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lunedì 20 aprile 2015

L’uomo di Schrödinger - Giovanni Marchese

L’uomo di Schrödinger, Giovanni Marchese. Verbavolant, 2014. 200 pagine.

Perdita di memoria. Perdita di identità.
La combinazione appena enunciata è la chiave del romanzo di Giovanni Marchese, “L’uomo di Schrödinger”.

Un uomo si risveglia e non ricorda chi è; l'unica cosa che sa è di avere la testa dolorante, che spesso gli provoca perdita di conoscenza.
E gli permette di ricordare: flashback di ciò che è stato, di ciò che era, persone o cose famigliari che in un tempo lontano sa di aver conosciuto e di cui ora non sa più nulla. Oggi indossa abiti che non sono i suoi e l'unica cosa che ritrova nel portafoglio sono i documenti di un asiatico che sicuramente non gli appartengono. Il suo unico scopo dal momento in cui si ritrova in quell'ospedale, sveglio, è capire che cosa gli sia accaduto e soprattutto chi sia e da dove venga. Qual è la sua storia.

La trama è indubbiamente accattivante; un uomo alla ricerca di se stesso. E sullo sfondo un'Italia paradossale, delitti e pornografia, un futuro imperfetto e ricco di complotti e cattiveria. E di extraterrestri. Questo romanzo sembra abbia tutte le carte in regola per poter essere definito quasi un distopico locale.
Tra Poe e Lovecraft, attraverso un Dick spietato, ecco cosa si trova in Giovanni Marchese. Gli incubi lasciano spazio alla realtà, e viceversa, come in un tango di situazioni impossibili ed inverosimili. Come i personaggi attorno ai quali la vicenda scorre: fantasmi, attori porno, sette religiose, bambini con gli occhi di ghiaccio e biondissimi.
Lo stile dello stesso autore non è esagerato ma anzi, ricalca perfettamente ciò che il lettore dovrebbe percepire nel momento in cui si appresta a scoprire cosa ne sarà di quell'uomo senza nome e senza passato: doloroso, angosciante, ma mai ampolloso. Giovanni Marchese fa sentire il lettore parte integrante della storia, costretto quasi a vivere oppresso e senza ricordi con il protagonista del racconto.

La lettura non è sicuramente semplice: genera ansia, è carica di tensione, le atmosfere sono parecchio cupe, come è in realtà lo stesso animo del protagonista. La difficoltà inoltre sta anche nel cercare di capire se ciò che si sta leggendo sia realtà o pura allucinazione proveniente dal protagonista. Sta di fatto che quando si incomincia a conoscere questo uomo di  Schrödinger è difficile rallentare o addirittura terminare la lettura se non prima di arrivare alla drammatica fine.

Consigliato a: chi ama i libri "disturbanti", difficili ma carichi di un'intelligenza quasi "superiore", dove il noir va a braccetto con la fantascienza e per una volta l'Italia resta di spalle, ad osservare.

Citazione: “Conosce il paradosso del gatto di Erwin Schrödinger? Si rinchiude un gatto in una scatola d’acciaio insieme a un marchingegno infernale, che occorre proteggere dalla possibilità d’essere afferrato direttamente dal felino, un aggeggio composto di un contatore Geiger e di una minuscola quantità di plutonio, così poca che nel corso di un’ora forse uno dei suoi atomi si disintegrerà, ma anche, in modo parimenti probabile, nessuno; se l’evento si verifica il contatore lo segnala e aziona il relè di un martelletto che rompe una fiala con del cianuro che ucciderà il gatto. Dopo avere lasciato indisturbato questo intero sistema per un’ora, si direbbe che il gatto è vivo se nel frattempo nessun atomo si fosse disintegrato, mentre la disintegrazione atomica lo avrebbe avvelenato. La cosa porta ad affermare che il gatto vivo e il gatto morto esistono contemporaneamente. Fino al momento, per lo meno, in cui apriamo la scatola per controllare. Ebbene, lei è come quel gatto. E la sua mente è la scatola”

giovedì 18 dicembre 2014

I consigli di Natale della redazione: i 15 migliori libri letti nel 2014

Non avete ancora deciso che regali fare questo Natale? Avete mille sconti accumulati nella vostra libreria preferita e non sapete cosa scegliere? 
Don't panic! I redattori di Mangiapagine vi consigliano i quindici migliori libri letti nel 2014.

I preferiti di Vè

1) I fratelli KaramazovFëdor Dostoevskij (recensione qui)
Uno dei capolavori della letteratura russa. Certamente non per tutti ma da leggere con cognizione di causa. Una saga famigliare e una metafora della vita. Consigliato a chi è già rodato per quanto riguarda letture di un certo peso – fisico e morale.

2) La versione di BarneyMordecai Richler
L'autobiografia di Barney, cinico ebreo canadese. Tre donne diverse. Flashback continui ed eventi raccontati ordinatamente e meno. La malattia. Misteri svelati. Un romanzo che si fa leggere d'un fiato nonostante la mole. Un retrogusto amaro sul finale.

3) Marcovaldo Italo Calvino (recensione qui)
Un gioiello della letteratura italiana. Una famiglia semplice dal sapore un po' vintage. Un luogo non bene specificato – che a me ricorda tanto Milano. Una tragica comicità. Da assaggiare e divorare più volte nella vita.

4) Saga di Percy JacksonRick Riordan (articolo disponibile qui)
Per i più piccoli, ma anche no. Un fantasy diverso dal solito. Gli dei greci esistono e si trovano a New York e gli eroi moderni compiono delle gesta in loro nome. Una saga poco famosa, ma di tutto rispetto.

