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mercoledì 6 settembre 2017

Passenger – Alexandra Bracken

Avete presente quando non vedete l'ora di leggere un libro che avete sentito osannare da tutto il mondo?
Ecco, io poco tempo fa ero in questa situazione. Volevo DANNATAMENTE leggere “Passenger” perché ne avevo sentito tessere le lodi sui vari social, quindi chi ero io per esimermi da questa lettura? Ecco appunto.

L'ho letto. L'ho letto con un carico di aspettative esageratamente esagerate e, come è ovvio che sia in questi casi, sono rimasta delusa. Me lo dico sempre “Vè, sii cauta, non aspettarti troppo da questo libro perché può capitare che alla fine non ti piaccia e tu ci rimani male” e come al solito non mi ascolto mai.

Se non si è ancora capito, queste poche righe sono uno sfogo contro un libro che mi ha illusa.
Mi ha illusa per la sua copertina meravigliosa. Mi ha illusa con recensioni fantasmagoriche. Mi ha illusa con la promessa di una storia di viaggi nel tempo. E io come una stupida ci sono cascata.

La trama fa venire subito voglia di leggere questo libro. E come darle torto? Si parla di una ragazzina che tutto a un tratto viene catapultata indietro nei secoli e che ha la capacità di viaggiare nel tempo; capacità che dovrà sfruttare per ritrovare un oggetto misterioso e potente.
Suvvia è affascinante (soprattutto per una come me amante di Doctor Who).
Peccato che non sia proprio tutto così elettrizzante come sulla carta.
Sì, l'idea alla base del libro è questa, ed è buonissima, ma lo sviluppo è terrificante! E vi spiego subito perché.

Punto primo: NON SUCCEDE ASSOLUTAMENTE NIENTE. Cioè, le pagine scorrono e non succede niente, a parte verso la fine. Dove sta il divertimento dei viaggi nel tempo? Lo scoprire nuove culture e nuove epoche? È tutto piatto. Considerando anche il fatto che l'autrice non si è sforzata nemmeno lontanamente di contestualizzare in modo decente e pertinente i passaggi nelle varie periodi storici.

Per non parlare dello stile. Troppo ampolloso, troppo descrittivo, che, per carità, le descrizioni sono belle se utili al fine della storia, ma qui c'è tutto fuorché una seppur minima utilità. Sembra quasi che l'autrice usi le descrizioni per allungare un brodo già di per sé troppo lungo e per creare capitoli infiniti.

Ed infine, spiegatemi come fa a funzionare un libro in cui la protagonista è dannatamente antipatica. Una ragazza insopportabile. Viziata. Egoista.
In generale, devo dire che non ho stretto nessun rapporto empatico con nessun personaggio del libro. Li ho trovati tutti abbastanza ovvi, scialbi e piatti. Niente di nuovo sul fronte occidentale, insomma.

Tutto questo per dirvi che, se non vedete l'ora di leggere qualcosa che abbia a che fare con misteri da risolvere, viaggi nel tempo e personaggi eroici, sicuramente NON LEGGETE “Passenger”.

Passo e chiudo.

martedì 29 marzo 2016

#LEMINIRECENSIONI: “Artemis Fowl” – Eoin Colfer

Artemis Fowl, Eoin Colfer. Mondadori. 283 pagine. 10,50 euro.

Voto: 8

Sì, lo so, sono arrivata un tantino tardi – per quindici anni! Ad Azkaban (semicit.) – su questa serie, chiedo perdono, ma giuro solennemente che farò ammenda leggendo tutti i volumi che la compongono, perché è veramente meritevole.

Chi ci troviamo davanti quando apriamo questo libro? Artemis, un ragazzino insolente, discendente di un'antica e famosa famiglia di malfattori, che vuole mettere a segno un colpo mai tentato: rubare l'oro del Piccolo Popolo. Ma l'audace poliziotta elfo Spinella Tappo gli darà del filo da torcere.

La storia inizia davvero in un modo insolito, nonostante gli ingredienti principali del fantasy siano ben presenti: un ragazzino come protagonista, uno scopo della sua azione che ha a che fare con la magia e un mondo incantato. 
Qui però c'è di più.
L'inverosimile idea di un dodicenne che è un genio del crimine e della tecnologia, il quale, vuole impadronirsi del tesoro custodito in un altrettanto inverosimile mondo, è decisamente accattivante. C'è un ritorno alle leggende popolari, ad esseri che ultimamente si ritrovano poco in libri di questo genere, come per esempio fate, elfi, coboldi, troll, nani, goblin..ultimamente siamo abituati forse a qualcosa di più “moderno”, se vogliamo, qui invece si ritorna alle origini.

Artemis Fowl è il primo romanzo di un ciclo composto da otto libri creati dallo scrittore irlandese Eoin Colfer.

Serie consigliatissima a ragazzini e adulti amanti del fantasy ma che vogliono e cercano qualcosa di diverso e più classico, nel vero senso della parola.
Ne resterete incantati!

mercoledì 25 novembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: “Timothy Top. Libro uno: Verde cinghiale“– Gud

Timothy Top. Libro uno: Verde cinghiale, Gud. Tunué, 2015. 144 pagine, 16,90 euro.

