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giovedì 12 novembre 2015

#LEMINIRECENSIONI: “Una notte soltanto, Markovitch” - Ayelet Gundar-Goshen

Una notte soltanto Markovitch, Ayelet Gundar-Goshen. La Giuntina, 2015. 326 pagine, 16,50 euro.

Voto: 7

Siamo negli anni che vedono incombere il nazismo. Venti giovani in partenza da Israele per l'Europa. Venti possibilità di matrimonio e di libertà. Intimità, sensualità ed umorismo fanno da sfondo a questo romanzo passionale e dalla sensibilità completamente diversa rispetto ai racconti occidentali. 

Due uomini diversi fra loro e due donne che li accompagneranno nei giochi del destino. Due storie d'amore agli antipodi, sullo sfondo dell'eco della guerra in Europa e la voglia di indipendenza in Palestina.

Yaakov Markovitch, l'uomo insignificante e il fortunato sposo della ragazza più affascinante di tutte, Bella, un amore non amore, un matrimonio di interesse, fatto di liti, odio e sofferenze per entrambi. 
L'opposto di Markovitch è Zeev Feinberg, affascinante seduttore, impertinente e donnaiolo che alla fine scopre di essere perdutamente innamorato di un'unica donna, Sonia.

Ayelet Gundar-Goshen ci aiuta a capire meglio come sia davvero il sentimento dell'amore, e lo fa in modo crudo, comico, divertente, triste e impertinente, con uno stile fluido e godibile.

Lo sentite anche voi questo profumo di arance e di pesche?

“Guarda questa nostra Terra”, dice Markovitch in risposta alla presa in giro di Zeev. “Duemila anni l’abbiamo desiderata, attesa, abbiamo dormito la notte abbracciati alle maniche della sua camicia da notte, perché in fondo cos’è la storia, se non le maniche di una camicia da notte che non hanno odore? E credi che lei ci voglia? Pensi che questa Terra ricambierò il nostro amore?! Sciocchezze!”

martedì 20 ottobre 2015

Sette riti di bellezza giapponese. Il metodo per una pelle perfetta e i capelli di seta - Elodie-Joy Jaubert

Sette riti di bellezza giapponese. Il metodo per una pelle perfetta e i capelli di seta, Elodie-Joy Jaubert. Sonzogno, 2015. 128 pagine, 13,00 euro.

Voto: 8

«In Giappone, una donna bella è una donna dal viso sano e pieno, e dalla carnagione liscia e candida come quella di un bambino. “Hai la pelle come un mochi!” Ecco l'espressione usata per definire quell'aspetto perfetto e setoso. La pelle deve apparire liscia e soda come il cremoso dolce di riso tanto amato in Giappone perché venga vista come il non plus ultra di bellezza e salute».

venerdì 28 marzo 2014

L'occhio del male - Stephen King

L'occhio del male, Stephen King (Richard Bachman). 1992, Bompiani. 280 pagine.

Richard Bachman firma il quarto romanzo thriller della sua storia; pochi (se non solo i fan più sfegatati) sanno che nascosto dietro questo pseudonimo si nasconde il Re della letteratura horror per eccellenza, Stephen King.

La trama è molto semplice: Billy Halleck, un famoso e pingue avvocato, a causa di un piccolo, impensabile guizzo di erotismo da parte della moglie Heidi, uccide una zingara sbucata dal nulla, in un incidente stradale; il padre della donna, amareggiato ed imbestialito per la disgrazia, scaglia una maledizione ad Halleck. Sarà condannato a dimagrire fino a morire.
Con lui, a scontare una triste e interminabile fine, ci sono il giudice che ha tenuto il processo e ha assolto l'avvocato (squame spaventose e misteriose iniziano a crescere sulla sua pelle) e il poliziotto che ha cacciato a malo modo gli zingari al loro arrivo in città (la sua pelle letteralmente marcirà).

A Billy l'unica cosa che resta da fare è quella di ricercare l'anziano sfigurato zingaro e pregarlo di togliergli di dosso la maledizione; ma non sarà affatto facile. Cercherà infatti aiuto in Ginelli, un vecchio amico gangster che nella sua vita ha già avuto il piacere di incontrare lo zingaro stregone.