5) Saga dei Bridgertons di Julia Quinn
Per le amanti dei romanzi d'amore, ma anche di quelli che fanno un po' ridere. Una madre alle prese con un problema: sistemare i suoi otto figli – quattro maschi e quattro femmine. Epoca regency. Ricorda un po' Orgoglio e Pregiudizio ma decisamente più hot. Divertente.

I preferiti di Federico

1) Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
Capolavoro indiscusso della letteratura mondiale ambientato nella Londra vittoriana del XIX secolo. Il culto della bellezza e il viaggio in un'esperienza estetica che scaturisce in uno sfacelo morale. Si legge in un lampo perché cattura. Poi è Wilde, ragazzi!

2) Colpa delle stelle - John Green (recensione qui)
Romanzo tipicamente adolescenziale ma che non può non colpire anche i lettori più scafati e maturi. La storia, nonostante ciò che dicono alcuni critici, è assolutamente plausibile e le psicologie dei personaggi sono perfette. Chi ha a che fare con adolescenti nella vita reale lo sa bene. Si piange, ma è una liberazione.

3) Il vagabondo delle stelle - Jack London (recensione qui)
Che dire? Un romanzo magnifico e seguire i viaggi temporali di Darrell Standing è un'esperienza mistica. London incita a liberarci dalla schiavitù del corpo e dall’idea della morte: solo la materia muore, mentre lo spirito, al contrario, è perenne. La prosa dell'autore non ha bisogno di commenti per quanto è bella.

4) Le uova fatali - Michail Bulgakov
Romanzo di fantascienza breve ma di importanza capitale nella storia della letteratura russa e non. Nel 1925 Bulgakov descrive una Russia ipotetica del 1928 dove gli esperimenti scientifici portano al disastro per l'umanità. La vicenda ha più chiavi di lettura e se conoscete la storia russa capirete anche perché il racconto fu censurato dal regime stalinista.

5) Carrie - Stephen King
Sì, proprio il romanzo d'esordio del Re. In questa sua prima opera c'è già molto del King che leggeremo in futuro, con le sue descrizioni, il suo saper creare la tensione e impaurire il lettore. E' uscita da poco una nuova edizione Bompiani che consiglio caldamente come regalo di Natale.

I preferiti di Và


1) Nemico, amico, amante... - Alice Munro 
Una raccolta di racconti che proviene dal Canada dove le protagoniste indiscusse sono donne che attuano un lavoro estremo su loro stesse. Alcune raggiungono risultati straordinari, altre invece rimangono assalite dalla vita frenetica che incombe, inesorabile, su di loro. Immancabile, per donne forti.

2) Il messaggero dell'alba - Francesca Battistella (recensione qui) Un giallo all'italiana farcito di autori premiati e un po' egocentrici che si "sfidano" a rimanere in vita a Massa Lubrense. Un detective improvvisato e una terzina dantesca sono la ciliegina sulla torta!

3) La fine è il mio inizio - Tiziano Terzani
La storia di una vita, di un amore, del giornalismo, della povertà, della guerra, della globalizzazione. La storia raccontata prima dell'ultima "buonanotte" di un padre ad un figlio. Lo zen racchiuso in parole ed immagini.

4) Trilogia delle gemme (Red, Blue e Green) - Kerstin Gier
Cosa accade ad una ragazza quando scopre di essere "portatrice sana" del gene dei viaggi nel tempo? E cosa succede quando un cronografo viene trafugato e in esso è racchiusa la salvezza della razza umana, del suo passato, presente e futuro? Una trilogia fantasy "sopra le righe", young adult che si divora in pochi giorni!

5) Le stanze buie - Franscesca Diotallevi (recensione qui)
Un maggiordomo rigido e rigoroso. Un cuore di pietra che inizia a sciogliersi. Una bambina "strana". Una presenza, inquietante, racchiusa in una stanza buia. Un enigmatico passato che non "lascia in pace" il futuro. Uno Jane Eyre moderno e che "fa male". Consigliatissimo.


La redazione di Mangiapagine coglie l'occasione per augurare a tutti i lettori buone feste!

lunedì 24 novembre 2014

Saghe fantasy focus on: "Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo" – Rick Riordan

Bene, per chi non lo sapesse, è tornato il mio periodo fantasy, si perché nell'ultimo mese mi sono divorata un sacco di libri di questo genere, ed era da molto che non lo facevo. 
Oggi sono qui per parlarvi di una serie che, purtroppo, è sottovalutata – ingiustamente oserei dire – soprattutto in Italia, ma che in realtà è qualcosa di fantastico e molto apprezzata all'estero.
Sto parlando della saga di Percy Jackson e gli dei dell'Olimpo, scritta da Rick Riordan e in Italia pubblicata da Mondadori. La serie è composta da cinque libri: “Il ladro di fulmini”, “Il mare dei mostri”, “La maledizione del Titano”, “La battaglia del labirinto” e “Lo scontro finale”.
Già dai titoli è chiaro che non siamo di fronte ai soliti romanzi fantasy young adult, riempiti dai classici mostri come vampiri, licantropi, mutaforma o quant'altro, con sdolcinate storie d'amore tra i protagonisti solitamente adolescenti bellissimi o stupendamente goffi. 
Niente di tutto questo. Qui la protagonista è la mitologia greca. 
Percy Jackson, un dodicenne affetto da dislessia, scopre di essere un semidio e  capisce che gli dei greci esistono e si sono trasferiti negli Stati Uniti, in particolare al seicentesimo piano dell'Empire State Building, la nuova sede moderna dell'Olimpo. 
Nel corso dei cinque libri Percy verrà catapultato in questo mondo fatto di scontri tra dei e risvegli di creature mitologiche buone – come fauni, ninfe, driadi, centauri – e crudeli – come i titani, minotauri e mostri che si credevano dimenticati.
Percy è l'eroe moderno che, insieme ad Annabeth e Grover, due suoi amici particolari, parteciperà a diverse imprese, tutte volte a difendere l'Olimpo dall'ascesa di Crono, il re dei titani.

