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martedì 29 settembre 2015

Personaggi: Miss Marple, l'investigatrice zitella e impicciona.

Ho appena concluso i dodici romanzi di Agatha Christie con Miss Marple come protagonista, quindi quale migliore momento per parlarvi un po' di questa investigatrice diversa dal solito?

Carta d'identità:
nome: Jane Marple
professione: sferruzzare
hobby: investigare, birdwatching e giardinaggio
nata il: 1930
primo romanzo: "La morte nel villaggio"
totale romanzi/ raccolte di racconti da protagonista: 16
filmografia: 45 pellicole girate tra il 1956 e il 2013
attrici interpreti: 11

lunedì 21 luglio 2014

Noi - Evgenij Zamjatin

Noi, Evgenij Zamjatin. 1924, Lupetti editore. 191 pagine.

Avete presente romanzi come 1984, Il mondo nuovo o il più recente The Giver? Il papà di tutti questi libri distopici è Noi, del russo Evgenij Zamjatin. Noi, lo premetto, è di difficile reperibilità. L’edizione Feltrinelli, quella che ho letto io, è molto vecchia e non è stata più riproposta in tempi recenti dalla casa editrice. Esiste invece una edizione Lupetti, disponibile soprattutto negli store online. E una edizione Voland, anch’essa però non sempre di facile accesso. Situazione francamente assurda che nelle librerie fisiche non si trovi il romanzo di Zamjatin in lingua italiana.

Detto ciò vediamo la trama in breve. In un ipotetico futuro, lo Stato Unico, con a capo il Benefattore, comanda gli esseri umani e, per la loro felicità, ha cancellato amore, emozioni e fantasie, allontanando in tal modo malattie, guerre e infelicità. Affinché regni l’armonia e la pace, tutto è organizzato e programmato: per esempio nessuno può avere segreti per nessuno. Le abitazioni infatti sono costruite con vetro trasparente in modo che si veda tutto, sempre. Anzi: quasi sempre. E capirete il 'quasi' leggendo il romanzo. Il protagonista si chiama D-503, un ingegnere, e il romanzo che leggiamo è il diario che sta scrivendo per presentare la bellezza e l’efficienza dello Stato Unico alle civiltà extraterrestri che la nave spaziale alla cui costruzione sovrintende, l'Integrale, incontrerà nel suo viaggio spaziale. A mettere in crisi D-503 sarà una ribelle, I-330, che gli svelerà scomode verità e scomode realtà, nascoste a tutti dallo Stato Unico.

La lettura, lo dico subito, non è facile. Soprattutto all’inizio, il protagonista parla da ingegnere e sono tante le pause, i puntini di sospensione e le frasi lasciate a metà con sovrapposizioni di pensieri e situazioni. Così come i ragionamenti di D-503 che sono puramente razionali, schematici e spiazzanti. Ma è comprensibile visto che lui è uno scienziato ed è plagiato, come quasi tutti, dal mondo in cui vive. E tenete anche conto che il suo diario, in teoria, è pubblico e lo Stato Unico, volendo, potrebbe leggerlo in qualsiasi momento. Qualcosa cambierà quando un 'virus' entrerà nella vita di D-503: I-330 e l’amore. E da questo momento anche noi lettori procederemo senza più problemi fino alla fine del romanzo, abituati finalmente allo stile di Zamjatin che, lasciatemelo dire, ha scritto un romanzo cinico, duro, spietato, praticamente senza speranze, ma bellissimo.

L’importanza storica di Noi è fuori discussione: Zamjatin lo scrisse tra il 1919 e il 1921 del secolo scorso per poi pubblicarlo nel 1924. E lo fece dopo la Rivoluzione russa: nel libro il totalitarismo dell'Unione Sovietica viene portato agli estremi, il paragone StatoUnico-Urss è lampante. E naturalmente la satira di Noi venne censurata dal regime sovietico. Pensate che il romanzo uscì solo in lingua inglese e all’estero, mentre in lingua russa venne pubblicato per la prima volta nel 1988. Insomma, una vita editoriale non facile. Proprio come quella che il libro sta vivendo in Italia, oggi. Qualcuno faccia qualcosa.

Consigliato a: gli amanti della fantascienza e dei romanzi distopici. Se avete amato 1984 o altri libri simili, non potete non leggere Noi. Tutto è iniziato con Zamjatin.

Citazione: “Mi è capitato di leggere o ascoltare molte cose inverosimili sui tempi in cui gli uomini vivevano in uno stato selvaggio, libero, cioè non organizzato. Ma proprio questo m’è sembrato il più inverosimile, come mai il potere di allora, fosse pure un potere embrionale, poteva ammettere che gli uomini vivessero senza nulla di simile alle nostre Tavole della legge, senza passeggiate obbligatorie, senza un preciso regolamento delle ore dei pasti e si alzassero e andassero a dormire come passava loro per la testa; alcuni storici dicono perfino che a quei tempi nelle strade per tutta la notte c’erano lampioni accesi e tutta la notte la gente camminava e passavano i veicoli. Io questo non posso concepirlo in nessun modo”.

lunedì 28 aprile 2014

I fiori blu - Raymond Queneau

I fiori blu, Raymond Queneau. 2014, Einaudi. 278 pagine.

L'angoscia del sogno che sembra realtà e della realtà che diventa onirica, il tutto condito dalla ricerca di un senso profondo della storia. Tutto questo è “I fiori blu”. Tutto questo è racchiuso nelle poche pagine del libro di Queneau.

Ma andiamo con ordine.
Qualche mese fa, nei miei soliti giri in libreria mi sono imbattuta in questo titolo di un autore che non conoscevo, e soprattutto mi aveva attirata da sempre il fatto che fosse stato tradotto da Calvino (nel mio immaginario tutto ciò che è scritto/letto/tradotto da Calvino assume un fascino immenso); così, me lo sono regalato e divorato. Mi si è aperto un mondo fatto di interrogativi, domande, ricerche, pensieri.