Nel romanzo si delineano i tratti caratteristici della scrittura di King, nonostante si presenti attraverso questo pseudonimo; la storia scorre velocemente, intrigando il lettore almeno nella prima parte, dove Halleck si continua a domandare se il suo calo repentino di peso sia davvero causato da quel “Dimagra!” sussurrato al suo orecchio dallo zingaro, fuori dall'aula del tribunale. E nei continui interrogativi e prese di coscienza dell'avvocato, sull'idea che forse, la causa di tutto fosse da ricercare nella moglie, rea di averlo distratto durante la guida. Oppure anche nella donna zingara che si è lanciata in mezzo alla strada senza guardare che arrivasse lui, in auto.

Le tematiche trattate sono di non poco conto: il senso della giustizia, della colpevolezza che forse davvero è da ritenersi suddivisibile in equa parte; la paura di ciò che è nuovo e diverso, il campo nomadi, che irrompe nelle strade cittadine con i suoi costumi, i suoi balli, le sue acrobazie circensi; il tentativo di dialogo tra un uomo già arrivato ma quasi alla fine dei suoi giorni, e un sudicio ma potente zingaro che ha le redini delle vite delle persone in gioco.

Chi conosce abbastanza King può condividere l'idea che “L'occhio del male” non rappresenti l'epicità tra tutti i suoi romanzi, ma nonostante ciò, è un racconto che procede a ritmo molto spedito, ricco di dialoghi eccellenti e soprattutto dotato di una carica di adrenalina elevatissima. Un Richard Bachman quasi al pari di “La lunga marcia”.

Consigliato a: tutti gli amanti del Re, a coloro che non si lasciano spaventare da una semplice maledizione, e perchè no? Anche ai golosi di crostata alle fragole!

Citazione: “Così... Tu sei convinto che si è trattato di uno stallo. Così l'hai chiamato? Uno stallo... Ti sei convinto che quel che è successo alla mia Susanna è colpa tua quanto o mia o di Dio. Dici che non ti si può chiedere di pagare, per questo. Dici che la colpa scivola dalle tue spalle perchè le tue spalle sono spezzate. Non c'è colpa. Dici. E dici e dici e dici. Ma non è vero, uomo di città. Ognuno paga, anche per quel che non ha fatto”.

venerdì 11 ottobre 2013

Kitchen - Banana Yoshimoto

Kitchen, Banana Yoshimoto. 1988, Feltrinelli. 148 pagine

Kitchen è il romanzo d’esordio di Banana Yoshimoto, autrice giapponese classe 1964. Si tratta di un libro scritto nel 1988 e diviso in due parti: Kitchen e Plenilunio (Kitchen 2). In appendice è presente anche il racconto Moonlight Shadow.


La protagonista di Kitchen si chiama Mikage, appassionata di cucine intese come arredamento e di cucina. Quando perde la nonna, l’unica parente che ha, la ragazza rimane sola al mondo e così accetta l’invito di Yuichi, un compagno di università e soprattutto amico della defunta nonna: andare a vivere con lui e sua madre Eriko. Ma Eriko in realtà è il padre di Yuichi, diventato donna dopo la morte della moglie. Mikage, persa completamente la sua famiglia d’origine, si ritrova quindi in questo nuovo e particolare nucleo familiare dove supera piano piano il lutto. Ma la morte sembra perseguitare i due ragazzi che devono imparare a fare i conti con la durezza della vita, aggrappandosi l’uno all’altra per evitare di soccombere definitivamente.

Non dirò altro sulla trama se non che il romanzo è principalmente basato sulla perdita della famiglia, sulla morte, sul lutto e sulla solitudine giovanile. La Yoshimoto dà voce all’inquietudine dei ragazzi giapponesi usando uno stile semplice e fresco, comprensibile a tutti, e ispirato ai manga, più precisamente allo shōjo manga. E’ un libro che si legge d’un fiato, impreziosito da un terzo racconto, Moonlight Shadow, che altro non è che la tesi di laurea dell’autrice, con cui ha vinto il premio di facoltà della Università del Giappone (Nihon Daigaku). Quest’ultimo è un racconto che mescola la storia di un amore perso con la fantascienza in pieno stile manga, tanto per cambiare. Ma, vi devo confessare, ho preferito questo racconto finale a Kitchen. Questione di gusti, immagino. Ma la poetica presente in Moonlight Shadow mi ha stregato. Anche qui si parla di morte e di lutto, ma senza mai scaturire nel melodramma e nell’autocommiserazione. Questa è la vera dote della Yoshimoto quando tratta di questo tema.

