno 1000 pronunciano tra loro per riconoscersi. Sì, avete capito bene. Donato Carrisi, proseguendo sul filone de “Il tribunale delle anime” suo secondo romanzo, affronta questa volta la parte ancora più oscura, più macabra e celata del mondo.
Il Male.
La componente negativa antagonista a Dio; l'altra faccia della medaglia che è nata solamente nel Medioevo, per “giustificare” in una qualche maniera tutto ciò che di tragico avveniva. Il Male, appunto.

(Una piccola chicca. Provate a riflettere sul suono di quella parola-chiave. Non vi ricorda nulla? Non vi ricorda un luogo di malvagità gratuita, dove gli uomini morivano per il divertimento di altri uomini? Ecco, quel luogo potrebbe definirsi facilmente il “simbolo” dei Satanisti. Il Colosseo a Roma).

“Il cacciatore del buio” nasce da una storia realmente accaduta, che l'autore ha avuto modo di ascoltare un giorno “al calar del sole, presso la Piazza delle Cinque Lune” dalla bocca di Padre Johnatan, un penitenziere (il quale ispirerà uno dei protagonisti del romanzo, Marcus).
I penitenzieri sono i “criminologi del Vaticano”, perchè a Roma appunto si trova il più grande archivio criminale del mondo, quello della Penitenzieria Apostolica (che viene comunemente chiamato “Tribunale delle anime”). Esso contiene un archivio di testi di peccati mortali grazie ai quali alcuni preti, analizzandoli, possono così affiancare la polizia nello studio e nella ricerca di criminali.
Criminali che a volte, dicono, siano “comandati” da una mano malvagia, dal Diavolo.

I penitenzieri, invece, non credono nel Diavolo. Essi credono che ciò che tutti chiamano “Demonio” nel momento in cui commettono un crimine efferato, in realtà non sia altro che una maschera, indossata dall'uomo, ancora una volta capro espiatorio del Male posto in essere.

Ancora una volta Donato Carrisi ci regala un thriller dove nulla è come sembra, dove anche l'idea di essere giunti allo sbroglio totale delle matassa è sbagliata, dove un libro “non finisce nemmeno dopo l'ultima pagina”, dove il Bene e il Male si scontrano all'ennesima potenza, dove entrambi si identificano nello stesso essere, forse e dove anche il “credere” è “solo l'inizio”.


Pronti a dare una risposta a “Colis eum?”.

(Articolo: Và // Foto: Gerardo Cassoli)

lunedì 27 gennaio 2014

Le stanze buie - Francesca Diotallevi

Le stanze buie, Francesca Diotallevi. 2013, Mursia, 400 pagine.

Due mani fasciate da guanti bianchi, due mani metodicamente intrecciate, in attesa, pulite, presupposti di una livrea nera e candida, quella da maggiordomo.

Sì, perchè in questo romanzo della sorprendente scrittrice emergente Francesca Diotallevi il personaggio principale è proprio un maggiordomo; Vittorio Fubini è un uomo che ha fatto dell'ordine, del rigore, della pulizia la sua vita. Maggiordomo da sempre, vive a Torino, ma a seguito di un singolare avvenimento, ovvero la morte di un suo lontano zio, è costretto a sconvolgere la sua disciplinata vita.

L'apertura del testamento del congiunto defunto obbliga Vittorio a trasferirsi nelle Langhe; lì incontrerà la nuova famiglia a cui dovrà porgere i suoi servigi, i conti Flores; il protagonista (che a quanto pare risulta all'inizio antipatico, e non solo alla sottoscritta!) è costretto a convivere con la misteriosa moglie del conte, Lucilla Flores, la quale viene meno ai suoi doveri di consorte, non seguendo il marito nelle occasioni mondane che la classe sociale impone loro, e oltretutto Vittorio è sempre più sorpreso della scelta della donna nell'educare da sola la figlioletta, senza l'aiuto di un'istitutrice (vezzo e quasi “obbligo” nella società della seconda metà del 1800).

