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lunedì 1 gennaio 2018

Top 5 (+1) dell'anno 2017 di Và!

Che il nuovo anno abbia inizio!
E' tempo oggi di fare una summa delle letture passate. Il 2017 si è rivelato l'anno delle ottime scoperte, soprattutto di romanzi italiani. Vi presento ora la mia Top 5 (+1!) dell'anno appena trascorso!

*

Il velo dipinto – S. Maugham

E' il romanzo della scelta. Una donna sposata solamente per convenienza, inizia una relazione extraconiugale. Alla scoperta dell'adulterio, il marito le pone dinnanzi una scelta: partire con lui per la Cina devastata dal colera, oppure divorziare, con tutto ciò che ne consegue.
Una scrittura lineare e accattivante fa da sfonda alla vicenda indimenticabile.

I pilastri della terra – K. Follett
Il romanzo che accompagna e unisce il filone storico con quello avventuroso, senza dimenticarsi di storie d'amore e di passione. Le vicende, fittizie ma con accenni a fatti storici realmente accaduti, si snodano attorno alla costruzione della cattedrale di Kingsbridge, nell'Inghilterra del XII secolo. Con una prosa fenomenale Follett ci regale guerre, misteri, intrecci drammatici e conflitti religiosi... un'esperienza di lettura che lascia davvero senza fiato.

La locanda dell'ultima solitudine – A. Barbaglia
Ci vuole poco a perdersi, sì, come poco ci vuole a ritrovarsi, se si ha il coraggio di aspettare.
Ci sono persone che aspettano una vita, in difficoltà, stringendo i denti, ma quando poi trovano la parte mancante di loro, è gioia, è saltelli per aria, è sorrisi e guance gonfie di felicità.” 
Ne ho parlato a lungo qui.


Golden boy – A. Tarttelin
E' la storia di Max Walker, un classico adolescente che si dimena nella giungla feroce della sua scuola e delle sue amicizie; per lui non tutto è così semplice perchè è "speciale": è un "intersex". Questo termine apre mille quesiti e preoccupazioni agli occhi del ragazzo, che lo porteranno anche di fronte alla definitiva scelta.
E' un romanzo dolcissimo e malinconico, ma anche tenace e testardo. Ed è consigliato a tutti quelli che hanno apprezzato "Middlesex" di J. Eugenides.

Magari domani resto – L. Marone
Luce.
Luce Di Notte è il riflesso che osservo allo specchio ogni mattina prima di andare a prendere il treno che mi porta nel mio mondo, fatto di avvocati (quelli veri e seri), di pile interminabili di carta e di volumi di diritto di cui non sopporto più la vista quando arriva il venerdì. E poi rientro il lunedì mattina e li accarezzo, perché alla fine, questo lavoro un po’ diverso dal solito, mi piace. E mi manca. Anche se ancora non ho trovato il mio posto nel mondo. Come Luce.”
Ho dato la mia opinione qui.

L'uomo del labirinto – D. Carrisi
C'era una volta una bambina, che si sentiva grande indossando il lucidalabbra.
C'era una volta una bambina, piacevolmente angosciata per l'appuntamento con il ragazzo dei suoi sogni.
C'era una volta un furgone dai vetri puliti, per specchiarcisi dentro e proprio lì, un coniglio agguerrito e assassino.”

Il thriller che ho amato di più.
Ne ho parlato qui.

sabato 2 settembre 2017

Le sorelle - Claire Douglas

Qualcuno diceva che ci sono due cose nella vita a cui non saremo mai preparati: i gemelli. Ed è realmente così. Solo chi condivide il grembo materno in maniera così perfetta, così simbiotica, così speculare, sa a cosa potrebbe andare incontro. E quando viene a mancare quella metà di dna, il mondo, crolla.

Abi è una trentenne che ha appena vissuto quel momento. Preda dei sensi di colpa per la perdita improvvisa della gemella, una morte che non doveva accadere, non doveva travolgere la loro vita così improvvisamente e soprattutto, non doveva essere Abi a tirare le fila del destino di Lucy. 
Ma è stato davvero così?

Nel thriller psicologico di Claire Douglas, “Le sorelle”, tutto sembra il contrario di tutto, o il coronamento della perfezione, proprio come lo sono in realtà tutti i fratelli gemelli. Di coppie identiche qui ne ritroviamo due: Abi e Lucy, Bea e Ben. Diametralmente in sintonia, provano l’uno per l’altro quel tipo di legame che nessuno, a parte loro, potrebbe mai provare in tutta la propria esistenza.

Abi rivede la sorella defunta ovunque. Quel caschetto biondo la perseguita, come iniziano a prendersi gioco di lei messaggi lasciati sul profilo facebook della stessa o un mazzo di fiori firmati dalla sua metà perduta. E nemmeno la nuova vita nella casa extralusso dei due fratelli B. riesce a rimetterla in piedi. Le coincidenze e i misteri sono troppi, per cui venirne a capo. E se non ci si può fidare nemmeno di un’amica, una nuova, straordinaria amica, pazzescamente simile alla sorella, come si può sopravvivere?