Consigliato a: gli amanti dei manga principalmente. I temi trattati e anche le descrizioni riportano alla mente le vignette dei fumetti giapponesi. E Kitchen è anche la base di partenza ottimale per tuffarsi nel mondo letterario di Banana Yoshimoto.

Citazione: “Voglio assolutamente continuare a sentire che un giorno morirò. Altrimenti non mi accorgo che vivo.”

giovedì 9 maggio 2013

Norwegian Wood - Murakami Haruki

Norwegian Wood, Murakami Haruki. 1987, Einaudi, 379 pagine.

Chi volesse approcciarsi per la prima volta a Murakami come autore, dovrebbe iniziare da qui: da Norwegian Wood. Il motivo principale è perché è il libro più intimo e introspettivo del romanziere giapponese che si distacca profondamente dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso celebre. Perciò è anche un romanzo “facile” da capire e fruibile da un numero considerevole di lettori, anche da quelli che non amano o appunto non conoscono ancora Murakami.

Norwegian Wood è il quinto romanzo in ordine cronologico di Murakami ed è basato sul racconto Hotaru (La lucciola) scritto da lui stesso nel 1982. In sostanza è un lungo flashback, narrato in prima persona dal protagonista Watanabe Toru. Mentre ascolta la canzone Norwegian Wood dei Beatles su un aereo atterrato ad Amburgo, Watanabe ricorda un fatto avvenuto diciassette anni prima e che ha segnato la sua giovinezza: l'incontro casuale con Naoko, la fidanzata di Kizuki, il suo unico amico, morto suicida pochi mesi prima. Questo ricordo sarà lo spunto per ripercorrere i difficili anni universitari. Watanabe ama due ragazze: Naoko appunto, e Midori, vivace compagna di corso all'università con una vita familiare provata da lutti. In collegio Toru fa amicizia anche con Nagasawa, ragazzo cinico e spregiudicato, calcolatore e maledettamente concreto, a differenza del protagonista.

Norwegian Wood è un romanzo di formazione che narra il doloroso percorso adolescenziale di Watanabe che alla fine arriverà a capire che la morte, per quanto difficile da accettare, fa parte della vita, è una sua parte integrante. Il ragazzo Toru della prima parte del libro matura man mano che il romanzo avanza e nel finale sembra un 40enne, proprio come il sottoscritto. Capisce cose a lui prima ignote e ragiona da adulto, abbandonando l’autocommiserazione grazie all’unico vero dono dell’amico Nagasawa. E, come a confermare questa maturazione, il libro si conclude con Toru che ospita a Tokyo l’amica Reiko, il personaggio del romanzo a lui legato in assoluto più adulto anagraficamente parlando.

Norwegian Wood, oltre ad avere una storia coinvolgente e toccante, è colmo di descrizioni suggestive: quelle di Murakami non sono oziose o inutilmente lunghe, bensì efficaci ed essenziali alla storia. Vi sembrerà di sentire il profumo del cibo giapponese, o la puzza di un incendio, o sentirete il vento soffiare sul vostro viso. Non mancano le scene di sesso (alcune dai gusti tipicamente giapponesi) ma personalmente non le ho trovate affatto volgari o sconvenienti. Anzi, sono esattamente come devono essere: naturali. Così come, tra ragazzi poco più che ventenni, sono naturali pensieri e desideri erotici. L’unica critica che posso muovere al romanzo (stando attendo a non fare spoiler) è una sorta di irrealtà nella storia in sè: vi sono una serie di avvenimenti negativi che raramente colpiscono una sola persona. Ma Norwegian Wood è un romanzo delizioso e potente al tempo stesso, da leggere assolutamente.