L'osservatrice di tutte le vicende è in realtà il personaggio principale sottinteso, ovvero la grande casa, la magione dei conti, la quale dietro porte impossibili e vietate da aprire, nasconde grandi misteri. Vittorio sarà in grado di costringere se stesso a non indugiare oltre?

La giovane e promettente Francesca Diotallevi riesce magistralmente a condensare un piccolo capolavoro che, tra un Jane Eyre moderno e i vari romanzi gotici antichi con un pizzico di Ishiguro, tiene col fiato sospeso il lettore fino alla fine. Nonostante il lento inizio, dovuto a mio parere soprattutto per presentare al meglio i personaggi e il contesto, il romanzo scorre veloce attraverso momenti tragici e amorevoli, attraverso suspense e mistero. La somma di questi attimi da' alla luce un romanzo coinvolgente e che vale la pena di essere letto!

Consigliato a: chi ha amato il racconto della sorella Bronte e ha voglia di enigmi e misteri pur non denigrando sentimenti delicati e teneri.

Citazione: “Domande inopportune sul suo passato, sulla sua famiglia d’appartenenza, sui reali motivi che l’avevano portata a quel matrimonio, in cui sembrava tanto infelice. Domande che non avrei dovuto pormi. Eppure, non ero forse alle sue dipendenze? Tutto sommato, non era poi così strano che mi ponessi degli interrogativi su una donna tanto eccentrica.”

martedì 3 dicembre 2013

La bambina con la neve tra i capelli - Ninni Schulman

La bambina con la neve tra i capelli, Ninni Schulman. 2012, Sperling Paperback, 372 pagine.

Quando non si sa cosa leggere e si ha poco tempo, per esempio un paio di giorni, un weekend di relax, ciò che consiglio sempre io è un buon giallo; mi è capitato tra le mani proprio l'altro giorno questo libretto che avevo acquistato lo scorso anno. La copertina non è niente male, una bambina bellissima, bionda, occhi di ghiaccio, a fissarmi; certo, l'immagine associata alle poche righe di trama sulla quarta di copertina, non rende proprio tranquilli. Mi sono buttata e l'ho incominciato.

Siamo in Svezia, in un piccolo paese dove tutti si conoscono, dove quando scende troppa neve e si sa che quel tizio è via per lavoro, il vicino di casa si alza di buon ora ben coperto e va a spalare il vialetto dell'amico; in quel paesino, dicevo, ritorna un “figliol prodigo”: è Magdalena, giornalista, con un divorzio alle spalle e un bambino di sei anni a carico. Credeva di poter stare lontana dai crimini, dalla cronaca nera che tante ore le hanno portato via quando si trovava a Stoccolma e invece...

Proprio ad Hagfors succede l'impensabile. La sera dell'ultimo giorno dell'anno una ragazza, Hedda, scompare; le ricerche compiute dalle forze dell'ordine non danno risultati fino a quando un giorno viene ritrovato il corpo di una adolescente, nuda, in uno scantinato, uccisa da un colpo di arma da fuoco. Non è Hedda. Di Hedda non vi è traccia. E non si conosce nemmeno l'identità della vittima.

La neve copre i suoni, i rumori, copre le tracce; e come se non bastasse, la denuncia di un bordello nel paese che avvicina a se' la gente più impensabile, sconvolge la popolazione. Magdalena si interessa ad entrambi i casi, così tanto distinti da essere forse anche collegati.

E' un giallo appassionante, questo romanzo di Ninni Schulman, scrittrice e giornalista che trova il suo “fondamento” per scrivere proprio una storia di cronaca vera; lo stile è diretto, a volte anche molto violento, e deve essere così, altrimenti il lettore non riuscirebbe a lasciarsi coinvolgere totalmente dal caso. E' vero, ci sono fatti e piccoli particolari che riguardano soprattutto la vita privata dei personaggi, che alla fine non “tornano” molto, ma è anche il primo libro, immagino, di una serie di romanzi in cui ritroveremo alcuni dei protagonisti di “La bambina con la neve tra i capelli”, e la mia speranza è proprio quella che la scrittrice mi sciolga ogni dubbio a riguardo negli altri volumi.

