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mercoledì 17 gennaio 2018

“Cartoline dalla fine del mondo” | 16.01.2018 incontro con Paolo Roversi

Ore diciotto di un martedì sera come tanti, la Milano dabbene nei negozi caldi e rumorosi, e noi in un vicoletto nascosto nei pressi di Corso Buenos Aires, ci avviciniamo verso El paso de los toros, un locale argentino lontano dalla vita frenetica dei maniaci di saldi. 
Entriamo e ci dirigiamo in una saletta con un tavolo imbandito da libri e un ragazzo gioviale con gli occhialoni neri e la barba ci dà il benvenuto. È l'autore, Paolo Roversi che, insieme alla casa editrice Marsilio, ci hanno invitato a prendere parte a questo evento.

Non è molto chiara la piega che potrà prendere la serata perché nessuno di noi si è mai trovato in una location del genere per ascoltare la presentazione di un libro, quindi siamo un po' incuriositi da tutta questa atmosfera.

Mentre tutti ordinano i loro drink alcolicamente colorati, noi sorbiamo con tranquilla nonchalance un buonissimo bicchiere di acqua e, dopo i convenevoli e il brindisi di rito, ci immergiamo nella chiacchierata con l'autore.

Il punto focale ovviamente è l'ultimo libro di Roversi, ovvero “Cartoline dalla fine del mondo”-  dal titolo volutamente e fortemente richiamante Sepúlveda, come ci spiega l'autore stesso – che segna il ritorno del giornalista ed hacker Enrico Radeschi, il quale, dopo anni vissuti da fuggiasco torna nella sua Milano, un po' per nostalgia e soprattutto perché ha tra le mani un nuovo caso che lo stuzzica: un omicidio all'interno del Palazzo dell'Arengario. 

Lo sfondo è la nostra Milano, una città cara a Roversi e ad altri che, prima di lui – ogni riferimento a Scerbanenco è scontato ma doveroso – l'hanno scelta come cornice per i loro racconti.

Anche il tema centrale non è nuovo, ossia il deep web, tanto è vero che autori come Donato Carrisi col suo ultimo lavoro “L'uomo del labirinto” e la Agatha Christie dei nostri tempi nonché amica Francesca Battistella con “La bellezza non ti salverà” hanno creato le loro trame proprio attorno a questo argomento pruriginoso ed accattivante.

Purtroppo complici le bollicine e il locale, forse poco adatto alla presentazione di un libro, diciamo che gli spunti da parte dei presenti sono stati un pochino scarsi, ma fortunatamente Paolo è stato capace di intrattenerci nel migliore dei modi, perché si è dimostrato molto socievole e simpatico.
Bello soprattutto quando ci parla dei suoi modelli, all'interno dei quali ci sono certamente autori del genere thriller e giallo come Carlotto, Scerbanenco, Ellroy e Vásquez Montalbán, ma stupisce tutti quando cita Bukowski come colui che gli ha fatto venire voglia di scrivere.

E dopo le foto e le dediche di rito ci salutiamo, sperando di rivederci e risentirci in un posto magari più intimo in cui poter parlare tranquillamente di libri e di progetti per il futuro.

lunedì 8 maggio 2017

Dove tutto è a metà - Federico Zampaglione e Giacomo Gensini

Dove tutto è a metà. Federico Zampaglione e Giacomo Gensini. Mondadori. 304 pagine. 18,00 euro.

Al Morrison Cafè non sono mai stata, da che bazzico a Roma. 
Ma ho rivisto in “Dove tutto è a metà” le mie prime serate in pub stretti, in legno e bellissimi, dove amici musicisti di amici musicisti e fotografi suonavano per me. Così ingenuamente credevo. E mi beavo di questo.
Di questa singolarità che esplodeva dal cantante del gruppo, delle sue parole, dei suoi suoni. E mi sono resa conto solo ora che al tempo mi trovavo davanti a Lodo.
Lodo, quel ragazzo carico di sogni e di aspettative, quel ragazzo che alla fine… beh, lo siamo stati un po’ tutti no? Quel ragazzo ingenuo, che ha necessità però di avere al fianco un grillo parlante, per capire come affrontare il pubblico, l’arte, il successo. E forse anche la vita.

E quella spalla arriva nella figura un po’ passata di Libero, il cantante pop che ormai ha fatto il suo tempo, che ha il terrore dell’oblio, e che anzi, forse l’ha già investito in pieno.
Due sono le generazioni a confronto.
Quasi come un romanzo di formazione, Lodo assiste Libero e viceversa, l’uno forse alter-ego dell’altro. Esperienza ed eccitazione a confronto. L’uno che si rivede, nell'altro.
E solo così potranno entrambi crescere. Insieme.
Due sono le vite e le donne che orbitano attorno ai due protagonisti.
L’una, Giulia, la ragazza forte e determinata, coraggiosa, musa per Lodo. Ma anche egoista. Sembra che a lei del genere umano non importi nulla. Ma anche alle persone così decise (e crudeli) a volte capita di innamorarsi, e rimanere schiacciate da questo sentimento. Di toccare il fondo e darsi una spinta per risalire. Alla fine, non siamo un po’ tutti uguali?
L’altra donna protagonista è la super organizzata Luna, che segue il copione di moglie di Libero, parte decisamente difficile da interpretare, soprattutto a fianco di un uomo distante e perso in se stesso.
E’ una storia, quella scritta dal duo Zampaglione-Gensini, di sofferenze, combattute e vinte.
E’ una storia in cui il mescolamento di tutti gli ingredienti, di tutti i personaggi, riesce da solo a sconfiggere le delusioni e i tradimenti.
E’ una storia in cui parole e musica si intrecciano caparbiamente fin dal titolo di ogni capitolo.
E’ una storia poetica, dove tutto rimane a metà…

Vai, non negarti
questo tempo
io raccolgo i pezzi
e sento che ora tu respiri già
in un’altra vita
in un’altra realtà
stento nel vedermi solo qua
dove tutto è a metà

martedì 2 maggio 2017

Ogni spazio felice - Alberto Schiavone

Ogni spazio felice. Alberto Schiavone. Guanda. 240 pagine. 16,00 euro. 

Voto: 9

Ada e Amedeo sono due solitudini.
Sono solitudini che tentano di ingabbiarsi nella noia e nella monotonia della loro casa, in mezzo al puzzo di sigarette e alle bottiglie di vino vuote. La morte dell’abitudine, mi viene da pensare, dopo aver letto il romanzo di Alberto Schiavone, “Ogni spazio felice”. E io la odio, l’abitudine.

“Deve esserci da qualche parte del cervello una zona infingarda e accondiscendente che impedisce ogni reazione, in favore della continuità.”