Consigliato a: chi non conosce ancora Murakami. E’ un romanzo perfetto per cominciare a esplorare il suggestivo mondo dell’autore giapponese.

Citazione
: “A volte ho l'impressione di essere diventato il custode di un museo. Un museo vuoto, senza visitatori, a cui faccio la guardia solo per me.”

giovedì 17 gennaio 2013

A sud del confine, a ovest del sole - Haruki Murakami


A sud del confine, a ovest del sole, Haruki Murakami. 1992, Feltrinelli, 210 pagine.
Attualmente non disponibile. Si vocifera che entro la prima metà del 2013 venga nuovamente ristampato.

Un romanzo scorrevole e che tiene incollato il lettore soprattutto nella seconda parte. Ti fa precipitare nell'abisso tipico e indiscusso di Murakami.
L'elemento onnipresente in quasi tutti i libri di Murakami è la musica jazz. Come se fosse un ingrediente indispensabile che da quel tocco di classe per la buona riuscita di una ricetta.
È un romanzo delicato e infinitamente reale, a volte il destino si prende gioco di noi, ci avvicina e ci allontana con tanta rapidità da non darci il tempo di ottenere le giuste risposte, ma solo confronti.
Non ho potuto fare a meno di notare la fragilità e la paura nell'affrontare alcune tematiche della vita trasmesse nella lettura; sembrerebbe la descrizione di un periodo difficile dell'autore stesso.


Narra la storia principalmente di Hajime e Shimamoto, rispettivamente uomo e donna; dapprima adolescenti che frequentano gli stessi banchi di scuola per poi dividersi le proprie strade e rincontrarsi a distanza di anni. Hajime sembra sentirsi a disagio alcune volte di fronte a Shimamoto che invece è una ragazza attenta e più sveglia di lui; conserva in parte questa caratteristica anche da adulto.
Più volte nel corso della narrazione mi sono domandato se Shimamoto non avesse capito della debolezza del suo amico per approfittarsene in parte.
Hajime a differenza di Shimamoto che ha un ruolo più misterioso e non si intuisce facilmente che vita avesse, gestisce due jazz bar a Tokyo, ottenuti grazie alla ottime risorse economiche del suocero. Il ragazzo colse la palla al balzo sposandosi a trent'anni una donna meravigliosa e ricca.
Hajine è la tipica dimostrazione dell'essere umano che non prende sul serio la vita forse per le troppe volte che è riuscito a farla franca, ma ha un grande nemico che si trascina sulla propria schiena: l'illusione.


Leggere è in parte anche guardarsi allo specchio.
Forse questo è uno dei concetti che Murakami vuole trasmetterci in questo romanzo. Se da una parte ci viene voglia di cedere alla provocazione e "sputare" sentenze sulla vita di Hajine, dall'altra sentiamo un freno inibitore che ci colloca in un punto riflessivo con noi stessi, rimaniamo intrappolati nella fitta ragnatela di Murakami e finiamo per confrontare la nostra esistenza con quella di Hajine.
 

Mi aspettavo decisamente un finale diverso, ma credo che sia stato proprio per il volere dell'autore.
Credo che l'essenza presente in "A sud del confine, a ovest del sole" sia in queste parole prese all'interno del romanzo: "Devi sapere che, per chi si aspetta, l'espressione un po' non da nessuna idea di quanto tempo si intende veramente. Ma a volte è necessario usare un po'. Ci sono casi in cui è l'unica parola possibile. Anche forse è una parola di cui non si può proprio stabilire il valore."
Quella che per noi è la realtà, fino a che punto lo è davvero e fino a che punto è quella che noi percepiamo come tale? Spesso è addirittura impossibile distinguere tra le due.
Consigliato a: coloro che amano Murakami e non sono ancora riusciti a leggere questo testo, vi invito a recarvi in biblioteca! Alle persone pessimiste così potranno sentirsi decisamente meglio. Alle persone ottimiste così apriranno gli occhi e smetteranno di credere che il Principe Azzurro e la Fata Turchina esistono da sempre, come Pegaso il cavallo alato che galoppa per aria per la quale mi sono posto troppe domande...
Recensione a cura di Conte; qui il suo blog: http://pazzoconte.wordpress.com/

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