Voto: 7 ½


Timothy, un ragazzino come tanti, con dei genitori che passano il tempo a litigare e una classe in cui non viene neanche calcolato, se non per prese in giro varie ed eventuali.

Potrà mai diventare qualcuno? Si accorgeranno mai della sua esistenza? O dovrà passare tutta la sua vita ad essere messo da parte come se fosse un ragazzino invisibile?

Non disperare Tim! Sta arrivando un aiuto super! Ed è proprio il caso di dirlo! Una notte Timothy si sveglia e scopre che è in grado di guarire le piante. Da quel momento la sua vita cambierà radicalmente.

Ce la farà il nostro amico a salvare il verde parco che ha visto giocare bambini di tutte le generazioni, dall'imminente e terrificante colata di cemento di un becero arrivista?

Siamo davanti a un nuovo supereroe tutto eco-green, perché si sa, di questi tempi è bene pensare alla natura. Un'idea sicuramente nuova ed intelligente, capace si portare sulla retta via bambini, ragazzi e adulti, e in grado di far riflettere su tematiche importanti quale è l'ambiente. Perché lasciare alle generazioni future un mondo pulito, vedre e meno contaminato è una sfida grandiosa da mettere in pratica.

Un buon inizio per questa saga, che ci riserverà sicuramente delle sorprese. Perché sì, io sono curiosissima di scoprire quali altri mirabolanti avventure vivrà il nostro amico dal pollice verde.
E voi no?

giovedì 15 ottobre 2015

Il mio splendido migliore amico - A.G. Howard

Il mio splendido migliore amico, A.G. Howard. Newton Compton Editori, 2015. 406 pagine, 9.90 euro.

Voto: 8

«Ma può un vero amico volare via e lasciarti a terra, ferita e col cuore spezzato?»

Me lo sono sempre chiesta anche io e la risposta è sempre stata “si” (occhei, le mie esperienze in fatto di amicizie si sono sempre rivelate una schifezza, ma tant'è), almeno fino a prima di leggere questo libro. 

venerdì 25 settembre 2015

TALON - 8° tappa del BLOGTOUR



Eccoci arrivati alla ottava tappa del Blogtour dedicato a Talon, primo romanzo dell’omonima trilogia firmata da Julie Kagawa, il 6 ottobre in libreria!
Per chi fosse curioso, qui la settima tappa del Blogtour e vi invitiamo a passare domani sul blog www.wonderfulmonsterbook.wordpress.com per la nona tappa!


venerdì 18 settembre 2015

Anteprima "TALON" di Julie Kagawa - Incontro alla Harlequin

Milano. Giovedì 17 settembre. Le vostre compagne di avventure libresche escono dalla metro Pasteur e dopo aver chiesto conferme a una tizia non bene identificata si avviano elettrizzate, nelle loro scarpine nuove e lucide, verso Via Marco d'Aviano, dove si trova la sede della casa editrice Harlequin Mondadori. Sono state invitate alla presentazione in anteprima del nuovo young adult della scrittrice californiana Julie Kagawa:
TALON


mercoledì 9 settembre 2015

Saghe fantasy focus on: "Cronache del Mondo Emerso" - Licia Troisi

Ho appena chiuso un libro, l'ultimo libro di una trilogia che mi ha accompagnata nelle ultime due settimane. L'ho chiuso tristemente, perché mi dispiace lasciare quel mondo, quei personaggi, è un po' come lasciare una parte che è stata con me per tanto tempo. Ma così è la vita. I libri son fatti per essere aperti, sfogliati, amati, divorati, letti e riposti sullo scaffale in fila, insieme ad altri ancora da scoprire e a quelli di cui ci siamo innamorati nella nostra vita. Ma sono contenta, perché ora posso condividere con voi una bellissima lettura. 

Il libro che mi ha fatta ridere, commuovere, arrabbiare e piangere è un in verità un insieme di tre libri: la trilogia delle Cronache del Mondo Emerso di Licia Troisi.
Sono da sempre scettica riguardo il fantasy italiano – a dire il vero sono scettica sulla letteratura italiana in generale, ma questo è un altro discorso – ma qualche mese fa ho finito la serie sulla Ragazza Drago, sempre della Troisi, e ricordo che è stata una lettura veramente appassionante e, visto che a casa avevo tutti i tre volumi della prima trilogia della scrittrice romana, mi sono detta, perché no? E non me ne sono pentita affatto.

martedì 30 giugno 2015

L'ultimo Catone – Matilde Asensi

L'ultimo Catone, Matilde Asensi. BUR Rizzoli, 2008. 483 pagine.