Abi si sente scoppiare. Non può esistere una vita senza la sorella. E si ripete come un mantra le solite, identiche parole:

“Non so come fare a essere me, senza te.”

E allora forse l’unica appiglio è scoprire cosa è successo veramente a Lucy quella tragica notte; e cosa in realtà nascondono i suoi nuovi amici-ospiti, troppo perfetti, troppo felici, per essere reali. Solo allora Abi potrà trovare la consapevolezza giusta per seguire davvero il consiglio migliore mai datole:

“Devi smetterla di cercare qualcuno che ti salvi. È una cosa che soltanto tu puoi fare.”

Due metà della mela separate, distrutte, ma forse, solo alla fine, capaci di ricongiungersi per non abbandonarsi mai. Nemmeno dopo la morte.

giovedì 5 gennaio 2017

Le ossa di San Lorenzo - Vicente Alfonso

Le ossa di San Lorenzo, Vicente Alfonso. NNEditore. 201 pagine. 17 euro.

Voto: 7

Una messicana e moderna storia a tratti mitologica. Rómolo e Remo Ayala sono i due gemelli in questione. 
Si sprecano qui tutte le connessioni al tema del “doppio” e della verità che ne consegue, ovvero quella difficile da trovare. Ma come si può almeno avvicinarsi ad una (o a molteplici?) parvenza di tale verità? Seguendo le parole di Alberto Albores, voce narrante quasi per tutta la totalità del romanzo, psicoterapeuta di Remo, il gemello più debole della coppia, quello più problematico e, forse, quello più bugiardo.

Una volta aperto il libro e dimenticato per un attimo la splendida copertina, ci si trova già a fatti compiuti: i due gemelli sono sepolti entrambi sotto l’albero di fichi della casa paterna. Sta solo a noi tentare di ricostruire l’accaduto. E’ una storia intricata, la loro, anche per la mole di comparse che ruotano attorno alla vita di entrambi. 
Il primo tra tutti è il Grande Padilla, mago per cui Rómolo e Remo si esibiranno, insieme alla bellissima Magda, giovane donna amata contemporaneamente dai fratelli. E insieme, altre identità si intrecciano, come quella del giornalista Pepe Zamora, che ha votato la sua vita alla ricerca di una verità sulla fantomatica sensitiva e guaritrice soprannominata Niña Cande.

Il realismo magico fa da sfondo a tutta la trama, così come è forte la commistione di generi e categorie; il giallo sull'omicidio di Farid Sabag o sulla "Notte degli Apostoli" al collegio dei gesuiti frequentato dai fratelli Ayala, ne sono chiari esempi. Per chi “mastica” un po’ questo tipo di letteratura, il primo link che si apre è quello dedicato al geniale “Rayuela” di Cortàzar, perché anche “Le ossa di San Lorenzo” del messicano Vicente Alfonso è così: pazzesco, complesso, leggibile sotto molti punti di vista e che propone al lettore domande a cui però non sempre corrisponde una risposta.

Si arriva così alla fine con la famosa frase “forse sarebbe potuto andare diversamente”, quasi dimenticandosi che la degna conclusione di queste vite difficili, a tratti squallide, menzognere, non poteva essere più giusta di così.

"Come si costruiscono i ricordi? Cambiano, si assestano, maturano con il tempo? O si cancellano a poco a poco come giornali al sole? Può darsi che a volte i fatti si vadano sedimentando nella memoria come acqua torbida, all’inizio ci impedisce di vedere ciò che intuiamo essere vicino. In ogni caso, ricostruire un fatto a partire da varie fonti è come radersi di fronte ad uno specchio rotto: le versioni differiscono in certi dettagli e coincidono in altri".

lunedì 22 agosto 2016

La metà del Diavolo - Joseph Incardona

La metà del Diavolo, Joseph Incardona. NNEditore. 270 pagine. 17,00 euro.

Voto: 9

Marc Augè parlava dei non luoghi, ovvero quella teoria che si riferisce a quei luoghi dove leggere e a quali libri leggere; a come perdere la coincidenza, la nozione del tempo, perchè quando si legge in quella “nullità di luoghi”, se il libro è divino, prende talmente tanto la nostra attenzione che perdiamo la fermata del tram, per esempio. 
Ivano Porpora qualche tempo fa ha ribadito questo concetto, accrescendolo con l'analisi di quanto un certo tipo di libro letto in un particolare luogo fa provare una sensazione simile a quella del fare l'amore. 
Con le pagine stampate.

Ecco. Sta tutto qui.
Nel romanzo dello svizzero Joseph Incardona, viviamo in mezzo al non luogo per eccellenza. Un'autostrada.
Si snoda esattamente qui, la vicenda.
In mezzo agli autogrill gremiti di turisti, in mezzo a bambini urlanti, alla spazzatura, alle escort nascoste sotto a un casco da motocicliste o ad una minigonna.
I personaggi sembra assumano un ruolo, distaccati dalla realtà; sopravvivono come in un limbo, in un girone dantesco, tra miseria e tradimenti, tra rapimenti e pazzie.