Consigliato a: gli amanti dei gialli, in particolare di quelli svedesi; a chi ha poco tempo da dedicare alla lettura; a chi sceglie di rintanarsi sotto alle coperte con un buon libro, attendendo che il freddo fuori dalla finestra scemi.

Citazione: “La neve e il ghiaccio si erano ammassati sia sul cardine inferiore sia sotto la porta della cantina, e ora era impossibile richiuderla.
Imprecò a denti stretti cercando di liberarla con la pala.
Quando infine si arrese rimaneva ancora una fessura di dieci centimetri. Con un certo fastidio si accorse anche di avere il petto e le maniche della giacca imbrattati di sangue.
Coprì con la neve le macchie davanti alla casa, poi raccolse i vestiti. Quanto alla striscia rosso chiaro che correva fino alla porta della cantina, non ebbe il tempo di rimediare. In ogni caso ce l'aveva fatta, pensò mentre si precipitava verso l'auto.

Era finita”.

lunedì 23 settembre 2013

Orchidee nere - Rex Stout

Orchidee nere, Rex Stout. 2012, Beat (collana GialloBeat). 224 pagine.

Nero Wolfe mi è arrivato in un pacchetto, in un giorno inaspettato. Un regalo di Federico, per il mio compleanno.
Avevo intenzione di avvicinarmi a Rex Stout (creatore dell'investigatore privato un po' burbero e sofisticato e sì, anche grasso) da un bel po' e grazie a questa sorpresa ci sono riuscita!
Il volume raccoglie due indagini di Nero Wolfe. Sono racconti lunghi che si dipanano in pochi giorni. Interessante è anche la prefazione di un maestro del giallo italiano, Carlo Lucarelli, che ha incontrato il “suo” Nero Wolfe un giorno, per le vie di Bologna.

A prima vista sembra di trovarsi accanto al grande Hercule Poirot, ma ci si rende conto da subito che qualcosa è diverso; Rex Stout è un Agatha Christie in pantaloni, che sceglie la metropoli di New York per ambientare le sue storie, con un pizzico di spensieratezza e di ironia maschile in più, sicuramente.

Nero Wolfe è un uomo di corporatura possente, amante del buon cibo (se vi capitasse mai di sedervi alla sua tavola, ricordate di non parlare mai di lavoro; è bandito ogni argomento, fuorchè il cibo) e della buona birra; evita di incamminarsi per le vie trafficate della città e preferisce accudire le sue orchidee nel suo palazzo in arenaria situato al 918 della 35esima strada. Nero Wolfe è misogino, guarda con supponenza il resto dell'umanità, è pessimista ed egocentrico. Uno dei pochi che sa trattare con lui è Archie Goodwin, il suo fedele braccio destro. E' lui che si destreggia per New York a caccia di indizi, che sfrutta il suo savoir-faire per prendere appuntamenti e incontrare persone a conoscenza dei fatti su cui si investiga.

I racconti che troviamo racchiusi in questo libro sono due; il primo, “Orchidee nere”, vede un raro caso in cui l'investigatore, senza nemmeno troppa fatica, si solleva dalla sua poltrona preferita per raggiungere il palazzo in cui è in corso una esposizione floreale, che vede come “pezzo forte” la mostra di un ibrido di orchidee, nere. E' questo il luogo in cui avverrà l'omicidio di un giardiniere, Harry Gould, inspiegabile e impossibile, a prima vista. L'investigatore farà di tutto per risolverlo, anche perdere dignità davanti ad un altro esperto nell'arte del giardinaggio, e chiudendosi in una camera a gas.
La seconda indagine, “Cordialmente invitati ad incontrare la morte”, vede protagonista Bess Huddleston, famosa organizzatrice di ricevimenti per ricchi, che trova la morte a causa di un avvelenamento per tetano. In apparenza potrebbe sembrare un decesso accidentale, ma grazie all'aiuto di un gorilla (sì, avete letto bene. Un gorilla!) Nero Wolfe riuscirà a svelare anche questo mistero.