La saga di Riordan si fa leggere tutta d'un fiato e la trovo adatta per lettori di qualsiasi età, dai più piccoli agli adulti. Consigliata soprattutto agli amanti della mitologia greca e a chi vuole leggere una serie fantasy diversa dal solito.

Piccola curiosità: sono stati tratti due film dai primi due libri. Volete un consiglio spassionato? Non guardateli! Sono mediocri. Gli attori sono completamente diversi da come vengono descritti dai libri. Le scene importanti sono praticamente scomparse. Le pellicole vantano solo un cast famoso come Uma Thurman – nei panni di Medusa – , Pierce Brosnan – credibile nel ruolo del centauro Chirone – e Sean Bean – vogliamo parlare di Eddard Stark che impersona Zeus?!. Quindi leggete i libri ma tralasciate i film.

E siate all'erta, perché magari fra un po' tempo, quando meno ve lo aspettate, un qualche dio verrà a reclamarvi come suo figlio e andremo tutti insieme allegramente al Campo Mezzosangue.

lunedì 21 luglio 2014

Noi - Evgenij Zamjatin

Noi, Evgenij Zamjatin. 1924, Lupetti editore. 191 pagine.

Avete presente romanzi come 1984, Il mondo nuovo o il più recente The Giver? Il papà di tutti questi libri distopici è Noi, del russo Evgenij Zamjatin. Noi, lo premetto, è di difficile reperibilità. L’edizione Feltrinelli, quella che ho letto io, è molto vecchia e non è stata più riproposta in tempi recenti dalla casa editrice. Esiste invece una edizione Lupetti, disponibile soprattutto negli store online. E una edizione Voland, anch’essa però non sempre di facile accesso. Situazione francamente assurda che nelle librerie fisiche non si trovi il romanzo di Zamjatin in lingua italiana.

Detto ciò vediamo la trama in breve. In un ipotetico futuro, lo Stato Unico, con a capo il Benefattore, comanda gli esseri umani e, per la loro felicità, ha cancellato amore, emozioni e fantasie, allontanando in tal modo malattie, guerre e infelicità. Affinché regni l’armonia e la pace, tutto è organizzato e programmato: per esempio nessuno può avere segreti per nessuno. Le abitazioni infatti sono costruite con vetro trasparente in modo che si veda tutto, sempre. Anzi: quasi sempre. E capirete il 'quasi' leggendo il romanzo. Il protagonista si chiama D-503, un ingegnere, e il romanzo che leggiamo è il diario che sta scrivendo per presentare la bellezza e l’efficienza dello Stato Unico alle civiltà extraterrestri che la nave spaziale alla cui costruzione sovrintende, l'Integrale, incontrerà nel suo viaggio spaziale. A mettere in crisi D-503 sarà una ribelle, I-330, che gli svelerà scomode verità e scomode realtà, nascoste a tutti dallo Stato Unico.

La lettura, lo dico subito, non è facile. Soprattutto all’inizio, il protagonista parla da ingegnere e sono tante le pause, i puntini di sospensione e le frasi lasciate a metà con sovrapposizioni di pensieri e situazioni. Così come i ragionamenti di D-503 che sono puramente razionali, schematici e spiazzanti. Ma è comprensibile visto che lui è uno scienziato ed è plagiato, come quasi tutti, dal mondo in cui vive. E tenete anche conto che il suo diario, in teoria, è pubblico e lo Stato Unico, volendo, potrebbe leggerlo in qualsiasi momento. Qualcosa cambierà quando un 'virus' entrerà nella vita di D-503: I-330 e l’amore. E da questo momento anche noi lettori procederemo senza più problemi fino alla fine del romanzo, abituati finalmente allo stile di Zamjatin che, lasciatemelo dire, ha scritto un romanzo cinico, duro, spietato, praticamente senza speranze, ma bellissimo.

L’importanza storica di Noi è fuori discussione: Zamjatin lo scrisse tra il 1919 e il 1921 del secolo scorso per poi pubblicarlo nel 1924. E lo fece dopo la Rivoluzione russa: nel libro il totalitarismo dell'Unione Sovietica viene portato agli estremi, il paragone StatoUnico-Urss è lampante. E naturalmente la satira di Noi venne censurata dal regime sovietico. Pensate che il romanzo uscì solo in lingua inglese e all’estero, mentre in lingua russa venne pubblicato per la prima volta nel 1988. Insomma, una vita editoriale non facile. Proprio come quella che il libro sta vivendo in Italia, oggi. Qualcuno faccia qualcosa.

Consigliato a: gli amanti della fantascienza e dei romanzi distopici. Se avete amato 1984 o altri libri simili, non potete non leggere Noi. Tutto è iniziato con Zamjatin.

Citazione: “Mi è capitato di leggere o ascoltare molte cose inverosimili sui tempi in cui gli uomini vivevano in uno stato selvaggio, libero, cioè non organizzato. Ma proprio questo m’è sembrato il più inverosimile, come mai il potere di allora, fosse pure un potere embrionale, poteva ammettere che gli uomini vivessero senza nulla di simile alle nostre Tavole della legge, senza passeggiate obbligatorie, senza un preciso regolamento delle ore dei pasti e si alzassero e andassero a dormire come passava loro per la testa; alcuni storici dicono perfino che a quei tempi nelle strade per tutta la notte c’erano lampioni accesi e tutta la notte la gente camminava e passavano i veicoli. Io questo non posso concepirlo in nessun modo”.

martedì 18 marzo 2014

Doctor Sleep - Stephen King

Doctor Sleep, Stephen King. 2014, Sperling&Kupfer. 517 pagine.