Pierre vive realmente su quella strada infinita, per scoprire chi ha rapito la giovane figlia Lucie. E' il collante con la moglie, ormai morta in se stessa.
Pascal, l'uomo-doppio, quel 666 diviso due, che prova a sconfiggere, ma con scarsi risultati.
Julie Martinez, donna che convive con la propria, perforante solitudine, e che tenta di risolvere un nuovo caso di sparizione della piccola Marie Mercier.

“La metà del Diavolo” è il romanzo mentale per eccellenza; è il romanzo delle elucubrazioni di ogni personaggio; malinconia e pessimismo si sciolgono tra le pagine, rendendolo cupo all'ennesima potenza. 

“Questo libro è per chi sbaglia sempre l'ora di partenza e si trova in coda a guardare nelle altre macchine, per chi conserva in un libro la lettera d'amore di uno sconosciuto, per chi ama il profumo della pioggia in estate e per chi vorrebbe credere al destino ma si deve preoccupare di limitare i danni del futuro prossimo."

martedì 26 luglio 2016

La ragazza del treno – Paula Hawkins

La ragazza del treno, Paula Hawkins. Piemme. 306 pagine. 19,50 euro.
Voto: 8

Sono anni che passo la mia vita sui treni, da piccola per andare a scuola, poi in università, e ora per ricongiungermi alla mia parte di cuore lontana.
E ora ho paura.
Ho paura che da un momento all'altro, i miei tranquilli viaggi fatti di libri da leggere, vengano turbati da un evento simile a quello che è capitato a Rachel.
Ma cosa è successo?

Rachel è la protagonista del libro della Hawkins e, ovviamente, da come si può dedurre dal titolo, è una pendolare che tutte le mattine parte dalla periferia di Londra verso la città per andare al lavoro.
I suoi viaggi sono sempre tutti uguali, monotoni, tanto che ormai Rachel ha imparato a conoscere le case che vede dal finestrino del treno e a dare un nome ai loro abitanti. Così immagina la vita della coppia che vive nella bella casetta vicino ai binari, inventa i loro nomi, Jess e Jason, e pensa alla loro splendida quotidianità fatta di colazioni in veranda e baci al tramonto.

Ma un giorno Rachel vede qualcosa che non dovrebbe vedere.
Un uomo, che non è il suo Jason.
E il giorno dopo Jess scompare.

Da qui parte un thriller psicologico condito da colpi di scena e rivelazioni che tolgono il fiato.
Chi è davvero la coppia dalla vita perfetta che tanto invidia Rachel? Quali sono i loro veri nomi? Che fine ha fatto Jess? E come mai questa vicenda, in apparenza estemporanea, risulta in realtà così legata alla nostra protagonista?

Tutti questi misteri potranno essere risolti solo leggendo “La ragazza del treno”, un giallo perfetto per far rabbrividire in questa estate calda.

Ho apprezzato moltissimo la costruzione del romanzo gestita attraverso i punti di vista e continui rimandi a flashback. I personaggi sono ben caratterizzati, tanto che l'autrice ha saputo prendere in giro la mia povera mente di lettrice mostrandomi antipatiche persone che in realtà alla fine si riscatteranno.
L'unico punto un pochino più debole è la soluzione del giallo in sé, il classico movente, diciamo che l'ho trovato un tantino stereotipato; ma nonostante tutto “La ragazza del treno” resta comunque un buonissimo romanzo psicologico, accattivante, ben costruito, che non lascia niente di non detto  e risolve tutti i quesiti che ci si pone durante la lettura.

Cosa aspettate allora? Passate da www.goodbook.it prenotate la vostra copia e ritiratela presso la vostra libreria preferita.

martedì 21 giugno 2016

Crepuscolo - Kent Haruf

Crepuscolo, Kent Haruf. NN Editore. 315 pagine. 18,00 euro.

Voto: 9

Cosa significa rientrare dalle vacanze e ritrovare quel paese fatto di sabbia terra e profumi, di quelle colline verdeggianti inframmezzate da mandrie scalpitanti di bovini dove gli unici esseri umani presenti e capaci di tenere loro testa sono, di nuovo, i fratelli McPheron?

Leggere “Crepuscolo” di Kent Haruf è come tornare a casa; respirare l’aria che respirano Raymond e Harold e Victoria  Roubideaux. Quella ragazza che adesso è diventata davvero grande. E’ una donna, ma prima ancora, una mamma. 
Sembrano lontani i momenti in cui era preoccupata del suo avvenire, ma stoicamente decisa a tenere il piccolo frugoletto che insieme a lei viveva nella sua pancia. Sembrano lontani i saluti raffazzonati e obbligati e quasi inesistenti posti alla madre, rea di avere abbandonato una figlia proprio nell'attimo più importante della sua esistenza. 
Il destino di Victoria, fino al momento in cui non arriva tremante e pudica alla fattoria dei due strambi e solitari fratelli, sembrava stesse decadendo all'infinito in un vortice di dispiaceri e nullità. Se in “Canto della Pianura” la troviamo dolce e ancora diffidente del mondo a lei circostante, qui in “Crepuscolo”, Victoria “vive”, finalmente. Studia, ama, si destreggia nel ruolo di madre in maniera impeccabile. Non senza però un altro, decisivo, dispiacere da parte di quel fato beffardo; ma si farà carico anche di quello, e supererà la difficoltà.