Complice il mondo di Internet e la voglia di leggere qualcosa di rapido e accattivante – aka un giallothriller – mi capita tra le mani questo titolo che, onestamente non conoscevo fino ad oggi. 
La scelta grafica per quanto riguarda la copertina, devo ammettere che è decisamente intrigante: sfondo rosso, bordi e rilievi delle lettere in oro, e una chimera dal ruggito potente. Ha tutta l'aria di essere un libro avventuroso. Così, mi fiondo a capofitto nella lettura e devo dire che ne sono rimasta incantata, non in in toto, comunque è stata una bella scoperta. Ma andiamo con ordine.

La trama attrae da subito, poiché la protagonista è Ottavia Salina, una suora che lavora come storica per l'Archivio segreto del Vaticano.

Dite la verità che alla parola “Vaticano” avete fatto tutti in coro un bel “ooooooooooh”. È quello che ho fatto io. Quando c'è di mezzo la Chiesa in un libro, state sicuri che non resterete delusi a livello di intrighi e giochi di potere. E così è stato anche in questo caso. Ma torniamo a noi.

Ottavia viene convocata per decifrare degli strani simboli sul cadavere di un etiope. Da qui parte tutta una vicenda che metterà in crisi la Chiesa e l'animo stesso della protagonista.

Questo romanzo è partito un po' in sordina, ho trovato infatti che per arrivare al dunque e quindi all'azione vera e propria, l'autrice abbia sbrodolato per troppe pagine, ma dalla parte centrale in poi è un crescendo di emozioni e soprattutto di evoluzione dei personaggi.
Forse il nucleo del libro sta proprio in questo, nel vedere come le vicende riescono a far cambiare completamente le persone, in meglio o in peggio, indifferentemente.

Nonostante la pecca iniziale è un romanzo che si lascia leggere, in cui ci si affeziona decisamente ai personaggi (ottima tra l'altro anche la scelta di non inserirne migliaia inutili, ma di focalizzarsi su tre o quattro principali), e non si vede l'ora di scoprire chi è e se esiste davvero il fantomatico ultimo Catone.

Consigliato a: gli amanti dei gialli storici, i nostalgici di Dan Brown, gli atei, gli agnostici, gli ultracredenti, coloro che si fanno beffe della Chiesa e di qualsiasi istituzione religiosa e a chi non crede se non vede.

Citazione: “[...] Quella era la mia autentica vocazione, ma la mia famiglia aveva altri progetti per me e non sempre è facile sfuggire a quello che ci inculcano fin da piccoli”. Rimasi in silenzio per qualche minuto, guardando fuori dal finestrino e pensando alle sue parole. “Perché crediamo di vivere le nostre vite”, dissi poi, “quando sono le nostre vite a vivere noi?”.

lunedì 24 novembre 2014

Saghe fantasy focus on: "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" – Rick Riordan

Bene, per chi non lo sapesse, è tornato il mio periodo fantasy, si perché nell'ultimo mese mi sono divorata un sacco di libri di questo genere, ed era da molto che non lo facevo. 
Oggi sono qui per parlarvi di una serie che, purtroppo, è sottovalutata – ingiustamente oserei dire – soprattutto in Italia, ma che in realtà è qualcosa di fantastico e molto apprezzata all'estero.
Sto parlando della saga di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, scritta da Rick Riordan e in Italia pubblicata da Mondadori. La serie è composta da cinque libri: “Il ladro di fulmini”, “Il mare dei mostri”, “La maledizione del Titano”, “La battaglia del labirinto” e “Lo scontro finale”.
Già dai titoli è chiaro che non siamo di fronte ai soliti romanzi fantasy young adult, riempiti dai classici mostri come vampiri, licantropi, mutaforma o quant'altro, con sdolcinate storie d'amore tra i protagonisti solitamente adolescenti bellissimi o stupendamente goffi. 
Niente di tutto questo. Qui la protagonista è la mitologia greca. 
Percy Jackson, un dodicenne affetto da dislessia, scopre di essere un semidio e  capisce che gli dei greci esistono e si sono trasferiti negli Stati Uniti, in particolare al seicentesimo piano dell'Empire State Building, la nuova sede moderna dell'Olimpo. 
Nel corso dei cinque libri Percy verrà catapultato in questo mondo fatto di scontri tra dei e risvegli di creature mitologiche buone – come fauni, ninfe, driadi, centauri – e crudeli – come i titani, minotauri e mostri che si credevano dimenticati.
Percy è l'eroe moderno che, insieme ad Annabeth e Grover, due suoi amici particolari, parteciperà a diverse imprese, tutte volte a difendere l'Olimpo dall'ascesa di Crono, il re dei titani.

La saga di Riordan si fa leggere tutta d'un fiato e la trovo adatta per lettori di qualsiasi età, dai più piccoli agli adulti. Consigliata soprattutto agli amanti della mitologia greca e a chi vuole leggere una serie fantasy diversa dal solito.

Piccola curiosità: sono stati tratti due film dai primi due libri. Volete un consiglio spassionato? Non guardateli! Sono mediocri. Gli attori sono completamente diversi da come vengono descritti dai libri. Le scene importanti sono praticamente scomparse. Le pellicole vantano solo un cast famoso come Uma Thurman – nei panni di Medusa – , Pierce Brosnan – credibile nel ruolo del centauro Chirone – e Sean Bean – vogliamo parlare di Eddard Stark che impersona Zeus?!. Quindi leggete i libri ma tralasciate i film.