È il romanzo che ti fa credere che tutto nella vita procede come appunto deve andare; non c’è modo per i protagonisti di ribellarsi, la loro esistenza non glielo permette. Buffo e crudele al contempo. 
Ada si accascia nell’alcolismo più bieco, dopo aver perso il figlioletto per uno strano e infantile scherzo del destino.
Amedeo al contempo si perde nelle sue storie ad occhi aperti, vano tentativo di fuga dalla realtà priva di ottimismo e carica di tensione.
Sonia, la figlia della coppia, appare quasi richiamata dalle fila di un deus ex machina per ravvivare le già abbondanti preoccupazioni paterne.
Da sfondo, una Milano grigia, nera, quella interrazziale, quella che incrocia Via Padova e si snoda per Piazzale Loreto alla ricerca di un uomo quasi padre fuggito, anche lui, come Ginevra, la gatta della coppia.
Ecco.
Sono loro gli unici due fuggiaschi che riescono ad andarsene via.

E allora trascorre così la settimana dei due coniugi. Nella chiusura più stagna possibile. E nell'infelicità.

«È infelice?» 
«Con parsimonia.» 
«Allora va bene. È accettabile.»

Sarà che sono contro il rimanere in una vita che non è più vita e accanto a chi ci fa solo soffrire, scrivevo ad Alberto nel giorno che ci è voluto per terminare il romanzo.
Sarà che nonostante ciò, ritengo sia un libro che faccia male, di una tristezza esagerata, e che tale parere debba però essere letto positivamente, perché fa bene leggere un romanzo così.
Fa bene perché ci si rende conto di quante possibilità avrebbero avuto i protagonisti per modificare il loro destino, e di quante ne abbiamo noi, ogni giorno, per sfuggire ad esso.
Fa bene perché ti fa sentire pubblico davanti ad una rappresentazione teatrale pazzesca dell’animo umano.
Fa bene perché ti fa credere che l’amore a volte finisce, e diavolo!, va bene così.

Io ho fatto un pensiero che è stato come una preghiera, o un’altra storia immaginata da Amedeo: che lui, al termine della sua rocambolesca e piatta esistenza, possa fare i bagagli, e vivere, finalmente.

venerdì 17 marzo 2017

"A fuoco vivo" | 16.03.2017 incontro con Ivan Ruccione

È successo prima che lo cacciassimo in cella. L’ho sbattuto pancia a terra, gli ho immobilizzato gli arti. Ancora si dimenava ma non aveva più scapo: ce l’avevo in pugno.
Ho afferrato il coltello e gliel’ho puntato al centro della schiena, poi ho affondato – crack! – e tranciato a metà l’intero corpo. Quando sono arrivato alla testa, un pezzo di cervello è schizzato sulla mia guancia. Il sistema nervoso ha dato impulsi per una manciata di secondi ancora. Dopodichè: au revoir, doucer!

Questo non è l’incipit di alcun thriller.
Questo non è l’incipit di un romanzo americano di cui siamo abituati.
Questo è l’incipit del romanzo miscellaneous dell’emergente scrittore vigevanese Ivan Ruccione, che giovedì 16 marzo ha presenziato alla sua prima presentazione ufficiale italiana nella libreria Le Notti Bianche, proprio della sua città natale.

Incontro particolare, questo. 
Incontro di uomini e cuochi, nonostante quello che dica il personaggio di “A fuoco vivo” nel primo capitolo. Perché credo che Ivan contenga in sé entrambe le sfaccettature. Altrimenti non si spiegherebbe la sua caparbietà nel perseguire e nel proseguire la sua attività in un mondo che ci disegnano come fatato e fatiscente per i media, ma che in realtà è esercito puro e nel quale comanda il Sistema, come forse quasi tutto in Italia, sbagliato.

Ivan è il cuoco che ama scrivere e che assapora il profumo dei pasti di John Fante a base di arance e rinnega le pagine da cui sopravvivono solo i rutti di quegli scrittori che non sapendo che fare, a pancia piena, lanciano manciate di parole tutte uguali tra di loro, sopravvalutate forse, ma che seguono, ancora una volta, il Sistema.

“A fuoco vivo” è il romanzo dalle mille tonalità, una ballata dove si intrecciano i rumori del giallo, i sapori delle passioni e l’aroma del cibo, quello di Mariano, un uomo-cuoco che ancora non riesce a riconoscersi nella sua vita. Non riesce a scegliere, anche se vorrebbe. Ma non si arrende. E sta forse qui la forza di Mariano. Per potere sopravvivere.

Ivan, devoto a Lucio Mastronardi, ridà luce e splendore alla narrativa italiana contemporanea, e perché no?, anche a quella piccola, meravigliosa città che è Vigevano.


mercoledì 8 marzo 2017

“Tutta colpa della mia impazienza” | 07.03.2017 incontro con Virginia Bramati

Si sa, noi donne siamo tutte un po' impazienti, in qualsiasi ambito; ci aspettiamo tanto da tutto e da tutti, e molto spesso rimaniamo deluse. Ma siamo noi, e siamo belle per questo.

Belle. E vere. Così ci descrive sempre Virginia Bramati nei suoi libri. E così ha fatto ancora una volta nel suo ultimo lavoro “Tutta colpa della mia impazienza - e di un fiore appena sbocciato” (Giunti, 240 pagine, € 14,90).

Lo staff di Mangiapagine aveva avuto occasione di conoscere Virginia lo scorso anno, durante una manifestazione culturale (qui l'articolo) e, questa volta grazie alla casa editrice Giunti, siamo riuscite a rincontrarci in un clima molto bello e davanti ad un nuovo atteso libro.

Virginia è una donna molto spontanea, divertente ed è veramente piacevole stare ad ascoltarla quando parla di sé e dei suoi libri. È molto onesta, soprattutto su se stessa, tanto che di sé afferma “Scrivo perché mi piace leggermi”.

E il nuovo romanzo riflette la sua persona, la sua solarità. 
Il libro vuole essere una commedia, con ovvi momenti di dolore, toni cupi, ma Virginia l'ha voluto da subito solare – anche dalla copertina, estiva e calda – non si è soffermata sulle ombre, ma sulla luce, sull'idea che della vita bisogna ridere, prendere tutto con filosofia, anche i momenti meno belli.

Ci spiega, che l'idea di “Tutta colpa della mia impazienza” deriva dal suo voler raccontare la campagna, ambiente molto caro a Virginia stessa. 
L'autrice è sempre legata ai suoi luoghi, alla sua Brianza, agli ambienti a lei familiari, che rendono i suoi romanzi veri e veritieri. 
Noi la consideriamo un po' un Vitali in gonnella, perché è capace di raccontare storie di vita vera in modo leggero ma molto autentico.

E oggi, a maggior ragione, è bello celebrare questo giorno con queste poche righe, su una donna così acclamata nel panorama letterario italiano.