Diciamo subito due cose: 1) Doctor Sleep va letto assolutamente dopo aver divorato Shining (il libro eh, non il film che è molto diverso dal romanzo). 2) Shining è un capolavoro ed è migliore di Doctor Sleep.
Fatte queste doverose premesse, l’ultimo romanzo del Re mi è piaciuto. Non va nella top 3 assoluta dei romanzi di King, nemmeno nella top 5 a dire il vero. Ma la storia c’è, tiene, fa venire voglia di essere letta fino alla fine e il Danny adulto è credibile.

La storia comincia dove Shining finiva, ovvero con Danny e la madre sopravvissuti. Il ragazzino viene istruito da Halloran su come controllare il proprio potere. Dan cresce e la narrazione ci porta presto a vivere la sua vita adulta, fatta di alcolismo e disfacimento. Solo una grande forza di volontà porta il protagonista a disintossicarsi. Succede quando trova lavoro alla Microcittà di Frazier, aiutato da Billy Freeman e Casey Kinglsey. Parallelamente alla vita di Dan, seguiamo quella di Abra, giovane bambina dotata di un immenso potere. Il suo “vapore”, ovvero la sua essenza vitale fatta di luccicanza, fa gola al Vero Nodo, un gruppo di nomadi che viaggia su camper per mezza America e sempre alla ricerca di giovani carichi di vapore che a loro serve per sopravvivere. In sostanza si tratta di vampiri anche se cercano qualcosa di molto diverso dal sangue. Quando Rose, la guida del Nodo, percepisce Abra e il suo potere, vuole rapirla per nutrire la sua gente. Toccherà a Dan aiutare la ragazzina.

In Doctor Sleep non c'è il romanticismo degli ultimi libri di King e nemmeno l'horror dei primi. E’ qualcosa di diverso, forse più un romanzo soprannaturale. Ma non mancano i colpi di scena, le ghiotte citazioni che vi lascio scoprire e i riferimenti e i rimandi a Shining con graditi ritorni o spiegazioni più dettagliate di come sono andate le cose dopo l'Overlook Hotel. Se Shining faceva paura, Doctor Sleep fa riflettere su tanti aspetti della vita. Come l'amore incondizionato di un figlio verso il padre; come l’alcolismo (tema non originale a dire il vero, ma qui trattato molto accuratamente) o come le difficoltà dell’adolescenza. A proposito di quest’ultima, King sorprende su come sia ben informato su gusti e abitudini di una tipica ragazzina tredicenne come può essere Abra. Si vede il grandissimo lavoro di ricerca fatto dallo scrittore. Ma questa non è una novità.

Consigliato a: gli amanti di King e del soprannaturale. Ma soprattutto a chi ha già letto Shining.

Citazione: “Arrivava un momento in cui ti rendevi conto che continuare a scappare era inutile. Che ovunque andassi, avevi sempre te stesso al tuo fianco.”

martedì 11 giugno 2013

Divergent - Veronica Roth


Divergent, Veronica Roth. 2011, De Agostini, 480 pagine.

Immaginate una grande città come Chicago che, al termine di un non precisato conflitto, viene suddivisa in cinque zone appartenenti a cinque fazioni differenti. Ogni fazione è consacrata a un valore umano specifico: la sapienza per gli Eruditi, il coraggio per gli Intrepidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e l'onestà per i Candidi. Voi, giunti alla maggiore età, dovete fare la vostra scelta e aderire a una fazione, anche diversa da quella nella quale siete cresciuti, abbandonando così la vostra famiglia.

E’ ciò che accade alla protagonista di Divergent, Beatrice. Dopo un test attitudinale (utile per fare la propria scelta sul futuro) che risulta inconcludente viene informata in via confidenziale da un’addetta ai test che è una Divergente, ovvero una ragazza senza una precisa attitudine: un segreto che, se rilevato, le costerebbe la vita. Beatrice sceglie comunque gli Intrepidi, stanca delle rigide regole degli Abneganti, fazione nella quale è cresciuta. L’addestramento per diventare Intrepida sarà durissimo e spietato e inoltre i capifazione nascondono un progetto terribile che Beatrice sarà costretta ad affrontare nel finale del libro.

Questa, in sintesi, la trama di Divergent, romanzo d’esordio della venticinquenne scrittrice americana Veronica Roth. Divergent è il primo capitolo di una trilogia che ha già visto uscire sul mercato il seguito, Insurgent (uscito in Italia il 30 maggio 2013), e che vedrà la sua conclusione in Allegiant (previsto entro la fine del 2013).
Si tratta di un romanzo distopico e viene naturale accostarlo a Hunger Games, visti i temi trattati, gli addestramenti e i combattimenti. Oltre a una trasposizione cinematografica in arrivo nel 2014. E il libro della Roth non ha nulla da invidiare a quello della Collins: la giovane americana scrive bene, in modo pulito, scorrevole, sa narrare e ci trasporta in una città spietata dove tutto può succedere. La maggior parte del romanzo la viviamo al chiuso, insieme alla protagonista Beatrice, nel quartier generale degli Intrepidi: ci immedesimiamo presto in lei, nei valori in cui crede e saremo al suo fianco dall’inizio alla fine. Non manca la storia d’amore che però viene narrata in modo non mieloso, ma convincente e naturale.