La prima cosa da dire è che “I fiori blu” può sembrare breve e di facile lettura in apparenza, ma in realtà non lo è, non è assolutamente un libro facile, né tanto meno scorrevole. 
Dalle parole di Calvino stesso: «Appena presi a leggere il romanzo pensai subito: È intraducibile!... ma il libro cercava di coinvolgermi... mi tirava per il lembo della giacca, mi chiedeva di non abbandonarlo alla sua sorte, e nello stesso tempo mi lanciava una sfida»
Sono d'accordo, questo libro è una sfida rivolta al lettore in fatto di trama, stile e tematiche proposte.

La storia si snoda su due piani: quello della realtà e quello del sogno; il problema però è che i due piani si sovrappongono durante tutto il racconto.
Protagonista della storia sono il Duca D'Auge che, oppresso dalla storia e curioso di conoscerne il senso, parte verso la capitale per rendere noto il suo desiderio di non partecipare all'ennesima crociata, inoltre chiede al Re Carlo VII di liberare Gilles de Rais (personaggio realmente esistito, era un militare nonché assassino e tacciato di stregoneria verrà condannato a morte).
Accanto al Duca D'Auge troviamo Cidrolin, ex detenuto in realtà innocente, che vive su un barcone e che un giorno di imbatte nel Duca.
Il lettore non saprà mai se è Cidrolin a sognare il Duca o viceversa, non si saprà mai se il Duca vive nella realtà onirica di Cidrolin, oppure se è lo stesso Cidrolin ad essere frutto dei sogni del Duca D'Auge.

Sogno, storia e realtà sono i veri protagonisti del racconto di Queneau e il lettore si trova aggrovigliato in questa matassa che non riuscirà ad essere sbrogliata nemmeno alla fine.

Consigliato a: È un libro che fa pensare, che fa riflettere sul senso della storia, sull'idea che magari la realtà che si pensa di vivere è solo illusione o viceversa. Non è un libro per tutto, ma solo per i pochi coraggiosi che accetteranno la sfida rivolta dall'autore francese.

Citazione: "Si avvicinò ai merli per considerare un attimo la situazione storica. Uno strato di fango ricopriva ancora la terra, ma qua è là piccoli fiori blu stavano già sbocciando."

martedì 25 marzo 2014

I Fratelli Karamazov – Fedor M. Dostoevskij

I Fratelli Karamazov, Fedor Dostoevskij. 2012, BUR Rizzoli. 1060 pagine.

Come si può descrivere quello che è un capolavoro della letteratura? É da un po'che volevo leggere tutto il leggibile di Dostoevskij e il mio ragazzo mi è venuto in aiuto regalandomi I fratelli Karamazov. Questo libro è arrivato al momento giusto. Sono riuscita a gustarlo a fondo, ogni singola pagina, ogni singola riga, e mi sono resa conto ancora di più della genialità incontrastata dell'autore.
Se cercate una recensione obiettiva, analitica e precisa del romanzo, beh, avete sbagliato pagina; se cercate invece poche righe sviscerate e scritte - forse nemmeno troppo bene - da una persona che ha a dir poco adorato questo libro, siete nel posto giusto.

I fratelli Karamazov è un romanzo, una saga familiare, una metafora della vita. I quattro fratelli rispecchiano una parte presente in ognuno di noi. É un romanzo ricco di simboli, di letture che rimandano ad altro, e la sua forza sta nel fatto che ogni lettore può riflettersi e ritrovarsi in uno dei protagonisti. Il menu comprende: Aleksej il pio, il credente, il mite di cuore, leale, colui che si rimette al volere di Dio per cercare la verità assoluta. Ivàn, lo scettico per eccellenza, l´eretico e nello stesso tempo curioso, curioso di conoscere quell'Altro a cui è tanto devoto il fratello. Dmitrij, il classico esempio di figlio in rapporti turbolenti con il proprio padre; egli è forse il personaggio che maggiormente evolve nel corso del romanzo, prende consapevolezza che la libertà tanto agognata non è da ricercare in atti estremi e turbolenti, ma nel perdono, che diventa il suo riscatto.
Per non farci mancare niente troviamo infine il quarto incomodo, Smerdjakov, l'illegittimo Karamazov, colui che non riuscirà mai a trovare il suo posto all'interno della famiglia, un essere colmo di disperazione che farà di tutto per rivendicare il suo essere un Karamazov, nonostante tutto, nonostante un padre vero e proprio padrone, nonostante la sua malattia; io ho finito per provare pena per lui, non tanto odio.

In questo romanzo l'importante non sta tanto nelle vicende in sé, quanto nelle dinamiche psicologiche e nei tratti caratteristici dei singoli protagonisti. Sono convinta che ogni lettore si ritroverà un poco in ognuno dei fratelli, perché rispecchiano così bene l'umanità che è impossibile non averne riscontri immediati durante la lettura.

Consigliato a: non è sicuramente un libro per tutti, bisogna trovare il momento e l'età giusta per approcciarsi a questo romanzo per gustarlo appieno.

Citazione: 
“Certo, quando era al monastero egli credeva fermamente nei miracoli ma, secondo me, i miracoli non metteranno mai a disagio un realista. Non sono i miracoli a fare propendere il realista verso la fede. Un vero realista, se non è credente, troverà sempre in se stesso la forza e la capacità di non credere neanche nel miracolo, ma se il miracolo diventasse un fatto innegabile lì davanti ai suoi occhi, egli sarebbe disposto a non credere ai propri sensi piuttosto che ammettere il fatto. E se lo ammettesse, lo ammetterebbe come un fatto naturale fino a quel momento a lui ignoto. In un realista non è la fede a nascere dalla fede. E una volta che il realista crede, allora egli dovrà inevitabilmente ammettere, proprio per via del suo realismo, anche il miracolo.”

lunedì 24 febbraio 2014

I tre moschettieri - Alexandre Dumas

I tre moschettieri, Alexandre Dumas. 2012, Rizzoli. 700 pagine.

Chi non ha mai sognato di cavalcare nelle terre francesi, battersi per il re, salvare damigelle in pericolo, sfidare i nemici a colpi di fioretto? Con “I tre moschettieri”, romanzo a puntate del 1844 scritto da Dumas, è possibile tornare indietro nel tempo e vivere avventure fantastiche insieme a D'Artagnan, Athos, Porthos e Aramis.