Ringraziamo ancora la casa editrice Giunti per averci dato l'opportunità di rivedere un'amica, ancora prima di un'autrice. 

lunedì 13 febbraio 2017

"Nessuno come noi" | #ABBIATEGRASSO 12.02.2017 | incontro con Luca Bianchini

I giovani di oggi sono uguali a quelli di trent'anni fa? Magari non in tutto, ma nei sentimenti si.

Ce li racconta Luca Bianchini nel suo ultimo romanzo “Nessuno come noi” (Mondadori, 252 pagine, € 18,00).
Siamo nella fine degli anni ottanta, all'istituto Majorana di Moncalieri, luogo in cui si incontrano i giovani figli di operai della periferia, con i ricchi un po' snob della Torino dabbene.

La scuola diventa il silenzioso testimone dei sentimenti dei ragazzi che la frequentano, dell'amore di Vince per Cate, che ama tutti tranne lui, della loro amicizia con Spagna, i tre cuori in affitto, dell'arrivo del nuovo compagno Romeo, così diverso da loro che non può non entrare a far parte del loro gruppo, delle tresche fra professori, dei piccoli drammi quotidiani.

Un libro dai rimandi fortemente autobiografici, come ci spiega lo stesso Bianchini durante l'incontro (promosso da Iniziativa Donna) tenutosi ad Abbiategrasso, ieri, domenica 12 febbraio, che Mangiapagine ha avuto l'onore di presentare. 
Un libro che si è creato da solo, spulciando un vecchio diario di Luca, in cui raccontava le piccole cose semplici che capitavano a lui adolescente. I frullato-party, gli amori fra i banchi di scuola, le feste in smoking degli amici più ricchi, la tintoria dei genitori.

Si sentono le eco di tempi vicini a noi ma che purtroppo sembrano troppo lontani. È lontana la semplicità di una partita a pallone nella strada, è lontana la semplicità delle telefonate agli amici rigorosamente filtrate dai genitori, è lontana l'epoca in cui la tecnologia non aveva ancora reso schiavi tutti.

Un libro semplice, che racconta una storia semplice in cui chiunque può immedesimarsi, adulti e ragazzi. 
Un libro che però, se letto in modo più critico, può aprirsi a molteplici ed interessanti riflessioni, quali il ruolo della scuola nella crescita dei ragazzi, e il ruolo disarmante e annichilente della tecnologia.
Basta cercare e grattare sotto l'apparente semplicità della trama e delle vicende raccontate.

Luca è stato un gran mattatore durante la presentazione del suo libro, ha fatto divertire il pubblico con aneddoti simpatici della sua vita e soprattutto, è stato molto disponibile con i suoi lettori, intrattenendosi con piacere tra foto, chiacchiere e dediche personalizzate.

Una mattinata fresca a frizzante, diversa dal solito.

mercoledì 7 dicembre 2016

La bellezza non ti salverà - Francesca Battistella

La bellezza non ti salverà, Francesca Battistella. Scrittura&Scritture. 304 pagine. 15,50 euro.

Voto: 8

Come accade nella vita reale, anche in quella di un lettore ossessionato ci sono momenti in cui si sente la mancanza di alcune persone, nel caso specifico, di alcuni personaggi. Ecco come mi sono ritrovata io fino a venerdì 25 novembre. Mi mancava Alfredo. Mi mancavano persino Moussa e la piccola Letizia! La libreria 6rosso a Milano ha sopperito a questo mio stato di bisogno. 
Ho incontrato quella sera una mia cara amica, Francesca Battistella, e le sue ultime parole da fatica letteraria. “La bellezza non ti salverà” è la degna conclusione (probabilmente!) della saga che vede per protagonisti il simpatico italo-americano Alfredo e la profiler Costanza Ravizza, che io ho avuto modo di conoscere grazie ai primi due volumi della serie: “La stretta del lupo” e “Il Messaggero dell’alba”.

Questo volume è qualcosa di innovativo nel panorama letterario di Francesca: si intrecciano qui due casi. L’ispettore della Polizia Scientifica di Novara è stata incaricata dal suo superiore, dottor Giamasso, essere spregevole che ben incardina tutte le caratteristiche del capo sfruttatore, di concentrare la propria attenzione sul caso più istituzionale, ovvero quello riguardante l’omicidio del proprietario di una discarica nel comune di Romentino, accoltellato in maniera disumana. Chiari sono i riferimenti ad un delitto mafioso, per il quale appunto si sospetta l’intromissione di una famiglia di camorristi. 
Ma Costanza Ravizza non riesce a mantenere la concentrazione su questo episodio: è attratta da qualcosa di più misterioso e di più oscuro, come le fosse buie che hanno tessuto i fili dell’altro caso. Tre ragazzi, Vito, Cristina e Daniela, sono scomparsi. Tre ragazzi perfetti. Ciò che accomuna la loro sparizione sono due aspetti: la bellezza e il macabro e sottile interesse per il lato più oscuro della rete, il dark web, che come una calamita li ha attratti, fino forse alla loro morte.

“Giovani e in fondo soli. Volevano qualcuno che li ascoltasse, che parlasse con loro, che gli concedesse un po’ di attenzione. Erano prede a buon mercato, disponibili a credere in un futuro luminoso, pieno di amore e di una passione che li avrebbe trasfigurati.”

E l’attenzione che richiedevano l’hanno purtroppo ritrovata nel loro rapitore, killer spietato.
Da qui si dipana tutto l’intreccio e il gran numero di personaggi che Francesca delinea in maniera meravigliosa, cogliendo come solo lei sa fare, i tratti principali, ironici e profondi degli stessi. 
Tra un mafioso quasi pentito posto al confino sul Lago d’Orta, un affascinante nobile in rovina proprietario di una misteriosa e oscura beauty farm e un Alfredo Filangieri curioso di ciò che avviene intorno a sé, insieme a Costanza il lettore riuscirà a trarre le conclusioni di entrambi i casi.

“La bellezza non ti salverà” segna l’evoluzione della scrittura di Francesca: i toni da commedia che negli altri romanzi facevano da padrone, qui si affievoliscono, per lasciar spazio a emozioni più drammatiche che tinteggiano la storia con i colori del classico noirPerfetto e, decisamente, bellissimo.