Consiglio caldamente la lettura di questo young-adult distopico. Divergent è autoconclusivo anche se la parte finale sembra un po’ scritta di fretta rispetto al resto del romanzo. Resta comunque la voglia di leggere il seguito, Insurgent, per conoscere eventuali e clamorosi sviluppi. Ed è quello che farò.

Consigliato a
: tutti gli amanti dei romanzi distopici e a chi ha amato Hunger Games. Ma non solo: Divergent è un libro che si fa apprezzare per l’avventura, i colpi di scena piazzati egregiamente dall’autrice e per il susseguirsi di eventi eccitanti. A un certo punto non riuscirete più a smettere di leggere.

Citazione
: “Noi crediamo in atti quotidiani di coraggio, nel coraggio che spinge una persona a mettersi al servizio di un altra.”

venerdì 22 marzo 2013

Le streghe - Roald Dahl

Le streghe, Roald Dahl. 1983, Salani. 200 pagine

La letteratura per ragazzi non può prescindere da Roald Dahl. Lo scrittore britannico di origini norvegesi, scomparso nel 1990, ha sfornato veri e propri capolavori come La Fabbrica di cioccolato, Matilde, Il GGG. Qui parliamo de Le streghe, romanzo scritto nel 1983 e ormai un classico per letture scolastiche di scuola media.

Le streghe
è una sorta di romanzo autobiografico: il protagonista è un bambino orfano di 8 anni, di origini norvegesi che trascorre le vacanze tra i fiordi. Ma naturalmente il libro è di genere fantastico e narra la vicenda del protagonista che va a vivere dalla nonna dopo aver perso entrambi i genitori. Per frequentare la scuola i due sono costretti a trasferirsi in Inghilterra dalla Norvegia. La nonna svela al nipote l’esistenza delle streghe, sparse in tutto il mondo e guidate dalla Strega Suprema. Le streghe mirano all’eliminazione dei bambini somministrando loro pozioni malefiche attraverso cioccolatini o comunque dolci avvelenati. Le streghe però sono brave a nascondersi: indossano lunghi guanti per celare gli artigli, parrucche per nascondere la calvizie, e altro ancora. La vicenda si complica quando, a causa della salute della nonna, lei e il nipote devono rinunciare a una vacanza in Norvegia per ripiegare sull’Hotel Magnificent di Bournemouth. Fatalità vuole che proprio in questa struttura sia in corso un congresso speciale presieduto dalla terribile e cattivissima Strega Suprema. Nonna e nipote dovranno fermarle prima che esse trasformino tutti i bambini inglesi in topolini.
Le streghe racchiude tutte le paure e gli incubi che sicuramente Dahl ha avuto durante l’infanzia, segnata da leggende fatte di troll, streghe e tutto quello che la tradizione popolare nordica propone. Tutto questo si traduce in un romanzo sì fantastico, sì per ragazzi, ma anche pauroso, drammatico e a tratti profondo. C’è la tragica perdita dei genitori in un incidente stradale, un orfano che si ritrova solo con la nonna, la cattiveria delle streghe, misteriose e astutissime nel camuffarsi, e sempre pronte a eliminare bambini. La forza di volontà del piccolo protagonista e il superamento delle paure sarà la chiave per sopravvivere.

Consigliato a
: tutti i ragazzi, dalle scuole medie in su. Ma anche agli adulti che si sono persi questo capolavoro. Se avete figli in età adolescenziale o comunque dai 10 anni in su, comprate loro Le streghe.

Citazione
: «Sicurissimo» dissi. «Non importa chi sei né che aspetto hai. Basta che qualcuno ti ami.»

venerdì 15 marzo 2013

Cloud Atlas, L'Atlante delle nuvole - David Mitchell


Cloud Atlas, L’Atlante delle nuvole. David Mitchell, 2004. Sperling & Kupfer per Frassinelli. 597 pagine

Un romanzo può essere bello, brutto, scorrevole, illeggibile e tanto altro. Ma raramente un romanzo è sorprendente soprattutto agli occhi di quei forti lettori che ne hanno lette di ogni. Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole non solo è un libro scritto molto bene, ma è esattamente quello: sorprendente. E per svariate ragioni. Non ho visto il film dei fratelli Wachowski ma ho letto critiche in merito che parlano di una pellicola molto diversa dal romanzo, come spesso capita. E molto spesso il cinema perde il fascino e il vero significato che il romanziere intendeva dare alla storia.

Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole è strutturato in sei storie apparentemente distinte; sei racconti ambientati in sei diverse epoche temporali e narrati secondo un ordine cronologico. Si va dall’Ottocento del XIX secolo de Il diario dal Pacifico di Adam Ewing agli anni Trenta del Novecento delle Lettere da Zedelghem; dagli anni Settanta di Mezze vite: Il primo caso di Luisa Rey ai giorni nostri de La tremenda ordalia di Timothy Cavendish. Per finire con due ipotetici futuri in Il Verbo di Sonmi-451 e in Sloosha Crossing e tutto il resto.
I primi cinque racconti sono anche i primi cinque capitoli dell’opera e si interrompono tutti a metà nella trama. Il racconto centrale, il sesto, viene invece sviluppato interamente; quindi si riprende a ritroso concludendo la quinta storia, la quarta e così via. Ma ogni racconto è legato all’altro in qualche modo: i personaggi sono connessi tra loro da particolari e gli stessi capitoli lo sono. Quale storia mi è piaciuta maggiormente? Non è facile dare una risposta. Ogni trama è coinvolgente e ci si affeziona a tutti i protagonisti. Quindi risponderei: tutte. E il merito va a una sola persona: l’autore. David Mitchell è un maestro e si vede. Usa sei stili di scrittura diversi, tutti piacevoli e scorrevoli, per ogni storia narrata: un diario, un racconto epistolare, un racconto thriller, un’autobiografia comica-ironica, un’intervista e un racconto in prima persona molto colloquiale e primitivo.
Ma Mitchell riesce soprattutto a coinvolgere il lettore che quando arriva all’interruzione di una trama non vede l’ora di arrivare alla seconda parte della stessa e, per farlo, c’è solo un modo: continuare a leggere, magari velocemente.