Primo libro di una trilogia, “I tre moschettieri” ci riporta nel XVII secolo alla corte di Luigi XIII. E' un'epoca che vede la contrapposizione tra i moschettieri del re e le guardie del cardinale Richelieu, che si batteranno in molteplici occasioni per difendere i propri protetti da intrighi illeciti.

I tre moschettieri, i quali diventeranno poi quattro, grazie all'ingresso di D'Artagnan nel corpo delle guardie del re, sono i protagonisti del romanzo. 
Athos è apparentemente il più freddo e distaccato, ma è anche il più saggio fra i quattro, custodisce un terribile segreto dal quale verrà alleggerito solo alla fine delle numerose avventure.
Porthos è il buontempone del gruppo, uomo d'onore e fine corteggiatore e seduttore di signore perbene.
Aramis è l'uomo di Chiesa mancato che solo in modo provvisorio indossa le vesti di moschettiere.
D'Artagnan, l'ultimo arrivato è “una di quelle nature fini e ingegnose che assimilano con facilità le qualità altrui. Athos gli dava un po' della sua grandezza, Porthos del suo brio, Aramis della sua eleganza”.

I quattro amici sventeranno complotti ai danni della corona e dell'integrità coniugale tra il re Luigi XIII e la regina Anna d'Austria. Essi si troveranno a combattere contro numerosi nemici, ma la più incallita e pericolosa è la personalità di Milady, una donna bellissima che, alla pari di Athos, nasconde un passato torbido e inconfessabile.

“I tre moschettieri” è un romanzo avvincente ed è proprio la sua forma di romanzo d'appendice che lo rende tale, poiché concluso un capitolo aumenta sempre di più la voglia di incominciarne uno nuovo per scoprire in quali altri imprevisti i nostri eroi si imbatteranno. 
I lettori si innamoreranno della saggezza di Athos, dell'esuberanza di Porthos, della raffinatezza di Aramis e della spavalderia di D'Artagnan.
Un'avventura sempreverde.

Consigliato a: tutti gli amanti di avventure di altri tempi e a chi pensa che i classici siano letture noiose, Dumas vi farà ricredere!

Citazione:
"La vita è un rosario di piccole miserie, che il filosofo sgrana ridendo. Siate filosofi come me signori: mettevi a tavola e beviamo: l'avvenire non sembra mai così roseo, come quando lo si guarda attraverso un bicchiere di chambertin."

sabato 16 novembre 2013

La fattoria degli animali - George Orwell

La fattoria degli animali, Gorge Orwell. 1945, Mondadori, 125 pagine

Sono due le opere di George Orwell da leggere assolutamente: il famoso e osannato (giustamente) 1984 e il romanzo di cui parliamo oggi, La fattoria degli animali. Scritta tra il novembre 1943 e il febbraio 1944, l’opera è una satira verso un certo tipo di totalitarismo, nello specifico quello messo in atto da Stalin nell'Unione Sovietica.

La trama, in breve, è molto semplice. Gli animali della fattoria padronale gestita dal signor Jones, si ribellano dopo aver ascoltato l’esortazione del Vecchio Maggiore, un vecchio e saggio verro. Poco prima di morire, il Vecchio Maggiore insegna a tutti gli animali Bestie d’Inghilterra, un inno che profetizza la liberazione dagli umani. Esasperati dal signor Jones, gli animali si ribellano veramente e conquistano la fattoria. Si autogestiscono, fissano regole sulla carta meravigliose (7 comandamenti), ma utopiche. Ben presto però emerge una nuova classe di burocrati sfruttatori, i maiali. In particolare Napoleone e Palladineve. La lotta per il potere la vince il primo, il secondo viene esiliato e su di lui cadono tutte le colpe, mentre Napoleone, protetto da cani feroci, si prende i meriti che non ha.

E’ evidente come Orwell, attraverso una favola, descriva la situazione nell’URSS del 1943. La fattoria degli animali è una satira verso gli ideali utopici della rivoluzione russa, dei soviet, e ogni fatto del romanzo si può far risalire a eventi realmente accaduti. Orwell ebbe non poche difficoltà a farsi pubblicare il romanzo. Lui stesso racconta tutto alla fine del libro, nel capitolo intitolato La libertà di stampa. L’URSS nel 1943 era al fianco degli alleati nella guerra contro Hitler ed era praticamente proibito criticare Stalin per qualsiasi ragione.

La fattoria degli animali va letta, per capire cosa è stata davvero la rivoluzione russa, quali ideali non ha poi rispettato, diventando l’occasione per la presa del potere dell’ennesimo dittatore. Orwell è un maestro nel narrare tutto questo attraverso i gesti e le parole degli animali. Narra di una situazione politica scomoda, ma che va comunque denunciata, anche a costo di farsi dei nemici.

Consigliato a: grandi e ragazzi. Si tratta di un classico, quindi è sempre una buona lettura. Chi studia potrà inoltre farsi una chiara idea di come sono andate le cose nell’URSS, in sostanza dalla seconda guerra mondiale alla caduta del muro di Berlino.

Citazione: “Dall’esterno le creature volgevano lo sguardo dal maiale all'uomo, e dall'uomo al maiale, e ancora dal maiale all'uomo: ma era già impossibile distinguere l’uno dall’altro.”

martedì 15 ottobre 2013

Cyrano de Bergerac – Edmond Rostand

Cyrano de Bergerac, Edmond Rostand. 2009, Feltrinelli. 285 pagine.

Io odio i testi teatrali. Oddio, bhe, forse odiare è un tantino esagerato, diciamo che non mi piace leggere opere in cui c'è uno scambio continuo di dialoghi tra i vari personaggi. Quindi il mio pseudo-odio è per così dire stilistico, non tanto legato a trama e intreccio.
Fatto questo doveroso preambolo, cosa fa una ragazza che odia leggere questo tipo di opere? Ma ovviamente prende in mano a tempo perso il Cyrano de Bergerac, giusto per vedere se anche in questo caso si fosse risvegliato il suo solito sentimento ostile.
Per coloro i quali si stiano chiedendo se così è stato rispondo con un bel nì, e ora spiego perché.