E siate all'erta, perché magari fra un po' tempo, quando meno ve lo aspettate, un qualche dio verrà a reclamarvi come suo figlio e andremo tutti insieme allegramente al Campo Mezzosangue.

lunedì 6 ottobre 2014

Adam Wild: "Gli schiavi di Zanzibar" - Berardi & Nespolino

Adam Wild, numero 1. Di Berardi e Nespolino. 98 pagine, Sergio Bonelli Editore.

Torna l’Avventura con la “A” maiuscola in casa Sergio Bonelli. La stessa casa editrice milanese ha introdotto così la nuova serie mensile in bianco e nero Adam Wild. E, dopo la lettura del numero 1 intitolato Gli schiavi di Zanzibar, non posso che confermarlo: l’Avventura è tornata. E ha come ambientazione l'affascinante e misteriosa Africa di fine Ottocento.

Adam Wild è uno scozzese e membro della Royal Geographical Society, ma a modo suo: anarchico ed esuberante. Gode di una certa fama in Patria, ma lui se ne frega. Ama l’esplorazione, il pericolo e lotta contro lo schiavismo e il commercio dell’avorio. E odia quando gli si dà dell’”inglese”. Un conte italiano, Narciso Molfetta, intende assumerlo per seguire le piste che furono battute da David Livingstone, ma ben presto si intuisce che sarà Adam a condurre il conte (grottesco nei suoi modi da mondo “civilizzato”) e non viceversa. Questo primo numero è ambientato a Zanzibar e Adam libera un gruppo di schiavi neri mettendo fine a loschi traffici da parte di arabi. In questo numero 1 non compaiono ancora i nemici storici annunciati dalla Bonelli, ma esordisce invece Amina, una giovane principessa bantu che Adam libera. E che diverrà la sua amata.

Che dire della nuova serie Adam Wild? Che ricorda Mister No, in primo luogo. Quel personaggio esotico, istintivo e anarchico che se c’è da fare a botte non si tira indietro e quando c’è da bere è il primo a iniziare il giro di bicchieri. Un protagonista che mancava da tempo in casa Bonelli e apprezzo la scelta dell’autore Gianfranco Manfredi di riportare alla luce questo tipo di storie ambientate stavolta nell’Africa che Manfredi conosce molto bene. Indimenticabile la sua miniserie Volto Nascosto (e io amavo anche Magico Vento). I disegni di Alessandro Nespolino ben si adattano alla storia col loro stile semplice e pulito. Quindi il mio parere riguardo il primo numero della serie è ampiamente positivo e ben vengano queste trame e vicende che si distaccano completamente da altre più recenti della stessa casa editrice, come a esempio Orfani (che comunque adoro). Viva la varietà e la possibilità di scelta.

Consigliato a: gli amanti delle serie classiche Bonelli, Mister No in primis. Adam Wild è un boccata d’aria fresca per noi nostalgici.

Citazione: “Odio i trafficanti di schiavi, ma non mi vanno a genio neppure quelli di avorio.”

lunedì 9 giugno 2014

L'Atlante delle isole remote - Judith Schalanslcy

L'Atlante delle isole remote, Judith Schalanslcy. 2013, Bompiani. 143 pagine.

Mi piace viaggiare, ma essendo stata fino a quindici giorni fa una stu(pi)dente universitaria squattrinata, mi sono sempre potuta permettere solo viaggi fantastici tra le pagine dei libri, considerati ovviamente i migliori che abbia mai fatto. Dato il mio amore per la lettura, per i viaggi concreti e meno, complice la laurea e una amica fantastica, mi sono accaparrata questo gioiellino.

A prima vista sembra un libro vecchio, uno di quelli tenuti nelle librerie dei nostri nonni, ingiallito e profumato di sapere, uno di quei libri che vengono sfogliati indolentemente una volta nella vita. Ma una volta aperto c'è un mondo fantastico. Ho viaggiato sull'Isola di Pasqua; sono stata a Pingelap, in Micronesia, dove un decimo degli abitanti è daltonico e io mi ci trovavo come se fossi a casa mia; ho esalato l'ultimo respiro con Napoleone sull'Isola di Sant'Elena.

Grazie alla Schalanslcy ho viaggiato virtualmente in quelle isole relegate negli angoli più remoti delle carte geografiche, lontane e sconosciute, ma ricche di storie, racconti, tradizioni, leggende, assurdità, utopie, tragedie umane e animali.

Una lettura piacevolissima, che scorre rapida tra gli occhi rapiti di chi si immerge pienamente tra le pagine volutamente ingiallite. Una vacanza fatta comodamente sdraiata a letto nelle zone più sperdute nel mondo ma ricche di curiosità e di energia.