“È ossessionato dalla bellezza e sai perché? Perché nel momento in cui uccide placa il proprio sentimento di inadeguatezza, il proprio sentirsi indifeso e la rabbia che questo gli provoca. Un sentimento che di solito maschera con arroganza e superbia. La morte della bellezza, la sua cristallizzazione nel tempo, corpo martoriato, volto intatto come nel caso di Vito, risolve il suo personale dramma esistenziale.”

martedì 4 ottobre 2016

Breve lettera ad Ivano Porpora | 30.09.2016 | Le Notti Bianche, Vigevano

Caro Ivano,

io non sono molto avvezza alla poesia; possiamo tranquillamente affermare anzi che proprio ho delle serie difficoltà a definire un verso tale, ad appassionarmi o a fare mia qualsiasi parola disposta in uno strano elenco da persone perlopiù morte suicide o dalla vita stravagante. 
Quando ho scoperto però che alle Notti Bianche venerdì 30 settembre ci saresti stato tu, non ho pensato due volte a saltare l’appuntamento, io insieme alla mia combriccola: ci piace tanto ascoltarti. Anche se avresti parlato di poesia, pensavo, non avrebbe fatto la differenza. Forse anzi, avrei iniziato a capirci qualcosa di più.
Sei stato piacevolmente devastante.

Hai parlato di Bellezza. Quella con la “B” maiuscola. Quella che si nasconde nel corpo di una donna anziana che pratica il massaggio tantra; quella che si specchia in una vetrina nel Corso più famoso di Viadana e impara a camminare, a far funzionare gli ingranaggi perfetti e la coordinazione braccia-gambe; quella che descrivi a pagina ventitré del tuo “Parole d'amore che moriranno quando morirai” e alla quale pensavi, mentre declamavi quei versi, e che sicuramente non era quella seduta in prima fila quella sera, ma tant'è. 
Ho capito che la bellezza della poesia sta proprio nel lasciarsi guidare dall'istinto di afferrarne una raccolta, aprirla senza aspettative e ritrovarsi in mezzo a linee e punti e a capo.
Ho capito che la bellezza, in generale, è sentir parlare della stessa, a piedi nudi su un tappeto.
Ho capito che l'amore, in generale, è come un dente di leone maturo, che soffiato, sprigiona vita.

E allora mi scopro anche io, Ivano, verbo d’amore. Di quell'amore pieno che si incontra finalmente in mezzo alla nebbia, perché è proprio l’atmosfera adatta questa, come dici tu, perché è lì in mezzo che puoi e devi aggrapparti a qualsiasi cosa. 
E io l’ho fatto. E ho incominciato a vivere.

Con calma, assaporo i tuoi versi e inizio ad apprezzare la poesia.

venerdì 16 settembre 2016

Rosa Teruzzi ci racconta “La sposa scomparsa” | 14.09.2016

Un mercoledì pomeriggio in una Milano rovente, nella suggestiva cornice del terzo piano della Mondadori di Piazza Duomo, da cui si vanta una vista spettacolare, Rosa Teruzzi ha incontrato le sue amiche blogger (da lei spesso così citate) per fare una chiacchierata sul suo ultimo romanzo “La sposa scomparsa” (edito Sonzogno al prezzo di 14,00 euro).

Lo staff di Mangiapagine è stato il primo a conquistarsi un posto nella sala e, visto il largo anticipo accumulato, è riuscito a scambiare quattro chiacchiere con l'autrice in anteprima.

Rosa è una donna veramente simpatica e molto alla mano. Dopo le doverose presentazioni si è parlato del più e del meno, del suo personalissimo casello che ha ispirato la sua storia, della sua carriera nel mondo della cronaca nera e della sua vita privata, fatta di corse alla mattina e di un marito che si improvvisa fotografo con risultati più che dignitosi.

Una volta presenti tutti abbiamo parlato seriamente di “La sposa scomparsa” sua ultima fatica ambientata a Milano, in cui tre donne rappresentanti di tre diverse generazioni e diversi caratteri, si improvvisano detective e cercano di risolvere un vecchio caso chiuso da tempo: una ragazza è sparita nel giorno delle sue nozze ventisei anni prima.

Le donne sono il fulcro del libro, ancora di più che il giallo in sé.
Troviamo Libera, una donna forte, che ha perso il marito poliziotto in circostanze misteriose, e che ha saputo reinventarsi una vita trasformando un vecchio casello ferroviario nella sua bottega in cui confeziona bouquet di nozze molto particolari.
Libera vive con Vittoria, sua figlia, giovane agente di polizia, molto quadrata, seria e morigerata, dal carattere duro, quasi maleducato, anche nei confronti di sua madre, per colpa del risentimento che cova nel petto dopo la morte misteriosa del padre.
E infine Iole, madre di Libera, la nonna hippie di Vittoria, che passa le sue giornate a fare yoga e le sue notti con il ragazzo di turno, del resto è seguace dell'amore libero.
Tre donne diverse, molto care a Rosa, che le ha plasmate con la sua penna cercando di farle diventare quello che lei vorrebbe essere.

E poi Milano e i treni regionali, prediletti della scrittrice, che si muove solo con i mezzi, sui quali scrive e legge molto.
Sì, perché Rosa è una grande lettrice, ancora prima di essere scrittrice, una bambina che leggeva di nascosto i libri che aveva lasciato nella sua cantina una vecchia zia.

In questo romanzo si trova l'eco della Milano nera di Scerbanenco e la comicità dei personaggi di Malvaldi. Connubio perfetto.

Alla fine dell'incontro, dopo le foto e le dediche di rito, è iniziato l'evento aperto al pubblico, in cui Rosa ha dialogato con Sveva Casati Modignani. Un duetto a prima vista strano e particolare, che però è risultato molto simpatico, divertente e accattivante.

Insomma, Mangiapagine promuove a pieni voti Rosa Teruzzi e le protagoniste (soprattutto Iole) de “La sposa scomparsa” e ringrazia ancora la Sonzogno per aver permesso di leggere il romanzo in anteprima e per l'incontro privato con l'autrice.

domenica 11 settembre 2016

Incontro con Giorgio Ghiotti a Le Notti Bianche | 10.09.2016 Vigevano | Rondini per formiche

Giorgio Ghiotti è una di quelle persone che si apprezzano subito; una di quelle persone che appena entrano in una libreria, sorridono e ti salutano, con quel sorriso. Subito dopo, ti accorgi di quanto sia coraggioso: classe '94, autore di un romanzo e di due raccolte tra poesie e racconti. E ti rendi conto, proprio attorno a quel “94”, che forse qualche speranza questa nazione ce l'ha. Almeno culturalmente.
Lo abbiamo incontrato ieri, presso la libreria Le notti Bianche, a Vigevano: un degno ritorno degli aperitivi letterari!

“Rondini per formiche” (ed. Nottetempo), il suo primo romanzo, incomincia da un verso della poetessa suicida Amelia Rosselli. In una stanza immersa nel buio, lo sguardo si concentra sulla fonte di luce, quell'uomo amato, colui che riesce a trasformare piccole cose, le formiche, in qualcosa di straordinario, ovvero, le rondini. E sta tutta qui, la storia.
Tommaso e Nicole, due fratelli che vivono nella spasmodica ricerca del proprio riscatto, in modo estenuante e ostinato.
E scoprono la vita; “Rondini per formiche” si può quasi definire un romanzo di formazione, ma dissimile dal solito: qui tutto è già successo, tutto è già avvenuto, e questo tutto è narrato dalla voce di Tommaso.