Per quanto riguarda la trama, niente di così strano o innovativo, la classica storia del bruttino, di naso dotato e sagace spadaccino – Cyrano per l'appunto – che si innamora della bella Rossana, sua cugina, la quale ovviamente non ricambia ma ama perdutamente un giovane e stupendo cadetto, Cristiano.
Se io fossi stata nei panni di Cyrano avrei sfidato immediatamente a duello Cristiano certa che avrei vinto, ma purtroppo il protagonista ha scelto una strada diversa. Cyrano infatti, sotto preghiera di Rossana, proteggerà Cristiano e lo aiuterà nella stesura di lettere stupende tanto amate dalla ragazza.
A voi lettori la ovvia e tragica conclusione della vicenda.

Resta quindi una storia carina, semplice, divertente e drammatica allo stesso tempo, ma purtroppo, scusatemi, non riesco proprio a farmi piacere lo stile da commedia teatrale. Probabilmente sono più una lettrice da prosa romanzesca/saggistica.

Concludendo, la lettura di quest'opera (a parte tutte le considerazioni del caso sullo stile e quant'altro) è stata scorrevole e molto piacevole. Sotto l'apparente superficie tematica fatta del classico amore non corrisposto, si trovano temi più profondi come l'amicizia, la temerarietà, la drammaticità dell'esistenza e dell'eroe moderno, il tutto trattato in modo semplice, a tratti comico e interessante.

Consigliato a: tutti quei lettori che hanno sempre sentito parlare di questo strano e famoso personaggio, ma che non si sono mai avvicinati all'opera per paura che fosse pesante o chissà cos'altro. 

Citazione: 
“CYRANO
Ebbene, sì, è il mio vizio.
Dispiacere è il mio piacere. Amo esser odiato.”

sabato 20 luglio 2013

Il Corsaro Nero - Emilio Salgari

Il Corsaro Nero, Emilio Salgari. 2012, Newton Compton editori (collana: grandi tascabili economici newton narrativa). 309 pagine.

Ho trovato questo libro un po' per caso, durante l'ultimo Salone Internazionale del Libro di Torino, mentre spulciavo nello stand della Newton Compton editori e, visto che ultimamente i pirati stanno entrando per forza di cose nella mia vita universitaria, un jolly roger in copertina non poteva che attirarmi tanto da accaparrarmi più in fretta che potevo questo romanzo!

“Il Corsaro Nero” fa parte di un ciclo, “I corsari delle Antille”, composto da cinque romanzi distinti riguardanti la pirateria caraibica; questo, in particolare, narra le vicende di Emilio di Roccabruna, signore di Ventimiglia (noto a tutti come, appunto, il Corsaro Nero).
Egli si distingue da tutti gli altri filibustieri per i modi gentili, d'altri tempi, rigorosi, docili, cosa che infatti non collima solitamente con l'idea del pirata grezzo, volgare e razziatore della storia della letteratura.
Ha solo uno scopo, nella sua vita: dopo aver giurato vendetta sul mare, dio testimone e persino l'inferno, decide di perseguire fino alla morte il duca fiammingo Wan Guld, reo di aver assassinato e impiccato i fratelli dello stesso pirata, il Corsaro Verde e il Corsaro Rosso.

Per raggiungere il suo obiettivo, il vascello, Folgore, e i suoi marinai, saranno sempre accanto a lui; le avventure che vivranno saranno molteplici, nel mare in tempesta, tra abbordaggi perfettamente riusciti e immersioni nella fitta vegetazione delle foreste caraibiche; risparmiando la vita agli spagnoli nemici (perchè sì, il signore di Ventimiglia ha l'animo gentile e ammira il coraggio, anche se proviene dal suo avversario) e innamorandosi perdutamente di una donna, una duchessa, di cui conosce poco e nulla della sua vita, fino a quando una tragica profezia non si avvera, e forse segnerà il termine (oppure no?) di quell'amore tanto profondo e mai provato dallo stesso Corsaro, che piangerà, alla fine, tristi lacrime.

Lo stile di Salgari è rapido, incalzante, come deve essere quello di ogni romanzo d'avventura che si rispetti; ogni capitolo si conclude aprendo le porte al successivo, costringendo il lettore quasi a non fermare la lettura per la curiosità di scoprire che cosa viene dopo. E' da divorare!

Consigliato a: chi ama i romanzi di avventura, i pirati, i mari in burrasca, la sete di vendetta e perchè no? Anche a chi ha il cuore di pietra (perchè tanto, non esiste nessuno così glaciale; nemmeno il Corsaro Nero).

Citazione: “Continuò così alcuni minuti, poi fermandosi improvvisamente dinanzi a Morgan, gli chiese a brucia-pelo:
- Credete voi che certe donne siano fatali?...
- Che cosa volete dire?... - chiese il luogotenente con stupore.
- Sareste voi capace d'amare una donna senza paura?
- E perchè no?
- Non credete che sia più pericolosa una bella fanciulla che un sanguinoso abbordaggio?
- Talvolta sì, ma sapete, comandante, che cosa dicono i filibustieri ed i bucanieri della tortue, prima di scegliersi una compagna tra le donne, che i governi di Francia e d'Inghilterra mandano qui per procurare loro un marito?
- Non mi sono mai occupato di matrimoni dei nostri filibustieri, né di quelli dei bucanieri.
- Dicono loro queste precise parole: “Di ciò che hai fatto fin qui, o donna, non ti domando conto e te ne assolvo, ma dovrai rendermi ragione di quello che farai d'ora innanzi”, e battono sulla canna del loro fucile, aggiungendo: “Ecco chi mi vendicherà e se fallirai tu, non potrà fallire questo”.

mercoledì 17 luglio 2013

Memorie dal sottosuolo - Fëdor Michajlovič Dostoevskij

Memorie dal sottosuolo, Fëdor Michajlovič Dostoevskij. 2013, Garzanti. 130 pagine.

Avere un fidanzato patito di classici e di letture culturalmente impegnate dà i suoi frutti e travia la qui presente fidanzata che si è lasciata coinvolgere nella lettura di questo libercolo e che n'è rimasta piacevolmente stupita. 