Consigliato a: i vecchi dentro e fuori, tutte le persone ancorate al passato, amanti delle enciclopedie e atlanti cartacei, amanti delle ricerche fatte ancora manualmente tra gli scaffali impolverati di una vecchia e piccola biblioteca di paese, ai novelli Robinson Crusoe, agli amanti delle avventure, agli esploratori del mondo, e a chi non può permetterselo.

Citazione: “Le rivoluzioni sono proclamate sulle navi, le utopie sono vissute sulle isole.”

giovedì 13 marzo 2014

Un luogo chiamato libertà - Ken Follett

Oggi tocca a.... Fabio! Trovate la sua prima collaborazione con mangiapagine dedicata a Ken Follett proprio qui sotto.


Ciao a tutti! Qualche settimana fa mi ha offerto la possibilità di scrivere una recensione per il suo blog e, anche se con un po' di ritardo, sono molto contento di essere finalmente riuscito a farlo. Il libro di cui vorrei parlarvi è Un luogo chiamato libertà di Ken Follett, il romanzo che mi ha fatto conoscere e apprezzare questo grande autore.

Scozia, 1767. Sir George Jamisson è uno spietato proprietario terriero che rischia di cadere in disgrazia e di perdere tutte le sue ricchezze. Per cercare di uscire da questa delicata situazione, organizza un terribile piano che gli permetterà di mettere le mani su alcuni nuovi giacimenti di carbone, fulcro dell’attuale economia. Saranno proprio la sua avidità e le condizioni disumane alle quali i minatori sono costretti a lavorare, ad accendere la scintilla che porterà il giovane minatore Mack McAsh a cercare di spezzare le catene della schiavitù per essere finalmente un uomo libero. Al suo fianco ci sarà la giovane e aristocratica Lizzie, promessa sposa del figlio maggiore di Jamisson, una ragazza forte e decisa a non piegarsi alla volontà di una società che disprezza. Tra la Scozia, Londra a le colonie Americane, Mack e Lizzie percorreranno una strada piena di difficoltà alla ricerca di un luogo dove essere finalmente liberi.

Ho letto Un luogo chiamato libertà diversi anni fa, grazie alla mia professoressa di italiano delle scuole superiori che, saggiamente, ha affiancato letture più classiche ad alcuni romanzi più moderni e sicuramente maggiormente capaci di ottenere l’attenzione di un gruppo di ragazzi spesso reticenti quando si trattava di leggere. Nonostante all’inizio fossi un po’ scettico visto che non avevo mai letto nulla di Ken Follett e non pensavo potesse essere un libro di mio gradimento, mi sono dovuto ricredere: la storia è molto avvincente e si sviluppa nel pieno della rivoluzione industriale, esaltandone tutti i pregi e, soprattutto, i difetti come le condizioni di lavoro terribili e al limite della schiavitù alle quali erano costretti i minatori.

La struttura della trama non brilla di particolare originalità: il povero minatore, la ricca e viziata aristocratica, un odio iniziale che si trasforma naturalmente in affetto e attrazione; insomma, una ricetta già vista. A dispetto di questo, Ken Follett riesce a costruire un romanzo molto credibile e avvincente che mette in primo piano le vicende storiche e politiche e, diciamolo, non ci si poteva aspettare di meno da un maestro indiscusso di questo genere. Il racconto è arricchito da intrighi, vendette e intrecci amorosi. Mentre leggevo mi sono molto affezionato ai due personaggi principali, due caratteri forti e combattivi. Entrambi si battono spinti dalla convinzione di meritare di più: uno la libertà dalle catene della schiavitù che da tutta la vita lo tengono prigioniero, l’altra da quelle di una società all’apparenza perfetta, ma che in realtà cela solo falsità, giochi di potere e crudeltà.

Non so se abbiate già avuto modo di apprezzare la straordinaria abilità di Ken Follett nello scrivere romanzi storici capaci di intrappolare il lettore fino all’ultima pagina; nel caso, sono convinto che Un luogo chiamato libertà sia il modo perfetto di fare la sua conoscenza. Lo consiglio davvero a tutti gli amanti di questo genere e anche a chi ha voglia di una lettura avvincente ma leggera.

Vi saluto e ringrazio ancora Và per l’ospitalità sul suo bellissimo blog!

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lunedì 24 febbraio 2014

I tre moschettieri - Alexandre Dumas

I tre moschettieri, Alexandre Dumas. 2012, Rizzoli. 700 pagine.

Chi non ha mai sognato di cavalcare nelle terre francesi, battersi per il re, salvare damigelle in pericolo, sfidare i nemici a colpi di fioretto? Con “I tre moschettieri”, romanzo a puntate del 1844 scritto da Dumas, è possibile tornare indietro nel tempo e vivere avventure fantastiche insieme a D'Artagnan, Athos, Porthos e Aramis.

Primo libro di una trilogia, “I tre moschettieri” ci riporta nel XVII secolo alla corte di Luigi XIII. E' un'epoca che vede la contrapposizione tra i moschettieri del re e le guardie del cardinale Richelieu, che si batteranno in molteplici occasioni per difendere i propri protetti da intrighi illeciti.