Una voce che corre, senza freni, liberatoria, dallo stile ossessivo, veloce; è decisamente una scrittura che (s)fugge, quella di Giorgio. Che tenta di riempire le assenze.
Sì. Quegli spazi lasciati dai genitori di Tommaso e Nicole, perchè è vero: ci si ricorda sempre di ciò che le persone non hanno fatto, o di quando non ci sono state, piuttosto che il contrario. 
Questi vuoti da saturare, tanto cari agli autori emergenti e ai loro personaggi: Francesco Colloneve di Gabriele Di Fronzo ne è un chiaro esempio.
Ma i vuoti di Giorgio lasciano il segno, contano in quanto “spazi aperti”.
Quindi, tutti da riempire e da catalogare.
Da colmare con la scoperta dei sogni e del proprio corpo, quello che accade allo stesso protagonista del romanzo.
Da colmare con la scoperta di ciò che è l'amore. Ragionamento, sembra essere per Tommaso. Un sentimento matematicamente da spiegare. Ma forse non può funzionare così...
Da colmare con gli affetti, dati da sagome di corpi, da illusioni, da presenze, da ossessioni squisitamente positive.

La poesia di Giorgio è tutta qui. In queste 150 pagine.

"Se una retta che taglia due rette determina dallo stesso lato angoli interni minori di due angoli retti, prolungando le due rette esse si incontreranno dalla parte dove i due angoli sono minori di due retti. Il teorema l’avevo imparato a scuola, mandandolo a memoria senza capirne il senso. Però mi affascinava l’idea che, per incontrarsi, qualcuno ci deve tagliare, e non senza dolore, perché è più facile riconoscersi da una stessa ferita." 

mercoledì 1 giugno 2016

Wulf Dorn racconta “Incubo” | 30.05.2016 Milano | Corbaccio

Giornata decisamente uggiosa, in cui la pioggia ci ha fatto compagnia fino a sera, ma ovviamente ci vogliono più di due gocce d'acqua (si, insomma, alla fine pioveva a secchiate ma tant'è) per fermare le vostre eroine preferite!

Siamo state invitate da Corbaccio a un incontro esclusivo in casa editrice con Wulf Dorn. Non potevamo certo farci scappare l'occasione di sfoggiare il nostro tedesco sgangherato e di parlare con uno dei moderni maestri del thriller psicologico.

Armate di macchina fotografica, blocco per gli appunti, penne e libri ci dirigiamo alla sede dell'incontro e, dopo aver girovagato per i corridoi, siamo le prime a incontrare Wulf Dorn, quindi ci presentiamo con dei sorrisi impacciati e gli stringiamo la mano con occhi sognanti.

Dopodiché veniamo condotte, insieme ad altre blogger, in una sala in cui era già presente lo scrittore e la sua interprete, la quale, tra l'altro, merita una menzione speciale per la professionalità, simpatia e bravura. 
E così inizia un'intervista corale al nostro autore preferito. Per chi fosse interessato, parte dell'incontro è stato trasmesso in diretta su Facebook, qui trovate il video.

Mangiapagine, come al solito, non ha risparmiato le domande, anzi, è stato il primo a rompere il ghiaccio. Molte domande ci frullavano per la testa e abbiamo avuto modo di porle a Wulf che si è dimostrato davvero molto disponibile a dissipare i nostri dubbi.

In “Incubo” il protagonista è un ragazzino – e non un adulto, come solitamente troviamo in altri suoi lavori – e il nemico da affrontare non è qualcosa di concreto ma è la paura stessa. Come mai questa scelta?

La scelta del ragazzo sta nel fatto che si trova a metà tra il bambino e l'età adulta, è in un limbo, in cui si sente ancora troppo giovane, ma nello stesso tempo sta crescendo e per Wulf da bambini l'idea della perdita non esiste, mentre in un adulto è molto forte. 
Il tema centrale dell'intero libro è la perdita e la reazione a questa. E per l'autore stesso coincide con il suo incubo personale.

Anche in questo suo ultimo lavoro ritroviamo l'aiuto che la sua professione di logopedista continua a dargli. Per l'autore la parte psicologica del personaggio è molto importante e arriva nello stesso momento in cui pensa ai suoi personaggi da raccontare.

Così come è facile ritrovare l'ispirazione che gli viene da grandi della letteratura horror e di thriller, come per esempio il grande Stephen King e suo figlio Joe Hill, senza dimenticare Neil Gaiman. È stato proprio Wulf Dorn a citare questi famosi nomi del mondo del libro come i suoi più grandi maestri.

E l'evento è poi continuato con altre domande inerenti al libro e anche con curiosità personali, come per esempio il nostro desiderio di sapere come fosse la sua routine di scrittore. Insomma, una persona che scrive libri così angoscianti deve avere una vita elettrizzante!
E invece no. O meglio, Wulf Dorn è lo scrittore che vive nel modo più semplice del mondo. Ha degli orari stabiliti, scrive soprattutto al mattino e il tutto viene scandito da qualche pausa e nel pomeriggio, udite udite, fa cose molto noiose come la dichiarazione dei redditi!
Da questa risposta potete capire il personaggio divertente e simpatico che è questo autore. 

L'intervista si è chiusa con una domanda di rito: programmi per il futuro?
Wulf sta scrivendo un libro incentrato sui bambini (e non è stato facile farlo sbilanciare così tanto, credeteci!), anche se il suo cuore batte per la cucina tradizionale italiana, infatti ci ha raccontato che il suo sogno sarebbe quello di scrivere un libro di ricette.

Che dire, dopo questa splendida chiacchierata ci aspettiamo grandi cose da un maestro del thriller psicologico come Wulf Dorn.

Chissà, magari un domani potremmo trovarci davanti un libro su un cuoco killer!

martedì 10 maggio 2016

Fabio Cremonesi ci racconta Haruf | 9.5.2016 Milano | NNEditore

E' sempre doveroso prendersi del tempo per assimilare e gustarsi le belle giornate. 
Così abbiamo fatto anche questa volta, perché la mattinata di ieri è stata ricca e pregna di sorprese ed emozioni.

Il gentile e disponibile staff della NNEditore ha invitato Mangiapagine alla prima presentazione ufficiale di Haruf, in particolare dell'ultimo romanzo pubblicato “Crepuscolo”, in sede a Milano. A condurre l'evento il preparatissimo, simpatico e competente Fabio Cremonesi, traduttore delle opere dello scrittore americano. 