È un libro breve, che è stato letto tutto d'un fiato tra una domenica all'aperto e un viaggio in treno. Credo che sia un buon punto di partenza per ingranare con la lettura degli altri romanzi di  Dostoevskij che necessitano di una concentrazione maggiore.

Il romanzo, nonostante la sua brevità, è ricco di interessanti spunti di approfondimento. Lo si può dividere in due parti ben distinte. 

Nella prima parte si ha una sorta di monologo dove il protagonista critica l'uomo in quanto desideroso di sofferenza, e a questa sofferenza non c'è rimedio. L'individuo che desidera la sofferenza diventa indolente, inattivo e si ritira dalla vita sociale per rifugiarsi nel sottosuolo.
La seconda parte invece è intitolata “A proposito della neve bagnata” ed è sostanzialmente il racconto fatto dal protagonista di alcuni fatti della sua vita che lo riconducono a quell'individuo abietto, indolente e desideroso di sofferenza, da lui stesso tanto criticato nella prima parte del romanzo.

Ammetto che la prima parte del libro mi ha incuriosita molto di più, poiché più interessante culturalmente e filosoficamente, mentre la seconda parte mi ha ricordato moltissimo la lettura de “Le notti bianche”, altro breve romanzo dello scrittore russo.

Volete sapere quale è stato l'insegnamento che ho tratto da tutto ciò? Che devo sempre dare ascolto al mio fidanzato e seguire i suoi consigli di lettura.

Consigliato a: tutti i lettori che non si sentono ancora pronti ad intraprendere la lettura dei grandi – fisicamente e non – romanzi dello scrittore russo e vogliono qualcosa di più accessibile, breve ma non meno interessante.

Citazione: “Se avessi avuto una famiglia fin dall'infanzia, non sarei quello che sono adesso. Ci penso spesso. Perché per quanto si stia male in famiglia, sono pur sempre il padre e la madre, e non dei nemici, non degli estranei. Almeno una volta all'anno ti dimostreranno affetto. Saprai pur sempre che sei in casa tua.”

lunedì 20 maggio 2013

Lady Susan - Jane Austen


Lady Susan, Jane Austen. Pubblicato per la prima volta nel 1871. Newton Compton Editori. 123 pagine



Lady Susan è un piccolo romanzo epistolare che Jane Austen scrisse nella sua giovinezza e che la Newton Compton Editori ha inserito nella propria collana Live, libri in vendita al prezzo di 0,99 euro. Si tratta di 41 lettere che narrano per la maggior parte la corrispondenza tra la protagonista, la perfida e spietata Lady Susan, e altri personaggi. Non è ancora la Austen tanto amata nei suoi romanzi più noti, ma l’autrice inglese in questo piccolo libro mostra già le sue grandi doti, tesse una trama a prima vista complicata, ma che alla fine del racconto risulterà completa e di grande impatto, con un epilogo sorprendente ma coerente.



La storia, in breve, racconta delle subdole trame di Lady Susan che, rimasta vedova da soli quattro mesi, fa visita alla famiglia del cognato Mr Vernon, presso la tenuta di Churchill. Il suo scopo è quello di fuggire dalle voci (peraltro verissime) su una doppia relazione che intrattiene a Londra con un uomo già sposato, Mr Manwaring, e con un uomo molto più giovane di lei, Mr James Martin, di cui è innamorata Miss Manwaring, nipote di Mr Manwaring. Il romanzo narra tutti gli intrighi della donna (che si confida nelle lettere che spedisce all’amica Mrs Johnson), della sua capacità di piegare gli uomini al suo volere e del suo pessimo rapporto con la sedicenne figlia, Frederica, da lei odiata e continuamente vessata.



La Austen si muove a suo agio nel mondo dei pettegolezzi del Settecento e inventa un personaggio davvero meschino e senza morale, Lady Susan. Se la protagonista, attraverso i suoi comportamenti, spiazza i fedeli lettori dell’autrice, questi però ritroveranno i temi classici della donna matura e dell’uomo con una cospicua dote. La Austen è una maestra nella caratterizzazione dei personaggi e nel finale dà a ognuno di loro ciò che si merita, in base alle azioni che essi hanno compiuto in precedenza.



A conferma del femminismo ante litteram attribuito alla Austen, i personaggi maschili ne escono con le ossa rotte: non solo Lady Susan conduce quasi sempre il gioco soggiogando e seducendo qualsiasi uomo a suo piacere; ma anche un’altra donna, Mrs Vernon, sarà decisiva ai fini della trama e risulterà una donna forte e di polso.



Consigliato a: tutti. Un racconto perfetto per chi ancora non conosce la Austen. E’ una piccola porta che introduce al mondo dell’autrice inglese. E l’edizione a 0.99 euro della Newton Compton è un’occasione da non perdere.


Citazione: “E’ un piacere sopraffino domare uno spirito arrogante, piegare alla propria superiorità una persona decisamente prevenuta.”

mercoledì 15 maggio 2013

Il vecchio e il mare - Ernest Hemingway



Il vecchio e il mare, Ernest Hemingway. 1952, Mondadori. 114 pagine.

Il vecchio e il mare è un lungo racconto che Ernest Hemingway scrisse per la rivista Life nel 1952. Si tratta di un testo che valse allo scrittore americano il premio Pulitzer nel 1953 e il Nobel nel 1954.

La storia è quella del vecchio pescatore Santiago che non pesca un pesce da ben 84 giorni. Abbandonato dal giovane apprendista Manolin per volere dei genitori del ragazzo, Santiago decide di prendere il largo e di pescare finalmente qualcosa di importante. Inizia così una lunga sfida tra l’uomo e un pescecane, un gigantesco marlin, che abbocca all’esca.

La storia principale si svolge tutta in alto mare con il vecchio Santiago che resiste per tre giorni a tutto al fine di riuscire nell’impresa. Affronta il sole e la notte, la fame (curiosità: il pesce che Santiago pesca per cibarsi non è un delfino. Si tratta di un errore di traduzione della pur brava Fernanda Pivano. Hemingway parla di un dolphinfish, ovvero una lampuga, pesce nettamente più piccolo di un delfino e compatibile con quanto descritto nella storia), parla da solo, senza più l’amico Manolin, continuamente rimpianto durante la caccia, e parla con il pescecane, trattandolo da simile. Una sfida uomo-animale, una guerra, tema da sempre caro a Hemingway. Così come il coraggio e la tenacia dell’uomo di fronte alla natura. L’uomo non trionfa mai del tutto ma anche quando la sconfitta sembra totale, quello che conta è l’impresa, lo sforzo che si fa affrontando il destino: così si conquista la vittoria anche nella sconfitta.