I tre moschettieri, i quali diventeranno poi quattro, grazie all'ingresso di D'Artagnan nel corpo delle guardie del re, sono i protagonisti del romanzo. 
Athos è apparentemente il più freddo e distaccato, ma è anche il più saggio fra i quattro, custodisce un terribile segreto dal quale verrà alleggerito solo alla fine delle numerose avventure.
Porthos è il buontempone del gruppo, uomo d'onore e fine corteggiatore e seduttore di signore perbene.
Aramis è l'uomo di Chiesa mancato che solo in modo provvisorio indossa le vesti di moschettiere.
D'Artagnan, l'ultimo arrivato è “una di quelle nature fini e ingegnose che assimilano con facilità le qualità altrui. Athos gli dava un po' della sua grandezza, Porthos del suo brio, Aramis della sua eleganza”.

I quattro amici sventeranno complotti ai danni della corona e dell'integrità coniugale tra il re Luigi XIII e la regina Anna d'Austria. Essi si troveranno a combattere contro numerosi nemici, ma la più incallita e pericolosa è la personalità di Milady, una donna bellissima che, alla pari di Athos, nasconde un passato torbido e inconfessabile.

“I tre moschettieri” è un romanzo avvincente ed è proprio la sua forma di romanzo d'appendice che lo rende tale, poiché concluso un capitolo aumenta sempre di più la voglia di incominciarne uno nuovo per scoprire in quali altri imprevisti i nostri eroi si imbatteranno. 
I lettori si innamoreranno della saggezza di Athos, dell'esuberanza di Porthos, della raffinatezza di Aramis e della spavalderia di D'Artagnan.
Un'avventura sempreverde.

Consigliato a: tutti gli amanti di avventure di altri tempi e a chi pensa che i classici siano letture noiose, Dumas vi farà ricredere!

Citazione:
"La vita è un rosario di piccole miserie, che il filosofo sgrana ridendo. Siate filosofi come me signori: mettevi a tavola e beviamo: l'avvenire non sembra mai così roseo, come quando lo si guarda attraverso un bicchiere di chambertin."

venerdì 20 settembre 2013

Stagioni diverse - Stephen King

Stagioni diverse, Stephen King. 1982, Sperling & Kupfer. 588 pagine

Stephen King scrive Stagioni diverse nel 1982, dopo aver dato alle stampe Carrie, Le notti di Salem, Shining, A volte ritornano, L’ombra dello scorpione, La zona morta, L’incendiaria e Cujo. Ma anche dopo Ossessione, La lunga marcia e Uscita per l’inferno, pubblicati con lo pseudonimo di Richard Bachman.
Si tratta di una raccolta di quattro novelle, tre delle quali diventate celebri dopo l’uscita di altrettanti film a loro ispirati. E sono una più bella dell’altra, credetemi. King, come al solito, conduce il lettore per mano senza lasciarlo fino all’ultima riga del libro. C’è l’orrore, ovviamente, l’incubo, ma anche tanta vita, tanta avventura e storie intense. Vediamole una a una.

Rita Hayworth e la redenzione di Shawshank
Le ali della libertà per chi conosce il film. Tra l’altro una delle pellicole più belle delle storia del cinema. La trama è nota: il banchiere Andy Dufresne viene accusato dell’omicidio della moglie e dell’amante e incarcerato nella prigione di Shawshank. La storia inizia nel 1947 e la narra il suo migliore amico, Red, conosciuto nel carcere come la persona che può procurare qualsiasi cosa ai detenuti. E il poster di Rita Hayworth è una delle cose che Andy chiede a Red. Non svelo altro per chi non avesse visto il film e letto la novella. Una novella magnifica che ti prende dalla prima all’ultima pagina. A un certo punto sembra di vivere a Shawshank per quanto è alta l’intensità.

Un ragazzo sveglio
L’allievo il titolo del film. Il tredicenne Todd Bowden riconosce (grazie a riviste consultate precedentemente a casa di un amico) su un autobus un ex gerarca nazista. Lo va a trovare e, dopo aver negato, Arthur Denker ammette di essere in realtà Kurt Dussander, comandante del campo di concentramento nazista di Patin durante la seconda guerra mondiale. Todd vuole sapere tutto sulle atrocità commesse da Dussander e i nazisti e spende sempre più tempo con il vecchio, e i risultati scolastici ne risentono. Così Dussander dovrà fingersi il nonno del ragazzo per risolvere la grana della scuola. Ma questo innescherà una serie di eventi che porteranno alla tragedia. Tra le quattro novelle è quella che mi è piaciuta meno. Ma non perché sia banale, scritta male o poco avvincente, anzi è il contrario. Ma l’ho trovata ‘disturbante’ per il tema trattato. E mi rendo però anche conto che ‘disturbante’ può essere un pregio, quindi bravo King pure stavolta.