Per ovvi motivi è stato un incontro diverso dal solito, l'autore infatti è scomparso da poco e quindi è mancata la voce principale, ma Fabio è stato veramente un degno sostituto. Parlare con chi ha avuto l'onore di approcciarsi per primo alle opere di Haruf è stato meravigliosamente accattivante.

Si è spaziato molto tra l'esperienza diretta di Fabio come traduttore che ci ha raccontato il suo lavoro in modo dettagliato ma mai pedante, oltre a piccoli simpatici ricordi legati alla memoria di Haruf. Mangiapagine poi si è lanciato con tante (forse troppe!) domande, ma “Benedizione” (qui la recensione) ci è piaciuto così tanto e ci ha lasciato così tanti interrogativi, che ci sembrava doveroso dare sfogo alla nostra curiosità.

E poi siamo arrivati a “Crepuscolo”, l'ultimo libro della trilogia formata da “Benedizione” e “Canto della pianura”
Noi abbiamo visto il primo libro come incentrato sulla morte, mentre “Canto della pianura” è, per antonomasia, il racconto della nascita; e allora l'ultimo capitolo della serie come può essere considerato? Fabio si è trovato sicuro nel dirci che “Crepuscolo” parla d'amore, della pienezza della vita, fatta di cose belle e brutte, un romanzo “in fa maggiore” (cit.), in cui ritroviamo lo sguardo luminoso, di grazia e mai giudicante di Haruf.

Perché Haruf piace così tanto? Perché è un autore che racconta la vita così come è, racconta cose a cui ormai siamo disabituati, racconta le piccole cose quotidiane in mano a personaggi estremamente credibili.
Ecco il segreto del successo di questo autore.

Per ricordare Haruf, la NNEditore ha organizzato un flashmob previsto per Lunedì 16 maggio alle ore 18.00 in Piazza Duomo (qui tutte le info per l'evento) oltre ad altri appuntamenti legati al lancio di “Crepuscolo” in tantissime librerie.

Qui Mangiapagine vi lascia e scappa a finire di leggere i libri di Haruf e a riguardare le foto e gli appunti di una splendida mattinata in casa editrice.

Grazie ancora a NNEditore e a Fabio Cremonesi per averci regalato una giornata in compagnia di uno scrittore veramente eccezionale.

sabato 23 aprile 2016

Incontro con Marco Patrone a Verso Libri | 22.04.2016 Milano | Come in una ballata di Tom Petty

Milano. Venerdì pomeriggio.
Le vostre eroine preferite sono armate di cavalletto, telecamera, macchina fotografica e uno zaino con libri e prolunghe. 
Destinazione? La Libreria Verso in Porta Ticinese.
Scopo? L'incontro con l'autore Marco Patrone per la presentazione del suo romanzo d'esordio “Come in una ballata di Tom Petty”

E' una calda giornata primaverile nella libreria nel cuore della città di Milano. La sala che ci hanno riservato e piccola e accogliente. Piano piano incomincia a riempirsi di facce amiche e di altre che lo diventeranno presto.
La scaletta è pronta e con Marco sistemiamo gli ultimi dettagli. Il microfono funziona e la nostra postazione è sistemata.
Possiamo incominciare.
Marco esordisce leggendo l'incipit e uno stralcio del suo romanzo, perché non c'è modo migliore per presentare un autore che far parlare il libro dello stesso.
Piovono applausi, e sono solo i primi dei tanti che accompagnano l'evento.
Il clima è molto rilassato, Marco si presta alle nostre domande rispondendo in modo puntuale, chiaro e simpatico.
Si spazia dal libro in sé, i personaggi, quanto di autobiografico ci sia o meno, per poi arrivare al Marco scrittore con le curiosità di rito, perché Mangiapagine vuole a tutti i costi sapere le piccole manie degli scrittori e il loro percorso di pubblicazione.

E il tempo passa tra risate, letture e consigli letterari.

Un bell'incontro, un bel libro, un bravo autore dal quale ci aspettiamo molto altro ancora, belle persone e un clima piacevolissimo.

Grazie ancora a chi c'era di persona, a chi c'era col cuore da lontano, a chi ha scattato foto, a chi ha preso appunti e soprattutto, grazie ancora alla Libreria Verso e, ovviamente a Marco, che si è dimostrato un ottimo intrattenitore.

Con questo le vostre eroine vi salutano.
Chissà dove le porterà la prossima volta il mondo dei loro tanto amati libri...

mercoledì 20 aprile 2016

Incontro con Marco Patrone

Buongiorno lettori!
Oggi siamo qui per ricordarvi un appuntamento letterario importante.

Venerdì 22 aprile alle ore 19,00 presso la Libreria Verso (Corso di Porta Ticinese, Milano) le vostre eroine preferite presenteranno "Come in una ballata di Tom Petty" romanzo d'esordio di Marco Patrone.


Avrete la possibilità di scambiare due chiacchiere con l'autore e con le vostre beniamine di Mangiapagine.

Vi aspettiamo numerosi!

domenica 10 aprile 2016

Incontro con Demetrio Paolin a Le Notti Bianche | 09.04.2016 Vigevano | Conforme alla gloria

Incontro di pelle

Ecco come definirei la presentazione che si è tenuta ieri, sabato 9 aprile, presso la libreria Le Notti Bianche di Vigevano. La conoscenza di Demetrio Paolin e del suo ultimo scritto “Conforme alla gloria” (ed. Voland) è stata una sperimentazione di sensi, moderata da Ivano Porpora.

Demetrio Paolin è candidato al Premio Strega. E ciò risulta ancora incredibile per lui, scrittore  ma prima ancora uomo umile e preparatissimo, incantatore con la sua voce.
Conforme alla gloria, viene spiegato, tratta di un quadro. Un quadro dal materiale particolare, segno atroce di ciò che è stato commesso nell'era nazista del mondo. E delle persone che ruotano attorno ad esso.
Heinrich, l'SS mai pentito, cattivo personaggio e lineare in questo fino alla fine; il figlio Rudolf, sindacalista, colui che deve fare i conti con l'eredità passatagli dal padre, e con lui tutta l'umanità intera.
Si parla di Enea, anche, e del suo antro spoglio dove tatua – a differenza degli studi a cui noi tutti siamo abituati; e si parla di Ana, la sua modella. Ma il protagonista forse per eccellenza è lei.

La pelle.
E la sua consistenza.

Ciò che – come lo stesso autore afferma - “decreta l'esistenza di una persona”. Ed è facile qui tornare con gli occhi gonfi di lacrime a quello che anche Demetrio Paolin ricorda nel suo libro (e casualmente ci legge durante l'incontro): ciò che è stato del tragico incendio alla filiale torinese della ThyssenKrupp; agli uomini, brandelli umani, inesistenti, fantasmi di sè stessi (cit.), proprio per la mancanza di ciò che noi tutti crediamo essere una sottile membrana, la pelle. La semplice superficie che separa il nostro corpo dall'esterno.
Ma ci dimentichiamo che anche la superficie è profonda, ha un suo spessore, e lo si può provare. L'inchiostro dei tatuaggi la penetra, si aggrappa ad ogni suo sottile strato e lì rimane per sempre. Avete bisogno forse di un altra prova?