Il racconto è molto autobiografico: Hemingway descrive alla perfezione la pesca, con termini precisi e sconosciuti ai più. Forse in questo esagera, costringendo il lettore a staccare l’attenzione dalla lettura per capire qualche termine. Questo è l’unico difetto che si può riscontrare ne Il vecchio e il mare. Per il resto è un racconto appassionante, commovente e di grande intensità. La solitudine del vecchio è rappresentata in modo magistrale e non può che farci pensare a come saremo noi una volta raggiunta quella età. La speranza è che avremo sempre e comunque la voglia di lottare anche se saremo spesso inevitabilmente soli.

Consigliato a
: tutti. Il vecchio e il mare è un classico che va letto. Se si riesce ad andare al di là del semplice fatto tecnico della pesca, è un racconto che lascia il segno.

Citazione
: “Nessuno dovrebbe mai restar solo, da vecchio, pensò. Ma è inevitabile.”

martedì 16 aprile 2013

Il podio dei 3 migliori mattoni – a cura di Veronica

Quante volte ci siamo detti “oddio questo libro non lo leggerò mai, è troppo lungo, sarà sicuramente una noia pazzesca!”? A me per prima è capitato un sacco di volte, ma mi sono accorta che crescendo i miei gusti letterari sono decisamente cambiati, ora prediligo i grandi classici, quelli che a una visione superficiale possono sembrare pesantissimi, ma che in realtà danno tanto, quei libri scritti centinaia di anni fa in cui si trova un sacco di modernità, è una cosa stupenda.

Ma bando alle ciance, qui si parlava di mattoni, quindi si dia inizio alla premiazione! Entrino e salgano sul podio i tre migliori mattoni .. rullo di tamburi ..

Al terzo posto signore e signori troviamo il Don Chisciotte della Mancia – Cervantes che conta la bellezza di 1392 pagine (edizione BUR). La storia dell'hidalgo spagnolo con la passione dei romanzi cavallereschi ha conquistato la giuria, nonostante questo però non ha tutte le carte in regola per aspirare ad occupare il primo ambitissimo posto. Ancora tanti complimenti al valoroso eroe dalle avventure scarse, inconcludenti e visionarie.

Medaglia d'argento a un altro grande classico questa volta russo .. madame e monsieur facciamo un bell'applauso a .. Anna Karenina – Tolstoj. 888 pagine (nella versione Einaudi) di amore, tradimenti, dubbi religiosi e politici in cui la bella protagonista è offuscata da Konstantin Dmitrič Levin, il migliore personaggio di tutto il romanzo. Tanto di cappello a Tolstoj che, da buon russo atipico, è riuscito a creare una storia scorrevole, interessante, accattivante, per niente noiosa rattoppata da ragionamenti politici, religiosi e filosofici che sono il fiore all'occhiello dell'intero libro.

Gentile pubblico siamo giunti al primo ambitissimo posto di questa classifica. Tengo a precisare che la scelta è stata davvero ardua, è un lavoro sporco ma qualcuno dovrà pur farlo, no? Bene, allora, il primo posto della sfida “I migliori mattoni di Veronica” va a … [momento di suspance] ... I Miserabili, una storia d'amore, di perdono, di guerra magistralmente narrata dalla penna di Hugo, con aggiunta di digressioni varie ed eventuali spennellati qua e là su una magnifica Parigi di sfondo. (Comunicazione di servizio: chiunque fosse interessato a una recensione più esauriente di questo romanzo, clicchi qui)

Ladies and Gentlemen, vi ringrazio per la numerosa e calorosa partecipazione, vi auguro una magnifica serata passata magari con uno di questi capolavori tra le mani.

giovedì 28 marzo 2013

Il ballo - Irène Némirovski

Il ballo, Irène Némirovski. 2013, Newton Compton. 124 pagine.

“Oddio oddio un ballo! Un ballo! Cioè, ci verrà tutta la gente che conta! Non vedo l'ora! Sarà bellissimo danzare per tutta la sera con un bel cavaliere senza andare a letto come al solito alle nove!”
“Tesoro caro, frena l'entusiasmo che tanto tu non ci verrai a questo ballo.”

Ecco, la scena che si prospetta alla piccola Antoinette Kampf è pressoché questa.
Provate a pensare all'effetto devastante del rifiuto della madre su una povera quattordicenne che non vede l'ora di entrare in società per potersi divertire tranquillamente tra feste, danze e conoscenze maschili. Peccato però che la madre Rosine trovi tutto ciò poco decoroso per la figlia.

Più andavo avanti con la lettura del racconto, più la madre attentava alla sanità mentale mia e dei miei poveri nervi (sì, mi ha quasi trasformata in una moderna Mrs Bennet). Rosine è un personaggio odioso e la Némirovski è stata dannatamente brava ed efficace nel tratteggiarla, in ogni suo atteggiamento si legge il suo totale disinteresse nei confronti della figlia e la sua voglia inarrestabile di apparire e di scalare nel minor tempo possibile i vertici della società.

Il Signor Kampf invece lo trovo inutile, quasi di sfondo, l'esempio classico dell'uomo che si è arricchito in circostanze misteriose su cui è meglio non indagare, nonché marito che concede qualsiasi cosa alla propria moglie e che le dimostra il suo affetto in tonnellate di oro, diamanti e gioielli vari.
Quanta superficialità.