Non c’è una vera trama globale per questo libro; c’è invece un’idea di fondo: l’uomo è destinato all’autodistruzione. Siamo senza speranza per colpa della nostra innata brutalità; nella storia dell’homo sapiens regnano l'avidità e la brama di potere. Mitchell affronta il tema ambientalista e antiliberale in modo netto, condannando i Poteri forti e lo sviluppo e il progresso scientifico che avvicinano l’uomo alla catastrofe. Per evitare la fine servono uomini di buona volontà perché se è vero che siamo solo gocce in un oceano sconfinato, è anche vero che l’oceano è proprio una moltitudine di gocce.

Consigliato a: chi ha visto il film per rendersi davvero conto di cosa Mitchell volesse dire. Ma soprattutto a chi ama la bella e grande letteratura inglese. Non rimarrete delusi dallo stile dell’autore e dalla sua capacità di narrare. In Cloud Atlas - L’Atlante delle nuvole si riflette, si sorride e ci si indigna.

Citazione: “Un bel giorno, questo mondo dominato interamente da predatori andrà incontro all’autodistruzione. Sì, il diavolo farà sì che il primo sia l’ultimo. Nel singolo, l’egoismo abbruttisce l’anima; nella specie umana, egoismo significa estinzione.”

martedì 26 febbraio 2013

Il condominio - J. G. Ballard


Il condominio, J.G. Ballard. 2012, Universale Economica Feltrinelli, 189 pagine.

Un paio di settimane fa mi trovavo in uno dei miei classici periodi, ovvero momenti della mia vita letteraria in cui desidero fortemente leggere un genere piuttosto che un altro. Questa volta è capitato alla fantascienza.
Di solito a sentire questo termine tutti mi dicono subito a bruciapelo “leggi Asimov, assolutamente. Oppure anche Douglas Adams”. Io avevo due scelte: fare le pulci alla libreria di papà piena zeppa di Urania, oppure andare prima a rovistare nella mia, di libreria, per vedere se avevo qualcosa del genere.
E mi sono ritrovata tra le mani un classico di cui nessuno mi aveva mai parlato. Il condominio, di Ballard.

La storia è molto semplice, in un ambiente molto moderno.
Il backstage è un grattacielo di ultima generazione nella Londra degli anni '70. E' dotato di tutti i comfort che chiunque potrebbe desiderare: piscine dislocate nei vari piani, ascensori efficientissimi, supermarket all'interno dello stesso stabile, così come bar e ristoranti. Una piccola città in un raccordo di piani.
Nei piani bassi vive la gente che va al lavoro ogni mattina presto e si ritira la sera tardi, le classiche persone che fanno i cosiddetti sacrifici per mantenere la propria famiglia. Gente onesta e di classe meno abbiente.
Man mano che si salgono le rampe di scale lentamente (o velocemente, se si decide di prendere l'ascensore), ci si trovano di fronte personaggi molto più ricchi, di una classe sociale molto più elevata, che spesso trascorrono il loro tempo a bordo piscina o a sorseggiare cocktails, e che ovviamente, tradiscono le loro mogli innumerevoli volte.

A causa di piccoli, innocenti guasti però, quel palazzone fatiscente e confortevole, diventerà il campo di battaglia di tutti i condomini; in particolare, tre sono i personaggi che primeggeranno in questa lotta (di classe?). L'architetto dell'edificio stesso, Anthony Royal che ha ribrezzo nell'avere a che fare e anche solo nell'avvicinarsi alle classi inferiori; Robert Laing, che dovrebbe essere un medico e professore universitario, ma che in realtà si trova in una posizione un po' centrale, non si schiera da nessuna parte, non entra nel vivo della partita; per ultimo, Richar Wilder, giornalista che abita ai piani bassi e che un giorno decide di arrivare fino in cima, sul tetto del grattacielo, per far valere la sua condizione.

Insieme a quei guasti, subiranno delle mutazioni i condomini stessi, lasceranno andare allo sfacelo l'edificio, inizieranno a vivere nella propria immondizia e diventeranno nemici l'uno dell'altro. E' la fine della civiltà umana. E' un regredire verso una natura sempre più animale, fino a quando anche le parole ritorneranno ad essere semplici gemiti e grugniti, dove la forza bruta prevarrà sull'intelligenza; il lettore sarà il testimone della dissoluzione, del crollo della società modernamente intesa. Gli istinti primordiali invece faranno da motore per agire senza coscienza e senza pensiero. Una de-crescita al limite del possibile.

Consigliato a: chi ama la fantascienza intesa come una realtà diversa da quella in cui vive, senza alieni però. E anche a chi ha amato George Orwell e le sue opere. Ci ho visto molto di lui ne “Il condominio”.

Citazione: Già si vedevano i raggi luminosi delle torce elettriche che scrutavano il buio, e gli inquilini facevano i primi, confusi tentativi di capire dove si trovavano. Laing li guardava soddisfatto, pronto a dargli il benvenuto nel loro nuovo mondo.

venerdì 8 febbraio 2013

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury


Fahrenheit 451, Ray Bradbury. 1951, Mondadori. 198 pagine.