Il volume conclusivo (per come sono stati pubblicati in Italia) della Trilogia della Pianura, è una sinfonia. Una volta che si incomincia a leggerlo, ci si rende conto che diventa un canone. Una polifonia. Si incontrano tutte le voci, diverse, malinconiche, disagiate, che abitano Holt.
Haruf ci stuzzica facendoci conoscere meglio Raymond, uomo testardo, isolato, misantropo quasi, il cui cuore inizia a sciogliersi e a tornare “in società”. E insieme a lui ci sono Luther e Betty Wallace e i loro figli, nascosti in una roulotte, che non riescono però a nascondersi dalla violenza dello zio materno. E poi c’è un bambino orfano che dà la vita al nonno malato. E poi c’è Rose Tyler, l’assistente sociale della contea.

Ancora una volta, ci ritroviamo adagiati in una nuvola di ovatta. La quiete di Haruf, come quella di Steinbeck, avvolge l’atmosfera e il lettore stesso. Ed è questa la caratteristica migliore dello scrittore. La tranquillità e la delicatezza della sua scrittura, anche in quest’ultimo volume della trilogia.

Venite a vivere la magica calma e serenità di Holt passando da www.goodbook.it per prenotare la vostra copia da ritirare nella libreria che più vi piace!

mercoledì 15 giugno 2016

Una moglie giovane e bella - Tommy Wieringa

Una moglie giovane e bella, Tommy Wieringa. Iperborea. 115 pagine. 14,00 euro.

Voto: 8 ½ 
Ecco a voi, signore e signori, una bella tragedia.
Si apre il sipario.
Che “Una moglie giovane e bella” abbia inizio.
Nella lista dei personaggi si legge di un Edward, quarantenne virologo di fama mondiale. Un uomo in balia delle sue percezioni, della sua insoddisfazione perenne, un uomo dedito esclusivamente al suo lavoro, al primo posto c’è l’estenuante sudore per progredire di carriera.
Ovviamente, in quanto a sentimenti, lui rimane un collezionista di prime volte. Fino a quando non incontra la giovane donna che segnerà un regalo del destino per lui. Ruth.
Ruth, ventottenne, agli antipodi idealmente e fisicamente da Edward. Ciò che lo attrae di lei è prettamente il suo aspetto fisico, dal primo giorno che la nota passare in bicicletta di fronte a lui:

È su una mountain bike, un po’ china in avanti, il sedere insù. Non posso omettere questo particolare – il sedere da cui tutto è cominciato.

E tra un gluteo e un altro, si innamora di lei. Ed è passione, è coinvolgimento reciproco, è poesia, è completamento:

Parla ancora sottovoce, come se i tronchi e l’erba fossero in ascolto. Quando si alza in punta di piedi e lo bacia, lui è travolto dalla sensazione che sia entrata nel bosco per consultarsi con le sue simili, ninfe come lei, radunate intorno allo specchio d’acqua nera.

E’ quella forma di amore che arriva fino a consumare la coppia; e poi, come in ogni tragedia che si rispetti, arriva il momento in cui entra in scena l’antagonista. Che non è la classica compagna di letto che potrebbe fare capolino in storie di questo tipo. No. 
E’ un bambino. E’ il bambino che aspettano Edward e Ruth dopo non poche difficoltà.
E’ il bambino che sottrarrà il piacere e l’amore totalizzante di Ruth per Edward.
E’ colui che minerà il rapporto dei due coniugi, già in parte vacillante.
“Una moglie giovane e bella” di Tommy Wieringa è il romanzo di persone apparentemente vicine tra loro, ma in realtà così distanti. E’ il romanzo della sofferenza che gli stessi provano della e per la loro vita. E’ il romanzo della forza dell’esteriorità, dell’appiglio alla stessa, che purtroppo, fa perdere la battaglia finale.

lunedì 13 giugno 2016

La misura della felicità - Gabrielle Zevin

La misura della felicità, Gabrielle Zevin. TEA. 313 pagine, brossura. 12,00 euro.

Voto: 9

Può un libraio disinnamorarsi del suo lavoro? Può non provare più il sano piacere di sfogliare le pagine dei suoi amati libri? Beh, ad A. J. Fikry è successo.

Dopo la morte della moglie A. J. ha perso interesse a condurre la piccola libreria sull'isola in cui vive, odia i pochi libri che riesce a vendere ai sempre più scarsi clienti, odia dover stare al passo con i tempi e con una tecnologia che non sente sua, odia il suo lavoro – che per alcuni, si veda la sottoscritta, è considerato uno dei più belli al mondo.