Consigliato a: tutti gli amanti del giallo classico, di personaggi come Maigret, Miss Marple e Poirot, trapiantati in America.

Citazione: "Temo di essere debole" disse in tono di scusa. "Ho mangiato solo una mela a colazione e da allora non ho messo altro sotto i denti".
Aveva detto l'unica cosa al mondo che poteva impedire a Wolfe di dire a lui di rivolgersi alla polizia e a me di sbatterlo fuori. Esiste un solo tipo d'uomo che non viene mai messo alla porta in casa nostra: quello con lo stomaco vuoto.



martedì 18 giugno 2013

Joyland - Stephen King


Joyland, Stephen King. 2013, Sperling & Kupfer, 350 pagine.



Joyland, l’ultima fatica di Stephen King, non è un romanzo horror. E’ molto di più. Non voglio sminuire un genere, quello dell'orrore o del brivido che tra l’altro apprezzo, ma stavolta siamo di fronte a uno zio Stevie intimo, filosofico, toccante e profondo. Molto vicino al Miglio Verde, per capirci.



Joyland è raccontato in prima persona da Devin Jones che, oggi ormai anziano, rivive in un flashback continuo il periodo più bello e al tempo stesso più doloroso della sua vita: l’estate del 1973 a Heaven’s Bay, nella Carolina del Nord. Studente squattrinato e col cuore spezzato per essere stato tradito dalla fidanzata, Devin si fa assumere dal parco di divertimenti Joyland. Trova alloggio presso la stramba vedova Emmalina Shoplaw dove conosce due studenti come lui, Tom ed Erin, anch’essi assunti a Joyland e che diventeranno presto i suoi migliori amici. Nel parco di divertimenti, Devin viene a conoscenza di un terribile segreto: nel Castello del Brivido è rimasto intrappolato il fantasma di una ragazza assassinata tempo prima proprio su quella attrazione. Devin, aiutato da Erin, dovrà scoprire l’autore di quel delitto, ancora a piede libero e impunito. Il protagonista fa anche la conoscenza di Annie e Mike, madre e figlio, che vivono in una villa vittoriana sulla spiaggia, a due passi da Joyland: il piccolo soffre di distrofia muscolare ed è condannato a un’esistenza purtroppo breve. Grazie a Dev, anche il piccolo e la madre vivranno forse l’estate più bella della loro vita.



Il nuovo romanzo di King, come detto, non è un horror. Non fatevi ingannare dalla copertina o dalla storiella del fantasma. Joyland è un romanzo che non rientra in un preciso genere, forse siamo vicini al thriller-giallo, ma soprattutto è un’opera che parla di amore, di crescita, di vita e di morte. E di destino. Talmente crudele che si prende gioco di noi non punendo per esempio un assassino e accanendosi invece su un bambino innocente. Nelle prime 100, 150 pagine non succede nulla a livello di trama, ma King è un maestro nelle descrizioni e stavolta non sono superflue come ogni tanto gli capita; siamo in riva all’oceano e riusciamo quasi a sentire il rumore del mare, del vento e a sentire la spiaggia sotto i nostri piedi.

E’ anche un libro abbastanza autobiografico: Dev legge Il Signore degli Anelli per esempio, opera che ha convinto il ragazzo Stephen King, come lui stesso ha dichiarato, a diventare uno scrittore.

Il romanzo ha una svolta quando il protagonista incontra Annie e il piccolo Mike. Da lì fino alla fine è un crescendo ed è davvero difficile staccarsi dalle pagine.

Joyland non sarà il capolavoro dello scrittore del Maine, ma è un libro delizioso, poetico, riflessivo e anche romantico, che si fa leggere dalla prima all’ultima pagina.