Ed è proprio la superficialità della coppia che fa nascere l'idea del ballo quale luogo d'incontro tra cari amici, ladri, scrocconi […] conti, marchesi, papponi […].
Un ballo, una semplice festa, un momento che a tutti gli effetti dovrebbe essere divertente e allegro, è ciò che fa scatenare il più primitivo dei sentimenti: la vendetta.
Antoinette, obbligata a non parteciparvi, fa di tutto per mettere il bastone tra le ruote all'organizzazione meticolosa della madre. E vi riesce. Uno scherzo subdolo e consapevole per prendersi gioco della frivolezza, della noncuranza e della cattiveria degli adulti che la circondano per dare sfogo a quei momenti in cui odiava a tal punto gli adulti che avrebbe voluto ucciderli, sfigurarli, o almeno poter gridare: “No, tu mi hai scocciato”, battendo i piedi.

Quanta modernità nei comportamenti di Antoinette, classica quattordicenne che non è più una bambina ma che non è ancora una donna, che si ribella ai propri genitori, soprattutto alla madre con la quale ha un rapporto conflittuale (e quale ragazzina non ce l'ha a quell'età?), iperbolizzando il tutto fino a mandare a rotoli l'integrità di un'intera famiglia.

Consigliato a: tutti coloro che non hanno letto ancora niente della Némirovski, questo breve racconto direi che è l'ideale come inizio, perché nonostante gli anni in cui è stato scritto, è di una modernità disarmante.

Citazione:
“Con fare brusco, afferrò, stringendolo tra le dita, un capello bianco sulla tempia; lo strappò con una smorfia violenta. Ah! La vita era fatta male! … Il suo viso di ventenne … Le guance floride … E le calze rattoppate, la biancheria ricucita … E ora, i gioielli, i vestiti, le prime rughe … Andava tutto di pari passo … Quanto bisognava affrettarsi a vivere, Dio santo! A piacere agli uomini, ad amare … I soldi, i bei vestiti, le macchine di lusso, a che pro tutto ciò se non c'era un uomo nella vita, un bell'uomo, un giovane amante? … L'amante … Quanto l'aveva sospirato. Aveva dato retta e seguito uomini che le parlavano d'amore quando era ancora una ragazza povera, perché erano vestiti bene, con belle mani curate … Che cafoni, tutti … Ma lei non aveva smesso di aspettarlo, quell'amante … E ora era l'ultima occasione, gli ultimi anni prima della vecchiaia, quella vera, senza rimedi, quella irreparabile … Chiuse gli occhi, immaginò labbra giovani, uno sguardo smanioso e tenero, pieno di desiderio ...”

martedì 19 marzo 2013

Le notti bianche - Fëdor Dostoevskij

Le notti bianche, Fëdor Dostoevskij. 2013, Newton Compton. 124 pagine.

Sognatore è chi si abbandona spesso alle fantasticherie e alle illusioni, perdendo di vista la realtà.
Sognatore è il protagonista di questo breve romanzo di Dostoevskij.

Io sono sempre stata una persona molto pratica, poco propensa a sognare e a costruirmi mondi e vite parallele nella mia testa, proprio per questo una volta finito questo libro sono rimasta un po' confusa non sapendo dire se mi fosse piaciuto o meno, e ora vi spiego il perché.

“Le notti bianche” narra la storia di un incontro tra un giovane impiegato – di cui non si conoscerà mai il nome – e di una ragazza chiamata Nasten'ka.
I due si incontrano la prima volta durante una delle usuali passeggiate notturne del giovane. La scena è tra le più classiche: lui vede lei piangente e alle prese con un uomo molesto e allora subito si fa prendere dalla “sindrome del principe azzurro salvatore di giovani donzelle in pericolo”; scusa vecchia ma risultato assicurato.
I due protagonisti diventano subito amici e iniziano a raccontarsi la propria vita: Nasten'ka quella di una ragazza in preda alla disperazione dopo la fine di un amore e il giovane con la sua vita da sognatore incallito.
Il dialogo fra i due dura quattro notti e il loro rapporto è sancito dalla promessa del giovane di non innamorarsi mai di Nasten'ka, nonostante i due rivelino a poco a poco il desiderio di trascorrere la vita insieme perché si scoprono due anime affini.
L'illusione però si spezza all'improvviso per colpa del passato che ritorna cosicché il giovane impiegato si ritrova di nuovo solo, sognatore e intrappolato in una vita che è tutto fuorché la realtà vera.

Io in sogno creo interi romanzi. […] Sono un sognatore; ho una vita reale talmente limitata […]

Per quanto mi riguarda ho amato lo stile di  Dostoevskij che in questo caso è molto scorrevole e accattivante, però ammetto che i protagonisti si fanno odiare dalla prima pagina, soprattutto il giovane sognatore di cui non condivido assolutamente il modo di vivere una vita al di fuori della realtà.
Resta il fatto che proprio per questo “Le notti bianche” ha una trama accattivante e i protagonisti sono tratteggiati in modo esemplare, tanto che il lettore può totalmente ritrovarsi o può prendere le distanze in modo da disprezzarli profondamente.
Come si dice, questo libro o lo si ama o lo si odia.
Per quanto mi riguarda il confine tra le due posizioni è troppo labile.

Consigliato a: tutti coloro che vogliono cimentarsi con qualcosa dello scrittore russo ma non sono così intrepidi da leggere romanzi decisamente più lunghi e impegnati.

Citazione:
“Come ferve un cuore innamorato! Sembra che tu voglia riversare tutto il tuo cuore in un altro cuore, vuoi che tutto sia allegro, che tutto rida. E quanto è contagiosa questa gioia!”

mercoledì 13 febbraio 2013

I Miserabili - Victor Hugo

I Miserabili, Victor Hugo. 1862, Newton Compton, 960 pagine.

Se state cercando una recensione obiettiva, esaustiva ed esauriente sul capolavoro di Hugo, bhe, cliccate sulla “x” in alto a destra perché questa non lo sarà. E volete sapere il perché di questa premessa? Bene, sarò tremendamente di parte nel cercare di descrivere la grandiosità di quest'opera perché semplicemente mi è rimasta nel cuore e ammetto di esserne gelosa, sono gelosa di esternare quello che ho provato leggendo questo libro, sono gelosa perché questo libro non è per tutti, ma è solo per i coraggiosi che vorranno intraprendere un viaggio bellissimo e, obiettivamente, lunghissimo fatto di personaggi indimenticabili e altri odiosi, fatto di amore, di perdono, di rivalsa sociale.