Finché un giorno arriva Maya, inaspettatamente, con un biglietto della madre: Questa è Maya. Ha due anni. È molto intelligente ed è eccezionalmente loquace per la sua età. Voglio che diventi una lettrice e che cresca in mezzo ai libri. Io non posso più occuparmi di lei. Sono disperata.

Con Maya il libraio scorbutico ritrova l'amore, nella sua forma più pura, come può essere quella tra un padre e un figlio, oltre all'amore per il suo lavoro e per una nuova donna fatta apposta per lui.

“La misura della felicità” è un romanzo d'amore, ma non è una di quelle storie sdolcinate e stucchevoli che si possono trovare ovunque. No. È la storia dell'amore vero e soprattutto dell'amore per i libri. Per quelle parole scritte che aprono mondi, superano confini e barriere di qualsiasi genere, e scaldano il cuore.

E poi in realtà all'interno c'è anche di più. Ci sono misteri più o meno svelati, ci sono donne forti che prendono in mano la loro vita e la cambiano, c'è il riscatto sociale, l'amicizia e l'insegnamento.

Un romanzo dallo stile semplice e scorrevole, dolce come la storia che racconta, sempre delicata e mai banale.
Un libro semplice, come la vita, di cui onestamente si sente l'esigenza in un mondo letterario ormai volto all'inverosimile e allo straordinario.

Per gli amanti dei libri, della ordinarietà e della bellezza della vita nella sua estrema semplicità.

Citazione:
“E' una proposta di matrimonio assai strana”, commenta lei. “Su, cala l'asso, A.J.”
“Tutto quello che posso dire...tutto quello che posso dire è che insieme ce la caveremo, te lo prometto. Quando leggo un libro, desidero che anche tu lo stia leggendo. Voglio sapere cosa ne pensa Amelia. Voglio che tu sia mia. Posso prometterti libri e conversazione e tutto il mio cuore, Amy”.

mercoledì 8 giugno 2016

Ogni giorno – David Levithan

Ogni giorno, David Levithan. Rizzoli (BUR). 374 pagine, brossura. 11,50 euro.

Voto: 8

Provate a immaginare di svegliarvi ogni mattina in un corpo diverso. 
Un giorno siete un ragazzo prestante e popolare, il giorno dopo una ragazza un po' sfigatella e bruttina, il giorno seguente avete un fratello gemello, e così via.

A è così. 
A è un'anima costretta a vivere ogni giorno in un corpo diverso di adolescenti. 
Ad A come vita sta bene, perché solo così riesce a godersi appieno ogni singola giornata  della sua stramba esistenza.
Finché non conosce Rhiannon. 
Finché non scopre cosa significhi la parola amore.

Ecco ciò che fa l'amore: fa venir voglia di riscrivere il mondo. Fa venir voglia di scegliere i personaggi, costruire la scenografia, guidare la trama.

Il romanzo di David Levithan, va oltre all'amore, riesce a dare insegnamenti molto validi, soprattutto per i giovani lettori.
Si mettono in tavola temi importanti quali l'andare al di là delle apparenze, in qualsiasi tipo di relazione, perché quando si vuole bene a un'altra persona le barriere estetiche crollano miseramente al suolo.

Di rado le persone si dimostrano attraenti quanto lo sono agli occhi di chi è innamorato di loro. E suppongo che sia giusto così.

Così come le barriere sessuali. Forti infatti sono i richiami all'amore omosessuale all'interno di questo romanzo. È quasi come se David Levithan volesse urlarci “Ehi! Guardate che il sesso, la razza, la bellezza non valgono niente quando si ama davvero!!”.

E questo è l'insegnamento più importante.

“Ogni giorno” è un libro dolce, mai volgare, in cui l'autore punta la sua attenzione sui sentimenti, quelli veri, che può realmente provare un sedicenne in subbuglio ormonale ed emozionale.
I personaggi descritti sono veritieri, le situazioni in cui si trovano sono autentiche, così come lo è di rimando il loro comportamento.

È per questo che consiglio questo libro soprattutto ai più giovani, perché lo trovo un bel romanzo moderno di formazione, in cui un ragazzo può ritrovarsi e un adulto può riguardare al suo passato di amori adolescenziali in modo bello e sereno.

Citazione:
Sul suo volto, nel suo corpo, c'è ancora paura. “Ma perché io? Non ha senso.”
“Perché sei meravigliosa. Perché sei gentile con una sconosciuta appena arrivata a scuola. Perché anche tu vorresti vivere la vita invece di immaginarla, essere al di là del vetro. Perché sei bella. Perché ballare con te nel seminterrato di Steve, sabato sera, ha acceso dentro di me I fuochi d'artificio. E quando ero sdraiato accanto a te in spiaggia ho avvertito una pace perfetta. So che credi che Justin ti ami, in fondo in fondo. Ma io ti amo in tutto e per tutto...”

martedì 29 marzo 2016

#LEMINIRECENSIONI: “Artemis Fowl” – Eoin Colfer

Artemis Fowl, Eoin Colfer. Mondadori. 283 pagine. 10,50 euro.