Approcciarsi ieri per la prima volta a Conforme alla gloria è stato come ricordare a percepire i sensi; è stato come immedesimarsi in Rudolf nel momento in cui intinge il proprio indice nella tela tanto discussa, nell'assaggio tattile e gustativo che ha della stessa; è stata una riscoperta delle sensazioni che forse abbiamo perduto, così come l'idea del dramma, quel qualcosa che oggi ci sfugge di mano, che viene ingigantito nei momenti meno appropriati. E questo ce lo ricorda proprio Demetrio Paolin, ancora una volta procedendo a ritroso e portandoci davanti all'incredibile disumanità dell'epoca di lager e nazismo.

Ciò che è rimasto di ieri è un libro-etico, che piano piano si sta riempiendo di segni, di piccole tacche che devono rimanere ad imperitura memoria, come la sua storia, i suoi personaggi, e la percezione degli stessi.

venerdì 1 aprile 2016

Splendi più che puoi – Sara Rattaro

Splendi più che puoi, Sara Rattaro. Garzanti. 250 pagine. 16,90 euro.

Voto: 8

È possibile tornare a splendere dopo anni di soprusi?
È possibile ritrovare di nuovo la fiducia nelle persone dopo essere stata schiacciata, usata, umiliata, ignorata e reclusa senza possibilità di fuga?
Sembra assurdo, ma sì. 
O almeno, Emma ce l'ha fatta.

Chi è Emma?
Emma è la protagonista dell'ultima fatica – nel vero senso della parola, soprattutto a livello emotivo – di Sara Rattaro.
Emma è una donna forte e coraggiosa che, dopo un fidanzamento in cui credeva ma clamorosamente finito e un matrimonio con un essere violento, decide di risplendere e di riprendersi la sua vita.
Per le, e per Martina, sua figlia.

Emma esiste davvero (purtroppo). È colei che ha regalato la sua storia all'autrice, alleggerendosi così il cuore. E la scrittrice genovese è riuscita a dar voce a questa vicenda tormentata e violenta, in modo semplice, diretto, con un ritmo incalzante.
La Rattaro con “Splendi più che puoi” si è dimostrata un'autrice poliedrica, in grado di raccontare in maniera assolutamente priva di pregiudizi, un mondo – quello della violenza contro le donne – sul quale, ultimamente troppo spesso, si parla a sproposito.
È riuscita a parlare di eventi tragici senza sottolineare l'aspetto macabro di tutta la faccenda, ma lasciando che la storia fluisse quasi in modo delicato.
Il suo scopo non era quello di soffermarsi sulla violenza in sé, sulla tragicità della vita di Emma, quanto quello di raccontare la rinascita della protagonista, regalando un messaggio di speranza, che negli ultimi tempi è decisamente apprezzabile.

La lettura di questo romanzo è arrivata in concomitanza all'incontro con l'autrice tenutosi ieri in sede Garzanti.
Sara Rattaro ci ha accolto letteralmente a braccia aperte e ci ha regalato una chiacchierata fra amiche deliziosa. È una persona molto umile, molto intelligente ed interessante con un sogno nel cassetto, ovvero scrivere prima o poi un giallo.
E noi, cara Sara, non vediamo l'ora che arrivi quel momento.

Consigliato a: uomini, donne, bambini, ragazzi, a chiunque necessiti di speranza. Questo è un libro che fa capire quanto, nel nostro piccolo, tutti noi, siamo fortunati ad avere la nostra vita così com'è, anche se imperfetta.

Citazione: Tutti abbiamo diritto a una seconda occasione. Chi sbaglia, chi si pente, chi si arrende. Sì, tutti abbiamo diritto di rimediare ai nostri errori, di ricominciare da capo o rifarci una vita. Bisogna trovare il coraggio di chiederlo.

lunedì 29 febbraio 2016

Un borgo pieno di risate! - incontro con Loredana Limone

Non si può fuggire dalla realtà. Bisogna prenderla di petto e saperci convivere. Provarci almeno. Ma nessuno ci vieta di crearcene una propria, per evadere, comunque, in qualche modo. Ed è ciò che ha fatto Loredana Limone, donna forte e coraggiosa e sempre sorridente.

L'abbiamo incontrata sabato 27 febbraio a Vigevano, nella libreria Le Notti Bianche, per un brunch d'autore di tutto rispetto!
La prima qualità di Loredana che si nota subito è la solarità; e appena dopo, la genuinità. Sì, perchè lei fa parte di quella rosa ristretta di autori che appena incontrano il loro pubblico, stringono le mani, si presentano, ringraziano con le lacrime agli occhi. 
Loredana è una donna come tutte.
Certo. Scrive magistralmente di un borgo sperduto e inventato.
Ecco. Questa è la differenza.

Sabato ha presentato il suo ultimo lavoro (pubblicato), “Un terremoto a Borgo Propizio”, terzo capitolo della saga ambientata proprio in quel paesino, che abbiamo imparato ad amare grazie forse alle due “zitelle” preferite, Mariolina e Marietta!
E' la prima volta che Loredana ci fa imbattere in un giallo: un morto (oltre ad altri sette deceduti a causa proprio delle scosse telluriche) è stato ritrovato a seguito di quell'evento catastrofico ed è un fatto impensabile per gli abitanti di Borgo Propizio: che un cittadino possa aver commesso un omicidio! Impossibile! Eppure...

La bellezza di Loredana è la sincerità. 
L'idea di quel Borgo Proprizio, di quei personaggi, di quelle vicende tanto impensabili quanto vere, divertenti, gioiose, hanno regalato alla stessa autrice in primis la serenità. L'evasione cercata. Solo così possono portare allo stesso scopo il lettore. 