Capita raramente, ma quando succede è magia. Finire un libro o, meglio, anche solo un capitolo di un libro ed esclamare: “Wow!”

Con Fahrenheit 451 mi è capitato, e più di una volta. Il romanzo scritto nel 1951 dal compianto Ray Bradbury (1920 – 2012) è un capolavoro, senza se e senza ma. Non solo della fantascienza mondiale, ma dell’intera letteratura del globo.

Questa, in breve, la trama. In un ipotetico futuro, il protagonista Guy Montag lavora nel corpo dei vigili del fuoco, che ha il compito di rintracciare chi ancora si ostina a leggere libri e quindi di bruciare ogni copia rinvenuta. Questi pompieri infatti non spengono incendi, ma li appiccano. Questo perché la lettura crea solo complicazioni: meglio che il cittadino sia felicemente rincoglionito da programmi tv e istruito direttamente dal governo tramite quel mezzo di comunicazione. E non che abbia invece pensieri propri o che ragioni su determinati concetti: ne conseguirebbe l'infelicità.

La vita di Guy cambia quando conosce la giovane Clarisse che con ragionamenti semplici e innocenti gli fa capire come la sua vita sia una finzione, priva di scopo. Guy inizia a sbirciare i temuti libri e prende coscienza di sé. Tenta di coinvolgere la moglie Mildred che però, ormai definitivamente corrotta dal sistema, non capisce il marito e anzi lo denuncia per poi scappare. Guy affronterà il suo capo Beatty rifugiandosi infine, ricercato dall’esercito, lungo il fiume dove vivono persone, fuori dalla società, che costituiscono la memoria letteraria dell’umanità.

Fahrenheit 451 è un romanzo attualissimo, ancora di più nell’era Internet che viviamo. Sappiamo bene come la televisione abbia intaccato il libero pensiero di molti cittadini e gli esempi sono ancora sotto gli occhi di tutti. Ma anche la Rete può essere una trappola: la maggioranza della popolazione mondiale che ha accesso al Web, lo utilizza per distrarsi, per non pensare ai reali problemi del mondo. Spesso la vita virtuale rimpiazza quella reale.
Leggendo il romanzo di Bradbury ho pensato spesso alla nostra attuale realtà ed è soprattutto questo parallelismo che mi ha fatto esclamare a più riprese “wow”.

Fahrenheit 451 è un romanzo che va letto almeno una volta nella vita. E’ fantascienza sociologica dispotica, che affronta questioni attuali e mette in guardia la società cosiddetta civile e industrializzata dai pericoli che quotidianamente corre. A proposito: ora chiudete la connessione, spegnete il pc e andate a leggere un buon libro. Prima che sia troppo tardi.


Consigliato a
: tutti, indistintamente. Amanti della fantascienza dispotica o no, il romanzo di Bradbury vi coinvolgerà e vi farà pensare come pochi testi riescono a fare.

Citazione:
“I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano.”

venerdì 1 febbraio 2013

Mattatoio N. 5 - Kurt Vonnegut


Mattatoio N. 5 o La Crociata dei Bambini, Kurt Vonnegut. 1969, Feltrinelli, 196 pagine.

Quando la guerra è talmente violenta e brutale c’è un solo modo per raccontarla:  attraverso una storia fantastica, paradossale, assurda, tragicomica, che parla di soldati come fossero bambini, ingenui e lasciati soli contro le crudeltà del mondo.

Kurt Vonnegut, l’autore di Mattatio N. 5 o la Crociata dei bambini, sa bene cosa sia la guerra: nel febbraio del 1945 si trovava a Dresda, città tedesca che venne bombardata dagli alleati tra il 13 e il 14 febbraio di quell’anno. Un attacco che causò 135.000 morti, quasi il doppio delle persone perite a Hiroshima dopo la caduta della bomba atomica. Vonnegut, prigioniero americano in città al momento della tragedia, vide tutto e si salvò grazie a un osservatorio molto speciale: una grotta scavata nella roccia sotto un mattatoio, adibita a deposito di carni. Quando il bombardamento ebbe fine, in superficie, al posto di una splendida città, restò solo un paesaggio deserto, lunare, con macerie e soprattutto morti, tanti morti.

Mattatoio N. 5 narra la storia di Billy Pilgrim, un americano qualunque, uomo medio un po’ idiota e sfigato. Ma Billy ha una dote speciale: viaggia nel tempo. O, per meglio dire, all’improvviso può passare da una dimensione spaziale e temporale a un’altra, semplicemente addormentandosi. Il primo viaggio mentale per Billy avviene nel dicembre del 1944, dopo che il suo reggimento viene sconfitto nella battaglia delle Ardenne. Lui e altri pochi sopravvivono per essere presto catturati dai nazisti che li portano in un campo di concentramento e, di lì a poco, a Dresda.

Ma Billy Pilgrim è anche protagonista di un incredibile rapimento avvenuto nel 1967: un disco volante proveniente dal pianeta Tralfamadore lo preleva dalla Terra per esporlo in uno zoo alieno dove presto a fargli compagnia arriva una terrestre, una famosa attrice, con la quale si accoppia. I tralfamadoriani vivono in 4 dimensioni, compatiscono i poveri terrestri che invece ne hanno solo tre, e secondo loro non ha alcun senso temere la morte perché si muore solo in apparenza: la persona deceduta, è ancora viva nel passato ed è sciocco quindi disperarsi per la sua dipartita. Passato, presente e futuro sono sempre esistiti e esistono in contemporanea. Questi alieni possono guardare i diversi momenti come noi guardiamo un panorama.