Ma chi sono questi miserabili?
Miserabile è Jean Valjean, quantomeno all'inizio, che da forzato ed evaso cresce e si evolve nell'arco della storia, fino a diventare l'immagine stessa della bontà, del perdono e dell'umanità.
Miserabile è Fantine che, senza un uomo e con una figlia a carico, si svende e cade nelle mani di persone avide pur di consentire alla piccola una vita quantomeno decente.
Miserabile è Javert, ispettore ligio al dovere di tutore della legge, a prima vista antipatico, ma per capirlo meglio è necessario mettersi nei suoi panni.
Miserabili sono i Thénardier, subdoli e bramosi di denaro faranno di tutto per avere una rivalsa sociale.
Miserabile è Marius che abbandona la sua famiglia e le idee monarchiche del nonno per vivere da povero rivoluzionario.
Miserabile è Cosette, nei suoi primi anni di vita, che, abbandonata dalla madre è costretta a vivere in condizioni infelici presso la famiglia Thénardier.

Le vicende di questi personaggi si intrecciano sullo sfondo di una Parigi dell'Ottocento, il tutto condito da parecchie e lunghissime digressioni di Hugo riguardo le cose più disparate, dalla battaglia di Waterloo – a mio dire la migliore digressione temporale mai scritta – alla vita nel convento, alle posizioni politiche e alle ideologie del tempo.

Proprio per questo, l'opera di Hugo fa pensare, tremendamente. Fa pensare a quanto possa servire vendicarsi o meno delle persone, fa pensare a quando da vite misere possano nascere persone buone e di cuore puro.
“I Miserabili” è il libro del perdono e della rivalsa non tanto sociale, quanto piuttosto morale e di cuore; è il libro in cui il buono non nasce subito come tale, ma lo diventa nel corso della propria vita, fatta di sofferenze, di atti eroici, ma anche di tante piccole gioie.

Come si fa a restare indifferenti a cotanto splendore? Come si fa a restare indifferenti davanti a uno stile magico capace di catapultare il lettore nel bel mezzo di battaglie, inseguimenti, incontri furtivi tra innamorati? Come si fa a restare indifferenti a personaggi come Jean, Marius, Javert, tratteggiati con maestria?
Io sono rimasta sbalordita, incatenata, innamorata, frastornata, illuminata da quest'opera, per questo motivo la mia recensione è così dannatamente di parte. Perché io “I Miserabili” l'ho proprio divorato, fagocitato, fatto mio e sono sicura che non mi lascerà più.

Consigliato a: tutte le persone amanti dei classici – soprattutto francesi – che non si lasciano spaventare dalla mole di questo libro ma che, anzi, non vedono l'ora di immergersi in un'avventura tenera, eroica, consolatrice descritta magistralmente dalla penna di Hugo.

Citazione:
Incontrarsi fu trovarsi. Nel momento misterioso in cui le loro mani si toccarono, esse si saldarono. Quando quelle due anime si scorsero, si riconobbero come necessità reciproca e si abbracciarono indissolubilmente.

venerdì 8 febbraio 2013

Fahrenheit 451 - Ray Bradbury


Fahrenheit 451, Ray Bradbury. 1951, Mondadori. 198 pagine.


Capita raramente, ma quando succede è magia. Finire un libro o, meglio, anche solo un capitolo di un libro ed esclamare: “Wow!”

Con Fahrenheit 451 mi è capitato, e più di una volta. Il romanzo scritto nel 1951 dal compianto Ray Bradbury (1920 – 2012) è un capolavoro, senza se e senza ma. Non solo della fantascienza mondiale, ma dell’intera letteratura del globo.

Questa, in breve, la trama. In un ipotetico futuro, il protagonista Guy Montag lavora nel corpo dei vigili del fuoco, che ha il compito di rintracciare chi ancora si ostina a leggere libri e quindi di bruciare ogni copia rinvenuta. Questi pompieri infatti non spengono incendi, ma li appiccano. Questo perché la lettura crea solo complicazioni: meglio che il cittadino sia felicemente rincoglionito da programmi tv e istruito direttamente dal governo tramite quel mezzo di comunicazione. E non che abbia invece pensieri propri o che ragioni su determinati concetti: ne conseguirebbe l'infelicità.

La vita di Guy cambia quando conosce la giovane Clarisse che con ragionamenti semplici e innocenti gli fa capire come la sua vita sia una finzione, priva di scopo. Guy inizia a sbirciare i temuti libri e prende coscienza di sé. Tenta di coinvolgere la moglie Mildred che però, ormai definitivamente corrotta dal sistema, non capisce il marito e anzi lo denuncia per poi scappare. Guy affronterà il suo capo Beatty rifugiandosi infine, ricercato dall’esercito, lungo il fiume dove vivono persone, fuori dalla società, che costituiscono la memoria letteraria dell’umanità.

Fahrenheit 451 è un romanzo attualissimo, ancora di più nell’era Internet che viviamo. Sappiamo bene come la televisione abbia intaccato il libero pensiero di molti cittadini e gli esempi sono ancora sotto gli occhi di tutti. Ma anche la Rete può essere una trappola: la maggioranza della popolazione mondiale che ha accesso al Web, lo utilizza per distrarsi, per non pensare ai reali problemi del mondo. Spesso la vita virtuale rimpiazza quella reale.
Leggendo il romanzo di Bradbury ho pensato spesso alla nostra attuale realtà ed è soprattutto questo parallelismo che mi ha fatto esclamare a più riprese “wow”.

Fahrenheit 451 è un romanzo che va letto almeno una volta nella vita. E’ fantascienza sociologica dispotica, che affronta questioni attuali e mette in guardia la società cosiddetta civile e industrializzata dai pericoli che quotidianamente corre. A proposito: ora chiudete la connessione, spegnete il pc e andate a leggere un buon libro. Prima che sia troppo tardi.


Consigliato a
: tutti, indistintamente. Amanti della fantascienza dispotica o no, il romanzo di Bradbury vi coinvolgerà e vi farà pensare come pochi testi riescono a fare.

Citazione:
“I buoni scrittori toccano spesso la vita. I mediocri la sfiorano con una mano fuggevole. I cattivi scrittori la sforzano e l'abbandonano.”

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