Voto: 8

Sì, lo so, sono arrivata un tantino tardi – per quindici anni! Ad Azkaban (semicit.) – su questa serie, chiedo perdono, ma giuro solennemente che farò ammenda leggendo tutti i volumi che la compongono, perché è veramente meritevole.

Chi ci troviamo davanti quando apriamo questo libro? Artemis, un ragazzino insolente, discendente di un'antica e famosa famiglia di malfattori, che vuole mettere a segno un colpo mai tentato: rubare l'oro del Piccolo Popolo. Ma l'audace poliziotta elfo Spinella Tappo gli darà del filo da torcere.

La storia inizia davvero in un modo insolito, nonostante gli ingredienti principali del fantasy siano ben presenti: un ragazzino come protagonista, uno scopo della sua azione che ha a che fare con la magia e un mondo incantato. 
Qui però c'è di più.
L'inverosimile idea di un dodicenne che è un genio del crimine e della tecnologia, il quale, vuole impadronirsi del tesoro custodito in un altrettanto inverosimile mondo, è decisamente accattivante. C'è un ritorno alle leggende popolari, ad esseri che ultimamente si ritrovano poco in libri di questo genere, come per esempio fate, elfi, coboldi, troll, nani, goblin..ultimamente siamo abituati forse a qualcosa di più “moderno”, se vogliamo, qui invece si ritorna alle origini.

Artemis Fowl è il primo romanzo di un ciclo composto da otto libri creati dallo scrittore irlandese Eoin Colfer.

Serie consigliatissima a ragazzini e adulti amanti del fantasy ma che vogliono e cercano qualcosa di diverso e più classico, nel vero senso della parola.
Ne resterete incantati!

venerdì 11 dicembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: “Il dizionario del diavolo” - Bierce Ambrose

Il dizionario del diavolo, Bierce Ambrose. Dalai Editore, 2012. 184 pagine, 3,95 euro.

Voto: 9

Capita poche volte nella vita di trovare un libro fantastico a caso. Di scovarlo sullo scaffale di una libreria e prenderlo senza una ragione particolare, senza che nessuno ce ne abbia parlato, senza sapere niente né del titolo, né tanto meno dell'autore. 
Tutto questo è capitato a me, qualche giorno fa, quando per caso mi sono trovata davanti questo libriccino dalla copertina molto accattivante. Non l'ho nemmeno aperto. Costava poco e poi nel retro copertina si parla di Hemingway, tanto è bastato per arraffarlo.

Sono tornata a casa e l'ho aperto. Era davvero un dizionario! Nel senso che è strutturato come tale, infatti ci sono delle parole semplicemente affiancate dalle loro definizioni.
Detto così si potrà pensare che il libro sia di una noia paurosa, ma invece così non è. Ambrose Bierce ha inserito in questo piccolo libro tutto il suo cinismo, la critica verso una società corrotta dal perbenismo, dalla fede inutile e inculcata a forza, e dal cittadino medio che riesce sempre a farsi comandare dalle persone meno degne del potere.

voto (s.m.) Simbolo e strumento della facoltà che un uomo libero ha di comportarsi da imbecille e di fare danno al proprio paese.

Ovviamente non è una lettura per chiunque. Ci vuole il giusto grado di crudezza, cinismo e disillusione. È necessario approcciarsi al testo liberandosi da qualsiasi altra supposizione o preconcetto riguardo il mondo e la vita.

fede (s.f.) Credenza non suffragata da prove in ciò che sostiene qualcuno, che parla senza saperne nulla di cose che non hanno termini di confronto.

E allora sì che vi si aprirà il vero mondo. Completamente nuovo e diverso da ciò che credevate. 
Cinicamente godibile.

giovedì 3 dicembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: “Goodbye, Columbus e cinque racconti“– Philip Roth

Goodbye, Columbus e cinque racconti, Philip Roth. Einaudi, 2013. 259 pagine, 12,00 euro.

Voto: 8

“Voglio leggere Philip Roth”, mi son detta, una domenica mattina. Ma da quale romanzo partire? Beh, dal primo ovviamente. “Goodbye, Columbus e cinque racconti” è l’esordio letterario del venticinquenne scrittore statunitense contraddittorio per eccellenza, dallo stile semplice che riecheggia facilmente J.D. Salinger, ma dalle cui pagine è difficile staccarsi. Se non per prendere una boccata d’aria, una tantum, come è capitato a me. Sì perché io ho odiato tantissimo i protagonisti del romanzo (mi sono limitata a quello – i racconti non fanno per me) e ho dovuto prendermi le dovute pause per evitare di defenestrare il libro, salvo poi riprenderlo, accoccolarmelo addosso, e ricominciarne la lettura. 
Perché sì, alla fine tornavo sempre da lui.
Il povero Neil Klugman, lasciato presso la stramba zia Gladys a convivere tra orari dei pasti scadenzati, frutta introvabile nel frigorifero e pianti isterici pre-partenza per le meritate ferie, si innamora della ricca studentessa ebrea Brenda Patimkin, durante un pomeriggio assolato trascorso in piscina.