Il corpo
Stand by me il celebre film. Il racconto è ambientato nel 1960 quando Gordon Lachance, un tredicenne che vive a Castle Rock, nel Maine, e tre amici, Chris Chambers, Teddy Duchamp e Vern Tessio, trovano il corpo di Ray Brower, un loro coetaneo uscito in cerca di mirtilli e mai più tornato. Sembra sia stato investito da un treno. E’ Gordon il narratore, un ragazzino che ha il talento di saper raccontare e infatti diventerà uno scrittore da adulto. La novella è avventura allo stato puro con i protagonisti sboccatissimi e divertenti. Ma c’è anche un velo di tristezza nell’aria, la sensazione che tutto presto finirà per forza di cose. Da non perdere il racconto nel racconto La Vendetta di Culo di Lardo Hogan narrato da Gordon ai tre amici. E simpatica la citazione di Cujo.

Il metodo di respirazione
L’unica novella dalla quale non è stato tratto alcun film. Il narratore della storia è David, un uomo di mezza età, notaio a Manhattan, associato a uno strano club in cui i membri, oltre a leggere libri che non esistono in alcuna biblioteca del mondo, discutono e giocano a biliardo e scacchi, raccontando strane storie. Il giovedì prima di Natale, l'anziano medico Dr. McCarron racconta la storia di una paziente incinta e del suo parto, avvenuto in un modo tanto agghiacciante quanto incredibile. Forse la mia novella preferita di Stagioni Diverse, anche se la scelta è ardua. Il metodo di respirazione è tutto King: c’è l’horror, c’è il mistero, l’inspiegabile, l’umanità dei personaggi, l’amore, le lacrime.

Consigliato a: gli amanti di King, naturalmente. Una lettura che va fatta. E a chi conosce i film ma non le novelle per poter fare un paragone ragionato.

Citazione: "Voglio andarmene in qualche posto dove nessuno mi conosce e dove non ho nessuna macchia nera addosso prima di cominciare. Ma non so se ce la faccio." "Perché?" "La gente. La gente ti trascina giù." "Chi?" chiesi io, pensando si riferisse agli insegnanti, o a mostri adulti come Miss Simons, che aveva desiderato una gonna nuova, o magari a suo fratello Eyeball che se ne andava in giro con Ace e Billy e Charlie e gli altri, o magari a suo padre e sua madre. Ma lui disse "I tuoi amici, loro ti trascinano giù, Gordie. Non lo sai?" Indicò Vern e Teddy, che si erano fermati e aspettavano che li raggiungessimo. Stavano ridendo di qualcosa; Vern, anzi, era piegato in due dalle risate. "I tuoi amici. Sono come quelli che ti annegano attaccandosi alle gambe. Non puoi salvarli. Puoi solo annegare con loro." (da Il corpo)

sabato 20 luglio 2013

Il Corsaro Nero - Emilio Salgari

Il Corsaro Nero, Emilio Salgari. 2012, Newton Compton editori (collana: grandi tascabili economici newton narrativa). 309 pagine.

Ho trovato questo libro un po' per caso, durante l'ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino, mentre spulciavo nello stand della Newton Compton editori e, visto che ultimamente i pirati stanno entrando per forza di cose nella mia vita universitaria, un jolly roger in copertina non poteva che attirarmi tanto da accaparrarmi più in fretta che potevo questo romanzo!

“Il Corsaro Nero” fa parte di un ciclo, “I corsari delle Antille”, composto da cinque romanzi distinti riguardanti la pirateria caraibica; questo, in particolare, narra le vicende di Emilio di Roccabruna, signore di Ventimiglia (noto a tutti come, appunto, il Corsaro Nero).
Egli si distingue da tutti gli altri filibustieri per i modi gentili, d'altri tempi, rigorosi, docili, cosa che infatti non collima solitamente con l'idea del pirata grezzo, volgare e razziatore della storia della letteratura.
Ha solo uno scopo, nella sua vita: dopo aver giurato vendetta sul mare, dio testimone e persino l'inferno, decide di perseguire fino alla morte il duca fiammingo Wan Guld, reo di aver assassinato e impiccato i fratelli dello stesso pirata, il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso.

Per raggiungere il suo obiettivo, il vascello, Folgore, e i suoi marinai, saranno sempre accanto a lui; le avventure che vivranno saranno molteplici, nel mare in tempesta, tra abbordaggi perfettamente riusciti e immersioni nella fitta vegetazione delle foreste caraibiche; risparmiando la vita agli spagnoli nemici (perchè sì, il signore di Ventimiglia ha l'animo gentile e ammira il coraggio, anche se proviene dal suo avversario) e innamorandosi perdutamente di una donna, una duchessa, di cui conosce poco e nulla della sua vita, fino a quando una tragica profezia non si avvera, e forse segnerà il termine (oppure no?) di quell'amore tanto profondo e mai provato dallo stesso Corsaro, che piangerà, alla fine, tristi lacrime.

Lo stile di Salgari è rapido, incalzante, come deve essere quello di ogni romanzo d'avventura che si rispetti; ogni capitolo si conclude aprendo le porte al successivo, costringendo il lettore quasi a non fermare la lettura per la curiosità di scoprire che cosa viene dopo. E' da divorare!