Il libro è un susseguirsi di viaggi nel tempo: la linea temporale principale si svolge durante la seconda guerra mondiale quando Billy è prigioniero dei tedeschi e con lui ci sono personaggi strambi, disperati, tra i quali lo stesso Vonnegut. La realtà è troppo cruda e il “bambino” Pilgrim la evade tornando indietro e avanti nel tempo con il pensiero. Vede tutto, perfino la sua morte, e naturalmente vede l’esperienza su Tralfamadore.

Il romanzo è un netto atto di accusa contro tutte le guerre: l’autore, stanco di questa immane tragedia, ci mostra quanto possa essere terribile viverla sulla propria pelle. Ed è in questa ottica che il libro va letto, tenendo bene in mente che Vonnegut ci è stato, è un sopravvissuto, e raccontare quello che ha visto non è stato facile. La trama è assurda proprio come la guerra. Forse anche troppo assurda per apprezzare in pieno i tanti temi trattati: questa è l’unica critica che possiamo muovere al romanzo. Ma “così va la vita”.

Consigliato a
: agli studenti, dalle medie in su. Per scoprire un altro tragico episodio della seconda guerra mondiale e quali conseguenze può avere sull’uomo, ma raccontato in un modo che raramente si legge in un libro. Ma può essere apprezzato anche da chi pensa di sapere già tutto della storia del mondo. Mattatoio N. 5 è un libro per ricordare e non dimenticare.

Citazione
:
"Prenda la vita momento per momento e vedrà che siamo, tutti, insetti in un blocco d’ambra.”

lunedì 28 gennaio 2013

Ubik - Philip K. Dick


Ubik, Philip K. Dick, Fanucci editore, 240 pagine.

Io seguo i consigli letterali solo di poche ed elette persone. Mio cognato è entrato a far parte della cerchia dopo avermi parlato di Ubik, fantascienza e surrealtà allo stato puro. Mi sono persa nello stile secco e angosciante di Dick ed è stato difficile tornare alla realtà (“realtà? Quale realtà?”).
Sì, perchè di realtà (diverse) si tratta.

Ci troviamo nel futuro, precisamente nel 1992. La realtà principale è quella in cui si trovano Joe Chip, protagonista indiscusso del romanzo, ed i suoi compagni della Runciter Associates (agenzia di neutralizzazione); una realtà moderna, tecnologica, dove le macchine hanno la meglio sugli esseri umani e sono capaci di spillare loro quattrini anche per farli uscire dalla propria casa. E' una dimensione, questa, fatta di viaggi sulla Luna, di dinamitardi nascosti e di morte (Glen Runciter, presidente della omonima agenzia, sarà il primo a morire). Da qui partirà il contrattacco da parte del protagonista nei confronti di Ray Hollis, ideatore e artefice dell'offensiva “lunare”.

Una volta fatto ritorno a casa però, Joe e i suoi compagni si ritrovano in un mondo completamente sballato. Notano il cambiamento fin dalle minime cose: il caffè ammuffito, la panna inacidita, il telefono – ultimo modello - che fino a qualche ora prima continuava imperterrito a domandare monete per poter fare il suo lavoro, ora risulta essere tornato come quello dei “bei vecchi tempi”, dove all'altro capo la gentile signorina rispondeva “prego, il numero?”.
Tutto è scombussolato. La realtà è scombussolata. E' tornata indietro nel tempo, precisamente nel 1939. E' strana. Come strani si sentono, lentamente, mano a mano che il tempo passa, Joe e i suoi colleghi. Uno per uno saranno divorati, accartocciati, destrutturati. E raggiungeranno la morte.

E allora lo scopo ultimo del protagonista sarà lottare.
Lottare contro chi ha portato ad un cambiamento così drastico, chi ha portato alla dissolvenza i suoi amici, tra esperienze improbabili e incontri ravvicinati quasi impossibili, chiedendosi quale sia il vero mondo.

Per scoprire forse che alla fine è tutto un gioco. Un gioco del più forte. Un gioco di colui che guarda dall'alto e tutto controlla (e ride, anche). Metà campo occupata dai “buoni” e l'altra metà dai “cattivi” (o dal “cattivo”?). L'eterna lotta tra il Bene e il Male contestualizzata in un ambiente fantascientifico, dove tutto è il contrario di tutto, dove dall'alto scende indisturbato il “Salvatore” del mondo, Ubik, ancora una volta figlio del commercio del tempo, uno spray capace di far tornare tutto “come prima”; ma è anche la mano amica; ma è anche Ella la donna angelo; ma è anche il nulla che pervade l'aria attorno ai protagonisti.

Dick con maestria si diverte beffardamente e sadicamente a prendersi gioco di noi: ci fa trattenere il fiato insieme ai personaggi e ci fa piangere e soffrire con loro; ci fa provare palpitazioni e ci fa costantemente voltare indietro la testa per controllare se siamo seguiti o no. Ci fa tirare un sospiro di sollievo verso la fine, per poi burlarsi di nuovo e farci ricominciare da capo.

Sì, perchè “Ubik” è questo: un cerchio, una storia concentrica che non finisce mai e che ritorna sempre all'inizio. Che destabilizza. E che da' un suggerimento: controllare sempre le istruzioni per l'uso!

Consigliato a: chi vuole avvicinarsi alla fantascienza attraverso un viaggio allucinogeno senza dover assumere necessariamente droghe di alcun tipo.

Citazione:
"Da quando, chiese Don Denny a Francy, hai bisogno di droghe psichedeliche per ottenere allucinazioni? Tutta quanta la tua vita non è altro che un'allucinazione ad occhi aperti."

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