La prima volta che la vidi, Brenda mi pregò di tenerle gli occhiali. Poi avanzò fini all'orlo del trampolino e scrutò la piscina, strizzando gli occhi; ma fosse pur stata asciutta, ella non se ne sarebbe accorta, tanto era miope. Si lanciò in un tuffo armonioso e un momento dopo tornò verso il margine della vasca, la testolina dai corti capelli rossi alta sull'acqua come una rosa dal lungo stelo.

La contraddizione si manifesta già qui: una lotta di classe furiosa nella quale il giovane Neil tenta di farsi strada a gomitate per poter  ottenere almeno in parte la fiducia dei genitori della ragazza.
La vicenda si snoda tutta durante una vacanza estiva. Ed è proprio in vacanza, fuori dal mondo, in un’altra dimensione, che si trova il protagonista maschile. Lui è perfettamente consapevole di quanto possa avere dalla giovane Patimkin: sesso e mai amore, nonostante quei fuggevoli, tristi, improbabili “ti amo” volanti durante nuotate in piscina e dopo piccoli fraintendimenti. Neil sa che, passati quei giorni fatti di sessualità e di piccoli film mentali inconcludenti, dovrà tornare alla realtà, rinchiuso nella sua biblioteca, ad osservare il ragazzino di colore bearsi su un albo illustrato dedicato a Gaugin. Quella è la sua vita, e non può sfuggirle.

Sarcasmo e sfacciataggine si fanno strada in una narrazione semplice e semplificata che è riuscita a stuzzicare la mia curiosità per un autore tanto acclamato e discusso. Quale sarà la prossima lettura? ….

martedì 1 dicembre 2015

La gemella silenziosa - S.K. Tremayne

La gemella silenziosa, S.K. Tremayne. Garzanti, 2015. 307 pagine, 14,36 euro.

Voto: 9/10

Io ho il dna uguale a mia sorella. Io sono la sua esatta copia. Il problema dell'identità affrontato nel romanzo di S. K. Tremayne, “La gemella silenziosa”, io in quanto gemella l'ho affrontato fin da piccola. Ma non a questi livelli. 

martedì 24 novembre 2015

La strada che mi porta a te – Moriah McStay

La strada che mi porta a te, Moriah McStay. De Agostini, 2015. 381 pagine, 14,90 euro.

Voto: 7/8

Quando mi è arrivato questo libro mi sono subito innamorata della copertina, fatta veramente bene e in grado di accaparrarsi una buona fetta di lettori, soprattutto i più giovani. Mi è subito venuta voglia di immergermi tra le sue pagine, nonostante il titolo non fosse dei migliori – diciamocelo, ricorda un po' i titoli dei romanzetti rosa da donnicciole sole. Ma non importa, sono o non sono una lettrice onnivora? E poi non mi fermo mai alle apparenze. E anche questa volta ho fatto bene.

giovedì 19 novembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: "Trollhunters" - Guillermo del Toro e Daniel Kraus

Trollhunters, Guillermo del Toro e Daniel Kraus. DeAgostini, 2015. 349 pagine, 14,90 euro.

Voto: 8/10

Cosa succede quando fantasy e horror si sposano? “Trollhunters” di Guillermo del Toro e Daniel Kraus è la risposta. Un romanzo per giovani che non hanno paura di afferrare una spada e combattere eserciti di troll spaventosi.

Jim Jr. e il suo amico un po' sfigatello Tub sono i protagonisti della storia; come in un “moderno It”, toccherà a loro dare la caccia al mostro spaventoso che nel 1969 ha disseminato la California con quella conosciuta come “epidemia dei cartoni del latte”. Bambini persi, smarriti, mai più trovati. E un'ombra agghiacciante come unica presenza dopo la loro scomparsa. Anche lo zio di Jim, Jack Sturges, è rimasto vittima di quelle aggressioni. 

Ma Jim e Tub non saranno soli: ad affiancarli conosceremo Blinky, un troll maschio buono, che ha otto occhi ma è praticamente cieco e parla come un vecchio libro stampato e britannico; e poi ARRRGH!!!, con i tre punti esclamativi finali, una gigantesca troll femmina dalla pelliccia morbidissima. E i nostri eroi seguiranno la guida di un cavaliere senza macchia e senza paura, che Jim conoscerà bene...

La costruzione del ponte di Killaheed, una rappresentazione un po' particolare di Romeo e Giulietta e una cotta adolescenziale per la strana Claire, saranno lo sfondo perfetto per questa avventura!

“Fico”
“No” replicò lui. “Non è fico. E' il peggiore dei fardelli. Prima che ti ci ritrovi in mezzo, desidererai di essere nato con un nome diverso. Desidererai di svegliarti e di essere una persona diversa. Che c'è di male ad essere guerrieri? I guerrieri vanno in guerra. E la guerra non è divertente. La guerra è sanguinaria. Spacca le ossa e squarcia la carne. Cose che erano vive muoiono, e a volte sei tu che devi bruciarne i resti. E quando se ne vanno, Jim, non lo fanno in silenzio. Emettono suoni. Per il resto della tua vita, quando cercherai di dormire, quelli saranno i suoni che ti terranno sveglio”.

martedì 17 novembre 2015

Il ladro di voci - Jacob Rubin

Il ladro di voci, Jacob Rubin. Edizioni Clichy, 2015. 326 pagine, 15,00 euro.