Consigliato a: chi ama i romanzi di avventura, i pirati, i mari in burrasca, la sete di vendetta e perchè no? Anche a chi ha il cuore di pietra (perchè tanto, non esiste nessuno così glaciale; nemmeno il Corsaro Nero).

Citazione: “Continuò così alcuni minuti, poi fermandosi improvvisamente dinanzi a Morgan, gli chiese a brucia-pelo:
- Credete voi che certe donne siano fatali?...
- Che cosa volete dire?... - chiese il luogotenente con stupore.
- Sareste voi capace d'amare una donna senza paura?
- E perchè no?
- Non credete che sia più pericolosa una bella fanciulla che un sanguinoso abbordaggio?
- Talvolta sì, ma sapete, comandante, che cosa dicono i filibustieri ed i bucanieri della tortue, prima di scegliersi una compagna tra le donne, che i governi di Francia e d'Inghilterra mandano qui per procurare loro un marito?
- Non mi sono mai occupato di matrimoni dei nostri filibustieri, né di quelli dei bucanieri.
- Dicono loro queste precise parole: “Di ciò che hai fatto fin qui, o donna, non ti domando conto e te ne assolvo, ma dovrai rendermi ragione di quello che farai d'ora innanzi”, e battono sulla canna del loro fucile, aggiungendo: “Ecco chi mi vendicherà e se fallirai tu, non potrà fallire questo”.

venerdì 25 gennaio 2013

Vita di P - Yann Martel

Vita di P, Yann Martel, 2001, Piemme, 334 pagine.

Vita di P narra di un viaggio. Un viaggio non solo fisico, ma anche spirituale e di formazione, al termine del quale il protagonista non sarà più il ragazzino conosciuto nelle prime pagine del romanzo, ma un sopravvissuto e di conseguenza un uomo fatto e finito, nonostante la giovane età.

Yann Martel, dopo aver abbandonato l’idea di un romanzo ambientato nel Portogallo del ’39 (come lui stesso ci spiega nel prologo), decide di raccontare la storia di Piscine Molitor Patel, 40enne indiano emigrato a Toronto, in Canada. Mister Patel, detto Pi, è stato protagonista di una storia incredibile che l’autore canadese riesce a fare rivivere, pagina dopo pagina, sulla pelle del lettore.

Vita di P è un romanzo che si divide in tre parti.

Nella prima, a mio parere la più bella, vediamo il sedicenne Pi in India, alle prese con gli animali dello zoo gestito dal padre, con la scuola, con la famiglia e soprattutto con la religione. Pi abbraccia ogni tipo di culto perché alla fine Dio è uno solo e uguale per tutti ("Tutte le religioni sono vere" come diceva Gandhi). Un ragionamento talmente semplice da non essere capito dal mondo dei grandi. In questa parte del libro è anche di estremo interesse come il protagonista spieghi i comportamenti di ogni animale dello zoo e come dimostri che uno zoo in regola e ben curato non sia quel mostro che alcuni animalisti detestano. Sono tante le perle di saggezza spiazzanti che Pi ci insegna e con l’aiuto dell’umorismo la lettura scorre piacevolissima.

Alla fine le vicende politiche e le condizioni di vita dell’India costringono la famiglia di Pi a trasferirsi in Canada e, con una moltitudine di animali al seguito, s’imbarca sul Tsimtsum, un mercantile giapponese battente bandiera panamense.

La seconda parte del libro è quella avventurosa. Lo Tsimtsum affonda e a salvarsi sono solo Pi, una zebra, una iena, un orango e Richard Parker, una tigre del Bengala. Non darò troppo dettagli su questa parte di romanzo e lascio a voi il piacere di sopravvivere insieme al protagonista e ai suoi curiosi ospiti. Come ho scritto prima, ho preferito la prima parte del libro a questa. Qui, a mio modesto parere, Martel insiste troppo sui medesimi particolari: indubbiamente Pi vive e rivive le stesse cose, giorno dopo giorno. Ma questa insistenza di descrizioni e situazioni fa perdere qualcosa al flusso narrativo.

La terza parte è sorprendente. Qua scopriamo che la storia può avere un finale diverso da quello che abbiamo conosciuto. Sta al lettore optare per quello che preferisce, ma non sarà difficile tale scelta.

Non ho visto la trasposizione cinematografica uscita nel dicembre scorso, quindi non sono in grado di fare paragoni. Ma posso affermare che Vita di Pi, il romanzo, è una lettura piacevole, avventurosa e a tratti sorprendente. Consigliata a tutti, ma forse meglio dai 14 anni in su: questo per apprezzare in pieno la prima parte per via dei concetti espressi.

Consigliato a: chi non crede in Dio e a chi ama l’avventura, il mare, gli animali e la natura anche quando sa essere cruda e spietata. Vita di Pi va letto dalla prima all’ultima pagina senza pregiudizi di sorta.

Citazione
: “Il primo amore non si scorda mai; gli amori successivi si aggrappano alla sua scia.

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