Romanzi terapautici, vengono definiti da molti.
Forse lo sono.
Forse lo sono perchè abbiamo bisogno di vivere in un posto del genere. Libero da pregiudizi, guidato dai sorrisi, dalle confessioni tra amici davanti ad un bicchiere di vino. 
Goliardia di un tempo passato e di paesi perduti.
Loredana ci ha fatto immedesimare nei suoi personaggi stranissimi e dotati di assoluta veridicità. Ci ha svelato quanto essi esistano davvero, quanto lei attinga dalle persone che la circondano e dalla sua esperienza di vita passata. E siamo riusciti a rubarle anche un altro segreto: di prossima pubblicazione, l'ultimo, conclusivo, volume della saga, il cui racconto ci ha ricordato la stessa sensazione provata dopo la lettura di “Le braci” di Sàndor Màrai, tra l'altro
Due amici di vecchia data che si incontrano.
Dubbi da sciogliere.
Fughe improvvise da dipanare.
Rapporti da riallacciare.
Ma non sarà solo questo. Sarà molto di più. 
E noi attendiamo smaniosi la sua prossima opera!

domenica 28 febbraio 2016

“E se fosse un segreto?” | #ABBIATEGRASSO 28.02.2016 | alla scoperta di Virginia Bramati

Giornata uggiosa ad Abbiategrasso. 
Le sedie si riempiono piano piano. 
Tutti sono in attesa di Virginia Bramati

E poi eccola che arriva e saluta subito Mangiapagine. Che bello avere questo riscontro positivo come antipasto dell'incontro.
Prendiamo posto e subito ci immergiamo in questo romanzo, “E se fosse un segreto?”, il terzo dell'autrice e il più amato proprio dalla stessa, poiché lo sente caro.
Il lavoro dello scrittore significa curiosità verso il mondo.
E Virginia è stata curiosa. Si è informata prima di raccontare della sua Alessandra e di Stefano. Si è fatta una chiacchierata con Daniela Colla (che ha monitorato l'evento) per carpire cosa c'è dietro a livello comunale, per inserire al meglio i suoi personaggi; oltre ad aver carpito informazioni anche in campo medico.

Insomma, Virginia con questo romanzo cresce. Qui troviamo la leggerezza del primo suo lavoro (“Tutta colpa della neve! e anche un po' di New York”) ma con più sentimento.
È una scrittrice che ha iniziato a scrivere un po' per gioco, tanto che il suo primo romanzo è stato autopubblicato, e non si sarebbe mai aspettata il successo – lasciatecelo dire, meritatissimo! - che ha avuto. È diventata autrice contro i suoi stessi sogni, nel senso che, nel suo cassetto, non era in programma questa sua carriera. Ma ne è stata ovviamente piacevolmente colpita.

I lavori della Bramati non sono semplici romanzetti rosa. C'è di più. Sono libri che possono essere letti a più livelli. C'è una sorta di riscatto sociale dei protagonisti e la loro tenacia nel perseverare per raggiungere e realizzare i propri sogni. Una bella lezione di vita.

Bello poi il riferimento dell'autrice al popolo dei blogger, recensori e followers. Lei sente e vive questo rapporto con i suoi seguaci con passione. Vale la pena di pubblicare anche solo per avere questo ritorno positivo da parte del suo pubblico.
Ed è vero. Virginia Bramati è una persona che sa interagire bene con i suoi lettori. Oggi si è prestata a rispondere a tutte le varie domande che le sono state proposte. Ha scambiato due chiacchiere con noi durante il buffet finale. Si è riso e scherzato con la promessa di risentirsi presto.

E per concludere, come non citare il giallo riferito alla sua persona. 
Sì, perché questa autrice è avvolta nel mistero. Chi è? È una ragazza o una donna matura? E i segreti molteplici del libro quali sono? Cosa è successo quindici anni fa? Perché Stefano è tornato a Verate? 
Noi vi lasciamo con questo interrogativi tutti da svelare. Come fare? Leggendo “E se fosse un segreto?” e andando di persona a conoscere questa autrice davvero bella, in tutti i sensi, capace e meritevole di un così grande seguito.

venerdì 26 febbraio 2016

Incontro con Virginia Bramati


Buongiorno amici lettori!

Siamo giunti (ahinoi!) al termine di questo Febbraio Letterario Abbiatense. Domenica 28 febbraio alle ore 10,30 presso il Castello Visconteo di Abbiategrasso incontreremo Virginia Bramati che ci racconterà il suo ultimo lavoro "E se fosse un segreto?".


Al termine dell'incontro, come sempre, golosità e chiacchiere con la vostra scrittrice preferita.

Vi aspettiamo numerosi!

lunedì 22 febbraio 2016

“La verità della suora storta” + “Nel mio paese è successo un fatto strano” | #ABBIATEGRASSO 21.02.2016 | una chiacchierata con Andrea Vitali

La spinta all'incontro di ieri, domenica 21.02.2016 presso il Castello Visconteo di Abbiategrasso, con Andrea Vitali, in origine era farci raccontare qualcosa in più – e tentare, senza anticipare nulla! - di svelarci il mistero di quella che tutti chiamano la suora storta. Con Andrea – grazie al cielo! - le chiacchierate si diffondono come se ci si trovasse al tavolino di un bar, intenti a gustare una tazza di caffè la domenica mattina. Le chiacchiere si dipano in ogni senso.

E allora non è più solo il racconto della madre velata, o degli autogrill (e di ciò che si trova in essi, a detta del Sisto Santo e dei suoi amici!) oppure di quella vecchina scesa dal treno e trovata morta sul sedile del Millenove, taxi del Sisto. No. 
Le parole si sono soffermate anche sulla nuova storia per ragazzi (a detta degli editori; sarebbe bello scoprire cosa ne pensino davvero i lettori) dedicata a quel fattaccio capitato un giorno nel bel mezzo della normalità più normale e noiosa di un paese indescrivibile: una coltre di nebbia strana scivola sui tetti e si diffonde per tutta la città. E spariscono contemporaneamente i giorni dal calendario. Il tempo impazzisce. E con lui, forse, anche tutti i cittadini.

Ma no, no. Non è ancora finita.


Andrea delizia la nostra curiosità sulle domande che sorgono spontanee: perchè scrivi proprio del “tempo che fu” e non di oggi? Perchè per un uomo nato in un paese dove tutto era circondato da un alone di eternità e dove tutto, dalla metà degli anni '70 in avanti inizia a decadere, a sgretolarsi, è più facile. Più facile perchè più divertente, ironico. Nel mondo attuale c'è tanta, troppa malinconia. E forse, se scrivesse dell' oggi più triste non sarebbe il nostro Guareschi attuale! 

Ma il clou arriva verso la fine. 
Quando Andrea ci svela un paio di segreti. Il primo riguarda il suo amore per la lettura, compagnia da sempre delle sue giornate; perchè lui è prima di tutto un attento lettore, ma non dall'occhio critico. Legge per piacere, legge perchè c'è sempre da imparare. E dichiara apertamente che, seppur con molta difficoltà, se dovesse mai scegliere tra la lettura e la scrittura, abbandonerebbe la seconda. 
Il secondo segreto invece riguarda delle mele.
Le mele di Kafka.
La famosa leggenda svizzera narra che...
...beh, ma non vogliamo mica svelarvi nulla proprio ora! 
Aspettate il profumo di primavera, e con esso, il nuovo romanzo di Andrea Vitali.
Assaggerete quelle mele, finalmente.






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