Voto: 8-

Giovanni Bernini. Ricordatevi questo nome. Il nome del ladro perfetto. Ma non un truffatore qualunque, no. L’oggetto del suo desiderio non sono gioielli o contanti. Sono le voci. Le voci umane. Giovanni Bernini, protagonista del romanzo d’esordio "Il ladro di voci" del newyorkese Jacob Rubin, ha una dote particolare: quella di riuscire ad imitare le voci delle persone. Non di quelle famose, del personaggio in voga del momento, ma del vicino di casa, del passeggero ignaro che frequenta la metropolitana al mattino, con gli occhi ancora cisposi di sonno.

giovedì 12 novembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: “Una notte soltanto, Markovitch” - Ayelet Gundar-Goshen

Una notte soltanto Markovitch, Ayelet Gundar-Goshen. La Giuntina, 2015. 326 pagine, 16,50 euro.

Voto: 7

Siamo negli anni che vedono incombere il nazismo. Venti giovani in partenza da Israele per l'Europa. Venti possibilità di matrimonio e di libertà. Intimità, sensualità ed umorismo fanno da sfondo a questo romanzo passionale e dalla sensibilità completamente diversa rispetto ai racconti occidentali. 

Due uomini diversi fra loro e due donne che li accompagneranno nei giochi del destino. Due storie d'amore agli antipodi, sullo sfondo dell'eco della guerra in Europa e la voglia di indipendenza in Palestina.

Yaakov Markovitch, l'uomo insignificante e il fortunato sposo della ragazza più affascinante di tutte, Bella, un amore non amore, un matrimonio di interesse, fatto di liti, odio e sofferenze per entrambi. 
L'opposto di Markovitch è Zeev Feinberg, affascinante seduttore, impertinente e donnaiolo che alla fine scopre di essere perdutamente innamorato di un'unica donna, Sonia.

Ayelet Gundar-Goshen ci aiuta a capire meglio come sia davvero il sentimento dell'amore, e lo fa in modo crudo, comico, divertente, triste e impertinente, con uno stile fluido e godibile.

Lo sentite anche voi questo profumo di arance e di pesche?

“Guarda questa nostra Terra”, dice Markovitch in risposta alla presa in giro di Zeev. “Duemila anni l’abbiamo desiderata, attesa, abbiamo dormito la notte abbracciati alle maniche della sua camicia da notte, perché in fondo cos’è la storia, se non le maniche di una camicia da notte che non hanno odore? E credi che lei ci voglia? Pensi che questa Terra ricambierò il nostro amore?! Sciocchezze!”

giovedì 29 ottobre 2015

Il peso - Liz Moore

Il peso, Liz Moore. Beat, 2014. 351 pagine, 9,00 euro.

Voto: 9

Il peso. Qualcosa di emblematico per me. Devo farne i conti da sempre. Positivamente e negativamente parlando, è il mio tarlo, il amico-nemico, il mio compagno di avventure; è stato il mio chiodo fisso fino a quando non ho smesso di pensarci e ho iniziato una stabile e rispettosa convivenza con esso. Non avevo dubbi che sarebbe diventato uno dei miei romanzi preferiti, questo di Liz Moore. E' riuscito ad aggrapparsi e ad ancorarsi al mio cuore con tanta facilità che ora lo porto in giro e cerco di divulgarlo il più possibile.

martedì 20 ottobre 2015

Sette riti di bellezza giapponese. Il metodo per una pelle perfetta e i capelli di seta - Elodie-Joy Jaubert

Sette riti di bellezza giapponese. Il metodo per una pelle perfetta e i capelli di seta, Elodie-Joy Jaubert. Sonzogno, 2015. 128 pagine, 13,00 euro.

Voto: 8

«In Giappone, una donna bella è una donna dal viso sano e pieno, e dalla carnagione liscia e candida come quella di un bambino. “Hai la pelle come un mochi!” Ecco l'espressione usata per definire quell'aspetto perfetto e setoso. La pelle deve apparire liscia e soda come il cremoso dolce di riso tanto amato in Giappone perché venga vista come il non plus ultra di bellezza e salute».

giovedì 15 ottobre 2015

Il mio splendido migliore amico - A.G. Howard

Il mio splendido migliore amico, A.G. Howard. Newton Compton Editori, 2015. 406 pagine, 9.90 euro.

Voto: 8

«Ma può un vero amico volare via e lasciarti a terra, ferita e col cuore spezzato?»

Me lo sono sempre chiesta anche io e la risposta è sempre stata “si” (occhei, le mie esperienze in fatto di amicizie si sono sempre rivelate una schifezza, ma tant'è), almeno fino a prima di leggere questo libro. 

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