venerdì 3 aprile 2015

GIVEAWAY #ioleggoperché

Anche la Redazione di Mangiapagine partecipa al progetto #ioleggoperché e, come tanti Messaggeri in giro per tutta Italia, abbiamo ricevuto il kit con alcune copie di due romanzi, diversi segnalibri e post-it da distribuire gratuitamente per stimolare chi legge poco o chi non legge.

Noi desideriamo regalare due romanzi, due segnalibri e due confezioni di post-it a uno dei nostri fedeli lettori.

Come fare per ricevere il premio? Semplice. Vi piace leggere? E perché? L'autore del commento più originale, più vero, insomma più bello (a insindacabile giudizio della Redazione di Mangiapagine) sotto al post della nostra pagina Facebook vincerà il piccolo malloppo composto dai romanzi: "L'estate dei segreti perduti" di E. Lockhart e "La foto sulla spiaggia" di Roberto Riccardi. Inoltre, come detto, due segnalibri e due confezioni di post-it di #ioleggoperché.

Avete tempo per lasciare il vostro commento fino alle 23,59 del 23 aprile 2015, la Giornata mondiale del libro e del diritto d'autore. Ognuno può postare un solo commento.

In bocca al lupo!

mercoledì 11 marzo 2015

Reykjavìk Café - Solveig Jonsdottir

Reykjavìk Café, Solveig Jonsdottir. Sonzogno, 2015. 320 pagine.

Che viaggio intraprendono le donne per riconquistare la propria felicità? Quali sono gli ingredienti magici che queste fate utilizzano per il loro scopo? Non si sa se gli incantesimi siano sempre uguali per tutte, ma ciò che si sa è che quelle donne in Islanda si ritrovano sempre casualmente al Reykjavìk Café. E proprio lì danno libero sfogo ai loro poteri magici.

Il romanzo di  Solveig Jonsdottir è un'ode al femminismo e alla forza che il sesso debole ritrova per rialzarsi, sempre. Le quattro donne protagoniste sono accomunate tutte dalla perdita.

Hervör è la studentessa universitaria che vorrebbe fuggire dalla pochezza della sua vita e dal professore cinquantenne che la tiene per le redini, o per meglio dire, per i fianchi; quando lui la lascia, ciò che le rimane è il lavoro alla caffetteria. Mia invece è la classica ragazza abbandonata dal fidanzato benestante, che si ritrova sola in un appartamento, circondata da scatoloni e senza un senso per continuare a vivere. Silja è la donna in carriera, è un medico che ogni sabato sera ricuce le ferite dei ragazzi ubriachi e quando si trova a dover ricucire le sue causate dal tradimento del marito, le difficoltà iniziano a farsi sentire. In ultimo c'è Karen, la ragazza senza scopo, che si accontenta di vivere dai nonni e di fare tardi ogni sera in un letto diverso, incapace di amare un uomo dopo aver subito la perdita di quello più importante per lei.

Sono storie, queste, che possono appartenere a qualsiasi donna moderna; la complessità la fa da padrona. Ma nonostante le tragedie, i pianti, il mascara colato lungo le guance, le serate trascorse assaporando cocktail diversi per provare a dimenticare, le donne non si arrendono. Tenaci, testarde, riprendono in mano la propria vita e, grazie anche ad un caffè macchiato e al tepore che possono trovare al Reykjavìk Café, si ingegnano per ridare un significato alla loro esistenza.
E forse anche qualche incontro nuovo non potrà che portare frizzanti occasioni di rivincita alle stesse!

Il primo romanzo di Solveig Jonsdottir uscirà domani in tutte le librerie; le cinque vite diverse scorrono davanti al lettore velocemente, nonostante i picchi di drammaticità toccati dalle varie protagoniste. Ma non mancano nemmeno risate spumeggianti e genuine, freschezza di fondo di tutto il romanzo.

Consigliato a: tutte le donne che hanno subito un tradimento, una perdita, che hanno pensato almeno una volta nella loro vita “non posso farcela”; questo libro è l'inno alla testardaggine della donna e alla sua energia. Perchè se vogliono, le donne, vincono sempre.

Citazione: “Le sarebbe bastato avere qualcuno. Non importava chi. Solo qualcuno che la tenesse abbracciata in modo da potersi dimenticare di sé, anche solo per pochi minuti. Se era necessario andarci a letto purchè la tenessero abbracciata, lei lo faceva. Eppure dopo ogni notte del genere il vuoto si dilatava e sapeva che di lì a poco questo metodo non sarebbe più stato sufficiente a farla sentire meglio.”

martedì 17 febbraio 2015

Il mio corpo in nove parti – Raymond Federman

Il mio corpo in nove parti, Raymond Federman. La Lepre Edizioni, 2008. 96 pagine.

Come potrei descrivermi parlando di nove parti del mio corpo? Da cosa potrei incominciare? Potrei parlare del mio orecchio destro a sventola e tanto leggero da piegarsi come un foglio di carta. Poi potrei continuare con il mio naso a patata che quando mi imbarazzo diventa rosso come un peperone. Potrei passare ai miei incisivi inferiori, che dopo anni di apparecchio restano sempre spostati un po' più indietro degli altri, ma tanto quando rido non si vedono. Infine potrei raccontarvi del mio callo da scrittura sull'anulare sinistro, perché sono mancina, anche se però in alcuni casi divento ambidestra, come quando devo scrivere alla lavagna o dipingo con gli acquerelli, ma questa è un'altra storia.

Tutto ciò viene fatto da Federman in questo libriccino – ovviamente il tutto scritto in modo decisamente migliore rispetto a quanto ho fatto io prima.

Mi ha incuriosito da subito il titolo e l'idea di potersi descrivere parlando solo di alcune parti del proprio corpo. Per il resto fino a ieri ignoravo l'esistenza dell'autore e dei suoi libri, ma questo primo esperimento è stata una scoperta piacevole, nonostante non mi abbia convinto del tutto.

Federman usa il proprio corpo come trovata geniale per parlare di sé, una descrizione sicuramente innovativa nel panorama letterario. In alcuni tratti mi ha ricordato molto il Cyrano de Bergerac (citato anche all'interno del libro dall'autore stesso) e Queneau. Uno stile asciutto, frasi brevi e semplici arricchite da aneddoti divertenti, cinici e ilari nonostante un sottofondo di macabro e opprimente.

L'idea è sicuramente vincente e lo stile semplice, diretto dell'autore – che si rivolge a uno spettatore sempre in prima persona – aiuta il lettore a immedesimarsi nel protagonista, a comprenderne le vicissitudini, ad amarlo oppure ad odiarlo. Non ho trovato però nessun punto in cui mi sono sentita completamente stupita tanto da alzare gli occhi dalle pagine e commentare con un “è un capolavoro!”.
Sicuramente un bel libro, un romanzetto all'apparenza di intrattenimento, ma da guardare più in profondità.

Consigliato a: tutti quelli che vogliono passare un'oretta in leggerezza, ridacchiando e compatendo il protagonista di questi brevi racconti. Consigliato a chi è curioso di leggere qualcosa di diverso e di innovativo.

Citazione: “Sapete perché la gente ha paura di guardare le proprie cicatrici e ancor più paura di toccarle? Perché quello è il luogo del corpo dove l'anima ha combattuto per fuggire ma è stata costretta a tornare indietro e la carne si è ricucita bella stretta”.

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