Consigliato a: tutti gli amanti di King, naturalmente. Ma anche a chi ama leggere le tematiche principali dell’essere umano: il senso della vita, della morte, la crescita. Devin Jones matura in quell’estate del 1973 ed è un vero piacere assistere a questa sua crescita.



Citazione: “Era bellissima, a piedi nudi e con i suoi jeans scoloriti. Avrei voluto prenderla in braccio e sollevarla in aria, portandola verso un futuro radioso. Invece la lasciai lì dov’era. Il mondo non funziona così, aveva detto, e quanto aveva ragione. Quanto aveva ragione.”

sabato 25 maggio 2013

Incontro con l'autore: Donato Carrisi


Mercoledì 22 maggio alle ore 21 abbiamo partecipato all'incontro con Donato Carrisi in occasione della presentazione del suo nuovo libro “L'ipotesi del male” (ed. Longanesi; prezzo 18.60 €); la serata si è svolta presso lo “Spazio Ipazia”, ad Abbiategrasso, organizzata da L'Altra Libreria e Iniziativa Donna, con il coordinamento di Daniela Colla, assessore alla cultura.

Essendo ovviamente lettrici voraci e sfegatate dei romanzi di Carrisi, ci presentiamo mezz'ora prima dell'incontro per accaparrarci i posti migliori; Vanessa carica dei libri per poterli far autografare, Veronica insignita del titolo di fotografa della serata.

Donato Carrisi arriva puntualissimo e dopo una breve introduzione da parte della coordinatrice, inizia ad affascinare i presenti (e noi per prime!) raccontandoci delle storie. Sì, perchè Donato più che uno scrittore, potrebbe essere definito un narratore; il pubblico rimane senza parole, a bocca aperta, mentre lui racconta del buio, del nero, di ciò che tutti noi tendiamo ad evitare, a dimenticarci. Ed è proprio di mostri (partendo da Hitler e passando poi a Wolfgang Priklopil, segregatore di Natasha Kampush) e di persone dimenticate che Donato ci racconta.
Gli scomparsi, rappresentati dalle foto appese su di una parete di una stanza vuota, senza mobili, asettica quasi, sono i personaggi principali e cruciali del suo ultimo romanzo, “L'ipotesi del male”.

Ma da cosa trae spunto questo titolo? Da un postulato, ovvero che il bene e il male sono la stessa cosa. Uno convive, o meglio, è inglobato nell'altro. Se non ci fosse l'uno, non esisterebbe l'altro. Il primo è il presupposto del secondo, e viceversa.
Vi siete mai domandati – propone l'autore – cosa significhi in realtà il gesto di dare l'elemosina ad un vagabondo? “Quell'atto di generosità avrebbe placato la coscienza di chi lo compiva, ma non era detto che costituisse il bene di chi lo riceveva. Perchè il vagabondo avrebbe potuto spendere il denaro per un'altra bottiglia con cui perseverare nel proprio disfacimento, piuttosto che investirlo in un pasto caldo”. Il bene e il male legati, sempre.

L'autore definisce questa sua quarta “fatica” come il libro gemello de “Il Suggeritore” (uscito nel 2009); infatti, di nuovo ritroviamo Mila Vasquez, che si era lasciata completamente sopraffare da quell'avventura, ripiombare di nuovo in mezzo a qualcosa di sconosciuto, di senza nome, nascosto, appunto, nel buio.
Ancora una volta troviamo un'ambientazione anonima, senza punti reali di riferimento, questo perchè – afferma sempre Donato Carrisi - “il lettore deve perdersi in un labirinto infinito”.
E in esso, niente è come sembra, i colpi di scena non mancheranno, e chi si appresta a leggere questo thriller deve ricordarsi di respirare, di tanto in tanto.

E tu, non hai mai desiderato scomparire?


(Articolo di Và e Veronica; Fotografie di Veronica)

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